sabato 27 aprile 2013

Mamma Roma, di Gianfranco Massetti

"ERETICO & CORSARO"


Mamma Roma, di Gianfranco Massetti



Il 31 agosto del 1962, alla presentazione di mamma Roma alla Mostra del Cinema di Venezia, Pier Paolo Pasolini viene denunciato per offese al buon costume ed oltraggio al comune senso del pudore. A promuovere l’azione legale nei suoi confronti è il comandante dei carabinieri di Venezia. L’esito della denuncia sarà però l’archiviazione da parte della magistratura che ritiene non sussistano gli estremi del reato.
Durante la proiezione del film a Roma, al cinema Quattro Fontane, il 23 settembre, Pasolini viene aggredito da un gruppo di neofascisti. Col sostegno di alcuni amici, il regista riesce ad avere la meglio e a mettere in fuga i giovani facinorosi. La sceneggiatura del film era stata pubblicata alcuni mesi prima della sua apparizione nelle sale cinematografiche dalla casa editrice Rizzoli di Milano. Protagonista della storia è un giovane adolescente la cui vicenda richiama, nell’episodio finale, un fatto di cronaca realmente accaduto.    
Di esso, aveva fatto menzione Pasolini durante un’intervista a "Noi donne", nel dicembre del 1959. A chi gli chiedeva che cosa avrebbe scritto avendo a disposizione un giornale, il regista aveva risposto: "Avrei scritto della morte a Regina Coeli del ragazzo diciottenne Marcello Elisei. E’ un fatto che ancora non riesco a sopportare, e ogni volta che ci penso devo ricacciare le lacrime in gola. Non so come avrei scritto un articolo su questa orribile morte: non sono giornalista. Ma certamente è un episodio che inserirò in uno dei racconti che ho in mente, o forse anche nel romanzo Il rio della grana ." (in P.P. Pasolini, Per il cinema, vol. II, Milano, Mondadori 2001, p. 3050). L’intenzione di Pasolini verrà invece ripresa per la sceneggiatura di Mamma Roma.
Mamma Roma è una quarantenne prostituta, che da poco si è liberata del suo pappone, andato a nozze con una giovane burina della campagna romana. La donna ha un figlio di sedici anni che è stato cresciuto da una famiglia di contadini; ma ora che si è ritirata dalla "libera professione" e si è comprata coi soldi una rispettabilità da fruttivendola conduce Ettore nella sua casa di Casal Bertone, nei pressi del Verano. Qui ci dovranno stare per pochi giorni, in attesa del trasloco in uno dei nuovi condomini della zona residenziale di Cecafumo.
 

