sabato 4 ottobre 2014

IL DELITTO PASOLINI - Incontro con Gino Gullace e Antonella Amendola

"ERETICO & CORSARO"
 
 
 
 
IL DELITTO PASOLINI
Incontro con Gino Gullace e Antonella Amendola
26 maggio 2012
A cura di Jamil Ashour e Catello Masullo

Nell’esclusivo salotto letterario romano della Professoressa Anna Scipioni si è tenuto uno stimolante incontro con gli autori di un testo/inchiesta che ricostruisce le note vicende del delitto Pasolini. Se ne da di seguito un sintetico resoconto.
Amendola : nell’ambiente del settimanale " Oggi " abbiamo condiviso questo interesse sulla vicenda Pasolini. Sappiamo tutti i nomi delle persone che lavorano su questo tema. Sono legata profondamente a questo tema, perché ha segnato la mia gioventù e la mia vicenda umana e professionale. Nel ’74 lavoravo ad " Il Mondo ". Un passato glorioso di diritti civili. L’ edizione quotidiana era stata fondata da mio nonno Giovanni Amendola. C’era il giovane Pannella, Carandini, ecc. Era il mio primo lavoro, nella sezione cultura, diretta da Enzo Siciliano, una persona splendida che mi aveva aperto le case dei suoi amici. La Ginzuburg, Moravia, che lavorava come critico di Cinema a L’Espresso. Mi capitò di impaginare un suo reportage all’Africa, che era sterminato. Ghirelli mi disse di aggiustare e di tagliare. Togliendo una tappa. Mi arrivò una telefonata di Moravia che mi voleva conoscere, perché avevo avuto il coraggio di tagliarlo. Ci siamo incrociati alla pasticceria di via Ferrari. Lui rideva follemente di questa cosa e diventammo subito amici. Lui mi presentò Pasolini che aveva preso una rubrica che si chiamava LA PEDAGOGIA DI GENNARIELLO. Nella quale parlava di educazione delle nuove generazioni. Era un suo occhio vitale sul mondo. Amava frequentare ogni genere di strato sociale e di stare con i giovani. Aveva una grande attenzione alla realtà italiana. Scriveva sul Corriere di Ottone, come punta di diamante. Uomo di una timidezza ossessiva. Restava sulla porta quando veniva a consegnare la rubrica. Avevo una grande soggezione verso di lui. Era molto professionale e distaccato. Ma gentilissimo. Chiedeva sempre con grande signorilità. Non voleva sapere i titoli che mettevamo alla rubrica né chiedeva ragione di qualche piccolo taglio. Era contento come un grande maestro. Moravia nella commemorazione lo definì poeta civile, sottolineando che ne nasceva uno ogni 100 anni. Oggi si direbbe un guru, ad altezza siderale. La mattina del 2 novembre, alle 6.30, stavo in casa dei mie genitori. Ebbi una telefonata da Umberto Forno, un grande vaticanista de la stampa di Torino, e mi disse che era stato trovato il corpo di Pasolini all’idroscalo e di avvertire Ghirelli. Che mi disse di andare subito. Sperando che fosse una cosa non vera. Con dei giovani giornalisti, Massimo Donelli, Renzo Rosati, ed un terzo moschettiere, andammo sul posto. C’era un via vai di persone, di gente, di curiosi. Non avevano recintato nulla, era tutto a vista. Avvistai anche Alberto Moravia, che arrivò insieme a Siciliano ed a Bernardo Bertolucci. Moravia pensò subito ad una avventura sessuale andata male. Ma Bertolucci da subito non fu convinto. Era ridotto una poltiglia. Lui era un uomo di grande prestanza fisica. Pensare che fosse stato il solo Pelosi, un ragazzetto piccolo, a farlo fuori non lo si può credere. Non avevamo i telefonini all’epoca. Informai Ghirelli. Che mi disse che doveva consegnare quel giorno la rubrica e mi chiese di andare a casa per vedere se la trovavo. Mi aprì la nipote. Sul tavolo c’era manoscritta la rubrica. Era stato al convegno dei radicali a Firenze e lo aveva scritto. E la portai al direttore. La casa era in una agitazione sconvolgente. Laura Betti era in cucina che preparava dei sughi, sapendo che sarebbe arrivata tanta gente e ci doveva pur essere qualcuno che si occupasse di preparare da mangiare. Ho capito che questo modo di rintanarsi degli anziani sono una cosa tipica per evitare i contatti e le notizie. La madre non volle sapere che il figlio era morto. Arrivarono la Fallaci, Appignani, un cavallo pazzo che dava informazioni varie di una banda di assassini.

