martedì 16 aprile 2013

1964 COMIZI D’AMORE



1964 COMIZI D’AMORE


Regia di Pier Paolo Pasolini
Produzione: Alfredo Bini - Arco Film
Distribuzione: Titanus
Soggetto e commento: Pier Paolo Pasolini
Voci: Lello Bersani, Pier Paolo Pasolini
Montaggio: Nino Baragli
Fotografia: Tonino Delli Colli

Interventi: Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Cesar L. Musatti, Giuseppe Ungaretti, Adele Cambria, Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Graziella Granada, Antonella Lualdi, Graziella Chiarcossi. Soppressi in fase di montaggio: Giuseppe Ravegnani, Eugenio Montale, Susanna Pasolini.

PRIMA PROIEZIONE:
26 luglio 1964: XVII Festival di Locarno

USCITA NELLE SALE:
5 maggio 1965: Frosinone, Cinema Nestor; 5 giugno 1965: Milano, Cinema d’Essai

STORIA:
Film inchiesta sulla sessualità, girato fra marzo e novembre 1963, percorrendo tutta la penisola, dalle grandi città alle campagne, chiedendo a persone di ogni ceto sociale e professione che cosa ne pensassero dell’erotismo e dell’amore. Nel conformismo e nell’ipocrisia generali l’unica esigenza di autenticità sembra emerge dalle classi più umili.

BIBLIOGRAFIA:
- Luciano De Giusti (a cura di), Il cinema in forma di poesia, Pordenone, Cinemazero, 1979; pp. 123-127


Fonte:
L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
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1963 SOPRALLUOGHI IN PALESTINA



Per me spirituale corrisponde a estetico, non religioso. La mia idea che le cose quanto più sono piccole e umili, tanto più sono grandi e belle nella loro miseria, ha trovato uno scossone estetico, un’ulteriore conferma...
P.P. Pasolini, dal commento al film Sopralluoghi in Palestina

1963 SOPRALLUOGHI IN PALESTINA
(Per il Vangelo secondo Matteo)







DocumentarioProduzione: Arco Film
Soggetto: Pier Paolo Pasolini
Commento e montaggio: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Aldo Pennelli
Interventi: Don Andrea Carraro e Pier Paolo Pasolini

PRIMA PROIEZIONE:
15 dicembre 1963: Milano, Cine Club Il Barcone

USCITA NELLE SALE:
Il film non è uscito nei circuiti commerciali. E’ stato proiettato l’11 luglio 1965 nella serata conclusiva del Festival del Cinema di tendenza, promosso dalla rivista FILMCRITICA nell’ambito dell’VIII Festival dei Due Mondi di Spoleto.

STORIA:
Film girato durante il viaggio di ricerca in Terra Santa compiuto da Pasolini tra il 27 giugno e l’11 luglio 1963, quando pensava di girare il Vangelo secondo Matteo nei luoghi storicamente testimoni del passaggio di Cristo. Sono sei rulli di materiale girato dalla troupe senza regia. Pasolini visionò il materiale, lo montò e aggiunse un commento a posteriori.

BIBLIOGRAFIA
- P.P. Pasolini, Sopraluoghi in Palestina, in Le regole di un’illusione, Roma, Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini, 1991; pp. 95-99.


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1963 LA RABBIA



Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e in servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui. Vedete questi? Uomini severi, in doppiopetto, eleganti, che salgono e scendono dagli aeroplani, che corrono in potenti automobili, che siedono a scrivanie grandissime come troni, che si riuniscono in emicicli solenni, in sedi splendide e severe: questi uomini dai volti di cani o di santi, di jene o di aquile, questi sono i padroni. E vedete questi? Uomini umili, vestiti di stracci o di abiti fatti in serie, miseri, che vanno e vengono per strade rigurgitanti e squallide, che passono ore e ore a un lavoro senza speranza, che si riuniscono umilmente in stadi o in osterie, in casupole miserabili o in tragici grattacieli: questi uomini dai volti uguali a quelli dei morti, senza connotati e senza luce se non quella della vita, questi sono i servi. È da questa divisione che nasce la tragedia e la morte. La bomba atomica col suo funebre cappuccio che si allarga in cieli apocalittici è il futuro di questa divisione. Sembra non esservi soluzione da questa impasse, in cui si agita il mondo della pace e del benessere. Forse solo una svolta imprevista, inimmaginabile... una soluzione che nessun profeta può intuire... una di quelle sorprese che ha la vita quando vuole continuare... forse... Forse il sorriso degli astronauti: quello forse, è il sorriso della vera speranza, della vera pace. Interrotte, o chiuse, o sanguinanti le vie della terra, ecco che si apre, timidamente, la via del cosmo...
P.P. Pasolini, La rabbia, in VIE NUOVE n. 38, Roma, 20 settembre 1963

