venerdì 25 aprile 2014

Omicidio Pasolini - I Quaderni dell'Ora - Video

"ERETICO & CORSARO"

 
PROFONDO NERO


Ospite a Potpourri, Martina Di Matteo, autrice insieme ad altri degli undici capitoli del quaderno monografico "Pasolini profondo nero".

"La mole di dati e notizie che hanno costruito, senza mai darle un senso, la storia dell'omicidio di Pier Paolo Pasolini, ha sinora i tratti di una sola certezza: quella notte fu arrestato un ragazzo, un minorenne, rimasto per la storia giudiziaria l'unico responsabile della morte di Pier Paolo Pasolini".

Comincia la ricostruzione di cosa avvenne nella notte tra il 1° e il 2 novembre 19875. Dalla teoria del complotto all'esistenza di un'altra auto sul luogo del delitto fino a ipotesi di coinvolgimenti nella "lotta di potere" legata al suo ultimo romanzo uscito postumo, "Petrolio", Pasolini sapeva qualcosa di scomodo oppure è morto come altri sostengono per la sua vita sregolata. Dove la verità? Ecco le ultime novità sul caso ancora irrisolto e fitto soprattutto di personaggi dell'attualità italiana, fino alle ultime dichiarazioni di questi giorni.

 
 






Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
Per facilitare la navigazione interna, è stato creato un sito che fa da indice per argomenti P.P.Pasolini Eretico e Corsaro ( sito ancora in costruzione )
Qui puoi trovarci su Facebook Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.

Omicidio Pasolini - Carlo Lucarelli a Dee Giallo - Audio-Video

"ERETICO & CORSARO"


«Io so.

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. 
Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile».

Pier Paolo Pasolini (dal "Corriere della Sera", 14 novembre 1974)



Pier Paolo Pasolini nacque a Bologna nel 1922. Seguì il padre, che era militare di carriera, nei suoi trasferimenti. Frequentò però il liceo e l'università a Bologna, dove ebbe maestri Contini e Longhi e frequentò Leonetti e Roversi, e dove si laureò in Lettere con una tesi sul linguaggio del Pascoli, nel 1945. Trascorreva le estati a Casarsa, nel Friuli, luogo d'origine della madre; e là si era rifugiato dopo I'8 settembre 1943, per sottrarsi alla chiamata di leva. In friulano compose i suoi primi versi, "Poesie a Casarsa" (1942), poi editi con altri testi friulani in "La meglio gioventù" (1958). Nel 1945 ebbe la notizia che il fratello Guido era stato ucciso in un conflitto a fuoco fra due gruppi partigiani di diverso orientamento politico. Nel 1947 si iscrisse al Partito Comunista. Avviatosi alla carriera dell'insegnamento, vicino a Casarsa, venne allontanato dall'insegnamento e poi anche espulso dal PCI in seguito a un oscuro episodio di omosessualità che sfociò in un processo per corruzione di minori. È questo il primo di una lunga serie di processi (oltre 30) che diedero a Pasolini la coscienza della propria diversità e ne segnarono il destino (e anche il ruolo pubblico, che egli si ritagliò) di emarginato e ribelle.

In seguito allo scandalo nel 1949 dovette lasciare Casarsa, assieme alla madre (i rapporti con il padre si erano già deteriorati), e si trasferì a Roma, stabilendosi dapprima in una borgata e vivendo di lezioni private e dell'insegnamento in una scuola privata. La scoperta del mondo del sottoproletariato romano gli ispirò - oltre ad alcuni dei versi contenuti nelle "Ceneri di Gramsci" (1957) e nella "Religione del mio tempo" (1961), che seguivano quelli dell' "Usignuolo della Chiesa cattolica" - soprattutto i romanzi "Ragazzi di vita" (1955) e "Una vita violenta" (1959), che fecero scandalo, ma lo avviarono al successo letterario. Con gli antichi compagni d'università Leonetti e Roversi fondò e diresse, dal 1955 al 1959, la rivista «Officina», che vide fra i collaboratori Fortini, Volponi e altri importanti critici e letterati militanti.

Cominciava intanto la sua attività nell'ambito del mondo cinematografico: collaborò ad alcune sceneggiature (anche per le "Notti di Cabiria" di Fellini), quindi a partire dal 1961 diresse numerosissimi film, da "Accattone" a "Uccellacci e uccellini", da "Edipo re" a "Teorema", da "Medea" al "Decameron". Molti di questi film fecero scandalo, come i romanzi, e in qualche caso costarono a Pasolini processi e condanne. Negli anni Sessanta pubblicò "ll sogno di una cosa" (un romanzo scritto nel 1949), scrisse alcune tragedie, altri versi ("Poesia in forma di rosa", 1964; "Trasumanar e organizzar", 1971) e svolse un'ìntensa attività di critico militante su vari giornali e riviste (fra l'altro diresse con Moravia e Carocci «Nuovi Argomenti»), attività che, dopo la raccolta "Passione e ideologia" (1960), sfociò in numerosi volumi, in parte usciti postumi: da "Empirismo eretico" (1972) e "Scritti corsari" (1975) a "Descrizioni di descrizioni" (1979). Morì assassinato a Ostia in circostanze oscure nel 1975.





 





Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
Per facilitare la navigazione interna, è stato creato un sito che fa da indice per argomenti P.P.Pasolini Eretico e Corsaro ( sito ancora in costruzione )
Qui puoi trovarci su Facebook Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.

lunedì 21 aprile 2014

Pasolini e Totò a Tuscania con il film Uccellacci e uccellini

"ERETICO & CORSARO"



Pasolini e Totò a Tuscania con il film Uccellacci e uccellini

di Giacomo Mazzuoli


San Francesco parla agli uccelli
Il corvo parlante che ha incontrato Totò e Ninetto racconta ai due la storia dei Frati Ciccillo e Ninetto
che nel 1200 incontrarono San Francesco che parlava agli uccelli
(sullo sfondo il complesso di San Pietro a Tuscania)

Sarà stata sicuramente una strana coppia quella che si formò sul set di Uccellacci e Uccellini tra il funambolico Totò, ormai a fine carriera, e il poeta regista Pierpaolo Pasolini. Siamo nel 1966 e questa originale troupe si sposta a Tuscania per riprendere le scene di ambientazione medievale del film. Recentemente abbiamo avuto modo di rivedere l’opera restaurata su DVD e ci hanno entusiasmato le immagini: sarà stato per la grande ispirazione del regista, per la bellissima fotografia o anche perché vedevamo dei posti familiari con l’occhio di un grande poeta. Abbiamo estratto alcune immagini in cui sono riconoscibili i luoghi della Tuscania di 40 anni fa, quella di prima del terribile terremoto del 6 febbraio 1971, e ve li presentiamo narrandovi anche un po’ di trama del film.