Da allora questo tema mi è sempre stato nel cuore. Se ne parlava in continuazione. Con Dario Bellezza, che era stato il suo segretario. Che scriveva le lettere di Pasolini in perfetto stile pasoliniano. Tanto che Pasolini non le rivedeva nemmeno. Bellezza pensava che c’era uno sfondo sessuale, ma che era stato attirato in una trappola. Bertolucci non ha mai avuto dubbi sulla cospirazione politica. Nel ’95 Marco Tullio Giordana girò il film sulla morte di Pasolini su una sceneggiatura che aveva scritto con l’Avv.Marazziti. Giordana mi disse che aveva trovato un carabiniere infiltrato che aveva notizie particolari, ma non poteva darne notizia precisa, perché il carabiniere non era ancora in pensione. Ma mi disse di andarlo a trovare dopo quattro mesi, che andava in pensione. Si chiama Sansone. Lui disse che doveva fare un colpo, per incastrare dei piccoli criminali, i fratelli Borsellino, detti "braciola" e "bracioletta". Lui disse loro : ma siete troppo piccolini. E loro gli dissero : ma noi abbiamo ammazzato Pasolini. Nel 2005 Pelosi alla trasmissione in tv ammise che i fratelli Borsellino erano con lui. E che non aveva detto tutto. E che c’era una macchina targata Catania e altre persone.


Gullace : a Novembre cadono 37 anni dalla morte di Pasolini. Le inchieste sono state archiviate due volte. E sempre riaperte. Nel ’95 e nel 2005. Questa volta il motivo della riapertura viene dall’alto. Il colonnello Garofano dei RIS di Parma ha scritto un libro. Uno dei capitoli è dedicato al caso Pasolini. Tutti i reperti trovati sulla scena del delitto erano finiti in uno scatolone al museo di scienza criminale di via Giulia. Il colonnello disse che sottoponendo quei reperti alla tecnologia di adesso, con i DNA diversi, e le analisi delle macchie di sangue, usate per la prima volta a Cogne, con un progetto computerizzato si possono desumere tante notizie sul delitto. Veltroni lesse il libro e chiese di riaprire le indagini. Angelino Alfano da ministro del giustizia sposò la richiesta. E allora i RIS ci hanno cominciato a lavorare. Nello scatolone c’erano un anello, dei pezzi di legno, la tavoletta Buttinelli. Dal nome scritto da uno delle baracche dell’idroscalo. C’erano i vestiti di Pasolini, parte dei vestiti di Pelosi. Un golf verde, un plantare piede destro n. 41. La notizia è che i RIS avrebbero isolato in queste tracce di sangue una linea di DNA che non appartiene né a Pelosi, né a Pasolini.

