venerdì 26 aprile 2013

Dell'Utri: «Sull'inedito di Pasolini ho fatto una fesseria»



Dell'Utri: «Sull'inedito di Pasolini
ho fatto una fesseria»

Il senatore si "pente" di non aver trattenuto il capitolo di «Petrolio» che conterrebbe prove sull'omicidio di Enrico Mattei

L'INTERVISTA
Dell'Utri: «Sull'inedito di Pasolini ho fatto una fesseria»
Il senatore si "pente" di non aver trattenuto il capitolo di «Petrolio» che conterrebbe prove sull'omicidio di Enrico Mattei



Marcello Dell'UtriMarcello Dell'Utri
PALERMO - Per una volta Marcello Dell’Utri fa il “pentito”. L’imputato eccellente condannato per mafia a Palermo s’è infatti pentito di non essere letteralmente «saltato addosso a quel signore che mi offrì il capitolo scritto da Pierpaolo Pasolini e mai più ritrovato sulla morte di Enrico Mattei, su Cefis, sulle stragi...». Nei panni di testimone, ha dovuto spiegarlo al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e al sostituto Sergio De Montis cosa accadde un pomeriggio del marzo di due anni fa, quando l’ex numero uno di Publitalia, appassionato bibliofilo ancora in attesa del verdetto della Cassazione, fu avvicinato da un signore rimasto senza identità. «Dovevo saltargli addosso e non l’ho fatto, porca miseria...», si danna Dell’Utri pronto a ricostruire quel giorno per il Corriere on line.

Senatore, racconti come ha appena fatto con i magistrati l’aggancio di questo mister X che custodirebbe un documento tanto importante? 

«Accadde durante una mostra in via Senato a Milano, con trecento, quattrocento persone che pressavano per una stretta di mano, due parole, un saluto. Si presentò un signore che non conoscevo, sussurrandomi tre parole: ‘Io ho un inedito’. Lo guardai perplesso, ma incuriosito. Poi disse che si trattava di un inedito di Pasolini. Lo ascoltati con maggiore interesse, ma sempre pressato dalla folla, fra da decine di persone intorno».

Riuscì a leggere l’inedito?

«Si trattava di una bozza battuta a macchina su quei fogli che si usavano una volta, fogli di carta velina, inseriti nelle macchine per scrivere insieme con la carta carbone per battere più copie».

Il titolo? Quanti fogli?

«Disse lui che si trattava di ‘Petrolio’, il libro incompiuto di Pasolini. E per questo si accese il mio interesse. Il signore mi porse quei fogli. Saranno stati una sessantina. Vidi a saltare che spiccavano i nomi di Mattei e di Cefis. Non ricordo il nome di Mauro De Mauro. Confesso che non capii subito l’importanza. E me ne pento perché più ci penso più capisco che doveva davvero trattarsi di una copia del famoso "Appunto 21"».

E lo lasciò andare?

«Non potevamo parlare di una cosa tanto importante davanti a tutti, con quella confusione. Mi assicurò che sarebbe venuto a trovarmi qualche giorno dopo. Gli diedi il mio biglietto da visita. Ma non si fece più vedere».

Perché sparì secondo lei?

«Credo di aver fatto una fesseria. Credo proprio il giorno dopo, commisi una gran leggerezza. Accadde alla conferenza stampa per la mostra del libro antico a Milano. Per un caso in una sala attigua c’era una mostra collaterale di libri e foto di Pasolini. E io mi sono lasciato scappare che avrei potuto presto mostrare una cosa straordinaria. Insomma parlai di quell’inedito appena sbirciato e, secondo me, quel signore che forse voleva vendere il testo si spaventò rientrando nel buio dal quale era uscito per quei pochi minuti».

Lei poi non ne ha più parlato. Ha continuato a cercarlo?

«Vede, la famiglia Pasolini non è portata a pensare che questo capitolo sia stato effettivamente preso da qualcuno, smarrito o rubato... e in assenza di certezze è meglio tacere».

Ma adesso Ingroia lo chiama e lei fa il “pentito”.

«Beh, nella vita tutte le parti bisogna fare, evidentemente. Loro indagano, convocano, interrogano e io rispondo dicendo quel che so. Purtroppo, so poco».

Bisognerebbe rilanciare un appello a quel signore, se esiste.

«E lanciamoglielo. Se si ripresentasse l’acchiapperei senza lasciarlo andare via. Sa, tanti vengono a chiedermi se sono interessato a manoscritti».

Qualche volta anche alle bufale, come dicono i suoi denigratori parlando dei diari di Mussolini?

«Ma lei si riferisce ai giornali non amici, per i quali l’oro diventa falso se in mano a persone non gradite».

Rimasto senza “Petrolio”, quello di Mussolini sarebbe vero oro?

«Diari assolutamente autentici. E’ in corso una grande perizia commissionata dalla Bompiani. Vedrete. Potrebbero essere stati copiati dalle signore Panvini di Vercelli che ebbero i diari autentici o le fotografie. Grafologhe di prim’ordine. In questo caso, avrebbero pedissequamente copiato il contenuto autentico. Comunque trascritto dagli originali».

Felice Cavallaro

Fonte;
http://www.corriere.it/cronache/11_dicembre_06/marcello-dellutri-pentito-cavallaro_898e6350-2004-11e1-9592-9a10bb86870a.shtml




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