giovedì 14 novembre 2013

Pasolini, la pista del petrolio






Pasolini, la pista del petrolio   
L'omicidio, tra sfondo sessuale e documenti scomparsi su Cefis
di Paolo Di Stefano, "Corriere della Sera" 6 febbraio 2013
I tanti che, appena si sollevano dubbi sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini, sorridono invocando il complottismo, possono stare tranquilli: avranno sempre ragione. Nessuno riuscirà mai a dimostrare nulla sulla morte dello scrittore. Intanto, per gli altri, i cosiddetti «complottisti», gli interrogativi restano. Che Pasolini sia stato ammazzato per ragioni sessuali rimane la verità ufficiale: il diciassettenne Pino Pelosi lo uccise all'idroscalo di Ostia nella notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 in una rissa. Punto. Questa certezza aveva molti vantaggi: per i letterati confermava l'idea di una morte coerente con la figura anomala dell'intellettuale che aspirava a entrare nel mito; per il movimento gay diventava l'emblema della violenza subita dagli omosessuali. Prende piede da qui la messa a fuoco fatta da Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti nel libroFrocio e basta, edito da Effigie. 
La versione ufficiale subì un forte scossone quando, nel maggio 2005, Pelosi ritrattò la sua confessione, sostenendo di essersi accusato perché sotto minaccia: disse di poter ormai parlare perché gli autori della minaccia erano morti. Precisò che sul luogo del delitto c'erano due auto; che Pasolini si trovava lì per ricevere da un ignoto due bobine di Salò trafugate; che già conosceva lo scrittore. Emerse inoltre che il giovane con cui Pasolini cenò quella sera non era Pelosi ma un biondo con i capelli lunghi. Sono ritrattazioni che trovano conferma in altre testimonianze. Eppure nell'interpretazione dell'opera e della vita (compresa la morte) dello scrittore di Casarsa ha sempre funzionato una sorta di effetto metonimia: la parte (il sesso) per il tutto. «Pretendere di ricavare dalla sessualità dell'autore una verità sull'opera è una procedura fallace e criticabile - scrive la Benedetti -, ma volerne ricavare addirittura la verità del suo omicidio offende la logica, e ancor più il senso civile della verità, che non si fermano a ciò che è verosimile ma chiedono fatti e prove».
È vero che alle lacune probatorie non si riesce a rimediare nemmeno evocando Petrolio, ma ciò che non si può liquidare con una battuta è che l'elaborazione di quel libro, da parte dell'intellettuale più ascoltato del momento, entra in un insieme inquietante. È l'insieme delle morti che hanno come movente l'oro nero. Nel 2003 lo scriveva già il magistrato Vincenzo Calia nella Richiesta d'archiviazione del caso Mattei, citando appunto Petrolio. In quel romanzo incompiuto, che mescola l'allegoria erotica con i riferimenti alla storia e all'attualità politico-economica, l'autore arriva alle stesse conclusioni a cui venticinque anni dopo sarebbe giunto Calia dopo la sua lunga indagine. Lo scrive in uno schema riassuntivo intitolato Appunti 20-30. Storia del petrolio e retroscena: «In questo preciso momento storico (I Blocco politico) Troya (!) sta per essere fatto presidente dell'Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso Mattei, cronologicamente spostato in avanti)». Troya è il nome che nella finzione lo scrittore attribuisce a Eugenio Cefis. Era quanto aveva rivelato, peraltro, un misterioso libro firmato con lo pseudonimo Giorgio Steimetz e intitolato Questo è Cefis. Il libro, uscito nel 1972 per l'Agenzia Milano Informazioni di Corrado Ragozzino, racconta la spregiudicata avventura di un capitano d'industria tra pubblico e privato, tra Stato e centri di potere occulto. L'Agenzia era finanziata dal democristiano Graziano Verzotto, della corrente rumoriana, braccio destro siciliano di Mattei e informatore segreto di Mauro De Mauro, il giornalista de «L'Ora» di Palermo ucciso nel 1970 mentre indagava sul caso Mattei, arrivando più meno alle stesse conclusioni riguardo alla responsabilità di Cefis. Il libro di Steimetz fu fatto sparire sistematicamente dalla circolazione, ma tra le carte di Pasolini, oggi depositate al Gabinetto Vieusseux, ci sono le fotocopie, che lo scrittore utilizzò come fonte. Tra quei materiali figurano anche altri documenti, sempre procurati da Elvio Facchinelli, animatore della rivista «L'Erba Voglio»: si tratta di tre conferenze (una inedita) di Cefis, compreso un discorso pronunciato all'Accademia militare di Modena il 23 febbraio 1972, che Pasolini voleva inserire nel romanzo, come cerniera tra la prima e la seconda parte.
Va inserito qui il mistero delle pagine di Petrolio che si presume siano sparite come cinque anni prima era sparito, con il suo autore, il dossier scritto di De Mauro che concludeva il lavoro commissionatogli dal regista Francesco Rosi sull'omicidio Mattei. Il libro di Benedetti e Giovannetti ricostruisce, sulla base di inchieste giudiziarie e giornalistiche, il complicato intreccio tra servizi segreti, politica, ambienti economici (centrale la figura dell'avvocato Vito Guarrasi, braccio destro di Cefis in Sicilia), gerarchie militari e criminalità organizzata che portarono alla morte non solo di De Mauro, ma anche del magistrato Pietro Scaglione, assassinato da Luciano Leggio e Totò Riina nel maggio 1971, il giorno prima che andasse in tribunale per testimoniare sulla vicenda De Mauro. E pure il vice questore di Palermo Boris Giuliano, il 21 luglio 1979, verrà fatto fuori dalla mafia dopo aver completato le indagini su Mattei. In coincidenza con questi omicidi spariscono sistematicamente i documenti più scottanti sugli affari e i delitti che riguardano il petrolio italiano. 
Ora, non è affatto scontato che il famoso Appunto 21, di cui nel manoscritto rimane solo il titolo (Lampi sull'Eni), sia stato trafugato. Ma ci sono elementi che concorrono a questa ipotesi: intanto nell'Appunto 22 Pasolini lo cita come un capitolo già scritto, che doveva contenere, tra l'altro, riferimenti espliciti al periodo partigiano di Cefis, oscurato da un episodio compromettente. Di un'effrazione in casa Pasolini nei giorni successivi all'omicidio parla un cugino dello scrittore, Guido Mazzon, che ricorda una telefonata in cui la cugina Graziella Chiarcossi comunicava quel furto. Nel marzo 2010, Marcello Dell'Utri annunciò che quelle carte sarebbero state esposte alla Mostra del libro antico di Milano, salvo poi tirarsi indietro. Nella mostra c'era, insieme al libro di Steimetz e altrettanto introvabile, un altro volume, intitolato L'uragano Cefis: autore misterioso, editore misterioso. Dell'Utri disse di aver visto i 78 fogli del capitolo Lampi su Eni: il caso vuole che Pasolini dichiarò di aver scritto 600 pagine e ciò che rimane sono 522 fogli. Dell'Utri aggiunse che si trattava di veline gialle, esattamente come tanti fogli Extrastrong di carta Fabriano che costituiscono il manoscritto del romanzo. Può darsi che il senatore avesse imparato a memoria la parte, al punto da far coincidere alla perfezione tutti gli elementi. Difficile dire.
Difficile sapere perché un senatore della Repubblica abbia fatto questo annuncio, per poi smentirlo. Incredibile che, legandoli a quel ritrovamento presunto, abbia fatto dichiarazioni su risvolti oscuri della storia italiana (Mattei, Cefis, Pasolini…) senza poi essere minimamente sollecitato a spiegare meglio e a metterci sulle piste del testo inedito. Dopo un'interpellanza parlamentare di Walter Veltroni, tutto è sprofondato nel silenzio. Gli anticomplottisti ne saranno felici.