Fonte: CANINO.INFO

*  *  *

I frati Ciccillo e Ninetto partono per la loro missione
San Francesco incarica i frati Ciccillo e Ninetto di convertire i Falchi e i Passeri.
I due partono per la loro missione, sullo sfondo il colle di San Pietro.

Ninetto porta sulle spalle Ciccillo...
Fra' Ninetto porta sulle spalle Fra' Ciccillo, siamo all'inizio della salita
che conduce alla chiesa di San Pietro, visibile in alto a sinistra. 

L'opinione di Florian Klose su Uccellacci e uccellini

Ricordo vagamente una frase di Nietzsche: "nel mondo c'è fin troppo poco amore, e dunque non è il caso di concentrarlo su un essere immaginario"... e tuttavia in questo film non mi pare si voglia passare un messaggio di tipo ateistico, quanto piuttosto sbeffeggiare un certo cattolicesimo di maniera. Mi risulta difficile parlare o anche solo riflettere su questo documento che è davvero poliedrico; tanto per comunciare, i nomi delle vie che di solito sono intitolati a fatti o personaggi insigni, qua vengono stornati verso un uomorismo fanciullesco eppure con doppio fondo intellettuale. La scena finale con Femi Benussi ribadisce il classico e generalizzato modo ipocrita di andare a puttane: si fa ma di nascosto, e non si dice. Non manca il protagonista disinibito, incorrotto dalla cultura piccolo borghese che Pasolini tanto detestava... il problema è che si mangia l'intellettuale, di comune accordo con l'ottimo Toto (fra l'incudine e il martello del rapporto debito credito). Mirabolante e mirevole la scena della fuga con gli scoppi di guerra, manifesto o forse, semplice rappresentazione contro/dei conflitti interplanetari e condiminiali per lo Spazio Vitale (in realtà per questioni stantie di principio).
Tutto bello, dalla recitazione al bianco e nero (più bianco che nero) al balzo indietro nel tempo con cacciata delle matrone dal tempio alla sceneggiatura. Valori aggiunti del film: il ricorso spontaneo al linguaggio dialettale e la colonna sonora.

Fonte: FILMTV.IT
*  *  *


... sullo sfondo la valle del Marta
Fra Ciccillo è sempre sulle spalle di Ninetto, sullo sfondo al valle del fiume Marta.



Uccellacci e uccellini
di Gianfranco Massetti 


Totò e Ninetto, padre e figlio, giungono dalla campagna e camminano verso la periferia in costruzione di una città. Sopra di loro la luna mattutina ammicca dalle nuvole ed offre a Totò un’occasione per conversare con suo figlio:

Totò: “Con la luna nun se prende!”
Ninetto: “Chi te l’ha detto? E perché?”
Totò: “Perché s’ammusa. E tocca aspetta l’alta marea.”
Ninetto: “A la faccia del caciocavallo! L’alta marea!”
Totò: “Sì, sei ora per sei ora, alta marea e bassa marea. E allora tocca aspettà!”
Ninetto: “E che è st’alta marea? Da che dipende?”
Totò: “Hai visto mai l’immonnezza che porta er mare su l’arena? Da che dipende quello?”
Ninetto: “Boh!”
Totò: “ E’ la luna che cià ‘na forza de gravità, co’ la quale l’acqua se alza ….”
Passando di periferia in periferia, mentre discorrono della vita e della morte, i dueincontrano sulla loro strada uno strano compagno, un Corvo parlante che li interroga sulla ragione del loro viaggio e su quale sia la meta.
Di fronte alla reticenza dei due campagnoli, il Corvo dichiara di venire da lontano e di essere uno straniero. La sua patria, dice in tono sarcastico, si chiama Ideologia e vive nella capitale, la Città del Futuro, in via Carlo Marx ….
Già da questo esordio il Corvo presenta le sue credenziali d’intellettuale di sinistra, ma i due proseguono il viaggio in sua compagnia senza dargli eccessivamente retta.
Infatti, il Corvo, pur suscitando un grande rispetto, è percepito dai due come uno scocciatore, ed i suoi discorsi hanno il solo potere di provocare a Totò un mal di pancia che lo costringe a sgravarsi dei suoi bisogni in un campo.
Sorpreso dal proprietario e dai suoi parenti in questa situazione d’imbarazzo, Totò ingaggia una discussione che degenera in rissa, con la fuga precipitosa di lui di Ninetto e del Corvo, incalzati da pallettoni di carabina.
Dopo una tirata del Corvo sulla proprietà privata, segue un intermezzo nel quale questi racconta a Totò e Ninetto una storiella edificante su due compagni di San Francesco che furono da lui mandati a predicare il Vangelo agli uccelli.

