venerdì 5 settembre 2014

«Appunti per un film sull’India»: annotazioni sociologiche in un documentario firmato con le "tre P"

"ERETICO & CORSARO"
  
 
 
«Appunti per un film sull’India»: annotazioni sociologiche in un documentario firmato con le "tre P"
"Un occidentale che va in India ha tutto ma in realtà non dà niente; l’India, che invece non ha nulla, in realtà dà tutto, ma che cosa?"

Struggente quanto emozionante, poetico, ma a tratti tragico, "Appunti per un film sull’India" è senz’altro una delle opere più significative lasciateci da Pier Paolo Pasolini.

L’intellettuale bolognese, fin quasi dai titoli di testa di questi trentatré minuti di pellicola, spiega chiaramente il suo intento: quello di raccogliere informazioni dalla popolazione locale per girare un film che abbia come fulcro due tra le tematiche più care ai paesi del Terzo Mondo, la religione e la fame.

Partendo con un ben preciso obiettivo, però, il regista ne va a finire subito ad un altro: così, dai meandri di Bombay e dai piccoli villaggi circostanti, Pasolini intervista la popolazione locale toccando i temi più scottanti e disparati, dal controllo delle nascite alla sempre crescente industrializzazione.
Possono il distacco dalle campagne e il conseguente lavoro in fabbrica spingere gli indiani a sradicarsi dai loro usi per avvicinarsi all’occidente? Il seguente quesito è posto ad ogni fascia sociale, da operai a contadini, fino ad arrivare ai redattori del "Times", il «Corriere della Sera indiano»; ciascuno di essi, checché da tempi ormai preistorici si parli dell’appiattimento dell’Oriente, conserva il proprio punto di vista. In fondo, è pur sempre un’India libera, libera dalla dominazione inglese sconfitta dalla nonviolenza di Gandhi, ma non da pestilenze e carestie. In cosa, allora, consiste questa libertà, se non proprio nelle tradizioni millenarie intessute da questa gente?
Le parole stanno a zero, questo documentario per essere compreso fino in fondo va visto e rivisto, facendo attenzione ad ogni particolare, ad ogni parola, tenendo gli occhi fissi sullo schermo. Bisogna scavare nel profondo di ogni fotogramma per godere appieno di questa esperienza auratica, che si intreccia nel volto di persone afflitte ma tenaci, che vanno avanti col sorriso sulle labbra nonostante le mille difficoltà che la vita gli presenta, non badando all’apparenza o alle cose superflue.

 
Eretico e Corsaro ringrazia Freccia, Paolo Roman Leardi, per questo suo scritto.

Fonte:http://popsplot.com/2014/09/05/cineville-appunti-per-un-film-sullindia-annotazioni-sociologiche-in-un-documentario-firmato-con-le-tre-p/

 

 

Un occidentale che va in India ha tutto, ma non dà niente. L’India, invece, non ha nulla, in realtà dà tutto.

P.P. Pasolini da Appunti per un film sull’India

 

1968 APPUNTI PER UN FILM SULL’INDIA


Regia
di Pier Paolo Pasolini
Produzione: Gianni Barcelloni per la RAI TV
Soggetto, commento, fotografia: Pier Paolo Pasolini
Montaggio: Jenner Menghi

PRIMA PROIEZIONE:
18 agosto 1968: XXIX Mostra di Venezia, sezione "Documentari".

USCITA NELLE SALE:
Il film non è uscito nei circuiti commerciali.

STORIA:
Film girato dal 20 dicembre 1967 al 10 gennaio 1968 negli esterni dello Stato di Maharashtra (Bombay), Stato di Uttar Pradesh, Stato di Rajahstan, New Delhi. Gli "appunti" si riferivano a un film da farsi "sulla storia di un maragià il quale, secondo una leggenda mitica indiana, offre il proprio corpo alle tigri per sfamarle (questo, idealmente, prima della liberazione dell’India); e, dopo la liberazione dell’India, sempre idealmente, la famiglia di questo maragià scompare perché i suoi membri muoiono di fame ad uno ad uno durante una carestia" (vedi: Nico Naldini, Pasolini, una vita, Einaudi 1989). Il progetto originario era di fare film sullo sviluppo della coscienza politica in alcune nazioni del Terzo Mondo che, affrancate dal colonialismo, stavano avviando forme di gestione democratica. Per rappresentare poeticamente tutto ciò, il regista prevedeva di utilizzare racconti radicati nella cultura locale, accomunati da un "sentimento violentemente e magari anche velleitariamente, rivoluzionario: così da fare del film stesso un’azione rivoluzionaria". Pasolini effettuò le riprese cinematografiche per le strade, principalmente nella città di Bombay e nelle sue estreme, poverissime periferie, con la cinepresa in spalla, riprendendo persone di ogni estrazione sociale e presentando loro la propria idea di realizzazione della storia del marajà, con l’intento di verificare la propria concezione poetica del film e di ricercare i personaggi adatti all’interpretazione. Ascoltando e registrando le opinioni, i commenti, i suggerimenti, coglie sui volti vecchi e giovani di coloro che incontra, nei gesti, nei sorrisi da cui traspare una grande quiete interiore, una incredibile ricchezza di espressioni.

BIBLIOGRAFIA:
- Luciano De Giusti (a cura di), Il cinema in forma di poesia, Pordenone, Cinemazero, 1979; pp. 134-135. Soggetto. Col titolo di Storia indiana.

Fonte:
L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI
Libri fotografie giornali manifesti
Filmografia completa
EDIZIONI DELL’ARENGARIO


"Se vedessi due tigrotti affamati saresti disposto a offrire il tuo corpo per sfamarli?"

Siamo nel 1968 e Pasolini, ispirandosi ad un’antica leggenda, pone questa domanda a dei monaci e a dei santoni.
 
 
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