Pelosi è stato giudicato e condannato come assassino di Pasolini. Il caso Pasolini ci dice che la verità scientifica, documentata dalle varie perizie, e la verità giudiziaria non coincidono. C’è un’ampia forbice. Il punto è che nel processo di primo grado che cominciò nel febbraio ’76, l’assassino viene scoperto prima ancora del cadavere. Se Antonella Amendola ha ricevuto una telefonata alle 6.30 del mattino, invece solo alle 10 di mattina c’è stato il riconoscimento del corpo da parte di Ninetto Davoli. Prima di allora nessuno lo sapeva. Se qualcuno lo aveva saputo c’è da domandasi come. Nella notte tra 1 e 2 Novembre, all’1.30, due carabinieri di Ostia, vedono una Alfa GT 2000 che andava contro mano a forte velocità. La inseguono e la fermano a arrestano il guidatore. Che non aveva documenti. Dice di chiamarsi Giuseppe Pelosi. Che ha precedenti. Lui non ha la patente e la macchina non è sua. Dice di aver rubato l’auto. Pelosi, portato in caserma, chiede di andare nella macchina, dicendo che aveva perso un anello a cui teneva tanto, placcato d’oro con un rubino rosso. I carabinieri cercano, ma non trovano l’anello. Nel verbale dichiarano che Pelosi disse che l’anello glielo aveva dato Johnny, non meglio identificato. Pelosi viene portato al carcere di Casal del Marmo. Viene messo in una cella con un altro. Al compagno di cella dice di aver ammazzato Pasolini, tanto quelli non sono scemi e se ne accorgeranno presto. La mattina scopre il cadavere una signora delle baracche dell’idroscalo, una zona malfamata. All’epoca c’erano 250.000 persone che vivevano in sterminate baraccopoli. Poi sanate. La famiglia Lollobogida si stava costruendo una casetta. La signora vede il cadavere e chiama la polizia. Arriva Masone, non ancora capo della polizia. La macchina ce l’ avevano i carabinieri. Ma hanno capito subito. E Pelosi venne incriminato dell’omicidio di Pasolini. Masone si accorge che sotto il cadavere di Pasolini c’era il famoso anello. Che collega a Pelosi. All’inizio Pelosi non ha un avvocato. Viene da famiglia disagiata. Abitava a Sette ville di Guidonia. Il padre disoccupato. Pelosi aveva precedenti di furto. Si presentano due avvocati, che con uno stratagemma cercano di accreditarsi come avvocati di Pelosi. Dicendogli di essere stati incaricati da suo zio Giuseppe, però inesistente. Rocco Mangia è un avvocato particolare, che difese i tre assassini del Circeo. Considerato di area Andreottiana. Non era considerato un principe del foro. Ma era bravo. Nel caso del Circeo la linea difensiva era che i tre erano monelli, ma le donne ci stavano. Nel caso di Pelosi imposta la linea difensiva cercando di imporre il fatto di un contesto di omosessualità. Il ragazzo povero di borgata approcciato dall’intellettuale ricco. Il ragazzo reagisce, e, senza accorgersi, gli passa sopra con la macchina. Non si sapeva più se era vittima o carnefice. Pelosi sposa la tesi difensiva. Si assume tutta la responsabilità. Dice che non conosceva Pasolini che lo aveva incontrato per la prima volta a piazza dei 500, alle 23.30. Pelosi riceve una lettera in carcere dai Borsellino che gli fanno capire che se la sarebbe cavata con pochi mesi e gli davano i saluti di Johnny. L’Avvocato Mangia è ufficialmente pagato dai genitori di Pelosi. La magistratura è contenta di aver trovato subito l’assassino. Un delitto del genere, se compiuto da una sola persona è una questione, se invece da un gruppo di persone è tutt’altra cosa. Da 9 anni e 4 mesi, sarebbe stato condannato ad oltre 27 anni di carcere.

La sera del 2 novembre, per la prima volta della storia della Rai, il TG , violando il segreto istruttorio, dà la notizia della morte di Pasolini con la tesi dell’Avv. Mangia. Il Presidente del tribunale dei minori è il fratello di Moro. Vengono fatte perizie necroscopiche molto sommarie. C’è una grande voglia di chiudere l’indagine. Ma l’Avv. Marazziti e l’avv. Calvi, i due avvocati di parte civile della famiglia di Pasolini, si ritirano dopo l’arringa finale. Nominano perito un certo dott. Durante. Che fa le analisi, e la perizia. Analizza tutte le foto scartate dalla polizia e dimostra cose che cambiano la impostazione del processo. Che era stato impostato come omicidio colposo. Che avrebbe fatto in modo che Pelosi se la sarebbe cavata in poche settimane. Ma la perizia di Durante dimostra che il sormonto della vettura sul corpo di Pasolini , in quella specie di campetto di calcio, non è casuale. Rispetto a dove era parcheggiata la macchina e rispetto alle uscite dal campetto, il corpo era posizionato in modo tale che la macchina lo ha dovuto investire volontariamente. Il corpo di Pasolini maciullato è di difficile interpretazione. I tubi di scappamento erano a 12 cm da terra , come la coppa dell’olio, la testa di Pasolini era a 20 cm da terra. Durante scopre che le nocche di Pasolini sono rotte. Durante riesce a costruire una cronologia degli eventi che rimane e non è stata mai smentita. Pasolini e Pelosi arrivano in macchina, la posteggiano. Pasolini portava gli occhiali e non se ne separava mai. Sono stati ritrovati nel portaoggetti dell’auto. Verosimilmente viene aggredito e tirato fuori dall’auto. Viene colpito da un corpo contundente consistente alla testa. Non certo con il bastone marcio ritrovato. Riesce a scappare, fa circa 70 metri. Si toglie la camicia per tamponarsi la ferita alla testa. È una notte senza luna. Lo ritrovano, viene riaggredito, sopraffatto. Colpito violentemente ai testicoli con un calcio forte. Colpito ancora una volta alla testa con il corpo contundente. Sopravviene una emorragia cerebrale. Privo di conoscenza a terra. Poi viene investito con l’auto. Pelosi non ha segni di colluttazione. Non ha schizzi di sangue addosso. Che avrebbe dovuto avere , perché in testa c’è sangue arterioso. Cambia il profilo del processo. Omicidio volontariato. E la sentenza dice in concorso con ignoti. Il presidente del tribunale nella sentenza parla di indizi fortissimi sulla presenza di altre persone. Prima delle motivazioni della sentenza, la procura generale appella la parte di concorso con ignoti. Cosa mai successa in Italia. Il processo di appello arriva nel ’76 accoglie parzialmente l’appello della procura generale, dicendo che è improbabile che ci siano stati altri, e la sentenza diventa definitiva.