Fonnte:


Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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IL PETROLIO E PASOLINI - NERO PETROLIO.



IL PETROLIO E PASOLINI 

By Roberto Olla | Settembre 2, 2010

Abbiamo lavorato a testa bassa e non si tratta solo di un modo di dire, basta guardare le foto di Paolo Ferrari (direttore fotografia) nell’ultimo set della produzione “Nero Petrolio”. 





 Sarà l’ultimo documentario del ciclo prodotto assieme da RaiCinema e Speciale Tg1. Capita spesso in televisione di lavorare così, ventre a terra e non solo per necessità di ripresa ma perchè devi fare in fretta per non perdere un appuntamento, una finestra, nel nostro caso, che si apre con la messa in onda del documentario il 19 settembre su RaiUno per gli Speciali del Tg1 alle ore 23,20 circa.Devo qui, innanzi tutto, ringraziare tutti i colleghi della troupe (lo farò nome per nome in un prossimo post) senza il cui sostegno non avrei potuto tenere i ritmi di questa produzione, devo rigraziare il produttore Angelo Barbagallo che ha accettato e sostenuto ad un alto livello di qualità questi ritmi, e devo ringraziare tutti i testimoni, gli esperti, i tecnici che sono intervenuti (anche qui, nome per nome in un prossimo post). L’ispirazione per questo documentario mi è venuta da una pagina di “Petrolio”  (la vedete nella foto) in cui Pasolini comincia a tracciare un diagramma, una rete di collegamenti…….in un lavoro che purtroppo per noi e per il nostro paese è rimasto incompiuto, al solo livello di bozze. Difficile dire cosa sarebbe diventato “Petrolio” anche se nel documentario alcuni ci provano. Sicuramente Pasolini aveva cominciato a collegare eventi, date, situazioni, uomini, del passato, del presente, cercando di scoprire i loro piani per il futuro.  Sicuramente stava svolgendo un lavoro che era anche giornalismo e che tra le sue mani poteva acquistare una dignità esplosiva.


