mercoledì 1 maggio 2013

1975 SALO’ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA





Ho finito per dimenticare com’era l’Italia fino a una decina di anni fa e anche meno, e, poiché non ho altra alternativa, ho finito con l’accettare l’Italia com’è diventata. Una immensa fossa di serpenti, dove, salvo qualche eccezione e alcune misere élites, tutti gli altri sono appunto dei serpenti, stupidi e feroci, indistinguibili, ambigui, sgradevoli... E tutto ciò a causa, a) del loro degradante consumismo coatto, b) della scuola d’obbligo che li ha frustrati rendendoli coscienti della propria ignoranza e nel tempo stesso presuntuosi per quelle quattro sciocchezze moralistiche e pseudo-democratiche che vi hanno imparato; c) della televisione, che mostra loro i modelli di vita e concretizza i valori attraverso il suo linguaggio che, essendo pura rappresentazione, non ammette repliche logiche; d) di un’infinità di altre cause tutte concorrenti e tutte nate dalla stessa matrice che è il mutamento della natura del Potere economico.... Non resta che adattarsi. E poiché l’adattamento è una sconfitta e la sconfitta rende aggressivi e magari anche un po’ crudeli, ecco Salò, o diciamo pure salaud. Questo film va talmente al di là dei limiti che ciò che dicono sempre di me dovranno poi esprimerlo in altri termini. E’ un nuovo scatto. Un nuovo regista. Pronto per il mondo moderno... Dopo Salò farò un film che mi sta molto a cuore e quindi mi isolerò nella mia casa di campagna per scrivere il libro della mia vita... Diciamo che metterò fine alla mia carriera cinematografica con Salò e il prossimo film.
P.P. Pasolini, Autointervista, in Le regole di una illusione, Roma, Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini, 1991; p. 319


1975 SALO’ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA


Regia di Pier Paolo Pasolini (aiuto regia: Umberto Angelucci)
Produzione: Alberto Grimaldi - PEA (Roma) / Les Productions Artistes Associés (Paris)
Distribuzione: United Artists Europa
Soggetto: «Les cent-vingt journées de Sodome» di D.A.F. de Sade
Sceneggiatura: Sergio Citti, Pier Paolo Pasolini, Pupi Avati
Fotografia: Tonino Delli Colli
Musica: a cura di Ennio Morricone

Fra gli interpreti: Uberto Paolo Quintavalle, Elsa De Giorgi

PRIMA PROIEZIONE:
22 novembre 1975: I Festival di Parigi

USCITA NELLE SALE:
10 gennaio 1976: Milano, Cinema Majestic, Nuovo Arti, Ritz.

STORIA:
Film girato dal 3 marzo al 9 maggio 1975 nei teatri di posa di Cinecittà. Esterni a Salò, Mantova, Gardelletta. Il 26 agosto 1975 dalla Technicolor di Roma furono rubate pizze di negativi di film in lavorazione di Federico Fellini, Damiano Damiani e Pasolini. Dal positivo di Salò fu stampato un intermediate negativo a contatto. La lunga sequenza girata per i titoli di testa (una festa da ballo di tutta la troupe) non è più rintracciabile. A testimonianza restano solo alcune fotogafie. Proiettato in anteprima al Festival di Parigi il 22 novembre 1975 (Pasolini era morto da tre settimane), il 23 dicembre ottenne il visto per le sale italiane ma tre settimane dopo venne sequestrato e si aprì un procedimento penale contro il produttore Alberto Grimaldi. Fu l’inizio di un’odissea giudiziaria che durò quindici anni: solo nel 1991 venne riconosciuta piena dignità artistica al film, per altro mantenendo il divieto della visione ai minori di 18 anni. Il film è tuttora inedito nelle televisioni in chiaro, mentre per quelle a pagamento, il primo passaggio è avvenuto sul canale Stream il 2 novembre 2000 per i 25 anni della morte di Pasolini.

