martedì 4 febbraio 2014

Pasolini: Leggere dentro se stessi - Vie Nuove n. 31 a. XVII, 2 agosto 1962

"ERETICO & CORSARO"


Leggere dentro se stessi

 Caro Pasolini, sono un operaio di 25 anni e abito in provincia di Mantova. Attraverso un momento di crisi morale e spirituale, che mi rende difficile vivere; è come se fossi fuori dalla realtà, tutto mi diventa insopportabile, l’ambiente in cui vivo, le persone con cui sono a contatto, la mentalità della gente, il conformismo. Fino a poco tempo fa ero un attivista comunista, e si può dire che questo fosse la mia sola ragione di vita. Ma ora non è più così. Non tanto perchè io abbia smesso di credere negli ideali socialisti, quanto perchè ho cominciato a sentire che la mia vita non può esaurirsi soltanto in questo aspetto, sia pure il più nobile e giusto, ché anch’io sono un uomo, col bisogno di farsi un domani, una famiglia. Ma ecco che qui (e forse proprio questo è l’inizio della mia crisi) mi trovo davanti a una profonda delusione: sposarsi non è semplice, c’è tutta una trafila da fare, tante fasi obbligate da attraversare, e io – sarà per la mia educazione anticonformista che mi impedisce al cerimoniale d’obbligo – non riesco a rassegnarmici. Insomma, per tutte queste ragioni, trovarmi la fidanzata è diventato un problema molto grosso, e allora mi sono deciso a scriverti per avere date un consiglio sul modo di uscire da questa situazione.
F. P. Mantova

La tua è probabilmente una delle lettere più simpatiche che abbia ricevuto da quando tengo questa rubrica su Vie nuove: sicuramente è la più curiosa. Se volessi essere superficiale e liquidarti simpaticamente in poche parole ti direi: è inutile che cerchi di fidanzarti per il fine di fidanzarti. Il fidanzamento è uno schema in cui tu tenti di far vivere una cosa che non è per definizione schematizzabile, l’amore. Quindi è chiaro che se ti innamorerai di una ragazza risolverai d’incanto tutti i problemi che ora ti si pongono come insolubili. Vedrai che tutte le convenzioni cadranno, oppure ti sembreranno cose da riderci sopra insieme alla tua ragazza, quando ti innamorerai veramente. Se invece fingerai di innamorarti (fingerai con te stesso) per risolvere una tua situazione sociale e umana, allora tutto ciò che è sociale e umano ti si leverà contro: sarà la tua coscienza stessa, servendosi di moti inconsci, che ti porrà una serie di difficoltà, per impedirti di commettere qualcosa di insincero nei riguardi dei tuoi sentimenti. Questo ti direi, se volessi essere superficiale e cameratesco: consigliandoti, alla fine, di tornare ancora per qualche anno, alla tua esclusiva passione politica. Ma nella tua lettera sento qualcosa di più che la pretesa di realizzare, fidanzandoti, un sentimento insincero, uno schema. Mi pare di leggerci i sintomi di una sia pur leggera nevrosi: c’è l’angoscia, l’impoverimento dei miti, l’oscurarsi delle ragioni del passato, la difficoltà dei rapporti con gli amici e i parenti, il disgusto per l’azione. Tutti sintomi, ripeto, di nevrosi. Il che significa che in te non c’è un mero e convenzionale bisogno di risolvere una situazione umana fidanzandoti: ma c’è un più profondo bisogno d’amore, nel più vasto e completo senso della parola. Ed è la rimozione o repressione di questo bisogno che ti dà l’angoscia. Devi leggere con crudeltà e rigore dentro te stesso, per vedere di cosa realmente hai bisogno, che cos’è che reprimi. Soltando sapendo ciò che realmente si vuole si può appagare la propria volizione. E non avere scrupoli con te stesso. Nulla vale la chiarezza e la sincerità. Potrei darti un esempio, e magari ridici sopra: tu potresti essere innamorato di una ragazza, senza essertene accorto, per qualche ragione tua intima, oppure per qualche circostanza sociale: tale amore inconscio potrebbe crearti delle difficoltà “pretestuali” nei riguardi delle altre ragazze che vorresti amare, ed avere per fidanzate, senza una vera ragione sentimentale. Da qui il pasticcio, l’angoscia, la protesta ingiusta verso delle convenzionalità su cui dovresti semplicemente ridere. Io ti ho dato un esempio del tutto ipotetico e sballato: sta a te cercare con accanimento e chiarezza dentro te stesso.

n. 31 a. XVII, 2 agosto 1962
 
Le belle bandiere (qui riproposto nella edizione del giugno 1977, pubblicata dagli Editori Riuniti e curata da Gia Carlo Ferretti) contiene gli scritti su “Vie nuove” dal 1960 al 1965.
 
 
 
Fonte: 
 

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Gianni D’Elia: Pasolini, archiviata l’inchiesta.

 


Gianni D’Elia: Pasolini, archiviata l’inchiesta.