Improvvisamente siamo così ricondotti indietro di qualche secolo, in un magnifico e incontaminato paesaggio umbro. Interpreti della storia sono gli stessi Totò e Ninetto che vestono gli umili panni di frate Ciccillo e frate Ninetto, incaricati di convertire i volatili alla buona novella. Iniziando ad affrontare il suo compito dalla parte più ardua, frate Ciccillo riesce a convertire per primi i falchetti, che rispondono di buon grado alla chiamata del Signore. Nondimeno, la conversione dei passeri sarà alquanto più difficile del previsto, ma avendo esaurito nell’arco di due anni il compito loro affidato da San Francesco, i due frati sono sulla via del ritorno.
Mentre frate Ciccillo rivolge alla natura un Cantico delle creature sui generis, un falchetto piomba improvviso dall’alto del cielo su un povero passero che si era posato nel campo alla ricerca di qualche seme con cui nutrirsi. Una volta giunti da San Francesco, frate Ciccillo sostiene che passeri e falchetti sono sì convertiti, ma che tra di loro “si sgrugnano” e non c’è niente da fare, perché questa è la fatalità del mondo.
Ma il Santo rimanda indietro i due frati con la raccomandazione di ricominciare tutto da capo: ciò che non hanno capito nell’annunciare la buona novella è che bisognava spiegare a passeri e falchetti non solo che questo mondo non va, ma che si deve cambiarlo. Resi consapevoli dell’ undicesima tesi su Feuerbach di Karl Marx, i due frati ritornano così sui loro passi.
Intanto, il Corvo Totò e Ninetto incontrano una compagnia di attori girovaghi e dopo averli aiutati a spingere la macchina assistono ad una rappresentazione della storia di Roma. Totò acquista da uno di loro un unguento che gli viene spacciato come rimedio per i calli. Ma quando Ninetto legge le istruzioni si accorge che si tratta in realtà di una crema antifecondativa. La circostanza offre così l’occasione al Corvo per altre considerazioni sul problema della sovrappopolazione mondiale eccetera. 
Infine, i tre compagni giungono davanti ad un cascinale di campagna mezzo diroccato. Totò deve riscuotervi un debito, ma i due coniugi che lo abitano non hanno da mangiare né per sé né per i loro figli. Di fronte alle preghiere della donna, Totò è però irremovibile: la Madonna deve pregare, non lui, dal momento che “Busnes is busnes”. Il Corvo non giudica, ma commenta. Totò si è comportato da piccolo borghese, ed è semplicemente vittima di un mondo in cui il pesce grosso mangia il pesce piccolo. Ma deve stare attento a che qualcuno più grosso di lui non lo mangi. E questo qualcuno è l’ingegnere a cui Totò deve corrispondere l’affitto dei terreni. Di fronte all’ingegnere, nella sua bella villa dove sono accolti illustri professori che parlano di Dante e di letteratura, Totò chiede una dilazione sul pagamento, accampando la scusa dei diciotto figli, del trattore incidentato e dell’inclemenza delle stagioni. Ma l’ingegnere gli risponde che lui è un uomo d’affari e che pretende i suoi soldi.
Di nuovo in cammino, il Corvo Totò e Ninetto incrociano prima i funerali di Togliatti e quindi su una strada di campagna fanno conoscenza con Luna, una prostituta, il cui nome richiama evocativamente il dialogo all’inizio del film tra Totò e Ninetto. Dopo che padre e figlio si sono alternati fra le braccia della ragazza, il Corvo vuole offrire un saggio anche qui delle sue conoscenze sociologiche e “di quanti problemi si potrebbe parlare a proposito di puttane!” ….
Affamato ed esausto a causa del cammino e dei discorsi del Corvo, Totò ad un certo punto mette il figlio al corrente di un certo progetto culinario. Avvicinandosi quindi al Corvo, con gesto affettuoso, lo strozza. Quando Totò e Ninetto si allontanano, del Corvo restano solo le zampe, qualche piuma e dei residui carbonizzati. Ma il Corvo l’aveva previsto. Secondo una frase dell’insigne filologo Giorgio Pasquali, da lui stesso citata, “I maestri sono fatti per essere mangiati in salsa piccante”.


Concepito originariamente in tre episodi (“L’uomo bianco”, “Uccellacci e uccellini” e “Laggiù”), il film allude al percorso ideologico del regista che, di fronte alla crisi del marxismo degli anni cinquanta, approda ad un marxismo in linea con la continua evoluzione della società e che non solo tiene presenti l’esperienza terzomondista e quella del comunismo cinese, ma fa propria anche la dimensione escatologica della riflessione religiosa (cfr. P. P. Pasolini, Per il cinema, tomo I, Milano 2001, pp. 824-831).
L’episodio della prostituta che prelude al gesto di cannibalismo intellettuale nei confronti del Corvo, simbolico rappresentante del veteromarxismo, si spiega a partire da un’intervista di Fidel Castro, dopo la rivoluzione cubana. Al giornalista che gli chiedeva quali provvedimenti avrebbe preso contro le prostitute, che ancora imperversavano per l’Avana, Fidel aveva risposto che non aveva intenzione di fare alcunché, dal momento che questo problema è come una cartina al tornasole (o al tornaluna, se si vuole). Esso avrebbe trovato il proprio superamento quando la società sarebbe veramente cambiata.
Dei discorsi del Corvo consegnati da Pasolini alla sceneggiatura, ma che non hanno riscontro nella realizzazione cinematografica, uno merita di essere ancora ricordato:
“Uno spettro si aggira per l’Europa, è la crisi del marxismo. Eppure bisogna a tutti i costi ritrovare la via della rivoluzione, perché mai come oggi il marxismo si è presentato come unica possibile salvezza dell’uomo. Esso salva il passato dell’uomo, senza il quale non c’è avvenire. Il capitalismo dice di voler salvare il passato, in realtà lo distrugge: la sua conservazione è sempre stata una manutenzione da museo, cretina e distruggitrice. Ma oggi la rivoluzione interna del capitalismo rende il capitalismo così forte, da fregarsene del passato. Egli può ormai permettersi di non rispettare più i suoi antichi pretesti, Dio, la Patria, ecc. La reazione si presenta ormai come partito giovane, dell’avvenire. Prospetta un mondo felice in mano alle macchine e pieno di tempo libero, da dedicare all’oblio del passato. La rivoluzione comunista si pone invece come salvezza del passato, ossia dell’uomo: non può più promettere nulla se non la conservazione dell’uomo ….”
Si tratta di una riflessione per certi aspetti lungimirante e che descrive in modo sintetico il ritratto intellettuale e il significato della militanza politica di Pasolini.

Fra' Ciccillo e Fra' Ninetto parlano con San Francesco
I frati comunicano a San Francesco che sono riusciti a parlare con i Falchi e con i Passeri
ma sono rimasti profondamente turbati dall'assalto del falco al passero.
San Francesco dice loro di ritornare e predicare la pace agli uccelli.
Qui termina il racconto del corvo e si ritorna all'attualità, con il viaggio
di Totò e Ninetto nelle periferie di Roma.

