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mercoledì 25 novembre 2020

Pasolini: Bestemmie da 8 milioni - Atto di citazione Amoroso - Lo Specchio domenica 14 ottobre 1962

"ERETICO e CORSARO"
 
Lo Specchio domenica 14 ottobre 1962


Pasolini: Bestemmie da 8 milioni
Atto di citazione Amoroso
Lo Specchio domenica 14 ottobre 1962

Pag. 16 e 17

***

Ringrazio sentitamente 

Sergio Oriente 

che mi ha fornito in forma digitale una copia della rivista cartacea. 

Trascrizione curata da Bruno Esposito.


Lo Specchio domenica 14 ottobre 1962



Lo Specchio domenica 14 ottobre 1962
ROMA. — La storia di Stracci, << ladrone buono >> non sarà, portata sugli schermi da Roberto Amoroso. II produttore che avrebbe dovuto realizzarla e che a questo scopo aveva già versato a Pier Paolo Pasolini un milione di lire e altri milioni aveva distribuito a registi, sceneggiatori e soggettisti, ha Ietto il treatment scritto, chissà perchè. in romanesco dallo scrittore, sussultando sulla propria sedia di produttore. 
Amoroso aveva tempo fa deciso di realizzare un film ad episodi con il titolo << La vita è bella >> e ne aveva affidato la realizzazione, (soggetto e regia). a Jacopetti, Zuffi, Guerrini e Pasolini. 
I primi tre autori avevano puntualmente e senza incidenti consegnato i soggetti commissionati, frutto delie loro diverse attitudini e ispirazioni. Jacopetti aveva descritto alcuni momenti della nostra vita di ogni giorno come ognuno di noi vorrebbe che fosse, con mogli non gelose, commercianti onesti e vigili urbani cortesi. Guerrini aveva immaginato la vacanza di un di boxeur massacrato di botte sul ring e corteggiato sulla spiaggia, da nugoli di belle donne; Zuffi l'avventura, spiacevole, di un << commenda >> che sorprende l'amichetta tra le braccia d'un giovanotto e risolve il suo problema buttando dal balcone le pellicce e i gioielli che le aveva regalato. Pasolini consegnò invece la storia di Stracci: << La ricotta >>. Ispirata a certe barzellette da Caffè dello Sport, << La ricotta >> appare solo un pretesto per consentire all'autore d'esprimere la vocazione sacrilega; che, sarà opportuno non dimenticarlo, data fin dai tempi del noto epigramma su Pio XII che costò all'editore Bompiani l'espulsione dal Circolo della Caccia. 
Roberto Amoroso è personaggio probabilmente ai problemi dell'alienazione e dell'incomunicabilità; ma è uomo di cinema e scaltro e troppo esperto delle cose del mondo per subire rassegnatamente la beffa dl Pier Paolo Pasolini. Dopo aver inutilmente invitato l'autore a modificare l'opera e a renderla accettabile al pubblico, Amoroso apprese dai giornali che Pasolini aveva, per suo conto, già venduto al produttore Bini quello stesso soggetto per il quale aveva incassato un milione di anticipo da lui. Amoroso non era disposto a sfidare l'opinione pubblica e le autorità costituite oltre che le inevitabili reazioni di Rizzoli, di Elsa De Giorgi, di Giovanna Ralli, personaggi gratuitamente inseriti nella sua storia sacrilega da Pasolini. Soprattutto Amoroso non era disposto a buttare all'aria dei milioni per consentire a Pasolini di proseguire la sua polemica con la Chiesa, la borghesia italiana, gli angeli e i santi; per dargli il piacere di scrivere << Le tre croci vengono deposte in un immondezzaio >>. L'incarico di tutelare in sede giudiziaria gli interessi del produttore è Stato affidato a Michele Pazienza,  un avvocato fra l'altro noto per aver patrocinato gli interessi degli elefanti del Circo Togni contro la XX Century Fox che aveva sfrattato i corpulenti animali dal set di Cleopatra. Il produttore     chiederà  ai giudici di condannare Pasolini a modificare il soggetto in maniera da renderlo realizzabile e a risarcire i darmi provocati fino ad oggi; Pasolini solleciterà presumibilmente il pagamento dei sette milioni che Amoroso gli aveva promesso e che egli presumibilmente  ambisce di sommare a quelli che riceverà da Bini. 
Il cinema italiano, dice Amoroso, Sta diventando << una fetenzia >>. II produttore che si segnalò alla storia del cinema con << Malaspina >> uro dei più clamorosi successi di cassetta del dopoguerra, è scoraggiato dall'invasione dei ragazzi di vita. delle << squillo >> e dei protettori. Ma è inutile chiedergli perché, trovandosi in quella disposizione di spirito, abbia scelto proprio Pasolini per fargli sceneggiare e dirigere fargli il suo film: << Va di moda >>.