Cari lettori, la terza inchiesta sul delitto Pasolini è stata archiviata prima di iniziare: il Gip ha accolto la richiesta del Pm, ma la Procura di Roma già agli inizi di settembre aveva deciso di chiudere il fascicolo sul delitto Pasolini, che aveva riaperto dopo le dichiarazioni in tivù di Pelosi (Raitre, 7 maggio 2005).
Per mancanza di indizi, ancora una volta. E il fascicolo aperto (per dovere) è diventato fascicolo chiuso (per volere) invece di diventare inchiesta riaperta, nel silenzio generale.
Anche oggi non ci sono state proteste né commenti indignati?
Il più atroce assassinio di un poeta dell’età contemporanea, più turpe dell’assassionio di Garcia Lorca, un vero massacro di gruppo (come ora ammette nella ritrattazione il suo assassino reo confesso, Pino Pelosi, appunto), delitto avvenuto a Roma, in Italia, per mano di italiani, di siciliani – e fascisti – che gridavano «fetuso, arruso, sporco comunista» (sempre Pelosi), dovrà restare impunito? Non è bastata la credibile ritrattazione del ragazzo-schermo, che era stato messo lì per coprire il delitto politico con la doppia trovata dell’omicidio omofobico (“arruso” è offesa che significa “frocio”, in palermitano). Non sono bastate le dichiarazioni successive di Sergio Citti ai giornali, sul nome di uno dei probabili assassini («un Sergio di Catania»). Non è bastata la pagina del “Corriere della Sera”, che partendo dalle parole riferite nel mio libro (L’eresia di Pasolini, Effigie) sviluppava un’inchiesta sulle indagini del magistrato Vincenzo Calia intorno all’uccisione di Enrico Mattei collegato al dossier di Petrolio, il “romanzo delle stragi” che Pasolini scriveva nel 1975 quando fu eliminato (Paolo Di Stefano, 7 agosto 2005).
Cara sinistra, se non toglierai il segreto di Stato, non potremo mai sapere niente di questo lungo romanzo, per alcuni magistrati e giornalisti coraggiosi così intrecciato, che allinea le menzogne su Mattei, De Mauro, Pasolini, Moro, Sofri (e cioè Calabresi e Piazza Fontana). Sofri non l’hanno ammazzato, serviva vivo. Allora, di fronte alla pervicacia giudiziaria e politica di voler restare nell’irrisolto, continuiamo pure a difendere l’autonomia della magistratura contro l’arroganza del potere politico assoluto che oggi domina in Italia attraverso l’oligarchia di Berlusconi. Però non dimentichiamo di gridare che, nonostante la menzogna giudiziaria sul delitto Pasolini, noi sappiamo la verità storica di questo delitto.
Noi sappiamo i nomi degli assassini e dei complici, storici. Alcuni sono ancora nel Palazzo, trascritti in Petrolio. E ci sono i testimoni non sentiti, come riferì Furio Colombo alla radio, ripreso nel film di Giordana (Pasolini: un delitto italiano, 1995): a Ostia, davanti alle baracche dell’Idroscalo, il 2 novembre 1975:
 
- Il mio cognome si scrive co’ due t. Salvitti Ennio. E lei tanto pe’ correttezza?
- Lavoro per “La Stampa”, mi chiamo Furio Colombo.
- “La Stampa”… Agnelli.
- Sì, Agnelli.
- Lo scriva che è tutto ‘no schifo, che erano in tanti, lo hanno massacrato quel poveraccio. Pe’ mezz’ora ha gridato mamma, mamma, mamma. Erano quattro, cinque.
- Ma lei questo lo ha detto alla polizia?
- Ma che, so’ scemo?
 
Salvitti Ennio è ancora vivo?
Perché conferma la scena plurale del delitto, nella ritrattazione di Pelosi.
E’ un riscontro, come si dice in gergo giuridico.
Anche questo era un indizio trascurabile?
Vergogna, Italia.
 
Si è fatto passare Pasolini per un violento, contro ogni evidenza, non facendo nessuna indagine, ignorando e cancellando prove e indizi, proteste e documentate contro-inchieste di giuristi e intellettuali italiani, come il volume voluto da Laura Betti e uscito da Garzanti nel 1977 (Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte). Di un compagno del vero.
Ma noi sappiamo, per sdegno corsaro.
Chiediamo forte la riapertura del processo.
Il Comune di Roma si è costituito come “parte offesa” insieme alla parte civile (l’avvocato Guido Calvi, per la famiglia Pasolini). Seguiamo l’esempio. Firmiamo in massa, come cittadini italiani, offesi anche noi dall’eliminazione del più grande e dolce intellettuale e poeta del secondo Novecento.
E chiediamo altrettanto forte che la sinistra, una volta tornata al governo, tolga il segreto di Stato per tutte le stragi terroristiche e i delitti politici, nei quali la morte di Pasolini rientra per definizione.
Una enorme raccolta di firme per la verità, per celebrare degnamente il trentennale di una morte che ci brucerà per sempre.
E ci brucia anche di più, oggi, dopo la morte di Citti, che coincide con l’archiviazione, anzi il sequestro della verità. Caro Sergio, come sarà la terra vista dalla luna? Salutaci Pier Paolo e Laurissima. Baci da tutti noi.

da liberazione
12-Ottobre-2005

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Pier Paolo Pasolini, scrittore "corsaro"

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L’arte nel segno della poesia

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Le femministe si costituiscono parte civile - Un intreccio di storie: Circeo e Pasolini

 

Le femministe si costituiscono parte civile - Un intreccio di storie: Circeo e Pasolini


Dal tragico fatto del massacro del Circeo sono nati altri fatti positivi: si è creata una nuova coscienza nei confronti dei diritti delle donne. Lo stupro non è più solo un delitto contro la morale, quanto contro la "persona".





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Il massacro del Circeo - Un intreccio di storie: Circeo e Pasolini


 


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Un intreccio di storie - Circeo-Pasolini

 

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Verso una sana discussione sull`omosessualità - Un intreccio di storie: Circeo e Pasolini



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L'omicidio di Pier Paolo Pasolini fu un detonatore perché si discutesse più approfonditamente del problema dell'omosessualità.


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