Ciccillo: Ecco, frate Francesco, noi i falchi li abbiamo convertiti; e i falchi, come falchi, l'adorano il Signore. E poi, frate Francesco, pure i passeretti li abbiamo convertiti; e pure i passeretti, come passeretti, per conto loro, je stà bbene, l'adorano il Signore.
Ma il fatto è che fra di loro si sgrugnano, s'ammazzano... e... e... e che ci posso fà io se... se... se ci stà la classe dei falchi e la classe dei passeretti, che non possono andà d'accordo fra di loro.
Francesco: Che ce poi fà?! Ma tutto ce poi fà! Con l'aiuto del Signore!
Ciccillo: Come sarebbe a dì?
Ninetto: Come sarebbe a dì?
Francesco: Sarebbe a dì che dovete andare ad insegnare ai falchi e ai passeretti tutto quello che non hanno capito e che voi dovevate faje capì!
Ciccillo: Come?
Ninetto: Come?
Francesco: Bisogna cambiallo questo mondo, fra Ciccillo! È questo che non avete capito! Un giorno verrà un uomo dagli occhi azzurri e dirà: «Sappiamo che la giustizia è progressiva, e sappiamo che man mano che progredisce la società si sveglia la coscienza della sua imperfetta composizione e vengono alla luce le disuguaglianze stridenti e imploranti che affliggono l'umanità». Non è forse questa avvertenza della disuguaglianza tra classe e classe, tra nazione e nazione, la più grave minaccia della pace! Andate e ricominciate tutto daccapo, in lode del Signore.
Ciccillo: Andiamo, Niné! Ricominciamo, sù! Andiamo, sù, figlio mio, non t'avvilì! Non t'avvilì! Coraggio, coraggio, sù, allegri!

Fra' Ciccillo e Fra' Ninetto tornano da San Francesco ma...
Dopo essere riusciti a comunicare con i Falchi e con i passeri i frati tornano da San Francesco
ma sulla strada vedono un Falco che assale un Passero e se lo mangia.
Sullo sfondo si staglia il complesso di San Pietro.
 

I passeri parlano con Fra' Ciccillo
I passeri finalmente comunicano, saltellando con Fra' Ciccillo.
Qui un particolare della splendida facciata di San Pietro a Tuscania

Fra Ninetto gioca a campana (cianchetta) sul lastricato della chiesa di San Pietro.
Fra Ninetto, esausto dopo tanto tempo dedicato alla preghiera, si concede qualche minuto
di spensieratezza giocando a campana (cianchetta) sul lastricato del cortile della chiesa di San Pietro.
Questo darà l'ispirazione a Fra' Ciccillo per capire che i Passeri
comunicano saltellando e non con il canto.


Ciccillo: Altissimo, onnipotente, bon Signore, | quanto sò contento che c'è il sole | e quanto sò contento pure che c'è l'acqua | così chi è zozzo ce se lava la faccia.
Ninetto: Sede contento, eh, frate Cicillo, eh, eh?
Ciccillo: Laudato sii, o mio Signore, pe' sto somaro, per tutte queste pecore, e pe' sto pecoraro, vah!
Ninetto: Amen!
Ciccillo: Laudato sii, o mio Signore, pe' sto santo mondo | che ce vonno campà tutti, pure quelli che non ponno.
Ninetto: Amen!
Ciccillo: Beata l'erba fresca, l'ortica, la cicoria, | e chi se la magna, che Dio l'abbia in gloria! | E guai a quelli che morranno ne li peccati mortali | che me dispiace tanto vedé sti bbrutti funerali!
Ninetto: Amen!
Ciccillo: Laudato sii, o mio Signore, per la contentezza che stà nei cuori | e perché tutto quello che ci dai son rose e fiori.

I pellegrini invadono lo spazio di Fra' Ciccillo
I pellegrini accorrono alla notizia dei presunti miracoli di Fra' Ciccillo. Costruiscono persino
un altare votivo davanti a lui; in realtà lo infastidiscono a tal punto che egli non riesce più
ad ascoltare il canto dei passeri. A mali estremi estremi rimedi, si alza e caccia via
tutti quanti. In questa scena la facciata della chiesa di San Pietro vista dall'arco del cortile.

I pellegrini accorrono intorno a Fra' Ciccillo
Si è sparsa la voce che Fra' Ciccillo è un santo. I pellegrini accorrono da ogni dove.
Qui siamo davanti all'ingresso principale della chiesa di San Pietro.

Fra' Ciccillo tenta di parlare ai passeri

"Il buon corvo dice: "Io non piango sulla fine delle mie idee, perché verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e portarla avanti! È su me stesso che piango...".

