sabato 24 maggio 2014

Un delitto politico

"ERETICO & CORSARO"


Un delitto politico
di Giorgio Galli 

A molti anni di distanza, all'inizio del decennio di fine Secolo, nessuno ha osato dire [della morte di Pasolini] che si trattava di una morte necessaria, come è stato detto di altre analoghe, per conseguire la grande vittoria del "mondo libero" sul comunismo. Lo si è invece ricordato con rispetto, anche da parte dei suoi avversari più accaniti. Una prova ulteriore dell'omologazione che egli deplorava. Forse, tuttavia, anche il segno di una rinnovata e non effimera attenzione. il quotidiano che ha ospitato gli scritti coraggiosi che gli sono costati la vita dedica oggi a Pasolini intere pagine, e ancora Giovanni Raboni scrive: 

"Non è facile, non sarà mai facile sbarazzarsi di Pasolini allontanandolo nell'immagine gloriosa e inoffensiva del grande poeta o scrittore o cineasta, le cui idee o prese di posizione in campo morale e politico,"giuste" o "sbagliate" che fossero, non contavano e - soprattutto - non contano, non ci interessano, non ci riguardano più [...] La grandezza di Pasolini [...] non è soltanto inseparabile dall'acutezza, dall'audacia, dalla vitale e "scandalosa"  inquietudine delle sue idee, ma consiste, alla lettera, in esse, e questo spiega perché non sia entrato in questa sorta di limbo [...] Questo destino che non ha risparmiato, credo, nessuno dei protagonisti dalla cultura del dopoguerra, da Sartre a Barthes, non ha nemmeno sfiorato Pasolini." 
("Corriere della sera", 12 gennaio 1992). 

E a sua volta "Panorama", che pure lo aveva ospitato, sottolinea il ruolo di Pasolini quale critico anticipatore della crisi del nostro sistema politico, intitolando il servizio "Il gran picconatore" e citando Giuliano Ferrara che

 "coglie l'occasione di una delle sue apologie delle esternazioni di Francesco Cossiga, per sostenere che Pier Paolo Pasolini avrebbe picconato gli stessi bersagli, se fosse ancora vivo [...] A Pasolini ieri erano riservati i roghi, oggi gli osanna [...] Uomo di tutti i dolori, di tutte le contraddizioni, da cui germinò la sua altissima poesia. Altro che imbalsamazioni ove Pasolini serve a tutto e a tutti. Altro che gara a non potersi non dire pasoliniani." 
(19 gennaio 1992). 

Oggi. E ieri, dopo l'assassinio, l'essenza della sua lezione giungeva persino a un periodico femminile di intrattenimento quale "Brava!", che riportava La ballata delle madri (suggerendo di leggere Poesia in forma di rosa) con questo commento di Rudy Stauder: "Nei giorni della tragedia e delle lacrime ripresi in mano il libro. Ritrovai intatti gli insegnamenti di vita di Pasolini: il rifiuto del compromesso. l'amore per le grandi virtù, il coraggio di essere coerenti, di essere se stessi, anche se diversi dal prototipo sociale. Questo suo coraggio. questa coerenza, Pasolini li ha pagati con la vita". Coerenza pagata con la vita. Coerenza pur contraddittoria, perché amando la madre e non intendendo le donne, presentava come "servili" e "feroci" le donne-madri, tante volte ribelli e tante volte sconfitte, dalle maghe e baccanti, come la sua Medea con la Callas, alle gnostiche, alle streghe. Ma comunque coerenza e rifiuto del compromesso. E che queste fossero le vere ragioni del delitto era evidente mentre era appena stato compiuto per fermare, in un momento cruciale, una lezione che - come ricorda Raboni - sarebbe sopravvissuta al tempo. Delitto, dunque, sostanzialmente politico, anche se non voluto sino alle estreme conseguenze. Delitto che non si spiega se non nel clima politico dell'autunno 1975. La Dc era stata sconfitta due volte, nel 1974 (referendum sul divorzio) e pochi mesi prima, nelle elezioni del 15 giugno. Si sentiva "assediata", come ebbe a scrivere uno dei suoi leader, già segretario e poi presidente del partito, Flaminio Piccoli. Il primo maggio i vietnamiti di Ho Chi Minh conquistavano Saigon, gli americani sgomberavano il Vietnam, si sentivano dirigenti democristiani paragonare alle "macchie di leopardo" (la zona dove si era insediata la guerriglia in Vietnam) le nuove amministrazioni di sinistra che si insediavano un po' ovunque in Italia, accerchiando il potere della Dc. In questo clima matura la decisione di dare un colpo d'avvertimento, di tacitare, con l'agguato e col discredito, la voce di chi chiedeva di processare la Dc dalle colonne del maggior quotidiano italiano. Oggi questo clima è remotissimo. [...] Ma poiché la Dc appariva assediata si volle aprire una breccia nell'assedio facendo tacere una delle voci più forti dei supposti assedianti. Appunto perché oggi questo clima è lontano, perché il sistema mondiale comunista è crollato, il Pci si è scisso, vi è chi sostiene che sia stata positiva la permanenza al governo della Dc, che l'Italia ha evitato così rischi peggiori: ma anche allora persino "L'Europeo" escludeva che si trattasse di un "delitto politico". Invece di questo precisamente si è trattato. Il poeta lo ha reso possibile con una abitudine di vita che si è tradotta in una sorta di vocazione al sacrificio. Ma altri (e come si è detto non vi è che l'imbarazzo della scelta, tra servizi deviati e malavita organizzata, che due anni dopo avrebbero svolto un ruolo tuttora non chiarito nel sequestro e nell'omicidio di Aldo Moro) hanno sfruttato quell'abitudine e quella vocazione per predisporre un agguato poi risultato mortale, probabilmente al di là delle intenzioni. Gli [...] atti istruttori e processuali forniscono tutti gli elementi utili a corroborare questa tesi. Essi completano la biografia di Pier Paolo Pasolini, e sono una ulteriore spiegazione del perché il suo messaggio permane. 

Dalla Prefazione di Giorgio Galli al volume Omicidio nella persona di Pasolini Pier Paolo, Kaos Edizioni, Milano 1992 (per gentile concessione dell'Editore) Un delitto politico di Giorgio Galli. 



Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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