giovedì 4 aprile 2013

Pasolini - "Dolcezza, purezza e diversità"

"ERETICO & CORSARO"



"Dolcezza, purezza e diversità"

di Nicola Pice


martedì 31 ottobre 2006
Pier Paolo Pasolini è stato l'ultimo vero intellettuale italiano. Non è, dunque, mia intenzione fare vano esercizio retorico, parlando di "Accattone", sovrapponendomi all'insopportabile chiacchiericcio che ha fatto da sottofondo alla ruomorosa grancassa mediatica dei ricordi, delle analisi, in occasione delle celebrazioni postume nel recente trentennale (anno 2005) della morte del nostro. Operazione, questa, inutile che nulla aggiunge alla sua figura umana ed intellettuale e che stride perchè fatta proprio da parte di coloro la cui inutilità era stata certificata da Pasolini. La cultura, come l'abbiamo intesa, è morta e tutto ciò che ruota intorno alla comunicazione è insulso, nel caso migliore, oppure funzionale all'ortodossia iperliberista, nel caso peggiore. A distanza di trent'anni che senso ha avuto celebrare un intellettuale "eretico", che nel suo paese è stato combattuto a destra, mal sopportato a sinistra, ritenuto moralmente "indegno"? Un'analisi critica, sincera e profonda, su Pier Paolo Pasolini in Italia è stata fatta solo da una ristretta cerchia di intellettuali "povere anime belle", per lo più suoi amici, anche loro reietti o quasi. Pensare che, mentre in queste lande veniva processato a piè spinto, all'estero veniva studiato con attenzione e faceva dire, per esempio, ad Alain Resnais che "l'impatto sul mondo della cultura di Pasolini è paragonabile solo a quello di Marcuse". Trent'anni dopo, con tutte le incognite che pesano come un macigno sulla sua morte, sarebbe stato giusto avere il buon gusto di tacere e avviare, invece, una profonda riflessione su ciò che è diventato questo paese, come lui aveva lucidamente ed ereticamente profetizzato. Un paese consegnato chiavi in mano alla televisione, confuso, ignorante, stordito, pieno del proprio vuoto cinico benessere. Un paese in cui il tessuto sociale è ormai disgregato, perchè le uniche dinamiche sono quelle economiche, perchè quelle umane ed affettive, invece, sono state azzerate nell'omologazione dei gusti, dei comportamenti. Pasolini aveva visto tutto questo. Oggi, 31.10.2006, Rete 4 (vedete la televisione a volte tra un'insensatezza e l'altra fa anche buona programmazione) alle ore 23 e 52, manda in onda "Accattone".Questo film lascia sempre sgomenti. La vicenda di un sottoproletario in una Roma sbrindellata e solenne come quella che il neorealismo aveva espolorato e che solo un letterato irregolare, una sorta di profugo friulano poteva raccontare.Pier Paolo Pasolini, in questa opera prima, si avvicina al cinema inseguendo una sua idea di narrazione epica e tragica, nella quale gli ultimi della società trovino il loro riscatto.In una "odissea" fatale Accattone vive di espedienti, tradisce gli amici, abbandona la moglie, sfrutta una prostituta, tenta di corrompere una ragazza ingenua, si atteggia come un fanfarone, s'intruppa con dei ladri ed, alla fine, perde la vita in un stupido incidente.Accattone è la traduzione figurativa dell'idea stessa del sottoproletariato nell'immaginario pasoliniano.Ritratto impietoso e, allo stesso tempo, glorificazione dei comportamenti e della morale di una gioventù abbandonata eppure libera e misteriosamente felice.Un film duro, com'è dura la vita nelle periferie dell'inferno del mondo, ma lirico, intriso di uno spiritualismo profondo, di un'amore per gli esseri umani così appassionato e totale che poteva giungere soltanto da un uomo spirituale e tormentato come era Pasolini.Un mistico vestito di abiti laici, un pseudomarxista che aveva come oggetto della propria ricerca intellettuale il "Dio" che è in ogni essere umano.Un umanista d'altri tempi.
 
Fonte:
http://www.mymovies.it/pubblico/articolo/?id=62900



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