lunedì 14 settembre 2015

A quarant’anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini saranno esposti per la prima volta gli oggetti ritrovati quella notte sulla sua Alfa Romeo Gt

"ERETICO & CORSARO"


 
A quarant’anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini saranno esposti per la prima volta gli oggetti ritrovati quella notte sulla sua Alfa Romeo Gt

Valerio Millefoglie
 





SALENDO DELLE SCALE STRETTE, avvitate a chiocciola come quelle che in un atorre porterebbero a un campanile, e attraversando visioni di armi del delitto e gabbie di ferro, si giunge alla porta di un ufficio e di seguito a quella di un piccolo magazzino in cui avanzando si scansano: una cassa di fucili, un dipinto contraffatto di Guttuso, un faldone sulla cui costa è scritto "Passannante", due rilevatori di umidità, un recipiente di latta per la colazione dei detenuti, un registro degli impiegati di un bagno penale di fine Ottocento, e infine, poggiate sul pavimento, due scatole di cartone che portano l’intestazione, "Reperti P. P. Pasolini".
Siamo in uno dei magazzini del Museo criminologico di Roma, museo che espone prove ed elementi di casi giudiziari dal medio evo all’epoca moderna.
E sono passati ormai quarant’anni dalla notte fra l’1 e il 2 novembre del 1975 in cui Pier Paolo Pasolini fu ucciso sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia.
 
 
INSIEME AL CORPO RIMASERO A TERRA I SUOI VESTITI. Poco più in là, nell’Alfa Romeo GT2000, gli effetti personali. Oggi è tutto in questi due scatoloni sigillati dal nastro adesivo. Inviati al museo nel 1985 dal Tribunale dei minorenni di Roma, prelevati nel 2010 dai carabinieri del Ris per nuovi accertamenti, sono infine tornati qui nel gennaio 2015, data della richiesta di archiviazione del caso. I reperti (finora parzialmente visibili in un vecchio servizio del Tg3 e nel libro di Marco Tullio Giordana, Un delitto italiano) saranno probabilmente esposti a novembre, per la prima volta al pubblico, proprio in questo museo.
È il racconto degli ultimi giorni di vita di un uomo attraverso le sue carte.
In una busta di plastica trasparente troviamo Sull’avvenire delle nostre scuole, di Friedrich Nietzsche, Adelphi, 1975. Il volume presenta delle orecchie alle pagine 13, 27, 29, 31, 33, 35, 37. Presumiamo che l’ultima pagina letta sia la 37, capitolo "Seconda conferenza". Sul bordo è incisa una sottolineatura con l’unghia, profonda, ripassata più volte, una sottolineatura invisibile, tattile, braille. Il passaggio appuntato è il seguente:


"L’individuo più giovane, che accompagnava il filosofo, aveva poco prima dovuto scusarsi, in modo lealmente confidenziale, di fronte al suo importante maestro, spiegando i motivi per cui, preso dallo scoraggiamento, aveva abbandonato la sua precedente posizione di insegnante, e trascorreva sconsolato i suoi giorni in una solitudine scelta spontaneamente".

Ogni pagina riportante un’orecchia ha anche delle sottolineature, come a pag. 27:

"Lo sfruttamento quasi sistematico di questi anni a opera dello Stato ,che vuole allevarsi quanto possibile utili impiegati, e assicurarsi della loro incondizionata arrendevolezza".


Sono indizi. Ogni sottolineatura è un’identificarsi.

Il lettore Pasolini, già insegnante Pasolini dalla fine degli anni Quaranta in Friuli e all’inizio degli anni Cinquanta a Ciampino, aveva pubblicato sul Corriere della Sera del 18 ottobre 1975 un articolo in cui lanciava

"due modeste proposte per eliminare la criminalità".

Titolo:

"Aboliamo la tv e la scuola dell’obbligo".
 

