venerdì 4 aprile 2014

Pasolini, l'amicizia eretica

"ERETICO & CORSARO"


Pasolini, l'amicizia eretica 
Università degli Studi Roma Tre 
Facoltà di Scienze Politiche 
Scuola Dottorale in Scienze Politiche 
Sezione “Questione femminile e politiche paritarie” 
Relatrice: Prof.ssa Ginevra Conti Odorisio
 Maria Antonietta Macciocchi: profilo di un?intellettuale nomade nel secolo delle ideologie 
Candidata: Eleonora Selvi 

A partire dal numero 32 del 10 agosto 1957 le pagine di <<Vie Nuove>> si arricchirono di una nuova firma: quella di Pier Paolo Pasolini(1), che inaugurava la sua collaborazione con una corrispondenza da Mosca, come inviato per seguire il Festival Mondiale della Gioventù, dal 28 luglio all'11 agosto. In seguito per <<Vie Nuove>> Pasolini attraversò le periferie romane, dando vita ad inchieste che rivelarono la miseria delle borgate e delle baraccopoli in cui vivevano migliaia di famiglie. Lo scrittore denunciava lo scempio dell'edilizia popolare, l'avanzare dei disumani casermoni che, lungi dal risolvere i problemi di emarginazione delle fasce più povere della popolazione, andavano creando nuovi ghetti di disperazione. Tra il 1957 e il 1960 la collaborazione di Pasolini con il giornale si tradusse oltre che nei reportage anche in una serie di recensioni letterarie. L'11 giugno del 1960 lo scrittore diventava collaboratore permanente del giornale, con la rubrica “Dialoghi con Pasolini”. Dopo quella di Malaparte, ecco una seconda scelta che avrebbe attirato alla direttrice di <<Vie Nuove>> dissensi e ostilità. L'eccentricità dello scrittore rispetto al Partito era nell'ordine delle cose, nel suo essere comunista atipico, nella sua irriducibile libertà corsara, nell'intreccio sofferto tra scelta esistenziale decadente, arte, eros, a formare quella disperata vitalità che era agli antipodi dell'esigente disciplina del PCI. 
La federazione del Pci di Pordenone aveva deliberato, il 26 ottobre del 1949, “l'espulsione dal partito del Dott. Pier Paolo Pasolini di Casarsa per indegnità morale”(2), come aveva annunciato <<L'Unità>>. Il provvedimento era attribuito alle “deleterie influenze di certe correnti ideologiche e filosofiche dei vari Gide, Sartre e di altrettanto decantati poeti e letterati, che si vogliono atteggiare a progressisti, ma che in realtà raccolgono i più deleteri aspetti della degenerazione borghese”(3). In realtà dietro la retorica ideologizzante si celava la ragione più prosaica di quel provvedimento: il coinvolgimento di Pasolini nel processo per i fatti di Ramuscello, che lo vide imputato per corruzione di minori e atti osceni in luogo pubblico ed assolto, l'8 aprile del'52, per insufficienza di prove. Per Pasolini la decisione del Partito fu un trauma: “Sono e resterò comunista, nel senso più autentico della parola”, scrisse a Ferdinando Mautino della Federazione di Udine(4). 

