domenica 10 agosto 2014

Max Ponte - Pier Paolo Pasolini, il corpo dissepolto

"ERETICO & CORSARO"

 
 
Pier Paolo Pasolini, il corpo dissepolto
Max Ponte


Il “corpo” di Pasolini è sicuramente dissepolto come fa notare Belpoliti, e rimane nell’oscurità della storia patria. E come per tutti i geni che hanno fatto della loro vita un’opera d’arte, anche la memoria è segnata dal conflitto. Poco serve che gli epigoni delle neoavanguardie facciano risuonare l’eco della condanna del Gruppo ’63. Pasolini ha fatto più di tanti poeti sperimentali messi assieme, esattamente come D’Annunzio ha realizzato più di Marinetti. Mentre Marinetti teorizzava, il Vate invadeva Fiume e creava una repubblica fondata sulle arti. Mentre c’era chi desiderava andare Verso la poesia totale, e sto parlando di Spatola e del gruppo del Mulino di Bazzano, Pasolini scriveva l’opera più importante, la sua vita, e si impossessava dei mezzi mediatici diventando una star del cinema. Il sorpasso avviene sul piano dell’azione e della comunicazione, ed è proprio questo che i poeti della neoavanguardia, che elaborano senza dubbio un linguaggio coraggioso, non possono reggere. Le accuse che vengono fatte a Pasolini ancor oggi colpiscono la poesia senza tener conto del sistema della sua produzione artistica e soprattutto, dico soprattutto, ignorando la dimensione estetica della sua esistenza.

La mostra “Pasolini Roma”, un progetto espositivo attraverso varie città europee (Barcellona, Parigi, Berlino e Roma), non può che gettare nuova luce sulla complessità del lavoro pasoliniano. Pier Paolo Pasolini elabora un lavoro non-lineare, rizomatico, per cui ogni punto della sua produzione può essere la partenza per comprendere l’insieme della sua arte. Ho avuto modo di vedere la mostra “Pasolini Roma” nella versione parigina alla Cinémathèque Française. Ho scoperto, nel corso di questa esposizione, anche il Pasolini pittore e questa sua esperienza pittorica ha avuto un ruolo nella sua produzione cinematografica. Le scenografie dei film (come dimostrano i documenti cartacei) vengono abbozzate nero su bianco dal poeta su vari fogli sparsi. Questa è una delle prove della interconnessione fra le varie capacità espressive del poeta o meglio dell’artista in questione.

Ritornando alla ricezione odierna di Pasolini nel suo paese d’origine, l’altro elemento che mi lascia attonito è come la critica radicale pasoliniana viene ignorata nella cultura italiana. Si preferisce far di P.P.P. un personaggio da romanzo giallo piuttosto che far tesoro delle sue lezioni “corsare”. E così la mollezza sinistrorsa cancella anche il nobile modello dell’intellettuale impegnato. Meglio parlare di “decrescita felice” (pauperismo ipocrita et salottiero) invece di indagare senza pudori la nostra società, il sistema politico e i costumi sessuali. Pensiamo a quanto sarebbe utile ripensare a dei Comizi d’amore, per superare il problema che gli italiani hanno, dentro e fuori al parlamento, con il sesso. Pensiamo a quanto sarebbe necessario avere un corso di educazione sessuale alla tv in prima serata e parlare di contraccezione dando tutte le indicazioni corrette per l’uso del preservativo o della pillola.

Inoltre proprio negli Scritti corsari va ricercata la poesia di Pasolini e non solo nella produzione ufficiale in versi. Si tratta di una prosa che risponde ad una forte vis retorica e che diventa a tutti gli effetti prosa poetica, canto della contemporaneità, canto di chi sa di aver perso e non rinuncia a mostrare con estrema lucidità ciò che gli altri ignorano. Ricordo un altro conservatore, un artista che sapeva di appartenere al popolo dei vinti. Nella morte di Pasolini vedo la stessa grandezza finale di Yukio Mishima, vedo lo stesso eroismo, lo stesso suicidio di un poeta contro e per il proprio tempo, la stessa perfezione. Sì perché sono persuaso che Pasolini sapesse di aver la “morte cucita addosso”, proprio come i magistrati anti-mafia, e che sia andato incontro ad un omicidio che è allo stesso tempo – per la coscienza che aveva della società italiana e dei suoi meccanismi – un suicidio. Una morte, secondo i canoni mafiosi dunque, quella che l’Italia ha riservato a Pasolini, che ha riguardato il corpo e la deligittimazione dell’individuo, prima e dopo, che lo ha ridotto a essere sub-umano per questioni di orientamento sessuale, ma altri pretesti avrebbero potuto colpirlo.

Il tempo del Pasolini morto sembra giungere al termine (forse la mostra “Pasolini Roma” contribuirà a questo fenomeno di “sdoganamento” nel suo approdo in Italia). La cultura italiana pare essere pronta ad integrare uno dei suoi più illustri rappresentanti.



Ringrazio il Professor Christophe Mileschi che mi ha guidato nello studio di Pasolini durante il suo corso nell'ambito del Master 2 in Langue, Littérature et Civilisation Italiennes dell'Università Paris Ouest Nanterre La Défense.




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