1963 LA RABBIA (Prima parte)


Regia di Pier Paolo Pasolini (aiuto regia: Carlo Di Carlo)Produzione: Gastone Ferrante - Opus Film
Distribuzione: Warner Bros
Soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Montaggio: Pier Paolo Pasolini e Nino Baragli
Commento: Pier Paolo Pasolini
Voci: Giorgio Bassani, Renato Guttuso
Musica: di repertorio

USCITA NELLE SALE:
13 aprile 1963: Genova, Cinema Lux; 14 aprile 1963: Roma, Cinema Ariston. Ritirato dal distributore dopo le prime visioni.

STORIA:
Film di montaggio, realizzato nel gennaio e febbraio 1963 con sequenze tratte da cinegiornali, rotocalchi e repertori televisivi riguardanti avvenimenti politico-sociali dell’ultimo decennio, la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. La seconda parte del film, voluta dal produttore senza consultare Pasolini è diretta da Giovannino Guareschi. Pasolini fu talmente disgustato dal montaggio di Guareschi che voleva ritirare la firma. Il film, annunciato giornalisticamente come un confronto/scontro fra Pasolini e Guareschi, cultura marxista e cultura cattolica, fu un fiasco clamoroso. Fu ritirato dopo pochi giorni e riproposto solo nei primi anni Novanta, con lo stesso esito disastroso.

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, La rabbia, in VIE NUOVE n. 38, Roma, 20 settembre 1962. Trattamento.
- P.P. Pasolini, La rabbia, in IL PAESE, Roma, 12 ottobre 1962. Frammenti della sceneggiatura.


Fonte:
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1963 MILANO NERA



1963 MILANO NERA








Regia di Gian Rocco e Pino Serpi
Produzione: Renzo Tresoldi Per Mediolanum Film
Distribuzione: Rome International Films
Soggetto: Gian Rocco e Pino Serpi
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Gian Rocco, Pino Serpi
Musica: Giovanni Fusco
Interpreti: Alessandro Quasimodo, Adriano Fossati, Umberto Rosso, Maria Teresa Ferro, Sonia Gessner, Libero Cipriani, Manfred Freyberger

PRIMA PROIEZIONE:
Milano, Cinema Duse, 1963. Normalmente la data attribuita è 1961, più raramente 1960, 1962, 1963 e 1964. La datazione corretta è 1963: nel film c’è infatti la canzone di Nico Fidenco Perché non piango più, edita come retro del 45 giri Una donna nel mondo, con la specificazione “dal film Milano Nera - Fidenco Fusco”.

STORIA:
Il film, uscito e ritirato dopo soli 5 giorni, non compare nemmeno nei repertori. Nel 1961 Pasolini racconta in un articolo per Paese Sera del suo incontro col produttore e della commissione della sceneggiatura (P.P. Pasolini, «Cronaca di una giornata», PAESE SERA, 2/3 dicembre 1960). Solo nel 1992 Edoardo Bruno torna a parlare della sceneggiatura pasoliniana, rievocandone il titolo originale (Edoardo Bruno, «Pier Paolo e la Nebbiosa» PANORAMA, 15 novembre 1992). Infine nel 1995 viene pubblicata la sceneggiatura completa, con vari errori nella sequenza delle scene (P.P. Pasolini, La nebbiosa, in FILMCRITICA, nn. 450-460, novembre-dicembre 1995). Il dattiloscritto originale, ora rimesso in ordine e depositato presso il Fondo Pasolini, è senz’altro eseguito da Pasolini e presenta sue correzioni autografe. Il titolo originario, battuto a macchina, era La rovina della società, poi sostituito, a penna, con La nebbiosa. Nell’Archivio Pasolini - Gabinetto Viesseux, nella Cartella marrone, in un grosso inserto di mezzi fogli, è conservato un abbozzo manoscritto della sceneggiatura con due titoli dattiloscritti nelle prime pagine: La ballata del Teppa e, di nuovo, La rovina della società. Nelle carte iniziali del manoscritto si trovano elenchi di personaggi, scalette, appunti vari e parecchi altri titoli che Pasolini immaginò per questa sceneggiatura: La notte del Gogna, Il Rospo si diverte, I romanici, I goti, La polenta con le sevizie, ecc.