Il rapporto con gli intellettuali di sinistra fu assolutamente ondivago nel corso degli anni, specialmente dopo il  56, tanto erano disparate all'interno dell'orbita culturale del PCI le posizioni su quest'intellettuale atipico. All'indomani della crisi d'Ungheria un'accesa polemica sul rapporto tra letteratura e politica contrappose Pasolini a Carlo Salinari. Il Contemporaneo, rivista politico-letteraria fondata da quest'ultimo e da Antonello Trombadori, interpreti autorizzati della politica culturale del PCI, aveva, nell'ordine, stroncato il romanzo Ragazzi di vita, accolto con freddezza la pubblicazione della lirica Le ceneri di Gramsci e l'edizione pasoliniana del Canzoniere italiano(5). Eppure, secondo Siciliano, a sollecitare Pasolini ad avviare un dialogo con i lettori dalle pagine di <<Vie Nuove>> sarebbe stato proprio Antonello Trombadori, influente figura di raccordo tra il Partito e il mondo dell'arte e della cultura. A Trombadori del resto Pasolini si era rivolto ai tempi della polemica con Salinari, parlando “non da avversario, ma da amico”(6), attraverso lui al PCI, chiedendo ai comunisti coraggio morale, chiedendo loro di confessare un errore: quello di aver “servito/il popolo non nel suo cuore/ma nella sua bandiera”(7). 
Eppure Macciocchi, che forse in cuor suo cominciava a fiutare “l'errore” denunciato da Pasolini, lo aveva voluto come collaboratore di <<Vie Nuove>>, affidandogli una rubrica che, secondo la successiva ricostruzione della direttrice, “Togliatti detestava”(8). Appare difficile credere che Togliatti fosse sin dall'inizio risolutamente ostile alla rubrica di Pasolini, avendo egli pieno diritto di veto su ogni parola stampata nei giornali che facevano capo al PCI. E appare eccessiva la ricostruzione che Macciocchi offre e che lega l'opposizione di Togliatti alla rubrica di Pasolini e il licenziamento in tronco della direttrice, semplicemente per aver rifiutato di pubblicare una lettera imposta da Togliatti stesso. La collaborazione di Pasolini non poteva essere così rigidamente avversata dal Partito, visto il suo protrarsi, con alcuni vuoti legati al lavoro cinematografico, fino al 1965, cioè ben oltre la fine della direzione Macciocchi. 
L?isolamento di Pasolini in quegli anni in realtà non era totale, come ha ricostruito Enzo Siciliano nella sua biografia. Fra il 1956 e il 1959 Pasolini era stato il critico di poesia del 96 settimanale politico-culturale <<Il Punto>>, per alcuni mesi, nel 1960, aveva collaborato come critico cinematografico con il settimanale di attualità <<Reporter>>, quindi con <<Il Giorno>> e <<Paese Sera>>; nel 1961 si era aggiudicato, con La religione del mio tempo, il premio di poesia “Chianciano”, e all'inizio del 1960 girava l'Italia con Moravia in una serie di conferenze per conto dell'Associazione culturale italiana, fatti che dimostrano che Pasolini in quel periodo “non è un isolato”(9). Che Pasolini non fosse stato abbandonato dal PCI lo dimostrerà più avanti quanto <<Rinascita>> scrisse in occasione dell'ennesima vicenda giudiziaria, che lo aveva visto, nel 1962, addirittura imputato con l'accusa di rapina a mano armata e nuovamente assolto per insufficienza di prove: “La verità è che, oltre i limiti della celia, le responsabilità della vera e propria persecuzione alla quale da tempo Pier Paolo Pasolini è sottoposto, fino al punto della paradossale saldatura ai suoi danni delle campagne di stampa con i poteri dello Stato, debbono sicuramente essere ricercate nella vergognosa doppia faccia della morale borghese”(10). 
Ospite scomodo della redazione di <<Vie Nuove>>, Pasolini si presentava ai lettori: “Io, per me ho avuto delle recenti esperienze di “dialogo” con il pubblico non specializzato: e sono state esperienze bellissime”(11). Per far conoscere meglio il nuovo collaboratore ai lettori di Vie Nuove, Macciocchi pubblicò anche dei brani poetici e degli estratti di Una vita violenta, il più recente romanzo di Pasolini, che nel gennaio del  60 aveva guadagnato una violenta recensione di Mario Montagnana, cognato di Togliatti(12). Sempre nel 1960 lo stesso Mario Montagnana si oppose, secondo la ricostruzione di Macciocchi, alla collaborazione di Pasolini con Vie Nuove, nei giorni in cui questi si trovava nuovamente implicato in una vicenda di corruzione di minorenni. Nella ricostruzione della riunione del Comitato centrale del PCI nel corso della quale Montagnana avrebbe chiesto l'allontanamento di Pasolini dal giornale emerge un'incongruenza: “Togliatti – scrive Macciocchi – fu subito sensibile all'anatema e mi fece avvertire molto duramente. Pasolini e io l'avevamo già irritato, rifiutando di dare spazio su <<Vie Nuove>> a una rivalutazione di D'Annunzio a cui Togliatti teneva per motivi politico-elettorali nel Veneto”(13). Effettivamente l'episodio era già stato raccontato in un diverso capitolo dell'autobiografia e a questo rifiuto Macciocchi aveva imputato la sua cacciata immediata dal giornale. La richiesta di Togliatti, pervenuta con un laconico bigliettino - “Pubblicare su <<Vie Nuove>> nella rubrica di P.”, ovvero di Pasolini - di dare spazio ad una lettera che chiedeva una rivalutazione di D'Annunzio, fu accolta da Macciocchi come una provocazione “contro Pasolini, contro il settimanale”(14). A questo rifiuto Macciocchi imputa la ragione della decisione di Togliatti di allontanarla dal suo posto: “Dissi di no a T. questa T un po ballonzolante diventava dura come una mannaia se ci si ribellava, anche se si trattava di un piccolo, modesto dissenso”(15). 
Pasolini e Macciocchi si incontrarono nuovamente il 10 dicembre 1964, a Parigi, per la presentazione di Il Vangelo secondo Matteo(16). Lei vi assistette in qualità di corrispondente dell'Unità. “Solo allora – ricordò in Duemila anni di felicità – cominciammo a darci del tu”(17). 
“Pasolini – scrisse Macciocchi ricostruendo un suo dialogo con Moravia all'indomani dell'assassinio del poeta ad Ostia – per me è il capro espiatorio di una cultura che non gli ha mai perdonato la dimensione irrazionale della sua arte, il rapporto tra sacro e profano, di una società stanca delle sue maledizioni, virtualmente criminale, furiosa di vedergli rappresentare quello che essa vomita nei suoi meandri ma tace pubblicamente. Il crimine è politico in senso lato, per me segnala la fine di un'epoca. È un ordine selvaggio di afasia rivolto all'intellettuale”(18). 