Ricorso alla Magistratura 


La  polemica giudiziaria avrà l'esito che i giudici del Tribunale di Roma riterranno debba avere; ma fin da adesso c'è da chiedersi fino a che punto certi ambienti che si dicono imparentati con l'Arte con l'A maiuscola sopporteranno la presenza di questo << poeta maledetto >> la cui opera comincia a interessare i Carabinieri più che il pubblico che dovrebbe a quella fonte abbeverarsi. E perchè i lettori possano rendersene conto, trascriviamo qui di seguito l'atto di citazione dall'avv. Pazienza allo scrittore di vita: 

Lo Specchio domenica 14 ottobre 1962


Tribunale di Roma 
ATTO Dl CITAZIONE 


Il sottoscritto avv. Michele Pazienza nell'interesse del sig. Roberto Amoroso dom.to in via Tagliamento n. 24 elett.te dom.to presso l'avv. Michele Pazienza in Roma via Sant'Erasmo 19, per delega a margine
 

espone quanto appresso 


Il produttore cinematografico Roberto Amoroso intendendo produrre un film dal titolo << La vita è bella >> ad episodi, prese contatto nel febbraio 1962 con vari registi-soggettisti ai quali affidare la realizzazione, ed alla fine decise di impostare il film su 4 episodi, affidati alla regia rispettivamente di Gualtiero Iacopetti,  Pier Pado Pasolini, Mino Guerrini e Piero Zuffi. che dovevano provvedere anche al soggetto e alta sceneggiatura.
 