Tratto dalla sceneggiatura del film 

"Non ho mai "messo al mondo" un film così disarmato, fragile e delicato come Uccellacci e uccellini. Non solo non assomiglia ai miei film precedenti, ma non assomiglia a nessun altro film. Non parlo della sua originalità, sarebbe stupidamente presuntuoso, ma della sua formula, che è quella della favola col suo senso nascosto. Il surrealismo del mio film ha poco a che fare col surrealismo storico; è fondamentalmente il surrealismo delle favole [...] ".
Totò e Ninetto, padre e figlio, camminano per una strada desolata di periferia, tra viadotti abbandonati e sobborghi colpiti dalla miseria, il nome dei luoghi sembra non avere importanza per Pasolini, i fatti che accadono potrebbero riguardare le periferie di ogni città italiana. I nomi delle vie dei centri abitati non sono reali ma simbolici e sono dedicati a persone disoccupate, a ragazzi scappati di casa a 12 anni, a uomini che hanno svolto lavori umili come lo scopino etc; di tanto in tanto tra le vie compaiono provocatoriamente cartelli stradali strani, indicanti la direzione e la distanza dal sobborgo di paesi ad etnie e culture molto diverse, come la Turchia.
I due viandanti sono accompagnati da un corvo parlante che si presenta come la coscienza critica del marxismo. L'uccello, che una certa tradizione simbolista pare assegnarli una funzione divina dualistica (collegata, da una parte, con la saggezza la preveggenza e la lungimiranza, dall'altra, con la morte e la distruzione, intese nel loro senso più drammatico ed esistenziale), sembra osservare e studiare i cambiamenti sociali e ideologici del paese-Italia dialogando con le masse protagoniste in quel momento della storia, incarnate in questo caso da Totò e Ninetto. Il corvo racconta loro una favola in cui sono protagonisti gli stessi Totò e Ninetto, nelle vesti di due frati mandati da San Francesco ad evangelizzare i falchi e i passeri.
Questi uccelli rappresentano la società del momento nella sua divisione tra classi borghesi e proletarie. Dopo alcuni tentativi, andati a vuoto, di comunicare con gli uccelli e un duro inverno meditativo, nevoso, ricco di preghiere, frate Totò in primavera riesce a simulare finalmente il linguaggio vocale dei corvi, trasmettendo con giubilo ai falchi la lieta notizia evangelica, un annuncio impregnato di pace e amore per il prossimo. I falchi inaspettatamente rispondono, colmi di stupore e meraviglia per i buoni propositi di Dio verso ogni sua creatura.
Con i passeri frate Totò, in un primo momento, nonostante l'esperienza acquisita con i falchi, non riesce a trovare un linguaggio vocale adatto alla comunicazione e la sua insistenza nella ricerca linguistica lo porta allo sfinimento. Un giorno però, vedendo Ninetto fare un gioco simile a quello della campana, saltellando cioè a piedi uniti su un lastricato a quadri, a Totò balza alla mente un'idea geniale: la caratteristica saliente del comportamento dei passeri è il ritmato movimento delle due zampette, veloce e a scatti, improvviso e simile a una danza, il frate pensa che quello potrebbe essere il mezzo idiomatico dei passeri e non il linguaggio privo di senso espresso con il cinguettio, prova quindi a muoversi in quel modo, e dopo qualche istante nota con esultanza che i passerotti rispondono al richiamo.
Il frate riesce quindi a trasmettere anche a loro la lieta notizia evangelica. I passeri dimostrano meraviglia e sbalordimento per il lieto annuncio, anche se subito hanno pensato che la lieta notizia fosse una gratifica da parte di Dio in beni materiali: grano e becchime e non certo l'amore con il creatore e gli altri esseri per una vita pacifica ed eterna nella spiritualità assoluta.
Riusciranno Totò e Ninetto, con l'evangelizzazione, a rendere il mondo degli uccelli pacifico, senza aggressività tra specie diverse? E il loro cammino nel sociale italiano, con il corvo privilegiato osservatore ideologico, dove sfocerà?
La forma metaforica e favolistica del film rappresenta un'Italia attraversata in buona parte dal pensiero marxista e da ideologie borghesi reazionarie. Verso la metà degli anni '60 con la morte di Togliatti, dopo la svolta di Salerno del '43, che vedeva il Partito comunista accettare le regole della democrazia e collaborare alla costruzione di un paese diretto da diversi partiti, intesi come rappresentanti delle numerose espressioni sociali, culturali, economiche dell'Italia; il marxismo compie la sua seconda sterzata storica, questa volta solo psicologica ma di grandi effetti politici: la morte del grande leader comunista getta nello sconforto e nell'incertezza ideologica gran parte degli iscritti e dei simpatizzanti marxisti; la linea della direzione del partito, guidata dall'integerrimo segretario subentrante Longo, mantiene, si, una posizione tattica e strategica di chiara espressione togliattiana ma i suoi risultati di coesione psicologica tra gli iscritti risulteranno insufficienti.
Per la maggior parte dei comunisti di allora marxismo voleva dire rivoluzione, dittatura del proletariato, o protagonismo fortemente riformista nella vita politica del paese, questo nonostante il parziale e tattico tradimento di Togliatti a Salerno nel '43; l'attività politica del grande leader, molto carismatico, sembrava in qualche modo preannunciare un imminente futuro politico dominato democraticamente dal PCI che sarebbe stato in grado, secondo i più, di incidere notevolmente sulle condizioni di vita dei lavoratori e della povera gente in generale.
In seguito il PCI non riuscirà mai ad essere forza di governo e ad attuare riforme consistenti, dalla morte di Togliatti in poi la sua deriva ideologica e utopica sarà costante, scivolando verso una socialdemocrazia popolare di comune impronta europea, con una inevitabile deriva anche psicologica dei militanti più ideologizzati, sconfortati e delusi, sempre più depressi per il forte investimento psichico degli anni precedenti andato perduto. Il declino ideologico arriverà a un punto tale da portare allo scioglimento del nome glorioso di Partito comunista italiano a favore di un termine storicamente più blando per le classi povere: Partito democratico della sinistra.
Pasolini nel '66, con i suoi film, intuisce tutto questo ed elabora la nota teoria della inarrestabilità del processo di uniformità culturale tra ceti diversi", che riguarda l'assimilazione al costume borghese di gran parte delle masse popolari. Quest'ultime desiderano, sognano, pur da una posizione di subalternità, la cultura borghese, con tutti gli svaghi che essa propone, e gran parte dei desideri che animano le attività dei ricchi, in parte rappresentati nei film commedia anni '60 quando ad esempio i borghesi esibiscono in vari modi le loro debolezze, che vanno dai bisogni sessuali sempre più raffinati a un consumismo più simbolico, di status quo. Il proletariato si identifica in tutto ciò alienandosi in un essere altro totalmente virtuale, lungo una dissociazione psichica che cancella ogni sua identità precedente portando le masse proletarie a cercare una soddisfazione solo nella speranza, nell'attesa o in un sogno privo di ogni fondamento reale aventi per oggetto il raggiungimento di un godimento storico nuovo, un piacere comune tra classi diverse.
Inoltre in quel periodo, il maschilismo e la donna oggetto sono propagandati dalla borghesia come richiamo alla bellezza del potere creando una suggestione popolare sempre più vasta che ruota intorno al bel vivere dei benestanti, lo dimostra il boom di vendita dei rotocalchi, che spiano per il popolo, nell'intimità, la vita dei personaggi borghesi più famosi.
Il mito dell'operario massa che può diventare finalmente padrone o piccolo borghese, attraverso le qualità professionali e la intraprendenza, dilaga.
Pasolini, con questo film, prospetta una vittoria borghese su tutti i fronti che sembra farsi beffa delle teorie marxiste, in quanto il miracolo economico degli anni '60 ha spostato il conflitto di classe dalla rivoluzione al riformismo, e con i media ha compiuto un'operazione culturale che ha il sapore di un grande evento storico: l'omogeneizzazione culturale della differenza di classe tra ceti di diversa estrazione sociale.
E' vero quello che dice il corvo a un certo punto del percorso a Totò e Ninetto: "Io non piango sulla fine delle mie idee, perché verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e a portarla avanti! È su me stesso che piango...", ma è anche vero che il marxismo da allora in poi sarà nel mondo sempre più minoranza, sia nell'azione che nel pensiero e quindi chiunque abbia poi preso quella bandiera tenuta dal merlo ha avuto, nell'azione di propaganda, scarso successo, rendendo necessarie sempre nuove revisioni della teoria previsionale marxista.
Da sottolineare in questo film il falso ruolo degli attori, che anziché immedesimarsi in un personaggio preciso, recitano se stessi, come voluto da Pasolini. Ogni dialogo e apparizione nella narrazione testimonia in ciascun protagonista, nell'assoluta spontaneità, caratteristiche proprie, sociali, culturali, dialettali, caratteriali. Ciò rende il film di una originalità e autenticità espressiva unica, che ne fa un'opera indubbiamente di gran pregio, dimostrando già allora a molti cineasti-commerciali famosi come lo spazio inventivo, rappresentativo, formale, stilistico nel cinema stava tutt'altro che esaurendosi; occorreva forse solo osare di più, prendersi qualche rischio maggiore al botteghino o in alternativa divenire come Pasolini un vero poeta, un cantore anche per il cinema, tutto di un pezzo, militante.