TRAMA
Il “Contessa”, “Mose’”, il “Gimkana”, Toni detto “Elvis”, “Rospo” che della banda di teddy boys è il capo, il suo fratellino Cino. Fine anni ’50, Milano si ricostruisce. È tutta grattacieli, fabbriche, neon, juke-box, macerie e... Adriano Celentano. Una notte di capodanno, in un turbinare di motociclette e macchine rubate, una banda di ragazzi fa passare un brutto quarto d’ora a una coppietta, sorpresa a far l’amore in macchina. Rubano i gioielli che addobbano la madonnina di una chiesa di campagna e li regalano a una barbona di passaggio. Rapiscono tre signore impellicciate e le costringono a un’orgia spaccona e ubriaca. Caricano in macchina un omosessuale di passaggio, per spogliarlo e picchiarlo. Infine, uno di loro muore, colpito da un proiettile involontariamente sparato dal fratellino del capo banda.

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, «Cronaca di una giornata», PAESE SERA, 2/3 dicembre 1960.
- P.P. Pasolini, La nebbiosa, in FILMCRITICA, nn. 450-460, novembre-dicembre 1995. Sceneggiatura integrale con vari errori nella disposizione delle scene.


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1963 LA RICOTTA



1963 LA RICOTTA


Episodio di RoGoPaG noto anche col titolo di: LAVIAMOCI IL CERVELLO

Regia di Pier Paolo Pasolini (aiuto regia: Sergio Citti e Carlo Di Carlo)
Produzione: Arco Film - Cineriz (Roma) - Lyre Film (Paris)
Distribuzione: Cineriz
Soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Tonino Delli Colli
Musica: Carlo Rustichelli

Fra gli interpreti: Orson Welles, Laura Betti, Tomas Milian, Franca Pasut, Elsa De Giorgi, Enzo Siciliano

USCITA NELLE SALE:
19 febbraio 1963: Mentana (RM), Cinema Torlupara; 21 febbraio 1963: Milano, Cinema Missori; 23 febbraio 1963: Roma, Cinema Corso

STORIA:
Gli altri tre film che compongono RoGoPaG sono Illibatezza di Roberto Rossellini, Il Nuovo Mondo di Jean Luc Godard e Il pollo ruspante di Ugo Gregoretti. La ricotta, girato dal 17 ottobre al novembre 1962 nei teatri di posa di Cinecittà e negli esterni della periferia di Roma, il film verrà sequestrato e processato nel marzo 1963 per «vilipendio alla religione di Stato», condannato in primo grado, poi assolto in Appello e in Cassazione. Premiato con la Grolla d’oro per la regia, Saint Vincent, 4 luglio 1964.

TRAMA
Stracci, nullatenente sempre affamato, interpreta la parte del ladrone buono in un film sulla Passione di Cristo. Il regista (Orson Welles), che si autodefinisce marxista ortodosso, lo sta girando su un enorme prato della periferia romana. La scena è ingombra di decine di membri della troupe e di comparse, che in mezzo alla scenografia sacra ballano un twist scatenato. Stracci dona ai poveri famigliari che son venuti a trovarlo il suo cestino del pranzo. e per non saltare il pasto ne rimedia un altro durante la pausa, riparando in una piccola grotta non lontana dal set. In quel momento giunge l’ordine di presentarsi in scena. Quando torna, trova che il cagnolino della prima attrice del film ha divorato tutto il contenuto del suo cestino. Nel frattempo sul set arriva un giornalista di “Teglie sera”, che con fare deferente avvicina il regista per un’intervista. Il regista risponde alle sue domande piene di retorico buonsenso con feroce ironia spiegandogli infine perché, secondo la sua ottica marxista, lui semplicemente non esiste.Il giornalista, frastornato, se ne va dal set, e incontra Stracci che, nei pressi della grotta, accarezza il cane della prima attrice. Notato l’interessamento del giornalista per il cane, Stracci glielo vende per mille lire e si precipita a comprare un gigantesco pezzo di ricotta. Proprio mentre sta per cominciare il pasto, viene richiamato sul set dal megafono. Così, Stracci viene legato sulla croce, e nell’attesa che sia pronto il set, viene stuzzicato sulla sua fame dai membri della troupe. Finalmente, dopo aver girato la scena, Stracci può tornare nella grotta a “strafocarsi” della sua ricotta. Mentre mangia con avidità, altre comparse e alcuni tecnici, divertiti dal grottesco spettacolo della sua fame atavica, lo fanno cibare dei resti della scena dell’ultima cena, ormai già girata. Stracci, in mezzo alle risa dell’improvvisato pubblico, seguita a mangiare imperturbabile. Nel frattempo, sul set arriva il produttore seguito dal drappello della stampa specialistica: il gruppo assisterà alle riprese della scena della crocefissione di Cristo, nella quale Stracci ha addirittura una battuta: «Quando sarai nel regno dei cieli, ricordati di me». Al grido di «azione!» del regista, però, la scena non parte: Stracci è morto di indigestione sulla croce. Il regista, senza ombra di commozione, commenta: «Povero Stracci. Crepare... non aveva altro modo di ricordarci che anche lui era vivo...».