Il 7-3-1962 il dott. Pier Paolo Pasolini firmava il seguente preciso impegno, concernente il soggetto, la sceneggiatura e la regia: 
<< Ricevo dal sig. Roberto Amoroso la somma di L.  1.000.000, quale acconto sul mio compenso stabilito in lire otto milioni per la realizzazione di un episodio da me scritto e diretto, riguardante il film dal titolo provvisorio "La vita è bella">>.
Non veniva fissata per iscritto una scadenza contrattuale, ma le parti convenivano verbalmente che si sarebbe iniziata la lavorazione del film a fine giugno 1962. Il Pasolini prometteva di consegnare pochi giorni dopo il soggetto, in maniera che il produttore lo potesse esaminare per le eventuali modifiche. Nel frattempo iniziava la pubblicità relativa alla produzione, ed i giornali cominciarono ad interessarsi del producendo film. 
Il Pasolini in un primo tempo proponeva di elaborare un soggetto riguardante la figura di un Insegnante pederasta che. innamoratosi di un allievo e da questi respinto, si impiccava. L'idea veniva nettamente respinta, ed allora il Pasolini proponeva un altro tema: << La ricotta >> di cui parleremo appresso, e che il produttore in linea di massima accettò. 
Doveva essere una vicenda ambientata nel campo cinematografico ed impostata sulla figura di un generico perennemente affamato che per una serie di vicissitudini non riusciva a consumare il suo << cestino >> fino a quando riusciva ingordamente a fare una scorpacciata di riotta. L'idea, in linea di massima, veniva accettata, ma l'elaborazione tardava per gli impegni del Pasolini ( << Mamma Roma >> ecc.). 
Di qui i solleciti che l'Amoroso indirizzava al Pasolini il 2-4-1962, il 27-4-1962, il 2-5-1962, e nei quali si reclamava urgentemente il << treatment >> onde predisporre il piano di produzione. 
Solo a metà maggio il Pasolini consegnava il soggetto e << treatment >> e grande fu la meraviglia dell'Amoroso nel constatare che l'idea originaria si era trasformata, attraverso l'elaborazione, in una raccolta di inverocondie che offendevano il senso morale-religioso dell'Amoroso e del pubblico tutto, al quale il produttore non poteva propinare un'opera siffatta. In qualche punto il pubblico italiano veniva offeso: << Il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d'Europa >>. Il soggetto era anche ricco di riferimenti personali che avrebbero trascinato l'Amoroso in una serie di liti giudiziarie. 
Lo Specchio domenica 14 ottobre 1962
Occupiamoci brevemente del soggetto. Esso è ambientato nel mondo cinematografico e narra di un generico, tale Stracci, che deve impersonare la figura del Buon Ladrone in un film su Cristo: ottenuto il cestino con la colazione. Stracci, sempre affamato, si accinge a mangiare quando arriva la moglie con sette ragazzini e quindi deve cedere il cestino. Si rimette in fila, riesce a conquistare un altro cestino che nasconde sotto un mucchio di cantinelle. Si sveste degli abiti di scena e ritorna sul posto dove era nascosto il cestino, ma ha l'amara sorpresa di trovare il cagnoletto della Maddalena che gli mangia questo secondo cestino. Bastona il cane. ma sopravviene un giornalista di << Telesera >> al quale Stracci riesce ad appioppare la bestiola per 1.000 lire. Fugge fuori degli stabilimenti e compra 1.000 lire di ricotta. Ritorna sul lavoro e fa per mangiarla Quando si sente chiamare dal regista. Nasconde la ricotta, va ad impersonare, inchiodato in croce, il Ladrone Buono,  accanto a Cristo ed al Ladrone  Cattivo. Innanzi a Stracci la Maddalena esegue uno spogliarello, Si esegue una scena: in pausa di lavorazione, schiodato dalla croce, Stracci si rimpinza di ricotta. Riprende il lavoro, arriva sul posto il produttore Rizzoli con tutto un codazzo, il regista riprende la scena finale in cui Stracci deve pronunciare la sua battuta: << Quando sarai nel regno dei Cieli ricordami al Padre Tuo >> ma quando arriva il suo turno non la pronuncia più. << Il testone penzola sulla croce, contro una fuga di nuvole nere. vertiginosamente >> morto. 