TRAMA:
Il film segue la falsariga del romanzo del Marchese de Sade, attraverso la ripetizione infinita del numero magico 4. Quattro “Signori”, rappresentanti di tutti i Poteri, il Duca (quello nobiliare), il Monsignore (quello ecclesiastico), Sua Eccellenza il Presidente della corte d’Appello (quello giudiziario) e il Presidente Durcet (quello economico), si riuniscono in una villa assieme a quattro Megere, ex meretrici, e a una schiera di giovani ragazzi e ragazze, catturati tra i figli dei partigiani, o partigiani essi stessi, in una sontuosa e cadente villa, isolata dal mondo dal presidio dei soldati Repubblichini e delle SS. Le giornate si svolgono attraverso una struttura infernale dantesca, che corrisponde alle quattro parti (un Antinferno e tre Gironi), in cui è diviso il film. Le tre Megere, nella mansione di narratrici, hanno il compito di raccontare le proprie perversioni sessuali nella cosiddetta Sala delle Orge. Le narratrici sono accompagnate al pianoforte da una quarta donna, che ha il compito di estetizzare ulteriormente il loro racconto crudo, pornografico e compiaciuto. L’Antinferno mostra la sottoscrizione delle regole da parte dei quattro Signori, il loro patto di sangue (ognuno sposa la figlia dell’altro), e la cattura dei giovani repubblichini di leva da parte delle SS, e infine la caccia delle vittime da parte dei repubblichini. Le vittime vengono tradotte poi nell’enorme villa, fuori Salò, selezionate e irregimentate dai Signori e dai loro orribili galoppini. I giovani subalterni, maschi e femmine, si dividono così in quattro gruppi: le vittime, i soldati, i collaborazionisti, la servitù. Il primo girone è il Girone delle Manie. In esso, guidati dalla Signora Vaccari, i Signori esercitano una serie di sevizie sui corpi nudi o vestiti degli adolescenti, aiutati e rinforzati dai fedeli repubblichini. Tra le molte sevizie, primeggia quella di farli mangiare a quattro zampe, nudi, latranti come dei cani, degli scampoli di cibo gettati in terra o nelle ciotole, quando alcuni di questi bocconi di cibo sono riempiti, a sorpresa, di chiodi. Il Girone della Merda , sotto la guida della Signora Maggi, si svolge tutto all’insegna dell’analità, o meglio, dell’oroanalità, dal momento in cui alle sempre più fitte chiacchiere erudite dei signori (che citano a memoria Klossowski, Baudelaire, Proust e Nietzsche) si aggiunge la scatofagia, per cui tutti sono letteralmente obbligati a cibarsi della propria merda, appositamente raccolta durante il giorno. Il Girone del Sangue mostra l’apice delle efferatezze del film: qui i Signori, dopo aver costretto ognuno dei ragazzi a trasformarsi in delatore nei confronti delle infrazioni altrui, prescelgono le vittime designate allo strazio e accettano i peggiori come collaborazionisti. In seguito, in un’orgia progressiva di torture, amputazioni, e varie uccisioni rituali, i Signori, aiutati dai loro vecchi e nuovi collaboratori, si prodigano in balletti isterici e atti sessuali necrofili sulle vittime, portando all’apoteosi il loro sentimento di disprezzo reciproco e del mondo. Il film ha poi, non preannunciato, un Epilogo. Nel mezzo dell’immane carneficina, due giovanissimi collaborazionisti, annoiati e assuefatti, cambiano canale alla radio d’epoca che trasmette i Carmina Burana di Orff, e improvvisano maldestramente, sulla canzonetta degli anni Quaranta Son tanto triste, motivo conduttore del film, qualche passo di valzer, pronunciando questo dialogo: “Sai ballare?” “No.” “Dai, proviamo. Proviamo un po’...” “Come si chiama la tua ragazza?” “Margherita”.