Adesso una prima nota sui contenuti del documentario “Nero Petrolio”
Da noi anche il petrolio è più nero che altrove. Abbiamo cominciato presto: l’era dell’oro nero era appena agli albori, Mussolini prendeva il potere, il suo nuovo ambasciatore a Washington, il principe e ingegnere minerario Gelasio Caetani apriva la strada del mercato nazionale alla Sinclair, l’ultima arrivata tra quelle che Mattei chiamerà “le sette sorelle”, le compagnie petrolifere che dominavano il mercato mondiale. Giacomo Matteotti scoprì il giro di tangenti nascosto sotto il nero del regime e del petrolio. Ci rimise la vita.    

(nella foto il professor Canali durante le riprese all’Archivio Centrale dello Stato)


Una squadra di assassini, la cosiddetta “Ceka” fascista, guidata dal killer italo-americano Amerigo Dumini (scuola gangsteristica di Chicago) lo eliminò prima che potesse parlare.



 Forse Italo Balbo avrebbe potuto fare qualcosa per il petrolio italiano. Incaricò Ardito Desio delle ricerche in Libia e Desio trovò il petrolio. Tanto petrolio. Poi Balbo morì, la guerra fece il resto e gli alleati si presero le carte geologiche della Libia disegnate da Desio. Arrivò Mattei, il più importante leader cattolico della resistenza. Dopo la liberazione chiese la direzione di un ente giudicato decotto: l’Agip. Cominciò a trovare petrolio e gas, dichiarò che l’Italia era un piccolo gattino non ammesso al pasto dei feroci cani che si spartivano il petrolio, ovvero sempre le “sette sorelle”.  Fece nascere l’Eni. Diede il via ad una politica di contratti molto favorevoli ai paesi produttori del cosiddetto terzo mondo. Cominciò ad arrivare tanto petrolio da sostenere un’impetuosa crescita dell’economia italiana. Lo uccisero con una bomba nel suo aereo, sopra il cielo di Bascapè. Il giornalista Mauro De Mauro indagò sulla fine di Mattei e anche lui venne eliminato. Pierpaolo Pasolini, affascinato e inquietato ad un tempo da questo intrigo di potere e affari, cominciò un indagine con i suoi strumenti: un nuovo romanzo intitolato “Petrolio”. Lo assassinarono all’idroscalo di Ostia e sulla sua fine lavora la magistratura per riaprire l’inchiesta. È questa non è che una parte, piccola, della catena di delitti legata al nostro nero petrolio.  Arrivò ad indagare sulla fine di Pasolini Oriana Fallaci assieme ad un suo validissimo collaboratore e collega, Mauro Volterra………





“Non c’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, né nulla di segreto che non debba essere conosciuto.” 







Debbo ringraziare il poeta Gianni D’Elia che mi ha portato a confrontarmi con questo passo del Vangelo di Luca (12.2). Ho deciso di inserirlo in apertura nel documentario “Nero Petrolio”  che va in onda domenica 19 settembre alle ore 23,20 circa su RaiUno, ultima puntata del ciclo “Il Documentario” prodotto da RaiCinema e da Speciale Tg1.  Così, per primo voglio ringraziare Gianni D’Elia che è intervenuto con forza, con passione, portando la testimonianza di un poeta sull’assassinio di un poeta: “C’è stato solo un altro brutale assassinio di un poeta nel corso del novecento -ha detto- Si trattava di Garcia Lorca, ucciso dai franchisti, ma non massacrato, spiaccicato per terra come Pasolini.“  Voglio poi ringraziare tutti gli altri che hanno voluto dare il loro contributo di analisi, di impegno civile, di denuncia. Guido Mazzon, cugino di PierPaolo Pasolini. Jazzista,  Guido Mazzon conserva come una reliquia la sua prima tromba.