Durante il processo, Renzo Sansone, il carabiniere infiltrato, a dibattimento non ancora cominciato, riceve una soffiata da un informatore che gli dice che al tiburtino c’erano due ragazzi che si erano vantati di avere ammazzato Pasolini. Sansone aveva 26 anni. Ma aveva già esperienze da infiltrato. Chiede di infiltrarsi di nuovo in una bisca. Lui avvicina i Borsellino, carpisce la loro fiducia e loro confessano di aver ammazzato Pasolini. Avevano 14 e 16 anni. Ed il calcio ai testicoli lo aveva dato il più piccolo. E con loro c’era anche Johnny il biondino. Sansone riferisce al capitano e i carabinieri arrestano i fratelli Borsellino. Il maggiore a Regina Coeli dice che avevano capito subito che Sansone era un carabiniere infiltrato e che gli avevano raccontato la cosa di Pasolini per prenderlo in giro.

Dalla procura arriva un rapporto che dice che la spiegazione di Borsellino era credibile. E la testimonianza di Sansone non viene presa in considerazione. Abbiamo pubblicato il rapporto integrale di Sansone. Ed era incredibile che i Borsellino avevano mentito sul delitto Pasolini, ma non sulla refurtiva che effettivamente era stata trovata nella loro casa e che aveva causato l’arresto.

Io lavoro sui fatti, non mi piacciono le tesi complottistiche. Il delitto Pasolini sospetto che fu politico. Dal primo istante fu letto in modo politico. Dal Tg di stato. E la versione rimase inalterata per 37 anni. C’è corporazione tra magistrati. Nessuno indaga per dimostrare che il suo collega precedente ha sbagliato. Più volte il delitto Pasolini è stato riaperto. La prima volta nel ’95 con il film di Giordana. Che fa riemergere il verbale di Sansone. Nel frattempo i due fratelli Borsellino erano entrambi morti di AIDS. L’inchiesta viene chiusa, prendendo pari pari il rapporto del pubblico ministero sulla inattendibilità del lavoro di Sansone. Questi atti non sono pubblici. Sono una dialettica tra giudice istruttore e altro giudice. Nel 2005 viene riaperto di nuovo. Perché Pelosi va in tv, al programma OMBRE SU GIALLO. E racconta che c’erano i Borsellino, già presenti a piazza dei 500 e lui li vede tramare. Dice che picchiarono anche lui sul naso. Dice che i Borsellino si erano messi a fare politica, che frequentavano il Movimento Sociale. E dicevano a Pasolini, mentre lo picchiavano, "garruso", che in dialetto siciliano significa omosessuale. Succedono cose incredibili. La testimonianza di Pelosi viene smontata. Dicendo che aveva parlato a comando, dato che aveva preso dei soldi dalla Rai. Si fanno equazioni logiche. Con una perla di proporzioni inestimabili. Il procuratore fa l’ipotesi che Pasolini fosse stato attratto in una trappola con le pizze di Salò, che erano state rubate tempo prima a Cinecittà. Sergio Citti dice che Pasolini gli aveva detto che forse aveva saputo dove erano le pizze rubate. Ma dice che Pasolini aveva il negativo e poteva rifarlo. Ma nessuno dice che il film non ha negativo. È l’originale. Infatti il film lo montò con pezzi di scarto.

