venerdì 7 febbraio 2014

Porcile: il testo drammatico di Pasolini tra voce interiore e temporalità - Parlare attraverso i personaggi: il nascondiglio dell’autore

"ERETICO & CORSARO"

 

Indice:
  1. Parlare attraverso i personaggi: il nascondiglio dell'autore
  2. Mimesi e ruolo dello spettatore
  3. Porcile: temporalità della fabula
  4. Articolazioni temporali del dramma
  5. Isocronia ed ellissi
  6. Il porcile: tempo della disobedienza e della morte (apparente)

 Parlare attraverso i personaggi: il nascondiglio dell’autore

“ Semiologicamente il teatro è un sistema di segni i cui segni, non simbolici ma iconici, viventi, sono gli stessi segni della realtà. Il teatro rappresenta un corpo un oggetto per mezzo di un oggetto, un’azione per mezzo di un’azione. “

L’oggetto di questa analisi è il testo drammatico Porcile di Pasolini, testo al quale mi sono avvicinata partendo dalla concezione del teatro propria dell’autore (con relative riflessioni semiologiche) e considerandolo un’opera “aperta” (un dramma, cioè, come spiega l’autore, alla prima stesura, cioè non rifinito ; un testo, inoltre, che l’autore rimette in gioco qualche anno dopo la sua stesura iniziale, trasformandolo da dramma in undici episodi ad episodio inglobato nell’omonima sceneggiatura cinematografica ).

Attraverso la lettura di questo testo drammatico del ‘65, partendo dall’idea pasoliniana che vede il teatro come sistema di segni della realtà ( sistema che in questo caso si costruisce nel rapporto diretto tra voce interiore dell’autore e voce dei personaggi), affronterò le relazioni temporali generate nel e dal testo drammatico.
A partire dalla fabula, che prelude alla messinscena, ( a quel momento, cioè, in cui il teatro rappresenta il tempo attraverso il tempo in maniera misurabile), creerò una sorta di mappa temporale al cui estremo più esterno lascerò, intrattata, la fase di potenziale rinnovabile presentificazione che ogni testo drammatico contiene in vista di una sempre possibile rappresentazione.

 

1. Parlare attraverso i personaggi: il nascondiglio dell’autore

“Nel ’65 ho avuto l’unica malattia della mia vita: un’ulcera abbastanza grave, che mi ha tenuto a letto per un mese. Durante la prima convalescenza ho letto Platone ed è stato questo che mi ha spinto a desiderare di scrivere attraverso i personaggi. Inoltre, in quel momento avevo esaurito una mia prima fase poetica e da tempo non scrivevo più in versi. Siccome queste tragedie sono scritte in versi, probabilmente avevo bisogno d’un pretesto, di interposte persone, cioè di personaggi, per scrivere versi”. Pier Paolo Pasolini
Con queste parole Pasolini, raccontandoci la propria scelta di passare dalla poesia alla tragedia, ci avverte di quale entità sia il peso della propria poetica autoriale nei drammi in questione.

La nostra analisi, quindi, partirà necessariamente da una riflessione che consideri i sei testi tragici come espressione della voce interiore dell’autore.
Volendo affrontare come primo approccio ai drammi ( ed in particolare a Porcile), la questione dal punto di vista narratologico , si potrebbe dire, spostandoci in quell’ambito dell’analisi del discorso del racconto che Genette chiama distanza , che l’intero corpus di tragedie pasoliniane sia includibile nella categoria platoniana della mimesi.
Pasolini, come ci ha avvertito, in Porcile come negli altri testi drammatici, utilizza i personaggi del dramma come “interposte persone” per scrivere versi, cioè, parafrasando Platone , ci dà “l’illusione di non essere lui a parlare”, non intervenendo mai direttamente ed utilizzando la formula del dialogo in discorso diretto per tutto lo svolgimento delle tragedie .
Privare il testo di didascalie ed eliminare le indicazioni sulla messinscena sono scelte che l’autore compie per “sparire” nella Parola dei propri personaggi e questi sono solo due dei punti (tra i più evidenti a livello di testo) della poetica teatrale che il regista esternerà ideologicamente qualche anno dopo nel suo manifesto Per un nuovo teatro .
Per “parlare attraverso i personaggi“ la forma stilistica prescelta dall’autore è quella del dialogo.
In Porcile i personaggi si confrontano sempre reciprocamente attraverso il discorso diretto per tutti e undici gli episodi, (tolta la lunga sospensione attuata nell’episodio VIII dal monologo di Julian, che prosegue nell’episodio successivo, trasformandosi nel dialogo tra Julian e Spinoza).
Se l’autore non diventa narratore (almeno esplicitamente), per il fruitore del dramma non sarà semplice identificare nelle parole di un particolare personaggio le tracce della voce interiore dell’autore. Ma, in fondo, anche a livello di fabula il protagonista si ritrae dal proprio compito di “guida”, riuscendo a diventare tale soltanto a patto che il lettore riesca a leggere attraverso le sue parole e la sua condizione di diverso, quelle della voce interiore pasoliniana.
La tragedia quindi, non contenendo alcun intervento autoriale esplicito (anche se abbiamo visto come i personaggi per Pasolini siano dei “filtri” attraverso cui egli esprime la propria voce) affida lo spettatore ai dati temporali, logistici, ideologici, descrittivi, politici, … che emergono dalla Parola .

 

Fonte:
http://scriverecinema.wordpress.com/porcile-il-testo-drammatico-di-pasolini-tra-voce-interiore-e-temporalita/



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