martedì 2 settembre 2014

Pasolini Il 21 agosto 1945 a Luciano Serra - Porzus

"ERETICO & CORSARO"
Sulle montagne, tra il Friuli e la Jugoslavia, Guido combatté a lungo, valorosamente, per alcuni mesi: egli si era arruolato nella divisione Osoppo, che operava nella zona della Venezia Giulia insieme alla divisione Garibaldi. Furono giorni terribili: mia madre sentiva che Guido non sarebbe tornato più. Cento volte egli avrebbe potuto cadere combattendo contro i fascisti e i tedeschi: perché era un ragazzo di una generosità che non ammetteva nessuna debolezza, nessun compromesso. Invece era destinato a morire in un modo più tragico ancora.
Lei sa che la Venezia Giulia è al confine tra l’Italia e la Jugoslavia: così, in quel periodo, la Jugoslavia tendeva ad annettersi l’intero territorio e non soltanto quello che, in realtà, le spettava. È sorta una lotta di nazionalismi, insomma. Mio fratello, pur iscritto al Partito d’Azione, pur intimamente socialista (è certo che oggi sarebbe stato al mio fianco), non poteva accettare che un territorio italiano, com’è il Friuli, potesse esser mira del nazionalismo jugoslavo. Si oppose, e lottò. Negli ultimi mesi, nei monti
della Venezia Giulia la situazione era disperata, perché ognuno era tra due fuochi. Come lei sa, la Resistenza jugoslava, ancor più che quella italiana, era comunista: sicché Guido, venne a trovarsi come nemici gli uomini di Tito, tra i quali c’erano anche degli italiani, naturalmente le cui idee politiche
egli in quel momento sostanzialmente condivideva, ma di cui non poteva condividere la politica immediata, nazionalistica.
Egli morì in un modo che non mi regge il cuore di raccontare: avrebbe potuto anche salvarsi, quel giorno: è morto per correre in aiuto del suo comandante e dei suoi compagni. Credo che non ci sia nessun comunista che possa disapprovare l’operato del partigiano Guido Pasolini. Io sono orgoglioso di lui, ed è il ricordo di lui, della sua generosità, della sua passione, che mi obbliga a seguire la strada che seguo.


(Pier Paolo Pasolini, Le belle bandiere. Dialoghi 1960-1965)

Il 21 agosto 1945 così scrisse a Luciano Serra:

“Bisognerebbe essere capaci di piangerlo sempre senza fine, perché solo questo potrebbe essere un poco pari all’ingiustizia che lo ha colpito. Eppure la nostra natura umana è tale che ci permette di vivere ancora, di risollevarci, perfino, in qualche momento. Perciò l’unico pensiero che mi conforta è che io non sono immortale; che Guido non ha fatto altro che precedermi generosamente di pochi anni in quel nulla verso il quale io mi avvio. E che ora mi è così famigliare; la terribile oscura lontananza o disumanità della morte mi si è così schiarita da quando Guido vi è entrato. Quell’infinito, quel nulla, quell’assoluto contrario ora hanno un aspetto domestico; c’è Guido, mio fratello, capisci, che è stato per vent’anni sempre vicino a me, a dormire nella stessa stanza, a mangiare nella stessa tavola. Non è dunque così innaturale entrare in quella dimensione così a noi inconcepibile. E Guido è stato così buono così generoso da dimostrarmelo, sacrificandosi pel suo fratello maggiore, forse a cui voleva troppo bene a cui credeva troppo.”

Pier Paolo Pasolini

(Pier Paolo Pasolini, Lettere, Torino, Einaudi,1986.)
LA RESISTENZA E LA SUA LUCE
Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l’Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe di nuovo nella luce…
Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce divenne incerta alba,
un’alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano…
Così l’alba nascente fu una luce
fuori dell’eternità dello stile…
Nella storia la giustizia fu coscienza
d’una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

(Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo, Milano, Garzanti, 1961.)
*

07.07.47 Processo per la strage di Porzus.
Pasolini fu interrogato in qualita' di parte lesa per la morte del fratello Guido, davanti al G.I. di Udine 
Presso ISTITUTO FRIULANO PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE

Fondo: Processo Porzus. Documenti in copia dall'Archivio Osoppo di Udine

Serie: Istruttoria e dibattimento


Si trova il fascicolo:

"Parti offese.
Vol III"

Busta 1, Fasc. 3

Il volume conserva copia dattiloscritta delle deposizioni delle parti offese, relative all'eccidio di Porzus. Si trovano le dichiarazioni di:
Clelia Clocchiatti,
Laura Angeli,
Giuseppe Previti,
Teresa Anna, Mario Mazzeo,
Santi Mazzeo,
Teresa Lazzaro,
don Enrico Celledoni,
Francesca Luddo,
Calogero Urso,
Rosa Marino,
Assunta Lesa,
Antonio Michelon,
Enrico Vazzaz,
Lucia Calogna,
Giovanni Turlon,
Francesco Paolo Rizzo,
Vincenza Teto,
Giuseppina Rizzo,
Salvatore Rizzo,
Giuseppe Augello,
Teresa Augello,
Salvatore Augello,
Maria Cigno,

Carlo Pasolini,
Pierpaolo Pasolini,

Lucia Pittia,
Niccolò Comin,
Vincenzo Sparacino,
Antonio Sparacino,
Ninfa Sparacino,
Calogero Giunta
Giuseppe Cammarata.
cc. 37
Date: 31/10/1945; 16/06/1947 - 24/06/1947; - altre carte sd. [1947];
Compilatore: Emmanuelli Monica 13/09/2005.

*

Pier Paolo Pasolini ricordò la tragedia del fratello ucciso nella poesia "Vittoria", (in Poesia in forma di rosa, ora in Bestemmia, Milano 1993)
Dove sono le armi? Io non conosco
che quelle della mia ragione:
e nella mia violenza non c'è posto.
.
NEANCHE PER UN'OMBRA DI AZIONE
NON INTELLETTUALE. Faccio ridere
ora, se, suggerite dal sogno,.
.
in un grigio mattino che videro
morti, e altri morti vedranno, ma per noi
non è che un ennesimo mattino, grido.
.
parole di lotta?
[...].
.
Se ne vanno... Aiuto, ci voltano le schiene,
le loro schiene sotto le eroiche giacche
di mendicanti, di disertori... Sono così serene.
.
le montagne verso cui ritornano, batte
così leggero il mitra sul loro fianco, al passo
ch'è quello di quando cala il sole, sulle intatte
.
forme della vita - tornata uguale nel basso
e nel profondo! Aiuto, se ne vanno! Tornano ai loro
silenti giorni di Marzabotto o di Via Tasso....
.
Con la testa spaccata, la nostra testa, tesoro
umile della famiglia, grossa testa di secondogenito,
mio fratello riprende il sanguinoso sonno, solo.
.
tra le foglie secche, i caldi fieni
di un bosco delle prealpi - nel dolore
e la pace d'una interminabile Domenica....
.
Eppure, questo è un giorno di vittoria!



Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro
Blog creato da Bruno Esposito

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