Quando Pasolini la vide gli disse: ecco i soldi, vai a comprarti una tromba vera. E così cominciò la sua carriera di musicista. Gianni Borgna, saggista, che ha analizzato la figura di Pasolini, la sua opera incompiuta “Petrolio” e i dubbi sulla sua fine. L’avvocato Stefano Maccioni che sta lavorando alla riapertura dell’inchiesta sull’omicidio Pasolini, dopo aver risolto tutti i complessi passaggi procedurali.


La criminologa Simona Ruffini, che potrebbe benissimo ispirare il personaggio di una nuova serie tipo “CSI” o “NCIS”.  Ha analizzato di nuovo la dinamica dell’omicidio Pasolini davanti alla nostra troupe sul luogo del delitto (oggi un piccolo assolato giardino con un monumento bianco al centro).



 Il giornalista e scrittore Giuseppe Lo Bianco, autore di un’analisi sui grandi delitti legati al petrolio, da Mattei a De Mauro a Pasolini (“Profondo Nero”). Giovanni Buccianti, economista, storico, autore diverse pubblicazioni su Enrico Mattei e sulla Libia. Maria Emanuela Desio, figlia del grande geologo Ardito Desio, che custodisce a casa sua un cimelio prezioso, la prima bottiglia di petrolio estratta in Libia da suo padre, assieme a centinaia, migliaia di altri documenti che meriterebbero un posto in un museo.



Folco Quilici, il cui padre Nello, giornalista, faceva parte dello staff di intellettuali e tecnici raccolti attorno a Italo Balbo. Nello Quilici muore in Libia nello stesso aereo di Italo Balbo.  Vincenzo Calia, magistrato, che da Pavia ha accettato di parlare davanti alle telecamere della sentenza che ha accertato come assassinio e non incidente la morte di Enrico Mattei. Mauro Canali, storico, autore della ricerca e della pubblicazione che ha rivelato come ci fossero sporchi affari di petrolio dietro l-omicidio di Giacomo Matteotti.

C’è una vecchia regola nel mondo del cinema che, più o meno, dice così: una troupe contenta fa un buon film. Da tanti piccoli ma evidenti segnali mi pare che chi ha lavorato con me alla produzione di “Nero Petrolio” sia rimasto contento dell’esperienza.

Ho tenuto conto di tutto, anche del fatto che la crisi morde e c’è poco lavoro. Potrebbero quindi risultare normalmente scontate alcune manifestazioni di “soddisfazione”. Uno dice: pur di lavorare, mostriamoci contenti!  Però, francamente, non mi sembra il caso di “Nero Petrolio“.

Comunque, naturalmente, se non fosse così, ognuno è libero di scriverlo su questo blog. Si ma con la crisi che c’è chi va a scrivertelo? Purtroppo anche questo è giusto. 



Allora facciamo “a fidarci” delle mie sensazioni e andiamo avanti. Voglio ringraziare tutti, uno per uno, a partire dal produttore Angelo Barbagallo. Senza il lavoro meticoloso di Paolo Ferrari (fotografia) il documentario avrebbe perso molto. Lavorare con Germano Satiri (montaggio) è una bella esperienza: per lui è come se la “macchina” non esistesse: acquisizione, programmi, tutto diventa leggero e veloce. Grazie a Maricetta Lombardo che ha curato il suono in presa diretta, a Paolo De Rosa per le sue musiche, ad Alberto Airola assistente operatore, a Roberto Ridolfi elettricista, a Massimo Rana ispettore di produzione. La grafica ha richiesto una particolare elaborazione che sarebbe stata impossibile senza la collaborazione di Crescenzo Mazza, così pure il missaggio dovuto a Bruno Ventura.
Grazie per il loro impegno prolungato (a dispetto degli incidenti tecnici su “macchine” che talvolta si ribellano) a Andrea Maguolo (correzione colore) e Michele Fuccio (on line).  Per il recupero di importanti documenti audiovisivi in vari archivi, le ricerche sono state condotte con precisione da Donatella Saroli e Meg Lane negli Usa e da Mariolina Bronzini e Sacha Catà in Italia. 
Un particolare ringraziamento ai National Archives di Washington, all’Archivio Eni, all’Archivio Centrale dello Stato, alle TEche Rai, alla Cineteca di Bologna, all’Archivio Storico Istituto Luce.
 “Nero Petrolio” è pronto. La messa in onda è prevista per domenica 19 settembre alle ore 23,20 su RaiUno per il ciclo “Il Documentario” coprodotto da RaiCinema e Speciale Tg1.   Ecco alcuni estratti dallo script.  Guido Mazzon  (cugino di Pasolini)    “Leggevo di suoi amici che dicevano non si uccide così un poeta come se fosse … non si uccide così un poeta non vuol dire nulla, perché dire poeta a Pasolini significa come sempre con una parola ingabbiarlo in un luogo. Non si uccide così un uomo 
che ragionava in questo modo e che ci disturbava tutti.”    Gianni D’Elia  (poeta)  “Il delitto di Pasolini non è il delitto di un omosessuale per dirla leggera come era stato detto, non è una storia di froci per dirla pesante, è una storia politica è una storia che ha dietro poteri oscuri che hanno fatto fuori Pasolini che stava scrivendo un romanzo sul petrolio, sulla guerra del petrolio e sul legame dei poteri economici con in poteri politici rispetto alla strategia della tensione  cioè le bombe.”   Simona Ruffini (criminologa)    “Noi recentemente abbiamo scoperto, per quello che posso dire, delle piste che collegano Pasolini  degli ambienti diciamo del sud Italia, nei quali 
sembra che stesse acquisendo delle informazioni. Quindi, il massacro di Pasolini, l ‘averlo poi investito con l’auto sembra quasi un messaggio a chi rimane. Non fate come lui perché ecco come finisce quello che cerca di parlare.”
Stefano Maccioni  (avvocato) “Pasolini era un vero intellettuale nel vero senso della parola, ma l ‘intellettuale abbraccia anche il giornalista. Ovvero sia l’ intellettuale ha voglia di scoprire, ha voglia di appurare il vero, non si ferma, ed è per questo che Pasolini, a mio sommesso avviso era un personaggio scomodo molto scomodo proprio perché usciva con articoli tipo quella del ’74 sul Corriere Della Sera quando affermava io so, quindi era incontrollabile era una voce libera.”