Johnny lo zingaro ha avuto tre ergastoli, da ragazzino già ammazzava. Era di etnia Sinti, giostraio. Aveva 15 anni all’epoca. A 11 anni aveva rubato una macchina, forzato un posto di blocco, la polizia sparò e lo colpì al piede. È claudicante. Il plantare trovato sulla scena del delitto potrebbe essere il suo. Sansone nel rapporto parlava di Johnny il biondino che abitava a viale Gordiani. Riguardo a Johhny, nel corso degli anni, ci sono testimonianze di 3 pentiti. 2 prima del 2000, Mercurio, assassino della camorra, in carcere con Martini, al quale dice di aver partecipato al delitto Pasolini. Altro pentito, Carapacchi, romano, entra in contatto con Pelosi e Johnny lo zingaro in carcere. Era sul finire della pena, in semilibertà. Faceva l’autista e portava anche Pelosi. Dice a Pelosi che sapeva del delitto Pasolini e Pelosi va in escandescenze. Nel 2000 un terzo pentito, Domenico Fiore, dell’anonima sarda.

Nei documenti dell’archiviazione del 2005, a fronte di tutte queste testimonianze, il magistrato se la cava dicendo che la squadra mobile aveva fatto una indagine, concludendo in maniera chiara e certa che Giuseppe Martini e Giuseppe Pelosi non si conoscevano affatto. In un interrogatorio fatto a Martini nel 2007, Martini diceva che conosceva benissimo Pelosi. Si vede una non voglia di andare a fondo. Pelosi nella intervista del 2005, e lo ribadisce nel libro che ha pubblicato dopo e che si chiama IO SO CHI HA UCCISO PASOLINI, pur dicendo che si è tenuto per sé il 10/15% della verità, ammette che lui e Pasolini si conoscevano da almeno 4 mesi. Pasolini non è vero che andava a reclutare gigolò. Non andava mai con chi non conosceva. Era un romantico. Pasolini era stato aggredito più volte. Aveva preso un appuntamento una settimana prima. Pino Pelosi l’amò. Al quale attaccano l’esca che sono le pizze del film. Pasolini va all’appuntamento. L’Idroscalo non era credibile come luogo per appartarsi. C’erano un sacco di posti sulla Tiburtina che Pasolini conosceva benissimo.

Johnny era coinvolto in un fatto di sangue simile, per cui ebbe uno degli ergastoli. Con un complice convinsero un operaio dell’Atac a dargli un passaggio dopo il turno di notte. In una zona isolata della strada, per rapinarlo. Ma aveva 600 lire in tasca. Scappò e Johnny lo inseguì e lo colpì con un colpo alla nuca.

I due Borsellino e Johnny, in tre non avevano l’età di Pasolini. Johnny era uscito da Casal del Marmo il 31 ottobre, da poche ore. Ma non è pensabile un tentativo di rapina. Piuttosto è un omicidio volontario e premeditato. Non è casuale anche l’idroscalo. Nel film di Giordana si vede quando arrivano i giornalisti. C’era il giovane Furio Colombo, intervista la famiglia Salvitti, che stava a 30 metri, e che riferisce che la notte precedente c’era un sacco di gente, almeno 6 o 7. Salvitti, però, un paio di giorni dopo, cambia totalmente la versione e dice che era andato a pescare. Probabilmente fu intimidito. Di quelli che abitavano sul posto , nessuno aveva la licenza edilizia.

La macchina aveva un macchia rossastra sul tetto dalla parte del passeggero. Durante ipotizza che Johnny abbia aperto la portiera e per tirare fuori Pasolini fece leva con il piede destro e gli si leva la scarpa e cade il plantare. E che Pasolini colpito abbia fatto schizzare sangue sul tetto. La macchia di sangue era stata lavata dalla pioggia ed era rimasto solo un alone. Fu accertato poi che è sangue di Pasolini. Pelosi non ha macchie di sangue addosso. Anche se ha raccontato di essersi sciacquato alla fontanella.

Ci sono cose certe, probabili e possibili. Tra le cose certe c’è la pluralità degli assassini e la inerzia a fare indagini serie. La volontà è di chiudere sempre le indagini. Nel 2005 l’intento è di metter una chiusura tombale. Si chiama il perito Umani Ronchi, il quale dice che è stato solo Pelosi ad ammazzare Pasolini. E’ imbarazzante vedere come si liquidano elementi che avrebbero consentito di spiegare molte cose.

Sulla tavoletta hanno trovato un DNA diverso da quello di Pasolini.

Il rapporto di Sansone era una porta aperta sulla verità. Descrive Johnny il biondino minuziosamente. Da giornalista io posso dire che ha il piede 41 ed il plantare è il suo ma il giudice ha bisogno di altri elementi. Pelosi non ha mai voluto tirare dentro Johnny lo zingaro. Ma doveva essere incriminato per favoreggiamento. Dato che ha detto che il 10/15% non lo ha detto. Tutte le cose chiaramente false dette da Pelosi sono ancora assunte come verità.

