mercoledì 24 aprile 2013

1964 LA (RI)COTTA - Film non realizzato di Pier Paolo Pasolini




1964 LA (RI)COTTA

Ma... non ha ultime volontà, non ha che il desiderio di averle... Cerca, cerca costernato dentro di sé, ma non trova parole per esprimerle, né come capitalista, né come barbone. Non sa niente, lui, non sa quello che gli è successo, e succederà, al mondo, quali siano le ragioni dell’ingiustizia, del dolore, dell’amore e della mancanza d’amore. C’è dentro, in tutto questo, ma non lo sa. Così muore, senza lasciare neanche una parola...
P.P. Pasolini, La (ri)cotta, L’UNITA’, 6 dicembre 1964


Film non realizzato

Soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fra gli interpreti:
Totò
STORIA:
Nel 1964 Pasolini scrive un soggetto cinematografico pensato per Totò, La (ri)cotta, utilizzando come base quello dell’episodio del film RoGoPag del 1963. Protagonista è un potente capitalista milanese, il principe de Curtis (denominato anche “Mater Danarosa”), nella sua tentacolare attività di industriale e di produttore cinematografico, che sul Viale della Dolce Vita incontra una bambina stracciona, suonatrice di violino (come Charlot). E’ la figlia di Stracci, morto di indigestione sul set de La ricotta, dove interpretava uno dei ladroni crocefissi con Cristo. La percezione di quell’autenticità trasforma il Principe De Curtis in benefattore, cosa che gli inimica i capitalisti non illuminati, capeggiati dalla marchesa Crespina Agnellini in Pirelloni. Nel frattempo il poeta regista del film prodotto dal Mater adocchia la bambina e intravede la possibilità di farne una diva. Il Mater Danarosa perde credibilità politica e finanziaria, e imbocca la Via dei Barboni. Cerca la Bambina Stracci nella sua baracca ma non la trova, è diventata una Diva. Del resto non ha neanche i mezzi per cercarla: ora che è un poveraccio nessuno lo aiuta e tanto meno quelli che aveva beneficiato. Il Mater si rassegna alla sua vita di barbone e incontra un cane, la cui gentilezza e delicatezza lo colpiscono al punto che vorrebbe dettargli le sue ultime volontà: ma in sé non ne trova. Dinanzi alla morte si accorge che nulla gli è restato della propria esperienza, della propria vita. Muore inconsapevole, e perciò incolpevole, come ha vissuto.

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, La (ri)cotta, in L’UNITA’, Roma, 1964 (6 dicembre); pp. 7-10). Soggetto e trattamento.

Fonte:
L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI
Libri fotografie giornali manifesti
Filmografia completa
EDIZIONI DELL’ARENGARIO







Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
Per facilitare la navigazione interna, è stato creato un sito che fa da indice per argomenti P.P.Pasolini Eretico e Corsaro ( sito ancora in costruzione )
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1966 UCCELLACCI E UCCELLINI



1966 UCCELLACCI E UCCELLINI


" Ho scritto la sceneggiatura tenendo presente un corvo marxista,..."

ma non del tutto ancora liberato dal corvo anarchico, indipendente, dolce e veritiero. A questo punto, il corvo è diventato autobiografico, una specie di metafora irregolare dell’autore. Totò e Ninetto rappresentano invece gli italiani innocenti che sono intorno a noi, che non sono coinvolti nella storia, che stanno acquisendo il primo jota di coscienza. Non scelgo mai un attore perché finga di essere qualcos’altro da quello che egli è, ma lo scelgo proprio per quello che è. Volevo un personaggio estremamente umano, cioè che avesse quel fondo napoletano e bonario, e così immediatamente comprensibile, che ha Totò. E nello stesso tempo volevo che questo essere umano così medio, così «brava persona», avesse anche qualcosa di assurdo, di surreale, cioè di clownesco, e mi sembra che Totò sintetizzi felicemente questi elementi.

P.P. Pasolini, Lettera aperta, in OCCHIO CRITICO Anno I n. 2, nov. 1966


Non ho mai «messo al mondo» un film così disarmato, fragile e delicato come Uccellacci e uccellini. Non solo non assomiglia ai miei film precedenti, ma non assomiglia a nessun altro film. Non parlo della sua originalità, sarebbe stupidamente presuntuoso, ma della sua formula, che è quella della favola col suo senso nascosto. Il surrealismo del mio film ha poco a che fare col surrealismo storico; è fondamentalmente il surrealismo delle favole. Mai ho scelto per tema di un film un soggetto così difficile: la crisi del marxismo della Resistenza e degli anni Cinquanta, poeticamente situata prima della morte di Togliatti, subita e vissuta, dall’interno, da un marxista, che non è tuttavia disposto a credere che il marxismo sia finito (il buon corvo dice: «Io non piango sulla fine delle mie idee, perché verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e portarla avanti! E’ su me stesso che piango...


Regia di Pier Paolo Pasolini (aiuto regia: Carlo Morandi)
Produzione: Alfredo Bini - Arco Film
Distribuzione: CIDIF
Soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Mario Bernardo, Tonino Delli Colli
Musica: Ennio Morricone - Canzone dei titoli: Domenico Modugno («Carmè Carmè» di Totò)
Fra gli interpreti: Totò, Ninetto Davoli, Gabriele Baldini, Francesco Leonetti (la voce del corvo)

USCITA NELLE SALE:
4 maggio 1966: Milano, Cinema Ritz; 11 maggio 196: Roma, Cinema Fiamma; 20 maggio 1966: Torino, Cinema Romano. Presentato in concorso al XIX Festival di Cannes il 13 maggio 1966.

STORIA:
Film girato fra ottobre e dicembre 1965 nei teatri di posa Incir De Paolis (Roma) e negli esterni di Roma, Fiumicino, Tuscania, Viterbo, Assisi. Premi: XX Festival di Cannes: menzione speciale a Totò per l’interpretazione. Nastro d’argento a Pier Paolo Pasolini per il miglior soggetto originale e a Totò come miglior attore protagonista.

TRAMA:
Totò e suo figlio Ninetto vagano per le periferie e le campagne circostanti la città di Roma. Durante il loro cammino incontrano un corvo. Come viene precisato durante il film da una didascalia: «Per chi avesse dei dubbi o si fosse distratto, ricordiamo che il corvo è un intellettuale di sinistra - diciamo così - di prima della morte di Palmiro Togliatti». Il corvo narra loro il racconto di Ciccillo e Ninetto, due monaci francescani a cui San Francesco ordina di evangelizzare i falchi e i passeri. I due frati non riusciranno a raggiungere il loro obiettivo, perché, pur essendo riusciti ad evangelizzare le due “classi” di uccelli, non avranno posto fine alla loro feroce rivalità: per questa mancanza verranno rimproverati da San Francesco ed invitati ad intraprendere nuovamente il cammino di evangelizzazione. Il viaggio di Totò e Ninetto prosegue; il corvo li accompagna e continua a parlare in tono intellettualistico e altisonante. Incontrano alcuni proprietari terrieri che ordinano a Totò e Ninetto di allontanarsi dalle loro proprietà e finiscono per sparare contro i due, che non vogliono obbedire; una famiglia che vive in condizioni degradate, a cui Totò intima di abbandonare la propria casa; un gruppo di attori itineranti a bordo di una Cadillac; i partecipanti al “1º convegno dei dentisti dantisti”; un uomo d’affari di cui Totò è debitore. In seguito si ritrovano ai funerali di Togliatti, e poi incontrano una prostituta. Alla fine del film i due, stanchi delle chiacchiere del corvo, lo uccidono e se lo mangiano.

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, Uccellacci e uccellini, (Milano), Garzanti, 1966 (19 febbraio). Sceneggiatura completa
- P.P. Pasolini, L’aigle (Totò al circo), in VIE NUOVE n. 17, Roma, 29 aprile 1965. Soggetto di un episodio girato e non incluso nel film.
- P.P. Pasolini, Fauçons et moineaux, in VIE NUOVE n. 18, Roma, 6 maggio 1965. Soggetto di un episodio.
- P.P. Pasolini, Le corbeau, in VIE NUOVE n. 19, Roma, 13 maggio 1965. Soggetto di un episodio.
- P.P. Pasolini, Uccellacci e uccellini, in P.P. Pasolini, Le belle bandiere, Roma, Editori Riuniti, 1977; pp. 320-337. Riunisce i tre soggetti pubblicati su VIE NUOVE.



Fonte:
L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI
Libri fotografie giornali manifesti
Filmografia completa
EDIZIONI DELL’ARENGARIO



***
L’idea del corvo è passata attraverso varie fasi. Prima si trattava semplicemente di uno spirito saggio, un sapiente, in fondo un semplice moralista (ma la prima idea era l’idea non di un film ma di un racconto). Poi da moralista è passato a filosofo. A questo punto è intervenuta l’idea di fare del racconto (che non avrei mai potuto scrivere, non possedendo io una lingua adatta) un film. Il filosofo ha dovuto quindi precisarsi, poiché senza la precisione non è possibile la semplificazione (necessaria non come elemento obbligatorio, ma come affascinante norma prosodica), per un prodotto i cui destinatari siano gli spettatori cinematografici, ecc. ecc.




Fonte:
L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI
Libri fotografie giornali manifesti
Filmografia completa
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