Nel frattempo, Carmine, il pappone, si rifà vedere da Mamma Roma per strapparle una buonuscita che gli possa consentire di mettersi in società con degli "amici sua". Mamma Roma affronta così l’ultimo sacrificio che la separa dalla promozione sociale di Cecafumo ….Ma la casa nuova, commenta il regista nel testo della sceneggiatura, non è molto diversa da quella vecchia: "invece di essere perduta in un palazzone liberty è perduta in un palazzone novecento color vinaccia …." (in op. cit. vol. I, p. 179). Ettore nel quartiere dove vanno ad abitare fa subito amicizia coi ragazzi e, siccome non ha un lavoro, chi gli dà i soldi è la madre:"Tiè, ‘a pappò! Attento a come te li spendi, eh! Nun te li fa magnà dalli amici! Ricordate che chi paga è micco… Fatte rispettà … Devi esse’ superiore a loro, sempre, nun te fa incantà perché so’ tutti fiji de impiegati, gente signorile … Che nun so’ mejo de te! La grana in saccoccia ce l’hai, puoi spende e spande come te pare, puoi fa er grande là in mezzo!" (op. cit. vol. I, p. 180).
Gli amici presentano ad Ettore una ragazza che abita lì. E’ Bruna, una giovane che ha otto anni più di lui, ma è ancora una bambina. Per un regalo o qualcosa, lei sta con tutti. Mentre la compagnia dei giovani squattrinati lo lascia solo per andare a compiere qualche furtarello ai danni dei moribondi dell’ospedale, Ettore s’incontra con la ragazza e per stare con lei le promette una catenina d’oro. Ma stavolta i soldi per comprarla sua madre non glieli da. Allora, si rivolge ad un ricettatore per vendere qualche vecchio disco di musica che è riuscito a sottrarre in casa. Preoccupata per suo figlio, Mamma Roma si rivolge al prete per cercargli un posto da cameriere in una trattoria di Trastevere. Ma ciò che il prete le può offrire è soltanto un lavoro da manovale.
Dopo che Ettore si è picchiato con gli amici per Bruna, Mamma Roma ritorna dal sacerdote che le parla sinceramente: dal niente non si costruisce niente; lei ha delle gravi colpe nei confronti di suo figlio; di tutto il male che c’è in lui e nel suo destino la responsabilità maggiore è proprio sua. Intanto, mandi Ettore a fare il manovale e vedrà che le cose miglioreranno. Non avendo avuto soddisfazione dal prete, Mamma Roma si rivolge a un’amica prostituta ed al suo pappone.
Insieme riescono a compromettere il proprietario di una trattoria, che per uscire senza danni alla propria reputazione assume Ettore come cameriere, mentre Mamma Roma gli regala un Morini tutto nuovo. Ma il passato tornerà a bussare alla sua porta: è Carmine che pretende di farla tornare a battere.
Lungo il viale delle Anime Perse, Mamma Roma passeggia e si lamenta della sua triste sorte e della sorte di suo figlio con Biancofiore ed un pittoretto:


"Mamma Roma: Perché tu fai ‘sta vita? Chi è responsabile?Manco lo sai te!
Biancofiore: Ciài trent’anni de carriera, me lo venghi a domandà a me?
Mamma Roma: Lo sai che la colpa è tutta tua?
Biancofiore: Ah, venghi bene!
Mamma Roma: De tutto quello che è, ognuno è la colpa sua, lo sai sì?
Biancofiore: Embèh, è ‘na cosa capita! Che vuoi fa la spia?
Mamma Roma: Sì, ma il male che fai te, per colpa tua, è come ‘na strada, dove camminano pure l’altri, pure quelli che nun ciànno colpa!
Biancofiore: Eh, porello, Ettore! Quann’è venuto ar mondo certo che lui nun ce voleva camminà, pe’ ‘sta strada! Sta’ sicura! Ma chi t’ha messo in testa tutte ‘ste fregnacce?
Mamma Roma: Un prete! Me pareva ‘na Bibbia vivente! Nun ho voluto ricomincià da zero! Che te credi, che nun l’ho capita? Li mortaci tua e de ‘sto cognac, m’hai fatto ubriacà!
Biancofiore: Addio, te saluto! Fatteli da sola, ‘sti esami de coscienza!
Mamma Roma: Ahioddio, che mal de panza! Ma che me so’ magnato? Er grasso der core!
Pitto
rretto: ‘A ventriloqua!
Mamma Roma: Che sei un cliente mio, te?
Pittorretto: No, io so’ de la Juventus!
Mamma Roma: N’ho avuti tanti ormai, che chi se li ricorda? Mica so’ l’anagrafe! Er primo è stato mi’ marito, er padre de Ettore …
Pittorretto: Perché? Hai trovato pure marito?
Mamma Roma: Era un giovanotto che ciaveva le sette bellezze …
Pittorretto: Sì, pure la rota de scorta!
Mamma Roma: Quando se semo sposati eravamo venti persone … Semo iti in chiesa uno alla volta, il primo è partito alle nove, e l’ultimo a mezzogiorno … Partivamo staccati dieci minuti uno dall’altro per nun dà nell’occhio … Perché mi’ marito era ricercato da la Polizia … Come se semo sposati nun ha fatto in tempo a dì de sì, che le guardie l’hanno preso …So’ rimasta lì, sull’altare, vergine!
Pittorretto: Il brutto era se rimanevi sverginata come Rosina!
Mamma Roma: E sai perché mi’ marito, er padre de Ettore, era un farabutto disgraziato?
Pittorretto: Boh, so’ cavoli sua!
Mamma Roma: Perché la madre era ‘na strozzina, e er padre un ladrone.
Pittorretto: Perché allora la madre era ‘na strozzina, e er padre un ladrone?
Mamma Roma: Perché er padre della madre era un boja e la madre della madre ‘n’ accattona, e la madre del padre ‘na ruffiana, e er padre der padre ‘na spia!
Pittorretto: Dio liberaci dal male!
Mamma Roma: Tutti morti de fame! Ecco perché! Certo se ciavevano i mezzi, erano tutte persone per bene! E allora de chi è la colpa? La responsabbilità?"
(op. cit., vol. I, pp. 236 – 239