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, La ricotta, in P.P. Pasolini, Alì dagli occhi azzurri, Milano, Garzanti, 1965 (novembre); pp. 467-487. Sceneggiatura.

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1962 LA COMMARE SECCA



1962 LA COMMARE SECCA

Regia di Bernardo Bertolucci
Produzione: Antonio Cervi - Cervi Film Cineriz
Distribuzione: Cineriz
Soggetto: Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura: Sergio Citti, Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci
Fotografia: Gianni Narzisi
Musica: Piero Piccioni

Fra gli interpreti: Francesco Rulu, Gabriella Giorcelli

TRAMA:
Il titolo si riferisce alla morte, come definita in un sonetto di Gioachino Belli citato nell’inquadratura finale del film: «...e già la Commaraccia secca de strada Giulia arza er rampino». Sulla rive del Tevere viene ritrovato il cadavere di una prostituta assassinata. La polizia interroga i sospetti. Un ragazzino soprannominato “Canticchia” sostiene di essere passato per il parco di ritorno da un incontro con un parroco che gli ha offerto un posto di lavoro: in realtà quel pomeriggio si è dedicato, con due compari, all’abituale attività di ladruncolo di coppiette impegnate ad amoreggiare, ma ha rischiato di essere malmenato da una potenziale vittima. “Il Califfo”, ben conosciuto dalle forze dell’ordine per i suoi precedenti criminali, sostiene di aver messo la testa a posto e di aver trascorso tranquillamente la giornata in compagnia della fidanzata: in realtà viene mantenuto dalla donna, che fa la strozzina, e quel giorno durante il giro di riscossioni hanno avuto un furioso litigio. Il giovane soldato meridionale Teodoro ha girovagato tutto il giorno per la grande città e, sedutosi su una panchina nel parco si è semplicemente addormentato. L’eccentrico Natalino sfugge alle domande e accusa due ragazzi visti nel parco, Francolicchio e Pipito. I due hanno trascorso la giornata in compagnia di un paio di coetanee e si sono accordati per vedersi con loro anche il giorno successivo per pranzare insieme, ma non hanno soldi quindi, la sera nel parco, si lasciano abbordare da un omosessuale e, una volta appartati, lo derubano. Solo uno dei due ragazzi può però raccontare quanto è successo perché, quando la polizia si è presentata nella loro borgata, sono fuggiti convinti di essere ricercati per quel furto, e uno dei due è annegato nel fiume. Infine, è proprio la vittima del furto a permettere la soluzione del caso, perché è stato testimone oculare dell’omicidio, e riconosce in Natalino l’assassino.

BIBLIOGRAFIA:
- Bernardo Bertoluci, La commare secca, Milano, Zibetti, 1962. Con una introduzione di GiorgioTrentin: Pier Paolo Pasolini e il cinema italiano. Sceneggiatura completa.
- P.P. Pasolini, La commare secca, in FILMCRITICA n. 161, Roma, ottobre 1965. Soggetto e trattamento.
16.
BERTOLUCCI Bernardo, La commare secca, s.l., Compagnia Cinemato-grafica Cervi - Cineriz [stampa: Ripalta Industrie Grafiche - Milano], 1962; 140x100 cm., affiche. Disegno a colori di Ercole Brini (Roma 1913 - 1989). Edizione originale.


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