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, Preview of Pier Paolo Pasolini’s Salò pr The 120 Days in the City of Sodom, in FILMS AND FILMING Vol. XXI n. 12 - 252, London, Hamsom Books, 1975 (settembre); pp. 43-45. Con nove fotografie di Deborah Beer.
- Uberto Paolo Quintavalle, Giornate di Sodoma, Milano, SugarCo Edizioni [stampa: Tipolito Milano-Roma - Milano], 1976 (gennaio).
- Stefano Murri, Pier Paolo Pasolini. Salò o le 120 giornate di Sodoma, Torino, Lindau, “Universale Film n. 22”, 2001 (marzo). Analisi delle scene e del montaggio.

Fonte:
L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI
Libri fotografie giornali manifesti
Filmografia completa
EDIZIONI DELL’ARENGARIO







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1974 LE MURA DI SANA’A




Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen a salvarsi dalla sua distruzione, cominciata con la distruzione delle mura di Sana’a.
Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen ad avere coscienza della sua identità e del paese prezioso che esso è.
Ci rivolgiamo all’Unesco perché contribuisca a fermare una miseranda speculazione in un paese dove nessuno la denuncia.
Ci rivolgiamo all’Unesco perché trovi la possibilità di dare a questa nuova nazione la coscienza di essere un bene comune dell’umanità, e di dover proteggersi per restarlo.
Ci rivolgiamo all’Unesco perché intervenga finché è in tempo a convincere una ancora ingenua classe dirigente che la sola ricchezza dello Yemen è la sua bellezza; che conservare tale bellezza significa oltretutto possedere una risorsa economica che non costa nulla, e che lo Yemen è in tempo a non commettere gli errori commessi dagli altri paesi.
Ci rivolgiamo all’Unesco in nome della vera se pur ancora inespressa volontà del popolo yemenita, in nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri, in nome della grazia dei secoli oscuri, in nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato...
P.P. Pasolini, dal commento al film

1974 LE MURA DI SANA’A

Regia di Pier Paolo Pasolini
Produzione: Franco Rossellini per Rosina ANSTALT
Soggetto e commento: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Tonino Delli Colli


PRIMA PROIEZIONE:
Televisione: 16 febbraio 1971, mandato in onda dalla RAI Radiotelevisione Italiana, nella rubrica «Boomerang».


Cinema: 20 giugno 1974, Milano, Cinema Capitol, in occasione dell’anteprima italiana de Il fiore delle Mille e una Notte.

USCITA NELLE SALE:
Il film non è uscito nei circuiti commerciali

STORIA:
Film documentario “in forma di appello all’UNESCO” girato a Sana’a (Yemen del Nord) la domenica del 18 ottobre 1970, alla fine delle riprese del Fiore delle Mille e una Notte: “Era l’ultima domenica che passavamo a Sana’a, capitale dello Yemen del Nord. Avevo un po’ di pellicola avanzata dalle riprese del film. Teoricamente non avrei dovuto possedere l’energia per mettermi a fare anche questo documentario; e neanche la forza fisica, che è il requisito minimo. Invece energia e forza fisica mi son bastate, o perlomeno le ho fatte bastare. Ci tenevo troppo a girare questo documento. Si tratterà forse di una deformazione professionale, ma i problemi di Sana’a li sentivo come problemi miei. La deturpazione che come una lebbra la sta invadendo, mi feriva come un dolore, una rabbia, un senso di impotenza e nel tempo stesso un febbrile desiderio di far qualcosa, da cui sono stato perentoriamente costretto a filmare. [...] Ma intanto ogni giorno che passa è un pezzo delle mura di Sana’a che crolla o vien nascosto da una catapecchia ‘moderna’. [...] È uno dei miei sogni occuparmi di salvare Sana’a ed altre città, i loro centri storici: per questo sogno mi batterò, cercherò che intervenga l’Unesco” (P.P. Pasolini). Nel 1986 Sana’a, capitale dello Yemen, è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

BIBLIOGRAFIA:
- P.P. Pasolini, Le mura di Sana’a, in EPOCA n. 1955, 27 marzo 1988. Testo integrale del commento.


Fonte:
L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI
Libri fotografie giornali manifesti
Filmografia completa
EDIZIONI DELL’ARENGARIO







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