sabato 10 gennaio 2015

Nota su Pasolini, omosessualità e morte - Antonio Moresco

"ERETICO & CORSARO"




Nota su Pasolini, omosessualità e morte. Antonio Moresco

Un omosessuale, una lesbica sono uomini e donne a tutto campo o dimezzati? E ancora: Uno scrittore omosessuale, una scrittrice lesbica sono scrittori e scrittrici a tutto campo o dimezzati? Sono domande aberranti e implicitamente omofobe, lo so, ma che è necessario porre visto ciò che si continua a leggere in questi anni e in questi mesi su Pasolini. Dato che il clima è questo, guai ad accennare agli interessi, alle passioni e alle disperazioni antropologiche, politiche, e sociali che attraversano l’intera vita e l’intera opera di Pasolini e in particolare il suo ultimo libro incompiuto. Ti risponderanno che a Pasolini di tutto il resto non gliene fregava niente, che a lui interessava solo quello, che in “Petrolio” conta solo l’episodio del pratone della Casilina e che se qualcuno sostiene il contrario vuole in realtà fare un santino, censurando l’omosessualità dell’autore. Senza rendersi conto di essere proprio loro -negando a un omosessuale altre passioni e pensieri che non siano l’omosessualità stessa- che in realtà lo censurano. E tutto il resto che fine ha fatto? Non esiste. E tutte le pagine narrative e saggistiche, e tutte le poesie dove esprime le sue passioni e le sue disperazioni e le sue convinzioni a tutto campo? Non esistono, o sono al massimo mere coperture di quell’unica fissazione sessuale. Solo questa descrizione superficiale e patologica dello scrittore omosessuale che circola in questi anni in articoli e libri e che, a questo livello, non esisteva nel passato. Nessuno, ad esempio, si sarebbe sognato di sostenere che Leonardo Da Vinci o Michelangelo sono solo degli omosessuali e nient’altro, che Proust e il suo capolavoro non contengono e non significano nient’altro che non sia riconducibile all’omosessualità dell’autore (mentre è altrettanto evidente che questa stessa omosessualità ha costituito qualcosa di inscindibile e un valore aggiunto). Con Pasolini no. In lui non c’è nient’altro. Frocio e basta. È strano, è molto strano tutto questo, e per di più da parte di chi si pone come difensore di questo autore contro coloro che si azzardano a sostenere che Pasolini era uno scrittore, un poeta e un uomo a tutto campo e non privo di universalità e dimezzato perché omosessuale. Tanto più che le stesse argomentazioni non vengono messe in campo per gli scrittori eterosessuali, persino nel caso in cui le loro vite siano state attraversate dalla stessa bruciante ansia e dallo stesso incontenibile desiderio genitale e sessuale. Tutti, ad esempio, conoscono il priapismo di uno scrittore come D’Annunzio, oppure come Miller, ma nessuno si sognerebbe di sostenere che D’Annunzio o Miller sono solo questo, che non hanno avuto anche altri pensieri, proiezioni, disperazioni, invenzioni, che D’Annunzio non ha scritto anche d’altro, che non ha partecipato ad azioni politiche e militari, giusto o sbagliate che fossero, che Miller non ha avuto una sua idea generale del mondo, giusta o sbagliata che fosse, che nei suoi libri ci sono e contano sole le scopate, che non ha scritto e non si è interessato anche di Rimbaud e di mille altre cose. Nel caso degli scrittori eterosessuali si accetta tranquillamente questa compresenza, si accetta il fatto che la loro debordante sessualità possa essere stata anche un passaggio, una cruna, che sia stata anche un loro modo di addentrarsi corporalmente nel mondo e nelle sue proiezioni e nelle sue apparizioni, anche culturali e mentali, un valore aggiunto di passione e di conoscenza. Per lo scrittore omosessuale -e in particolare per l’ingombrante e scomodo Pasolini- no. In lui c’è solo questo.
Un’ultima piccola considerazione sulla morte di Pasolini. Anche qui lo stesso meccanismo di riduzione e di rimozione, che in questo caso funziona così:
Siccome c’era in lui questa disperazione e anche questa innegabile ansia di autodistruzione, siccome c’era in lui anche una forte “pulsione di morte”, allora il suo non è stato un assassinio ma una sorta di suicidio estetico differito, e guai a chi si permette di chiedere la riapertura del processo ricordando che ci sono prove ormai ineludibili che non è stato ammazzato in una rissa tra due froci in cui ha avuto la peggio ma che è stato letteralmente massacrato da più persone per ragioni che, forse, non erano riconducibili alla sola omosessualità. Niente da fare. Anche qui gli stessi argomenti: si vuole fare di Pasolini un santino, mentre era un frocio e basta. “Se l’è cercata!”, come ha detto a suo tempo Andreotti, con maggiore chiarezza e senza fronzoli estetici e psicanalitici.

Fonte:
http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?article38




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