domenica 7 aprile 2013

La morte di Pasolini. Quando Oriana Fallaci arrivò vicinissima alla verità




La morte di Pasolini. Quando Oriana Fallaci arrivò vicinissima alla verità

Sono convinto che per svelare il segreto degli ultimi istanti di vita di Pier Paolo Pasolini occorre partire da un articolo uscito il 14 novembre 1975 su L'Europeo, scritto di getto 12 giorni dopo la morte del poeta e poco prima che il settimanale chiudesse per andare in stampa, da Oriana Fallaci. Oriana aveva con Pier Paolo un rapporto di frequentazione. Capitava spesso che andassero a cena insieme lei, lui e Alekos Panagulis.
La giornalista non ha mai rivelato l'identità delle sue "fonti" e si è portata i loro nomi nella tomba. Nemmeno una condanna a quattro mesi di reclusione per reticenza la convinse a venir meno alla parola data. Oriana era una donna caparbia e lo aveva dichiarato subito che non avrebbe mai violato il segreto. "Io non rivelerò mai, mai, mai il nome della persona o delle persone da cui ho saputo che ad ammazzare Pasolini non era stato Pelosi da solo. Io sono una persona d’onore. Giurai di non fare il loro nome e non lo farò mai, morirò col mio segreto punto e basta".
Solo mettendo insieme i piccoli frammeti di verità che si possono rintracciare nelle tante interviste d Pino Pelosi e di "altri" protagonisti della vicenda, è possibile ipotizzare che la Fallaci fosse riuscita - attraverso alcuni giornalisti dell'Europeo - a parlare con testimoni diretti sia dell'omicidio che delle fasi precedenti. Attorno alla zona dell'Idroscalo di Fiumicino, attorno al "pratone" dove Pasolini aveva fermato la sua automobile c'erano all'epoca delle baracchette. Una in particolare era frequentata da "marchettari" e "puttane" e dai loro occasionali clienti. La notte del 2 novembre 1975 là dentro c'era qualcuno. E' molto probabile che le fonti di Oriana raccontarono solo una parte della "verità" poiché avevano l'esignza di proteggersi. Ad ogni modo la "contro inchiesta" andata avanti per 35 anni inizia con le parole di Oriana Fallaci. Eccole.


Pasolini ucciso da due motociclisti?

di Oriana Fallaci

Esiste un'altra versione della morte di Pasolini: una versione di cui, probabilmente, la polizia è già a conoscenza ma di cui non parla per poter condurre più comodamente le indagini. Essa si basa sulle testimonianze che hanno da offrire alcuni abitanti o frequentatori delle baracche che sorgono intorno allo spiazzato dove Pier Paolo Pasolini venne ucciso. In particolare, si basa su ciò che venne visto e udito per circa mezz'ora da un romano che si trovava in una di quelle baracche per un convegno amoroso con una donna che non è sua moglie. Ecco ciò che egli non dice, almeno per ora, ma che avrebbe da dire.
Pasolini non venne aggredito e ucciso soltanto da Giuseppe Pelosi, ma da lui e da altri due teppisti, che sembrano assai conosciuti nel mondo della droga. I due teppisti erano giunti a bordo di una motocicletta dopo mezzanotte, ed erano entrati insieme a Pasolini e al Pelosi in una baracca che lo scrittore era solito affittare per centomila lire ogni volta che vi si recava. Infatti non si tratta di baracche miserande come appare all'esterno: le assi esterne di legno fasciano villette vere e proprie, munite all'interno dei normali servizi igienici, di acqua corrente, a volte ben arredate e perfino con moquette. Le urla di un alterco violento cominciarono dopo qualche tempo che i quattro si trovarono dentro la baracca. A gridare: «Porco, brutto porco» non era Pasolini ma erano i tre ragazzi. A un certo punto la porta della baracca si spalancò e Pasolini uscì correndo verso la sua automobile. Riuscì a raggiungerla e si apprestava a salirci quando i due giovanotti della motocicletta lo agguantarono e lo tirarono fuori. Pasolini si divincolò e riprese a fuggire. Ma i tre gli furono di nuovo addosso e continuarono a colpirlo. Stavolta con le tavolette di legno e anche con le catene. Ciascuno di loro aveva in mano una tavoletta e i due teppisti più grossi avevano in mano anche le catene. Il testimone che, terrorizzato, si rifiuta di raccontare la storia alla polizia, dice anche che, a un certo punto, vide i tre giovanotti in faccia.

Erano circa le una del mattino e le urla dell'alterco continuarono, udite da tutti, per quasi o circa mezz'ora. Vide anche che Pasolini cercava di difendersi. Quando Pasolini si abbatté esanime, i due ragazzi corsero verso la sua automobile, vi salirono sopra, e passarono due volte sopra il corpo dello scrittore, mentre Giuseppe Pelosi rimaneva a guardare. Poi i due scesero dall'automobile, salirono sulla motocicletta, partirono mentre Giuseppe Pelosi gridava: «Mo' me lasciate solo, mo' me lasciate qui». Continuò a gridare in quel modo anche dopo che i due si furono allontanati. Allora si diresse a sua volta verso l'automobile di Pasolini, vi salì e scappò.

La scena sarebbe stata vista non soltanto da chi era nelle "baracche" ma anche da una coppia appartata dentro un'automobile, poco lontano. E tale versione risolverebbe i dubbi che tutti hanno avanzato fino a oggi sulla possibilità che un uomo robusto e sportivo come Pasolini potesse essere sopraffatto da una persona sola, anzi da un ragazzo di diciassette anni, meno forte di lui. E il caso di sottolineare che in un primo tempo fu detto dalla polizia che nelle unghie di Pasolini erano stati trovati residui di pelle. Secondo la versione ora fornita, Pasolini tentò disperatamente di difendersi. Sul volto e sul corpo di Giuseppe Pelosi non esistono segni di una colluttazione. Tali segni, o tali graffi, si dovrebbero trovare sul volto o sul corpo degli altri due teppisti.

Perché il Pelosi non parla e si assume tutta la responsabilità? È legato anche lui al mondo della droga? Perché lui stesso ha messo sulla pista la polizia raccontando di avere perso un anello che nessuno, fino a quel momento, sapeva che fosse suo? È possibile perdere un anello durante una colluttazione? Oppure l'anello è stato gettato lì di proposito, e il Pelosi ha parlato, raccontando tutto, e la polizia non ce ne dà notizia?
Fonte:
http://vitaliquida.blogspot.it/2010/03/la-morte-di-pasolini-quando-oriana.html#!/2010/03/la-morte-di-pasolini-quando-oriana.html



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