Fonte: FILMSCOOP
*  *  *

Ciccillo e Ninetto sulle scale della chiesa di S. Maria
Dopo aver parlato con i falchi Ciccillo e Ninetto vanno a cercare i Passeri.
Qui sono sulle scale della chiesa di Santa Maria Maggiore

  

Fra Ciccillo riesce a parlare ai Falchi
Dopo un anno di preghiera Fra' Ciccillo riesce a parlare con i Falchi
che soggiornavano sui ruderi del colle del Rivellino




Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
Per facilitare la navigazione interna, è stato creato un sito che fa da indice per argomenti P.P.Pasolini Eretico e Corsaro ( sito ancora in costruzione )
Qui puoi trovarci su Facebook Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.

venerdì 18 aprile 2014

Il fiore delle Mille e una notte, a Genova - L'oriente di Pasolini, nelle immagini di Roberto Villa.

"ERETICO & CORSARO"


La più importante documentazione fotografica su "Il fiore delle mille e una notte" anche a Genova 
Palazzo Ducale 
organizzata da Art Commission 
Curata da Virginia Monteverde
Dal 03 al 21 maggio 2014




Dopo il grande successo avuto in giro per il mondo:  

- Il Museo Galleria - Spagna - Fundación Luis Seoane - "A Coruna"

- Il Centro Studi Pasolini - Cineteca di Bologna - la più importante cineteca Europea


- L'Istituto Italiano di Cultura - Brasile - MSI - Museu de Imagem e do Som de Sao Paulo


- il Centro Studi Pasolini - Casarsa della Delizia


- L'Istituto Italiano di Cultura - USA - New York - MoMA - NY


- L'Istituto Italiano di Cultura - UK - Londra


- L'Istituto Italiano di Cultura il Consolato e l' Ambasciata di Buenos Aires


- La Cinemateca e Galleria - Buenos Aires - Cinemateca Argentina e Fotogalería San Martin


- L'Istituto Italiano di Cultura - USA - il Consolato di Los Angeles


- L'Ambasciata e l' Istituto Italiano di Cultura - Estonia - Tallin - Galleria "Design and Architecture Gallery"


- L'istituto Italiano di Cultura, 496 Huron St, Toronto


L'oriente di Pasolini, Il fiore delle Mille e una notte, nelle immagini di Roberto Villa, la più importante documentazione fotografica su "Il fiore delle Mille e una notte" anche a Genova, Palazzo Ducale. 



Dal 03 al 21 maggio 2014,  presso Palazzo Ducale, spazio 46 rosso,Piazza Matteotti n°9,  Genova.




 



  Può raccontarci il suo arrivo sul set? 

Come nei racconti di appendice „circa sei mesi dopo‟ ero ad Aden, dove continuavano le riprese già iniziate in Eritrea. Pasolini era concentratissimo nella lettura e riscrittura di un fascicolo di carte, con mille foglietti mobili, il copione. Sembrava che nulla lo disturbasse. E comunque tutti i collaboratori, sia sul set in interni sia in esterni, stavano attenti a non disturbarlo. Ogni tanto qualcuno sussurrava “speriamo bene”. Era dovuto al timore di cambiamenti o imprevisti che potessero complicare le attività che ruotavano intorno alle riprese, già complicate. Pasolini era onnipresente e discreto al tempo stesso, non si imponeva mai ma era circondato da una forma di stima e simpatia molto intensa da parte dei suoi collaboratori, tanto che quando esprimeva una necessità, tutti si facevano in quattro per soddisfarlo. Probabilmente era dovuto al suo modo di fare gentile e disponibile ma anche molto determinato e deciso.
Pasolini appariva instancabile, più che correre volava, direi, si arrampicava sui muri con la cinepresa per vedere quale potesse essere la migliore inquadratura, correva da una parte all‟altra del grande piazzale della moschea di Isfahan per controllare campo e controcampo, sostituiva spesso l‟operatore e riprendeva direttamente la scena, parlava con Dante Ferretti per le scenografie e l‟impiego dei costumi, in sostanza copriva una dozzina dei ruoli dettagliati nei titoli di coda. L‟aiuto Umberto Angelucci, l‟assistente Peter Shepherd, il direttore della fotografia Giuseppe Ruzzolini, il direttore di produzione Mario Di Biase avevano da tempo rinunciato a tenergli dietro. Come accadeva per altre troupe italiane, la giustapposizione dei ruoli era una costante: gli attori diventavano carpentieri, i trasportatori del posto diventavano comparse, la giovane iraniana diventava una controfigura in una scena di nudo e un ragazzino italo-persiano diventava una paffuta fanciulla in un episodio del film... La scelta di ragazzi del popolo, completamente ignari di recitazione e dizione, obbligava Pasolini a infinite ripetizioni di una stessa scena. Una di queste a Isfahan, sul piazzale della moschea, è stata ripetuta ben quarantatré volte. Furono lunghe anche le riprese della sequenza di Zumurrud e Nur ed-Din, quando si ritrovano e lei gli infligge quel piccolo gioco sadico, mettendolo a sedere all‟aria. Era ambientata nella sala degli specchi, che in realtà era la parte alta di una navata della moschea: un sacrilegio che, se fosse stato scoperto, sarebbe costato caro a tutti. Accadeva che si facessero levatacce alle quattro di mattina, o di notte a seconda dei punti di vista, per muoversi con dei pullman scassati per raggiungere luoghi da favola che le lunghe ombre rosate dell‟alba rendevano ancor più fantastici.