Gianni Borgna (saggista)  “Io conosco bene l ‘idroscalo di Ostia, lo conoscevo bene anche allora e posso dire per certo che era un quartiere, erano tutte case abusive, molte di legno, ma era abitato. Pasolini muore in un weekend, era un sabato o una domenica, sono certo che dietro quelle  casette ,casupole, c’erano centinaia di persone. Non si è andati a cercare nessuno, bastava bussare lì e dire scusate cosa avete visto.”   Giovanni Buccianti (direttore Osservatorio politica internazionale)  “Ora chi sono, se questo è, chi sono i mandanti? Perché se c’è un omicidio c’è un mandante. Le sette sorelle?  punto interrogativo. L’OSS francese che ha giurato morte a Mattei, perché Mattei lavora con gli algerini che vogliono la libertà? Israele? Perché Mattei lavora con i paesi arabi, ai quali ha dato anche di più come profitto, come percentuale ecc. È stata una jointventure internazionale per far fuori Mattei che da noia a molti?  punto interrogativo.”

Vincenzo Calia  (magistrato)  “Abbiamo capito che questi interventi di depistaggio diciamo, o comunque di nascondimento della prova, hanno avuto luogo diciamo nel ‘ 70 circa quindi in occasione della ripresa di interesse per la morte di Mattei che coincide con la morte di De Mauro.  Ronchi il contadino che aveva assistito era stato individuato il giorno stesso della caduta dell ‘aereo, e intervistato e non potevano, non si poteva nascondere il test, e quindi si è intervenuti sul sonoro dell ‘intervista che era stata mandata in onda dalla RAI quella sera. Nel senso che era stato tagliato l’audio. Sono stati tagliati due pezzi dell ‘audio in corrispondenza delle risposte alle domande sensibili e questi pezzi sono stati sostituiti da due pezzi non magnetici.”   Giuseppe Lo Bianco (giornalista e scrittore)  “De Mauro ha scoperto sicuramente qualche cosa che ha a che fare con il ritorno di Mattei in Sicilia, con gli ultimi due  giorni di Mattei in Sicilia e molto probabilmente per questa ragione è stato fatto fuori.”   Mauro Canali (storico)  “Matteotti avrebbe trovato attraverso rivelazioni fatte all‘estero a lui personalmente, avrebbe trovato la prova che questa convenzione Sinclair come si chiamava all’epoca, cioè un accordo preso tra il governo fascista e questa multinazionale del petrolio americana, la Sinclair Oil, bè in questo accordo ci fossero elementi serissimi gravissimi di corruzione. Questa società avrebbe corrotto gli alti vertici del fascismo per avere l‘esclusiva, il monopolio della ricerca del petrolio in Italia poi successivamente nelle colonie italiane quindi Libia Albania e anche Etiopia, Eritrea soprattutto.”

Per vedere NERO PETROLIO,clicca il link sotto.
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Fonte:
http://passatopresente.blog.rai.it/2010/09/03/il-petrolio-e-pasolini-2/


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