Questo è il soggetto. dal quale dobbiamo scegliere fior da fiore, tralasciando le cattive parole di cui è infiorato e che sembrano oggi costituire uno << stile >>. 
A pag. 3, uno dei Santi ribatte << con la voce melliflua di gola >> di un vecchio vizioso: << Sta zitto che ti scomunico >>. 
A pag. 10: << Arriva il Santo, quello vizioso. Cammina tutto fanatico. Smiccia il più grande degli Stracci e lo squadra con l'occhio balordo. Poi malinconico gli fa un cenno con la testa, un soffio. E scompare nei cespugli, tra fasci taglienti di luce, nella gran pace. Il più grande degli Stracci, il bandito capellone, lo guarda e gli va appresso. Signora Stracci: "Indò vai?". Pischello Stracci: "Ciò da fa" E scompare anche lui, tra i tronchi lievi, nella profonda pace del mezzodi. Am, am, am, bocche innocenti che masticano, poi il secondo degli Stracci, gheisha in mezzi blue jeans, prende e va sulle orme dei soldati giovinetti del Pontermo. 
"A ma' ciò da fà pure io". Andando per gli arbusti, ecco un altro apostolo con alle tacche due soldati del Pontermo. Totale del boschetto, mentre una banda laggiù alle falde del Calvario intona con un guizzo trascinante: "Sempre libera degg'iò!".
A pag. 16: << Un giornalista di "Telesera" è capitato in mezzo al bivacco equatoriale. Un c..., è, alto quasi due metri,  che ride sempre con la bocca aperta  come un forno, timidamente 
per nascondere la ferocia… >>.
A pag. 17: << Il  giornalista di "Tetesera" si accosta al regista per intervistarlo "con la faccia che pare di pane inzuppato nella p..., come un bambino che chiede la marmellata alla madre o una z... che chiede la mancia al suo cliente >>.
A pag. I8 e 19: << Il regista abbassa gli occhi, si concentra, e, quando li rialza, secco: regista: il mio profondo, intimo, arcaico cattolicesimo. "Telesera" (dopo aver annotato sul taccuino grondando avida soddisfazione). "E... che cosa ne pensa della società italiana? Spento, ma con glaciale sicurezza, il regista: "Il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d'Europa" >>. 
A pag. 27 e 28: << Maddalena se ne sta tra i Santi tutta schizzinosa. Il quarto negro le comunica qualcosa parlandole all'orecchio. Lei dice di no, lui si, daje, lei no, lui si… Insomma alla fine la Maddalena ci sta e comincia pian piano davanti a Stracci crocefisso lo spogliarello. Si toglie il velo, poi il  manto, ecc. ecc. Insomma il lettere mo' deve da fa' 'no sforzo di immaginazione e immaginare da solo tutta sta…>>. 
A 32 e 33: Colloquio fra Stracci ( Buon Ladrone) e Cristo, entrambi in croce: << Stracci (morente di fame, le braccia distese sulla croce). Ciò fame. ciò fame... Mo' bestemmio! Cristo: See! Provace! Te do un sacco de botte! >>. E continua un lungo dialogo nel corso del quale il Cristo risponde a Stracci servendosi del più qualificato linguaggio di P.P.P. 
A pag. 47 : << Stracci: inchiodato sulla croce, r... >>.
A pag. 50 e 52: << Si vede qualche dive, Giovanna Ralli, Elsa De Giorgi. Poi lui, Rizzoli che fuma pacifico il suo sigaro, il regista, l'aiuto, le dive, la corte, tutti, tutti in semicerchio, come visti dai crocefissi, schiacciati contro terra, aspettano >>.