Intervista realizzata da Roberto Chiesi a Bologna l’11 febbraio 2011

L'intervista è tratta dal volume pubblicato in occasione della mostra  L’oriente di Pasolini. Il fiore delle Mille e una notte nelle fotografie di Roberto Villa 26 maggio - 7 ottobre 2011, Sala Espositiva Cineteca di Bologna  a cura di Roberto Chiesi 
© 2011 Edizioni Cineteca di Bologna via Riva di Reno 72 40122 Bologna 

Le immagini e L'intervista, per gentile concessione di Roberto Villa.


Dal 03 al 21 maggio 2014,  presso Palazzo Ducale, spazio 46 rosso,Piazza Matteotti n°9,  Genova.



Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
Per facilitare la navigazione interna, è stato creato un sito che fa da indice per argomenti P.P.Pasolini Eretico e Corsaro ( sito ancora in costruzione )
Qui puoi trovarci su Facebook Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.

mercoledì 16 aprile 2014

Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti

"ERETICO & CORSARO"



Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti
di Stefano Milioni


Dall'altra parte Fiumicino e' fredda e grigia all'alba. Franco Citti passeggia in riva al mare misurando malinconia e gratitudine. Vent'anni di interviste sull'autore di "Accattone" sembrano non aver esaurito i ricordi. Mentre l'attore romano racconta si compone il ritratto di un Pasolini inconsueto: non l'intellettuale, ma l'amico. L'interprete solitario e opportuno di una capitale "borgatara". 

"Guarda, l'abbiamo detto un miliardo di volte io e mio fratello. E' assolutamente escluso che sia stato Pelosi. Lì c'e' un chilometro quadrato di strage. E' stato massacrato, e una sola persona non riesce a fare quelle cose. Ci sono troppe cose oscure, dietro. Anche politiche, naturalmente". 

La voce di Franco Citti, indimenticabile volto del cinema di Pier Paolo Pasolini, e' aspra e tagliente. Cosi' come i suoi pensieri, del resto. 

 "Sono andato via da Roma innanzitutto perche' cominciavano a sparire le borgate e con loro i miei amici. E quando non hai piu' le borgate ti rifugi al mare. E' per questo che sono venuto a vivere a Fiumicino. C'e' un senso di morte, qui intorno, che mi piace. Forse io sono gia' morto, qui, in questa solitudine che amo e che mi mette allegria. Anzi, io sono vivo perche' sto a Fiumicino. Forse se stavo a Roma ero gia' morto". 

Come hai conosciuto Pasolini? 

"Tramite mio fratello Sergio, in una pizzeria di Torpignattara. Lui mi ha detto: 'A Fra', te presento 'no scrittore, 'n amico mio." 

Lui era gia' conosciuto, allora? 

"No. In quel periodo scriveva delle poesie in friulano, quelle cose dei primi tempi". 

 Quindi tu non sapevi proprio chi era? 

"No. All'inizio ho creduto addirittura che fosse analfabeta. Faceva il maestro elementare a Ponte Mammolo. Mio fratello m'ha detto. E' 'no scrittore, magnamose 'na pizza assieme. Io ero tutto sporco di calce perche' lavoravo come muratore con mio padre. Ci siamo conosciuti li' e abbiamo cominciato a frequentarci". 

E che impressione ti ha fatto all'inizio Pasolini? 

"Quella di una persona normale. Non ci pensavo molto al fatto che lui scrivesse. Se scriveva a me che me fregava? A volte succedeva che gli davo qualche battuta in romanesco e lui se l'appuntava". 

Pasolini metteva nei suoi libri i racconti che gli facevate tu e Sergio? 

"A Paolo piaceva soprattutto lo spirito, il modo delle borgate romane, questa gente allegra, tanto e' vero che lui ci passava quasi tutto il tempo della sua vita con noi, nelle borgate. E cosi', essendo uno scrittore guardava cio' che gli accadeva intorno, e daje e daje, tirava fuori 'sti libri. Ma quello che piu' mi ha interessato e' quando mi ha detto che mi avrebbe fatto fare una parte nel suo film". 

E tu come hai reagito? 

"Sai, io sono un pessimista nato, non e' che ci credo molto alle cose che mi offrono. Cosi' gli ho detto: Vabbe', a Paolo, quando lo faremo lo faremo. Lui mi ripeteva: hai una bella particina. Vedrai che lo faremo. E cosi' un giorno e' nato 'sto cavolo di Accattone". 

Mentre lo giravi ti sentivi nella parte o era qualcosa che non ti apparteneva?

"Mi sentivo a mio agio perche' l'ho girato con tutti i miei amici della borgata. Giocavamo un po' in casa. E poi quelle avventure, quelle storie, mi piaceva farle. Per il film ho anche dovuto leggere Ragazzi di vita. Che poi, che vuol dire ragazzo di vita non l'ho mai capito". 

Giravate a Torpignattara? 

"Torpignattara, il Pigneto, Testaccio, Pietralata. Andavamo in tutta la periferia di Roma. Il film e' andato avanti per un po' in questo modo. Lui ci ha diretto, pero' noi eravamo liberi di fare quello che eravamo". 