Nella medesima busta troviamo una copia de Il Politecnico, numero 36, settembre 1946, rivista di cultura contemporanea diretta da Elio Vittorini. Riscontriamo un’orecchia a pag. 376, all’articolo di Concetto Marchesi, "Nella scuola la nostra salvezza", e un’altra a pag. 140, "Viaggio fra gli esiliati di Roma", di Giorgio Caproni. Assenti sottolineature, proviamo a immaginarle noi: "Roma è anche questo: un assassinio civile di migliaia di uomini, di donne e di bambini, nelle baracche delle borgate, dove la vita si spinge tra gli spurghi e la disperazione"; si descrivono gli operai che perso il lavoro

"cominciarono per tirare avanti a vendere pezzo per pezzo le loro poche suppellettili, finché non avendo più nulla da vendere, perché avevano venduto perfino il letto e i pagliericci, scoprirono che si potevano vendere i mattoni, e nacque appunto la fame di mattoni: e i mattoni furono tolti ovunque tornasse comodo toglierli, per tramutarli in un pezzo di pane da dare ai figliuoli".

Proseguiamo nell’apertura delle buste sigillate e troviamo una cartina autostradale Esso datata 1968. Nove anni prima un’altra cartina aveva accompagnato Pasolini ne La lunga strada di sabbia, reportage pubblicato in tre puntate sulla rivista Successo per raccontare l’estate italiana. Il testo è oggi edito da Contrasto e leggendo alcuni passaggi ci sembra che la macchina non sia l’ultimo luogo da lui vissuto ma quello in cui più volte è rinato:

"Il cuore mi batte di gioia, di impazienza, di orgasmo. Solo, con la mia Millecento e tutto il Sud davanti a me. L’avventura comincia".

Più avanti, scrive:
 
"Freno leggermente, e sento sotto il mio piede come uno scoppio: s’è spezzato il freno: provo quello che provano coloro un attimo prima di morire, in simili casi. Ma per mia fortuna, lì la strada è abbastanza dritta e non troppo in discesa: riesco a inventare il modo per frenare. Sono fermo. Solo in mezzo alla notte, sotto la luna che ormai tramonta dietro le boscaglie di mandorli e carrubi".

Continuiamo a leggere, questa volta le etichette degli indumenti sperando possano dire qualcosa oltre al nome delle marche: jeans Lois, made in Spain, camicia Missoni, stivaletti Rossetti Moda e la dicitura all’interno di una stanghetta dei suoi famosi occhiali che, come una lapide da indossare, recita l’acronimo Rip. Un volumetto ben conservato dell’assicurazione,

"Guida sicura". Una raccolta bollini Mobil, "ogni 60 punti un premio tra quelli messi a disposizione dalla stazione", bollini raccolti sino a quella sera: tre. Una confezione da dieci di compresse Saridon, "indicato contro i dolori di capo e di denti, nevralgie", mancano due compresse. Una confezione da tre di profilattici 777, scaduti l’11 giugno 1979. La statuetta del premio "Città di Nettuno". Un telegramma del 29 agosto 1975 del presidente dell’Anica Carmine Cianfarani,

"Pregola voler esprimere ai registi Damiani Fellini et Pasolini nonché società produttrici mio vivo rincrescimento per sottrazione materiale lavorazione loro film costituente grave danno alla cinematografia italiana".

A questo colleghiamo un estratto dall’ordinanza di archiviazione del Gip di Roma del 25 maggio 2015, "Nel corso dell’atto di indagine il Citti riferiva di aver appreso da un pescatore ormai deceduto che quella notte ad Ostia c’erano quattro o cinque persone. Aggiungeva di aver appreso direttamente dal poeta che quella sera aveva appuntamento con una persona che doveva consegnargli del materiale. Tale ultima affermazione rimandava alla tesi secondo cui l’omicidio poteva essere legato a un’estorsione conseguente al trafugamento delle pizze del film Salò o le 120 giornate di Sodoma".

Il decreto conclude, " Tutte le indagini che appaiono allo stato ragionevolmente possibili sono state svolte e non hanno avuto un esito suscettibile di proficuo sviluppo procedimentale, tanto sul punto dell’incontrovertibile accertamento circa la presenza di altri soggetti oltre a Pelosi al momento dell’omicidio sia per quanto attiene all’identificazione di ulteriori soggetti coinvolti: la richiesta di archiviazione del P.M. deve pertanto essere accolta".

Ed è stata accolta.

Sul fondo della seconda scatola, raggomitolato in una busta di plastica, c’è il golf appartenuto a uno dei soggetti ignoti, le maniche sono prive della forza delle braccia sconosciute che lo indossarono.

Riponiamo indumenti e oggetti, di Pasolini e non. Chiudiamo le scatole, la porta del magazzino.

Rimarranno qui anche stanotte, finché neanche morte li separi.



 
 
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Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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