Note:
 1- Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 – Roma, 1975) è stato uno scrittore, poeta e regista italiano. Tra i suoi romanzi ricordiamo Ragazzi di vita, (1955), Una vita violenta (1959), Petrolio (1992, postumo); tra i saggi Empirismo eretico (1972), Scritti corsari (1975); per la filmografia Accattone (1961), Mamma Roma (1962), Il Vangelo secondo Matteo (1964), Uccellacci e uccellini (1966). Pasolini è stato uno dei principali esponenti della vita culturale italiana del dopoguerra, prendendo la parola su temi politici e sociali. Collaborò, oltre che con <<Vie Nuove>> con il settimanale <<Tempo illustrato>> e con il <<Corriere della Sera>>. Per una biografia di Pasolini si veda Enzo Siciliano, Vita di Pasolini, Firenze, Giunti, 1995 95
2- Espulso dal PCI il poeta Pasolini, <<L?Unità>>, 29/10/49
3- Ivi
4- Cit. in E. Siciliano, op. cit., p. 190
5- N. Ajello, op. cit., p. 387
6- E. Siciliano, op. cit., p. 291
7- Ivi
8- Macciocchi, Duemila anni di felicità, cit., p. 316
9- E. Siciliano, op. cit., p. 306
10- cit. in Enzo Siciliano, op. cit., p. 341
11- P. P. Pasolini, Dialoghi con Pasolini, <<Vie Nuove>>, 11/06/60
12- Il senatore comunista in una lettera al direttore aveva accusato Pasolini di riservare volgarità e oscenità al mondo della povera gente: “Si ha la sensazione che Pasolini non ami la povera gente, disprezzi in genere gli abitanti delle borgate romane,e ancor più disprezzi il nostro Partito”, cit. in E. Siciliano, op. cit., p. 291
13- Macciocchi, Duemila ann di felicità, cit., p. 347
14- Ivi, p. 316
15- Ivi
16- Scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1964 Il Vangelo secondo Matteo è una riproposizione molto fedele del Vangelo secondo Matteo. Fu accolto da pareri contrastanti.
17- Macciocchi, Duemila ann di felicità, cit., p. 348
18- Ivi, p. 526


Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro
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