martedì 13 novembre 2012

«Le mie estati con Pasolini e la Callas» Il viaggio nei ricordi di Guido Mazzon. «Quel dialetto friulano trasformato in poesia»



"ERETICO & CORSARO"
 

«Le mie estati con Pasolini e la Callas»
Una intervista a Guido Mazzon, cugino di Pier Paolo Pasolini

Lo chiama «effetto magico», ed era la capacitá di Pier Paolo Pasolini di parlare a tutti, con lo strenuo desiderio di comunicare. Guido Mazzon, cugino di Pasolini, che per lo scrittore aveva la tenera ammirazione di un ragazzo davanti ad una celebritá, ne aveva parlato, nel giugno dello scorso anno, a Pavia, allo spazio "Commons" di viale Bligny. Ma sull'illustre cugino sta pure preparando un libro, il secondo, e collabora a un film con il regista Federico Bruno sul misterioso capitolo 21. Che cosa aveva raccontato di Pasolini?
«Più che altro era stato lui a parlare attraverso un'intervista di Enzo Biagi e altri contributi visivi, dove raccontava il suo modo di concepire le cose, la società, la vita. Il materiale è moltissimo. Da anni mi dedico e mi interesso al personaggio e alla letteratura collegata. Ma in quell'occasione, a Pavia, avevo parlato anche dei miei ricordi personali legati a Pasolini». 

Quali ricordi?
«La casa di mia nonna a Casarsa dove ho trascorso le mie estati dai 13 ai 18 anni. La madre di Pasolini era la sorella di mia nonna, la madre di mia madre, che abitava, appunto, a Casarsa. In quella casa Pier Paolo aveva vissuto negli anni della giovinezza fino a quando fuggì a Roma con sua madre. E io in quel luogo, durante quelle estati, vivevo nell'ambiente pasoliniano, occupavo la sua stanza-studio». 

E cosa faceva?
«Leggevo le sue cose: appunti e romanzi. Li trovavo interessanti, anche se alcuni erano difficili. E poi vedevo i suoi ritratti. Le prime sue pubblicazioni di poesie in friulano le trovavo strane, perché quella per me era la lingua dei poveri e dei contadini, mentre Pier Paolo la trasformava in una lingua colta. Mi chiedevo come mai un poeta si mettesse a scrivere in dialetto. A 17 anni mi ero convinto che mio cugino fosse "pascoliano"».

Aveva giá una buona capacità di analisi... 
«Devo premettere che vivevo a Milano e frequentavo il liceo "Parini", dove non si faceva altro che studiare. A 11 anni ho iniziato a coltivare lo studio della tromba. In quel contesto per forza di cose ho sviluppato una capacità d'analisi. Ed ero incuriosito perché vivevo in un ambiente stimolante. D'estate mi trasferivo in un ambiente altrettanto interessante dove c'erano tracce e vestigia di una persona che ammiravo ed era già famosa». 

Quale effetto le suscitavano gli scritti di Pasolini?
«Mi sembravano strani. Ma Pier Paolo sapeva creare un effetto magico. Mi spiego. In casa di mia nonna erano tutti insegnanti, ma quando in campagna sentivo parlare i contadini in friulano restavo incantato. Mio cugino è riuscito nell'alchimia di prendere quella lingua povera e impreziosirla, trasformarla in linguaggio poetico. Cosa che ha fatto anche per i romanzi in romanesco, il linguaggio di borgata». 

Amava anche il suo eclettismo... 
«Certamente. La casa era piena dei suoi autoritratti». 

Lo vedeva di frequente?
«Capitava che venisse a prendere o a portare la madre, mia zia. Lo ricordo come persona squisita e timida. Ma prendeva la parola perché era un grande pedagogo, parlava anche con gente semplicissima: era fondamentale per lui capire e farsi capire».

Ricorda una visita speciale?
«E' capitato quando stava girando "Medea". Si è presentato in casa con Maria Callas, era il 1969. Cosa ho fatto? Ero un ragazzino, molto intimidito dalla divina Callas. Ho cercato di scappare, ma mi hanno bloccato all'ingresso. Mia zia ha iniziato a spiegare che suonavo la tromba, che anch'io ero una specie di artista. E lì ho preso coraggio: a Pier Paolo ho detto "A te piace solo Bach", e poi "Non ti piace molto la lirica perchè consideri l'opera una cosa da borghesi". Lui ha sorriso. Con la Callas aveva un feeling speciale. Lì ho capito molto del suo essere, del rapporto con sua madre».

Era un Pasolini sensibile e delicato...
 «Sì, ho scoperto un volto diverso da quello ufficiale. Diverso da quello polemico, anarchico, anticlericale, comunista che si mostrava all'esterno».
Allo spazio Commons lei aveva parlato anche della riapertura del processo per l'uccisione di Pasolini...
«Nel maggio 2010 alle 8 di mattina mi chiamarono i carabinieri di Casteggio per comunicarmi che dovevano portarmi un avviso dalla procura di Roma. Alle 9 mi consegnarono una comunicazione relativa alla riapertura delle indagini. Su quell'avviso era scritto che il 10 maggio presso i Ris di Roma sarebbero stati riaperti gli scatoloni con i reperti dell'omicidio depositati al Museo criminologico della capitale».

Lei ci è andato?
«Certo, ed ero da solo. Nessun altro parente ha risposto all'invito».

Cosa è accaduto?
«Da dietro il vetro ho osservato la catalogazione dei reperti. E' stato un momento emozionante, particolare. Poco prima Dell'Utri aveva annunciato la ricomparsa delle 78 veline che probabilmente formavano il capitolo 21 di "Petrolio". Avevo chiesto spiegazioni al senatore, il quale aveva risposto di averli avuti tra le mani. Ne parlerò nel prossimo libro».

Lei cosa pensa del capitolo 21?
«Non so. Può essere stato trafugato, fatto sparire perché un po' scomodo, oppure può anche essere stata una provocazione di Pasolini. Fatto sta che ha fatto scalpore».

Come considera gli intellettuali di oggi?
«Privi di intraprendenza. Dicono che Pasolini manca, che il grande corsaro non ce n'è più. Io replico invitandoli a prendere in mano la sua eredità».

Le pesa vivere all'ombra di suo cugino?
«Vivendone un po' distante ho avuto l'opportunità di non esserne oppresso. Mi sono riservato una certa analisi di pensiero, che è pasoliniana. Questa eredità tuttora mi tiene vivo in tante cose, per esempio nella musica».

E non le pesa dover parlare più di Pasolini che di se stesso?
«No. Nei suoi scritti di 40 anni fa si parla di cose attuali come come il consumismo e la rivoluzione tecnologica. E' stato il poeta civile che mi ha educato ad essere cittadino».

 
 


Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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