Intanto, Ettore si è licenziato dalla trattoria e campa di piccoli espedienti, di furtarelli con gli amici. Mezzo malato, s’introduce con uno di loro in ospedale durante l’orario di visita dei parenti per cercare di arraffare qualcosa ai moribondi. Ma stavolta lo prendono, lo arrestano, lo portano in carcere, dove nel delirio della febbre aggredisce le guardie. Mandato in infermeria, muore legato ad un letto di contenzione, in tutto simile al Cristo morto del Mantegna. Quando comunicheranno a Mamma Roma la notizia del suo decesso, l’espressione di lei sembra chiedere: "Di chi è la colpa?" E nel suo sguardo si stagliano gli edifici bianchi della città che le vengono incontro.
A capire meglio la tematica del film ci aiutano alcune dichiarazioni rilasciate dal regista a "Filmcritica" nel settembre del 1962 (cfr. op. cit. vol. II, pp. 2819-2835). Mamma Roma, afferma Pasolini, possiede una sua problematica morale "che le si sviluppa per gradi". Contaminata dall’ideale borghese, che ha assimilato dai modelli cinematografici o televisivi o altrimenti diffusi dai rotocalchi, vive il profondo disagio della contraddizione tra un ideale piccolo borghese che ha fatto suo e le passate esperienze da prostituta. Dal caos che ne deriva proviene anche il fallimento della sua nuova vita col figlio:"Il primo momento di questo fallimento è rappresentato dalla sua visita al prete; ecco, con questa sua iniziativa lei viene ad aggiungere al suo generico ideale piccolo borghese un primo momento di problematica morale, cioè il senso della propria responsabilità, che fino ad ora non le era nemmeno balenato per la testa; né come prostituta, né come piccola borghese reazionaria poteva pensare di essere in qualche modo responsabile: era una riflessione su se stessa che non poteva avere (…). Questo primo momento di problematica morale però non basta, rimane un puro e semplice flatus vocis in lei: infatti non conta per nulla, tanto che decide di fare il ricatto per poter dare al figlio una sistemazione piccolo borghese. Quando però (…) anche questo fallisce, allora la pulce che le aveva messo nell’orecchio il prete comincia a farsi sentire, quel primo moto di coscienza comincia a lavorare dentro di lei. Finché – nella seconda lunga carrellata al viale delle prostitute – dirà fra sé, pressappoco: «Certo la responsabilità probabilmente è mia, quel prete aveva ragione, però se io fossi nata in un mondo diverso, se mio padre fosse stato diverso, mia madre diversa, il mio ambiente diverso, probabilmente sarei stata diversa anch’io». Cioè comincia ad allargare questo senso della responsabilità dalla propria persona individua, quello che aveva colto il prete, al proprio ambiente."( cit., pp. 2820 – 2821).

Pasolini farà molto di più: allarga implicitamente la responsabilità dall’ambiente in cui è cresciuta Mamma Roma a quello delle istituzioni, del governo e dell’intera società_


Gianfranco Massetti

Fonte:
 http://www.activitaly.it/immaginicinema/pasolini/mamma_roma.htm




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