Catello Masullo : e i mandanti? Il 10% che manca è la polizza sulla vita di Pelosi?

Gullace : questo non è dimostrabile. Probabilmente le persone che hanno aggredito Pasolini lo aspettavano all’Idroscalo. In quelle baracche c’era qualcuno.

Dal pubblico : ho sentito che Pasolini stava scrivendo un libro sulle vicende, Mattei, ecc.

Gullace : gli ultimi 50 anni in Italia ci sono stati una serie di fatti per i quali i mandanti non sono stati mai presi. Fin dal delitto del bandito Giuliano, Sindona, ecc. Se dovessi scrivere una sceneggiatura, un’opera di fantasia, che sia credibile, direi che Pasolini va con Pelosi che conosce. Pelosi fa credere a Pasolini che c’è la possibilità ad arrivare a chi ha le pizze del film. E che lo farà incontrare con le persone che possono fargli riavere le pizze. Pelosi, in contatto con i Borsellino, pensa di poterci ricavare qualche milione. L’argomento petrolio Pasolini lo tratta in un editoriale del Corriere della Sera in cui dice che conosce i nomi di tutti i mandanti del delitto Mattei. Ma in Italia lo sanno tutti. Da ragazzino sentivo dire sempre "socialisti ladri". E poi si è scoperto che era vero. Pasolini dice : io non sono un giornalista investigativo.


Amendola : tante cose le sappiamo da un ragazzetto di vita che è stato a scuola con il Libanese della banda della Magliana. Con il quale Pasolini amava trattare per scoprire cose. Salò è un atto di accusa ai fascisti tremendo.

Gullace : siamo un paese di pasticcioni. Ma la realtà è che questo affresco incredibile regge per 50 anni. I mandanti sono furbi. Un giornalista investigativo non si ammazza, perché se no si lascia la firma. Lo si delegittima. Sul caso Pasolini sono stati scritti fiumi di inchiostro. Non è successo nulla.

Nel mio film, io direi che Pelosi lo porterà lì per farlo rapinare. Pasolini viene ammazzato con odio. Picchiato selvaggiamente e poi passato sotto la macchina. C’è anche la componente dell’omofobia. Lui era un simbolo. Potrebbe essere credibile uno scenario come l’omicidio Matteotti. Una banda impazzita. Non è dimostrato che Mussolini fosse il mandante. Anzi si pensa che all’inizio Mussolini fosse all’oscuro. Dal momento in cui muore Pasolini e quello in cui Pelosi viene arrestato, passa un’ora. Mentre è stato arrestato a 5 minuti dall’Idroscalo. C’è un grande buco nero. L’Avv. Mangia cerca di fare il processo a Pasolini, come corruttore di minorenni. Pasolini aveva molta freddezza con il PCI. Era una mina vagante, non arruolabile e non etichettabile.

C’è ancora tanto lavoro da fare.

Dal Pubblico : il produttore Grimaldi , all’epoca della scomparsa delle pizze, fu minacciato da fascisti ed andò a vivere in Francia.


Gullace : il film Salò uscì postumo. Provocazione fortissima. Dissacrazione, sul sesso più abietto. Il massimo che si possa fare per sporcare un’ immagine. La versione che è uscita è fatta con pezzi di scarto. I cinema furono assaltati. Il film fu sequestrato. Anche su istanza degli alpini, dato che c’era nel film un canto alpino. Il film scatenò reazioni pazzesche. I fascisti entravano nelle sale per interrompere le proiezioni. Pasolini aveva fatto un primo montaggio. Scegliendo i migliori passaggi. Questo è stato rubato. Andando a leggere i giornali dell’epoca si vedono sequestri di persona continui, omicidi. Sul Messaggero, nella cronaca romana era zeppo. Ma sul caso di Pasolini non ci sono state migliaia di pagine. Ci sono articoli fino al 10 novembre. Poi è sparito. I giornali vanno avanti molto quando non si sa chi è il colpevole. In questo caso il caso era chiuso in partenza. I giornali milanesi hanno un atteggiamento diverso. Fanno campagna stampa sul fatto che non è stata fatta alcuna indagine, che la scena del delitto era stata inquinata. D’altra parte sulla scena dell’omicidio di Fortugno a Locri, la giovane magistrata passava con i tacchi a spillo sul sangue!

La prossima volta vi portiamo i colpevoli!


 

Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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