Poichè  


a) L'opera suddetta a giudizio dell'Amoroso era irrealizzabile cosi come trattata, suonando offesa al pubblico ed al suo comune senso religioso: non poteva consentirsi la riproduzione cinematografica di irriverenze tali da produrre forte turbamento in tutte le coscienze cattoliche. 
b) Inoltre l'irrealizzabile progetto è stato consegnato con forte ritardo rispetto al previsto.
c) Infine mal si concilia il soggetto stesso con il concetto informatore del film evidenziato dal titolo << La vita è bella >>.
Si rendono necessari rifacimenti tali non soltanto da superare sicuri ostacoli della censura, ma da rendere il soggetto accettabile alla concezione morale del pubblico,. e da evitare le sicure liti giudiziarie. 
Riferito tutto ciò al Pasolini, egli, come l'Amoroso poteva apprendere dai giornali, prendeva accordi con altro produttore per la realizzazione dell'episodio cinematografico, per la ideazione del quale aveva percepito il compenso di un milione dall'Amoroso!!!

Lo Specchio domenica 14 ottobre 1962

RITENUTO CHE:

 
del compenso di otto milioni previsto per il soggetto, la sceneggiatura e la regia la relativa al soggetto ben può essere considerata equivalente al milione percepito dal Pasolini e ciò sia in relazione alle normali retribuzioni dei soggetti, sia in relazione alta lunghezza del soggetto (episodio. e non film). 
CHE quindi il Pasolini, dopo aver ceduto all'Amoroso i diritti di utilizzazione economica di un soggetto consegnato con estremo ritardo, poco aderente al film assolutamente irrealizzabile per i motivi sopra esposti, lo cede per giunta ad altro produttore, mettendo in essere cosi una serie di inadempienze che hanno arrecato all'Amoroso un danno gravissimo. 
CHE per giunta alla richiesta di restituzione del milione percepito e di un congruo risarcimento dei danni, il Pasolini oppone ad dirittura la richiesta di una regolarizzazione del compenso di 8 milioni. dimostrando cosi di voler essere retribuito due volte per to stesso lavoro. 

CONSIDERATO CHE: 


ai sensi dell'art. 45 della Legge del Diritto d'Autore all'Amoroso spettano i diritti di utilizzazione economica del soggetto, ai sensi dell'art. 47 stessa legge l'Amoroso ha facoltà di apportare alle opere utilitarie le modifiche necessarie per il loro adattamento cinematografico, ai sensi dell'art. 50 il Pasolini può disporre liberamente dell'opera soltanto se l'Amoroso non la realizza nel termine di 3 anni dal giorno della consegna. 
Allo stato l'Amoroso ha dovuto sospendere la realizzazione del film << La vita è bella >> disdicendo i contratti con gli altri coautori e ricevendo un danno di decine di milioni, come sarà opportunamente provato.

CITA 


il sig. Pier Paolo Pasolini - Via Gücinto Carini, 45 - Roma, a comparire innanzi al Tribunale di Roma, nella nota sede di Palazzo di Giustizia. P.zzg Cavour ed alla udienza del 10-11-1962, ore di rito, con invito a costituirsi nei modi e nel termine di cui all'art. 166 c.p.c. innanzi al Giudice Istruttore designando ai sensi dell'art. 168 c.p.c., ed avvertenza che in difetto si procederà in contumacia per ivi: 
1) Sentir dichiarare che i diritti di utilizzazione economica del soggetto << La ricotta >> sono stati acquistati da Roberto Amoroso con il pagamento della somma di lire un milione, sugli otto complessivamente pattuiti soggetto, sceneggiatura e regia, e che per almeno tre anni dal maggio 1962, nel caso l'Amoroso non utilizzi il soggetto. al sig. Pier Paolo Pasolini è inibito di cedere ad altri tali diritti. 
2) Sentir dichiarare tenuto Pier Paolo Pasolini a tutti i rifacimenti necessari per realizzare il film, senza offendere il pubblico ed il suo senso religioso e morale, e senza coinvolgere il produttore in liti giudiziarie con terzi.
3) Sentir condannare il Pasolini al risarcimento dei danni per la ritardata o impossibilitata realizzazione del film, danni materiali e morali, per danno emergente e lucro cessante, da liquidarsi in separata sede, se del caso con una provvisionale di sessanta milioni. 
4) Sentir condannare il Pasolini alle spese, competenze ed onorari di giudizio. 
Con riserva di chiedere la risoluzione del contratto in corso di causa. Si esibirà il soggetto e la copia delle raccomandate di sollecito e del carteggio. Si chiede 
ranno tutti gli opportuni mezzi istruttori. 
Con osservanza. 
Roma, 2 ottobre 1962.
a cura di Piero Palumbo 


Lo Specchio domenica 14 ottobre 1962






Sergio Oriente:

1961. Pasolini sta scrivendo “Mamma Roma” e per farlo si rifugia in una villa al Circeo, a casa di Elsa de Giorgi, dove è ospite con Sergio Citti. Il 18 novembre Pasolini esce a fare un giro in macchina, giunge ad un distributore di benzina ed entra nel bar, proprietà di un certo Benedetto de Santis. Dietro il bancone c’è un giovane di 19 anni: Bernardino, fratello di Benedetto. Il poeta cerca di chiacchierare con il giovane, senza successo. Beve una coca cola e se ne va. Pasolini non può immaginare che quello è l’inizio di un lunghissimo e assurdo incubo.



Curatore, 

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi