martedì 30 aprile 2013

1974 IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE




Ogni racconto delle Mille e una notte comincia con una “apparizione” del destino, che si manifesta attraverso un’anomalia. Ora, non c’è un’anomalia che non ne produca un’altra. E così nasce una catena di anomalie. Più tale catena è logica, serrata, essenziale, più il racconto delle Mille e una notte è bello (cioè vitale, esaltante). La catena delle anomalie tende sempre a ritornare alla normalità. La fine di ogni racconto delle Mille e una notte consiste in una “disparizione” del destino, che si insacca nella felice sonnolenza della vita quotidiana. Ciò che mi ha ispirato dunque nel film è vedere il Destino alacremente all’opera, intento a sfasare la realtà: non verso il surrealismo e la magia, ma verso l’irragionevolezza rivelatrice della vita, che solo se esaminata come “sogno” o “visione” appare come significativa. Ho fatto perciò un film realistico, pieno di polvere e di facce povere. Ma ho fatto anche un film visionario, in cui i personaggi sono “rapiti” e costretti a un’ansia conoscitiva involontaria, il cui oggetto sono gli avvenimenti che gli accadono...
P.P. Pasolini, in IL TEMPO, 28 aprile 1974

1974 IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE

Regia di Pier Paolo Pasolini (aiuto regia: Umberto Angelucci)
Produzione: Alberto Grimaldi - PEA (Roma) / Les Productions Artistes Associés (Paris)
Distribuzione: United Artists Europa
Soggetto
: «Alf Laylah wa-Laylah» [Le mille e una notte]
Sceneggiatura
: Pier Paolo Pasolini, Dacia Maraini
Fotografia
: Giuseppe Ruzzolini
Musica
: a cura di Ennio Morricone

Fra gli interpreti
: Ninetto Davoli, Margareth Clementi

PRIMA PROIEZIONE
:
20 maggio 1974: Festival di Cannes. Versione di 155 minuti, poi ridotta da Pasolini alla durata attuale
20 giugno 1975: Milano, Cinema Capitol. Anteprima nazionale di beneficienza

USCITA NELLE SALE
:
22 agosto 1974: Roma, Cinema Barberin, Holyday, Palazzo

STORIA
:
Film girato dal 2 marzo al 3 maggio 1973 nei teatri di poa degli Stabilimenti Labaro Film (Roma). Esterni: Yemen del Nord e del Sud, Persia (Isfahan, moschea di Mesjed-esh-Shah); Katmandu (Nepal); Asmara (Etiopia); Nuova Delhi, Benares (India).

TRAMA
:
Il fiore delle Mille e una notte è una sorta di affresco di un mondo passato e presente - quel Terzo Mondo dal quale il regista si sentiva particolarmente affascinato e attratto - attraversato da un grande senso di serenità e di sensualità. Pasolini mette in scena il suo sogno, la sua idealizzazione e mitizzazione del Terzo Mondo: il sesso viene liberato dagli aspetti legati al possesso, alla prevaricazione, al predominio. La libertà sessuale si concretizza nell’autenticità e nella purezza dei sentimenti, così che il sesso si manifesti come dono reciproco, nella sua innocenza e delicatezza, mai morboso né osceno.

BIBLIOGRAFIA
:
- P.P. Pasolini, Il fiore delle Mille e una notte, in Trilogia della vita. Il Decameron - I racconti di Canterbury - Il fiore delle Mille e una notte. A cura di Giorgio Gattei, s.l., Cappelli, 1975 (ottobre). Sceneggiatura completa.

Fonte:
L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI
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Filmografia completa
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1970 OSTIA





1970 OSTIA


Regia di Sergio Citti
Produzione: Alvaro Mancori A.M. Chrétien
Distribuzione: Alvaro Mancori A.M. Chrétien
Soggetto: Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti
Fotografia: Mario Mancini
Musica: Franco De Masi

Fra gli interpreti: Laurent Terzieff, Franco Citti, Ninetto Davoli

TRAMA:
Figli di padre anarchico, morto ubriaco per mano loro, e di madre cattolica credente, finita in manicomio (conseguenza di un incesto col proprio padre che le tolse l’innocenza lasciandole l’incoscienza), Rabbino e Bandiera, omosessuali inconsapevoli, accolgono nella loro catapecchia di Ostia una pupa di periferia. Sarà lei l’involontaria causa di un fratricidio.

BIBLIOGRAFIA:
- Sergio Citti, Ostia, Milano, Garzanti, 1970 (27 maggio). Sceneggiatura completa.

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1974 SWEET MOVIE [ DOLCEFILM ]




1974 SWEET MOVIE [ DOLCEFILM ]


Regia di Dusan Makavejev
Produzione: Vincent Malie per la V.M. Production, Paris - Mojac Milm, Montreal - Maran Film, Munich

Distribuzione: Cineteca dell’Aquila
Soggetto e sceneggiatura: Dusan Makavejev
Traduzion
e e adattamento: Pier Paolo Pasolini e Dacia Maraini

Fotografia: Pierre Lhomme
Musica: Manos Hadjidakis


Fra gli interpreti: Carole Laure, Pierre Clémenti and Anna Prucnal


STORIA:
Il film esce nel maggio 1974. Nell’edizione italiana vengono tagliati dieci minuti perché giudicati troppo scandalosi.


TRAMA:
Al concorso di Miss Mondo 1984, organizzato dalla Associazione Cintura di Castità, vince la candidata canadese che viene sposata dal miliardario texano Mr. Kapital. Nel frattempo Lev Bakounine, marinaio superstite del Potemkin, sale sulla Nave Survival ad Ansterdam, dove conosce e si innamora di Anna Planeta, ex terrorista comunista delle Brigate Internazionali. Miss Mondo, sfuggita al texano insieme a Mr. Muscolo, arriva a Parigi dove viene sedotta dal messicano El Macho prima di tentare una purificazione presso la Therapie Komune di Vienna. Sulla Survival, intanto, Anna corrompe dei fanciulli; quindi massacra Bakounine. Quando interviene la polizia, scopre una serie di cadaveri e trasferisce l’ex rivoluzionaria in un manicomio criminale. Miss Mondo, disgustata dalle pratiche della Komune, ne esce e viene subito ingaggiata per pubblicizzare la cioccolata.


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1973 TRASH [ Trash - I rifiuti di New York ]





1973 TRASH [ Trash - I rifiuti di New York ]

Regia di Paul Morrissey
Traduzione e adattamento dialoghi: Pier Paolo Pasolini e Dacia Maraini
Doppiaggio: a cura di Pier Paolo Pasolini e Dacia Maraini

STORIA:
Il film Trash, prodotto da Andy Warhol per la regia di Paul Morrissey, fa parte della trilogia «Flesh», «Trash» e «Heat». Girato nel corso di otto sabati pomeriggio, uscì il 5 ottobre 1970 e fu presentato nella Settimana Internazionale della Critica al Festival di Cannes 1971. Nell’edizione italiana la relazione omosessuale diventa una relazione fra ragazzo e ragazza. Il doppiaggio, curato da P.P. Pasolini e Dacia Maraini, fece uso di voci che non avevano mai seguito corsi di dizione.


TRAMA:
In un lurido stanzone convivono la transgender Olly (Holly Woodlawn), volitiva e viziosa, e Joe (Joe Dallesandro), tossicomane e impotente. Fra insulti e riconciliazioni, ognuno dei due accetta o cerca ogni possibile avventura. Olly vede nella gravidanza della sorella Diane (Diane Podel) la soluzione ai loro problemi e la possibilità di far disintossicare Joe: si prenderà il bambino e potrà avere un ricco sussidio. Ma il funzionario comunale, maniaco feticista, non riuscendo a farsi vendere le scarpe di Olly, le rifiuta il sussidio. I due giovani allora, proprio nel momento in cui sono abbandonati come rifiuti tra i rifiuti, ritrovano una scintilla di dignità e decidono di aiutarsi a sopravvivere in qualche modo.

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, Trash di Paul Morissey. Dialoghi italiani di Pier Paolo Pasolini, in FILMCRITICA Anno XXIV nn. 238/240, Roma, 1973 (ottobre/dicembre); pp. 325-360.


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1973 STORIE SCELLERATE




1973 STORIE SCELLERATE

Regia di Sergio Citti
Produzione:Alberto grimaldi P.E.A. (Roma) - Les productios Artistes Associés (Paris)
Distribuzione: United Artists Europa
Soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti
Fotografia: Tonino Delli Colli
Musica: Francesco De Masi


Fra gli interpreti: Franco Citti, Ninetto Davoli

TRAMA:
Sono 4 storie raccontate da Mammone e Bernardino, condannati a morte nella Roma papalina per aver derubato e ferito a morte un mercante. Desunta da Matteo Bandello, la 1ª narra del duca di Ronciglione e di Nicolino che scoprono di essere stati cornificati dai ragazzetti e dal parroco del villaggio. La 2ª dice di due pecorai, uno dei quali seduce la moglie dell’altro che si vendica. La 3ª mette in scena un prete gaudente e il suo servo che per avidità l’uccide. La 4ª è presa da un fatto di cronaca: un giovane che ha sedotto una donna sposata è pugnalato dal marito e dall’amante di lei. L’epilogo illumina il senso di tutto il film: i quattro finiscono davanti a un padreterno contadino che condanna i primi tre per ipocrisia e assolve il giovane incapace di nascondere il rimpianto per le gioie della vita.


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1972 I RACCONTI DI CANTERBURY







Perché io sono giunto all’esasperata libertà di rappresentazione di gesti e atti sessuali, fino alla rappresentazione in dettaglio e in primo piano, del sesso? Ho una spiegazione che mi fa comodo e mi sembra giusta, ed è questa. In un momento di profonda crisi culturale (gli ultimi anni Sessanta), che ha fatto (e fa) addirittura pensare alla fine della cultura - che infatti si è ridotta, in concreto, allo scontro, a suo modo grandioso, di due sottoculture: quella della borghesia e quella della contestazione ad essa - mi è sembrato che la sola realtà preservata fosse quella del corpo. Protagonista dei miei film è stata così la corporalità popolare. Non potevo non giungere alle estreme conseguenze di questo assunto. Il simbolo della realtà corporea è infatti il corpo nudo: e, in modo ancor più sintetico, il sesso. I rapporti sessuali mi sono fonte di ispirazione anche di per se stessi, perché in essi vedo un fascino impareggiabile, e la loro importanza nella vita mi pare così alta, assoluta, da valer la pena di dedicarci ben altro che un film. Tutto sommato il mio ultimo cinema è una confessione anche di questo, sia detto chiaramente. E, siccome ogni confessione è anche una sfida, contenuta nel mio cinema è anche una provocazione. Una provocazione su più fronti. Provocazione verso il pubblico borghese e benpensante. Provocazione verso i critici, i quali, rimuovendo dai miei film il sesso, hanno rimosso il loro contenuto, e li hanno trovati dunque vuoti, non comprendendo che l’ideologia c’era, eccome, ed era proprio lì, nel cazzo enorme sullo schermo, sopra le loro teste che non volevano capire...
P.P. Pasolini, dall’intervento al convegno «Erotismo, eversione, merce», Bologna, 1972.



1972 I RACCONTI DI CANTERBURY

Regia di Pier Paolo Pasolini (aiuto regia: Sergio Citti, Umberto Angelucci)
Produzione: Alberto Grimaldi - PEA
Distribuzione: United Artists Europa
Soggetto: «The Canterbury Tales» di Geoffrey Chaucher
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Tonino Delli Colli
Musica: a cura di Pier Paolo Pasolini, collaborazione di Ennio Morricone


Fra gli interpreti: Pier Paolo Pasolini (Geoffrey Chaucher), Ninetto Davoli, Laura Betti, Franco Citti

PRIMA PROIEZIONE:
2 luglio 1972: XXII Festival di Berlino (versione di lavorazione, ridotta rispetto a quella definiiva)

USCITA NELLE SALE:
2 settembre 1972: Benevento, Cinema Sannio; 16 settembre 1972: Roma, Cinema Embassy, Eurcine, Moderno; Milano, Cinema Capitol, Ritz. Il film è stato proiettato il 3 settembre 1972 a Grado, nell’ambito della III settimana internazionale del cinema. Premi: Orso d’Oro al XXII Festival di Berlino.

STORIA:
Film girato dal 16 settembre al 23 novembre 1971 negli interni Safa Palatino (Roma) e negli esterni in Inghilterra di Canterbury, Maidstone, Cambridge, Bath, Wells, Hastings, Abbazia di Battle, Warwick, Chipping Campden, St. Osyth, Layer Marney, Lavenham, Paycocks Greenacrey, Ickleshan, Rolvenden, e in Sicilia (Etna). Nella versione definitiva del film vennero eliminate alcune sequenze e fu modificata la struttura dell’opera, che inizialmente prevedeva l’introduzione di ognuno degli otto segmenti da parte di un personaggio e una cornice generale ai racconti costituita dalla presenza “a posteriori” di Geoffrey Chaucer (interpretato da Pasolini) che rifletteva sul suo lavoro. Quest’ultima cornice narrativa venne parzialmente mantenuta, ridotta e inserita nel film soltanto al termine di quattro racconti.

TRAMA:
Secondo film della Trilogia della vita. In cammino verso Canterbury per onorare le spoglie dell’arcivescovo Thomas Beckett, Chaucer (Pasolini) e altri pellegrini raccontano storie e aneddoti. Tra i 24 che compongono la raccolta dei Canterbury Tales, il regista ne ha scelti 8, talvolta liberamente rielaborandoli o inventando: uno studente seduce la moglie di un superstizioso legnaiolo; due amici si vendicano di un mugnaio disonesto; le disavventure del candido e gaio Perkin; una donna insaziabile “consuma” cinque mariti; un maturo scapolo sposa una moglie troppo giovane; la discesa agli inferi di un frate; gli insuccessi di un altro frate a cui nessuno vuole comprare le reliquie.

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, I racconti di Canterbury, in Trilogia della vita. Il Decameron - I racconti di Canterbury - Il fiore delle Mille e una notte. A cura di Giorgio Gattei, s.l., Cappelli, 1975 (ottobre). Sceneggiatura completa.


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1972 - 12 DICEMBRE




Perché ho fatto questo film insieme a un gruppo di giovani compagni di Lotta Continua? Il perché c’è sicuramente, ma, per essere sincero io non lo so dire. Ho criticato a suo tempo, con violenza e forse con inopportunità, l’azione politica dei giovani: molte di quelle mie critiche si sono sfortunamente rivelate giuste, e non ne abiuro. Tuttavia mi sembra che la tensione rivoluzionaria reale sia vissuta oggi dalle minoranze di estrema sinistra. La critica globale e quasi intollerante che queste esprimono contro lo stato italiano e la società capitalistica mi trovano completamente d’accordo nella sostanza, anche se non spesso sulla forma. Perciò, fin che ne sono capace, e ne ho la forza, è ad esse che mi unisco...
P.P. Pasolini, Il cinema in forma di poesia, Pordenone, Cinemazero, 1979; p. 97.

1972 DODICI DICEMBRE

Regia di Pier Paolo Pasolini (non accreditato) e Giovanni Bonfanti (aiuto regia: Maurizio Ponzi, Fabio Pellarin, Umberto Angelucci)
Produzione: Giovanni Bonfanti - Lotta Continua
Distribuzione: Circoli Ottobre - Lotta Continua / DAE
Soggetto: Giovanni Bonfanti e Goffredo Fofi
Sceneggiatura: Giovanni Bonfanti
Fotografia: Giuseppe Pinori, SEbastiano Celest Enzo Tosi, Roberto Lombardi, Dimitri Nicolau
Musica: Pino Masi


STORIA:
La regia del film è attribuita interamente a Giovanni Bonfanti. In realtà Pasolini ne diresse personalmente circa la metà. Il film si impernia sulla strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, la strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969.


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1971 IL DECAMERON




Decameron è un’opera che vuole essere completamente gioiosa, in maniera astratta (...). L’ottimismo del Boccaccio era un ottimismo storico. Cioè, nel momento in cui lui viveva, esplodeva quella meravigliosa e grandiosa novità, che era la rivoluzione borghese: cioè nasceva la borghesia. E, in quel momento, intorno al Boccaccio, la borghesia aveva la grandezza, che avrebbe raggiunto solo in certi momenti, e in certi stadi, e in certe, diciamo così, aree marginali della sua storia. [...] Quindi il Boccaccio ha vissuto in questi momenti di esplosione, di nascita, di inizio e di principio di una nuova era. E questo ottimismo suo, che è razionale e logico (perché la ragione è il segno della borghesia), fa sì che l’opera del Boccaccio sia una grande opera gioiosa. Evidentemente, per me tutto questo non avviene. Io ho ritagliato un Boccaccio mio, particolare. Il mio Boccaccio è infinitamente più popolare del Boccaccio reale. Il Boccaccio reale è popolare in un senso molto più vasto di questa parola: la borghesia veniva lecitamente compresa nel popolare allora (le istituzioni erano ancora feudali, erano ancora aristocratiche. Il potere era ancora un potere, o metafisico nel Papa, o insomma era comunque un potere sacro). Dunque, la borghesia, in qualche modo, era estremamente più vicina al popolo. [...] Quindi ho ritrovato quella gioia e l’ho, diciamo così, sostituita con quella innocente gioia popolare, in un mondo che è ai limiti della storia, e in un certo senso fuori della storia...
 (Pier Paolo Pasolini).

1971 IL DECAMERON


Regia di Pier Paolo Pasolini (aiuto regia: Sergio Citti, Umberto Angelucci)
Produzione: Franco Rossellini - PEA (Roma) / Les Productions Artistes Associés (Paris) / Artemis Film (Berlin)
Distribuzione: United Artists Europa
Soggetto: «Decamerone» di Giovanni Boccaccio
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Tonino Delli Colli

Musica: a cura di Pier Paolo Pasolini, collaborazione di Ennio Morricone


Fra gli interpreti: Pier Paolo Pasolini (Giotto), Franco Citti, Ninetto Davoli, Giuseppe Zigaina, Silvana Mangano

PRIMA PROIEZIONE:
29 giugno 1971: XXI Festival di Berlino

USCITA NELLE SALE:
25 agosto 1971: Trento, Cinema Moderno; 18 settembre 1971: Roma, Cinema Embassy

STORIA:
Film girato fra il settembre e l’ottobre del 1970 nei teatri di posa Safa Palatino (oma). Esterni di Napoli, Casola Amalfi, Vesuvio, Ravello Meta di Srrno, Caserta; dintorni di Roma e Viterbo; Nepi, Abbazia di Fossanova, Latina; Bolzano e dintorni, Bressanone; Francia (Valle della Loira).

TRAMA:
Insieme agli altri due successivi film («I racconti di Canterbury» e «Il fiore delle Mille e una notte») costituisce la «Trilogia della vita», in cui Pasolini si propose di esaltare i valori della corporeità e della vitalità sessuale.

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, Il Decameron, in Trilogia della vita. Il Decameron - I racconti di Canterbury - Il fiore delle Mille e una notte. A cura di Giorgio Gattei, s.l., Cappelli, 1975 (ottobre). Sceneggiatura completa.
- Roy Armes, Pasolini - Pasolini’s The Decameron, in FILMS AND FILMING Vol. XVII n. 9 - 201, London, Hamsom Books, 1971 (giugno); pp. 55-62.


Fonte:
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1970 LO SCIOPERO DEGLI SPAZZINI



E oggi 24 aprile 1970 è giorno di sciopero: l´Ordine degli Scopini è entrato nella storia; bisogna essere contenti, come se gli angeli fossero scesi sulla terra, a sedersi sulle panchine dei viali e sui muretti della borgata; è il giorno di Rivelazione; è caduta ogni separazione tra il Regno d´Ognigiorno e il regno della Coscienza; ciò che resta intatta è l´umiltà; perchè chi ebbe una vocazione vera non conosce la violenza; e parla con grazia anche dei propri diritti...
Pier Paolo Pasolini, testo tratto dal film

1970 LO SCIOPERO DEGLI SPAZZINI
[ APPUNTI PER UN ROMANZO SULL’IMMONDEZZA ]
Documentario


Regia di Pier Paolo Pasolini
Produzione: Unitelefilm per il Comitato Cineasti Contro la Repressione
Sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini


PRIMA PROIEZIONE:
7 dicembre 2005: Auditorium Parco della Musica Sala Petrassi

STORIA:
Questo documetario, che celebra il primo sciopero dei netturbini del 24 aprile 1970, avrebbe dovuto far parte di un’opera collettiva, terminata nel settembre 1970. Il film fu girato ma non montato. Si pensava fosse andato perduto ma è stato ritrovato nel 2005 negli scaffali dell´Archivio del Movimento Operaio e Democratico da Mimmo Calopresti. Il cineasta lo trasferì su supporto digitale e girò un suo personale omaggio, intitolato «Come si fa a non amare Pier Paolo Pasolini. Appunti per un romanzo sull’immondezza». Non è stato ritrovato l´audio.


Il documentario di Pasolini
sul primo sciopero dei netturbini



Pasquale Colizzi, l'Unità giugno 2006

Avevano tutti contro: i partiti politici li ignoravano, i sindacati erano frammentati, i cittadini li affrontavano con disprezzo, la stampa li attaccava, erano i pària della nostra società, lavorando in condizioni disumane. I netturbini, correva il 1970, erano finalmente sul piede di guerra: il 24 aprile promossero tre giorni di sciopero nazionale, col 70% di adesione e una campagna di sensibilizzazione che attraversò le grandi città italiane. C´erano tutti i presupposti perché Pier Paolo Pasolini si interessasse alla sorte di questi "angeli" che ripulivano le nostre abitazioni dalle scorie che il consumismo galoppante portava in dote. Così girò un documentario di 85 minuti diviso in più parti: le "fumose" assemblee degli scopini, la discarica di Roma, gli operatori ai Mercati Generali. Questo documento inedito, considerato disperso nonostante apparisse nella filmografie pasoliniane per lo più straniere, è stato ritrovato negli scaffali dell´Archivio del movimento operaio e democratico da Mimmo Calopresti, che ne è l´attuale presidente. Il cineasta ha deciso di trasferirlo su supporto digitale e di girare un suo personale omaggio, intitolato un po´ provocatoriamente «Come si fa a non amare Pier Paolo Pasolini. Appunti per un romanzo sull'immondezza». Non è stato ritrovato l´audio e, a meno di altre fortunate scoperte, la pellicola portata in salvo (già proiettata a Roma l'anno scorso *) sarà presentata al Festival di Berlino, ad apertura della sezione Forum, accompagnata da musica suonata dal vivo. Pasolini girò per conto del Comitato cineasti italiani contro la repressione, un collettivo di registi molto attivo in quegli anni. Era naturalmente impegnato nel lavoro di controinformazione che doveva passare per i circuiti alternativi a quelli tradizionali. Nello stesso periodo, per esempio, con Lotta continua stava dando vita al documentario 12 dicembre, a un anno dalla strage di piazza Fontana. Il poeta aveva già sviluppato la sua particolare "poetica della monnezza": come chiamare allora le immagini surreali e struggenti della discarica nella quale vengono gettate le marionette Totò e Ninetto Davoli in Che cosa sono le nuvole del ´67? Domenico Modugno è un netturbino che cantando trasporta le marionette a morire come rifiuti e rinascere allo stesso tempo, perché possono vedere per la prima volta il mondo fuori dal teatro. In realtà il lavoro documentario era anche inserito in un filone che il regista riuscì a sviluppare solo in parte mentre era in vita: il ciclo dedicato al Terzo Mondo tra il ´67 e il ´70 si componeva già degli Appunti per un film sull´India e Appunti per un´Orestiade africana. In mancanza degli audio però Calopresti ha intervistato Silvano Pellegrini, sindacalista e "scopino", all´epoca incaricato di seguire Pasolini nel suo lavoro di documentazione. Il suo è un ritratto commosso e crudo sulle condizioni di lavoro disperate della categoria. Le genitori terrorizzavano i figli: «Se non fai il bravo ti faccio fare lo spazzino». I netturbini dovevano ritirare porta a porta i sacchi di iuta pieni di spazzatura, oltre a dover lavorare con pale d´acciaio che pesavano 12 chili. Il risultato, come mostra il signor Pellegrini, erano spalle curvate a destra e malattie alle vie respiratorie. La loro lotta chiedeva condizioni di sicurezza e igiene, oltre al ritiro della spazzatura per strada. I cittadini erano assolutamente contrari: come rinunciare a schiavi che ti risparmiano un lavoro così ignobile? Pasolini, intervenendo all´assemblea, consigliò agli scopini di «lottare, ma senza mai perdere la pazienza». Poi proseguì spiegando che secondo lui bisognava cercare di intervenire sulla mentalità della gente, fare una battaglia di civiltà. Decisero quindi un colpo di teatro: stamparono 500mila volantini da distribuire a Roma spiegando le loro rivendicazioni e riportando i risultati di analisi cliniche a cui si erano sottoposti a loro spese. I dati erano impressionanti: furono riscontrate malattie sconosciute dell´apparato cardiocircolatorio, malformazioni alla spina dorsale, tant´è che un netturbino con 15 anni di lavoro risultava invalido al 75 per cento. Il documentario di Calopresti si apre con le immagini de La ragione di un sogno, omaggio di Laura Betti al suo sposo civile. Pasolini passeggia e poi inizia a correre sulla montagna di rifiuti nella discarica fuori Roma. "Laurissima", intervistata poco prima di morire, non dice niente: davanti alla telecamera parla al telefono concitatamente in inglese, poi canta, seduta alla scrivania, gli occhi pieni di una malinconia indicibile. Bernardo Bertolucci invece ricorda il modo di lavorare di Pasolini, il linguaggio filmico che si formava scena dopo scena. Tra i suoi amori la pittura toscana delle pale d´altare, la Giovanna d´Arco di Dreyer, l´idea che la vita fosse un linguaggio e l´immondizia stessa il simbolo della materialità. Infine Enzo Siciliano, l´intellettuale suo biografo ma anche attore nel Vangelo secondo Matteo. La sua testimonianza rende palese l´amore di Pasolini per i volti, le semplici espressioni che davanti alla telecamera trasudano verità assoluta, con le emozioni, i drammi, la profonda dignità di chi, come gli scopini, sta portando avanti una lotta di civiltà. Che l´opera di Pasolini sia rimasta incompiuta con la sua morte è una mezza verità. Tutto quello che ha scritto e filmato può essere ricomposto in un quadro più ampio e composito. Questo vale per l´ode Appunti per un romanzo sulla monnezza. Sono le parole dell´autore, questa volta, a descrivere le immagini che sta girando. I versi si concludono così: «E oggi 24 aprile 1970 è giorno di sciopero: l´Ordine degli Scopini è entrato nella storia; bisogna essere contenti, come se gli angeli fossero scesi sulla terra, a sedersi sulle panchine dei viali e sui muretti della borgata; è il giorno di Rivelazione; è caduta ogni separazione tra il Regno d´Ognigiorno e il regno della Coscienza; ciò che resta intatta è l´umiltà; perchè chi ebbe una vocazione vera non conosce la violenza; e parla con grazia anche dei propri diritti». -------------------
* 7 dicembre 2005 - Auditorium Parco della Musica Sala Petrassi
Come si fa a non amare Pasolini. Appunti per un romanzo sull'immondezza In occasione del ventennale dell’AMA di Roma, una serata evento dedicata al cinema dove viene presentato un documentario curato dal regista Mimmo Calopresti su materiale cinematografico girato da Pier Paolo Pasolini e finora mai visto: un progetto di Romanzo sull’immondezza, di cui ci rimangono anche una poesia come commento in versi del film ed alcune interviste in cui egli stesso spiega il progetto. Pasolini girò il documentario Lo sciopero degli spazzini sullo sciopero dei netturbini del 1970, il filmato è in bianco e nero ed è conservato presso l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio. Il documentario del 1970 fu prodotto dalla Unitelefilm ed era uno dei prodotti del Comitato Cineasti Italiani contro la repressione, Pasolini ne parlò in qualche intervista e disse che era parte di un progetto più ampio accennando, addirittura, ad un film di molte ore che riguardava il Terzo Mondo (Paese Sera, 19/6/1970). Il documentario di Calopresti è una produzione della Gagé Produzioni con Wildside Media, in collaborazione con AMA e l’Archivio del Movimento Operaio e Democratico.


Fonte:
L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI
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