Avevate quindi la possibilita' di inserire cose proprio vostre, personali... 

"Sai, i dialoghi erano gia' un po' scritti e Pier Paolo li scriveva con mio fratello Sergio, pero' qualche battuta che in doppiaggio sembrava migliore l'abbiamo messa. Accattone, pero', e' rimasto cosi' come l'abbiamo girato, e infatti e' un bel film proprio perche' e' spontaneo, non c'era nessun attore professionista e l'abbiamo fatto di corsa. Con qualche impiccio di mezzo. 'Sti personaggi che facevano gli attori insieme a me, io compreso, qualche mattina non venivano proprio, chi andava a sfacchina', chi andava a fa' altre cose, allora era un po' complicato". 

Si trattava di problemi pratici e non finanziari. 

"Finanziariamente non c'erano problemi. Credo che il film costasse piuttosto poco. Io, ad esempio, prendevo ottomila lire al giorno. Ho lavorato otto settimane, piu' il doppiaggio, diciamo che avro' lavorato circa un anno e ho preso all'incirca un milione e trecentomila lire di oggi". 

Quando ti rivedi in "Accattone" che impressione hai? 

"Cerco di non rivedermi". 

Perche'? 

 "Perche' ormai quel film lo conosco a memoria, come gli altri, del resto. A volte fanno Accattone in tivvu', io ho anche le cassette, ma cerco di evitare di vederlo. Ma non perche' sia invecchiato, ma e' perche' mi piacerebbe rivederlo con le persone adatte. Con quelli che all'epoca contestarono il film, ad esempio". 

Come e' cambiata la tua vita dopo "Accattone"? 

"In peggio. Vedi, il rapporto con Pasolini e' stato per me, in un certo senso, distruttivo, perche' non e' che io amassi proprio fare il cinema, ma nello stesso tempo so che dovevo farlo, forse anche solo per amicizia. E, come ti ho gia' detto, per certi versi mi affascinava, come quando lavoravo con gli amici miei. Poi pero' sono stato costretto a lavorare con altre persone che non conoscevo, e mi rompevo i coglioni perche' non erano leali con me. Miravano al successo, capisci? Allora qualcuno, magari, si e' permesso di dire: Ma sai, quello e' un borgataro". 

Che tipo di rapporto avevi con Pasolini? 

"Lui era un po' come un padre. Aveva una grande paura di me. Gli potevo sparire da un giorno all'altro, senza finire il film. E' successo mentre facevamo Mamma Roma con la Magnani. Ho avuto una disavventura con la polizia. Ho litigato con una guardia e m'hanno arrestato per oltraggio. Mi sono fatto una ventina di giorni e poi sono uscito". 

Il film e' stato interrotto per questo motivo? 

"No. Hanno messo mio fratello di spalle, tipo controfigura. E dopo quell'episodio, quando abbiamo fatto Edipo Re, Pier Paolo e' stato costretto a mettere nell'albergo due guardie in borghese, in modo che non uscissi. Ma, sai, io il cinema l'avevo preso nel senso del divertimento. Professionalmente non e' che mi interessasse piu' di tanto". 

Se non sbaglio era proprio Pasolini a dirti che tu dovevi fare semplicemente te stesso e non recitare. 

"Si', tanto e' vero che ha cercato di non farmi diventare ne' francese, ne' inglese, ne' americano. Avevo molte richieste, allora. Il mio terzo film l'ho fatto con Marcel Carne'. Poi ho lavorato in America. Ho fatto due padrini con Coppola. Il primo e il terzo". 

Non ti ha mai pesato la figura di Pasolini? 

"In un certo senso si'. Io ero l'immagine del suo cinema, e non e' detto che potessi essere l'unica. Poteva anche trovare qualcun altro, e forse sarebbe stato meglio per me, avrei seguitato a fare il muratore, il pittore. Certo, sono contento di aver fatto il cinema con lui, mi ha dato la possibilita' di stare meglio anche economicamente pero', se tornassi indietro non so se lo rifarei il cinema. Perche' sono trentacinque anni di domande e, in fondo, il contatto con una persona e' quello, niente di piu', niente di meno. Ogni tanto ti puoi ricordare una cosa in piu', pero', ecco, Pasolini parla con le sue immagini, con la scrittura. E chissa' quante volte non mi avra' detto certe cose". 

Che importanza avrebbe avuto Pasolini nella societa' di oggi? 

"Pensa quante cose ci avrebbe raccontato con la sua scrittura o attraverso le immagini". 

Che poi, se ci pensi, ci sono molte realta', e tensioni da raccontare qui in Italia... 

"Si', certo. Io penso che se Pasolini fosse stato in vita i giovani di oggi non sarebbero stati cosi'. Lo avrebbero amato e lui avrebbe amato la gioventu' di oggi, gli avrebbe dato un insegnamento nella scrittura e nel cinema. Ho letto pochissime cose di Pier Paolo, ma l'ho conosciuto bene ed e' stata la persona piu' umana che abbia incontrato. Lui era il padre di tutti noi, delle borgate, ed e' stato molto amato. Per noi era il Baggio della situazione, quello che risolveva tutto. Faceva l'elemosina ai poveri, quando ha incominciato a fare due lire andavamo sempre a mangiare, invitava tutti. Era una famiglia allegra. Ed io sono sicuro che rimarra' per sempre, anche per quelli che non l'hanno mai letto". 

Qual'e' il sentimento piu' forte che ti ha lasciato? 

 "Mi ha lasciato il sentimento di una grande guerra, di una lotta continua con la gente. Ma, ti ripeto, e' la persona piu' umana che abbia conosciuto. Non ho piu' trovato un altro cosi', uno che chiedeva alle comparse: Per favore, mettiti cosi'. Era di una dolcezza straordinaria, ed e' quella che mi manca di piu'. Era un padre, capisci? Una guida sulla retta via.

Stefano MILIONI 

Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
Per facilitare la navigazione interna, è stato creato un sito che fa da indice per argomenti P.P.Pasolini Eretico e Corsaro ( sito ancora in costruzione )
Qui puoi trovarci su Facebook Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.