mercoledì 11 novembre 2015

La Rabbia di Paolini - La democrazia, la fede, l’URSS.

"ERETICO & CORSARO"



Indice:



 
La democrazia: incoronazione di Elisabetta.



Eh dolce regina,
commuovente sposa borghese, timida anche,
col suo complesso d’inferiorità
e la sua buona educazione
che le impedisce di dimostrarsi viva.
Eh, le riforme, stupendamente civili, certo,
ma quale sarà il futuro di una classe operaia
che oggi sciopera per il diritto all’ora del tè?

Duro, disadorno, severo è l’idillio.
Non teme ironia di poeti
Né incredulità di democratici
Ma c’è qualcosa di terribile nella prigionia del tempo,
nel dominio liberale e il presidente della storia.

La fede, Giovanni XXIII



Un guerriero se ne va armato di silenzio
Verso là, dove non c’è più storia
Ah, nessuno di questi dignitari in lacrime
Saprà o vorrà mai sapere
Per quali necessità e per quali ragioni
La cristianità è diventata
Da religione di re religione borghese.
Seguono ora il borghesi
Coi loro fratelli sottoproletari
Il feretro del papa aristocratico,
come nella piazza di un grande e funebre paese.
Bruni negozianti romani
Popolane dallo sguardo epilettico di zingare,
pallidi burocrati italici
è la folla degli anni Sessanta
la marea del nostro secolo
che ha bisogno della religione
ancora disperatamente
per dare un senso unico al suo panico,
alla sua colpa, alla sua speranza.
Ci saranno fumate bianche per papi
figli di contadini del Ghana o dell’Uganda
per papi figli di braccianti indiani morti di peste nel Gange,
per papi figli di pescatori gialli morti di freddo nella terra del fuoco.
La lenta morte del mondo contadino che sopravvive popolando continenti
Lungo migliaia di guadi, di coste formicolanti di pescicani,
di isole carbonizzate dai vulcani aliterà
in queste fumate bianche la lentezza arcaica
della sua esistenza, giù nel futuro, lungo i decenni e i secoli.
Uguale al padre furbo e al nonno,
bevitore di vinelli pregiati,
figura umana sconosciuta ai sottoproletari della terra,
ma anch’essa coltivatore di terra,
il nuovo papa, nel suo dolce misterioso sorriso di tartaruga,
pare aver capito di dover essere il pastore dei miserabili,
perché è loro il mondo antico e sono essi che lo trascineranno
avanti nei secoli con la storia della nostra grandezza.
Sorride il pastor paganus,
e Renzo e Lucia si sposano lietamente davanti ai suoi occhi
Ormai anche gli archi barocchi sono loro
E i saloni d’oro di Don Rodrigo, e le grandi cattedrali.
Lo spirito è retaggio del mondo contadino
E tu sii il pastore del mondo antico
Che in quello spirito avito.
Queste sono le parole che l’angelo ha soffiato
All’orecchio del dolce papa dal misterioso, paterno testone campagnolo

L’URSS.



Beati i figli i cui padri furono servi della gleba
Beati i figli che possono dire mio padre si è fatto grandi risate
Nel suo villaggio dove il padrone e i burocrati dello zar lo hanno fatto morire di fame per millenni.
La puritana violenza con cui rido,
la teatrale ingenuità con cui mi diverto nel mio villaggio, nella mia fabbrica è lui che me l’ha data
Beati i figli i cui padri furono eroi
Beati i figli che possono dire mio padre ha combattuto contro lo zar e il capitale
E la libertà che io ho me l‘ha data lui.
La terra che io semino e la fabbrica dove io lavoro me l’ha data lui.
I luoghi dove io godo la mia gioventù me li ha dati lui.
E io posso essere fiero di assomigliare a lui e pensare di assomigliargli per sempre.
Voglio godermi diligentemente la vita facendo le cose che mi sono state negate nei secoli
E che i giovani di provincia o di paese più ricchi di me per secoli hanno fatto
Voglio un po’ di danza, di mondanità, di spettacolo.
Tutto ciò che hanno avuto i padri ideali, non certo quelli carnali.
E sono fiero di rivestirmi poi dei miei poveri panni di operaio il mattino sotto il severo sole della mia provincia, del mio paese.
Tutto ciò che ebbero i iei padri ideali
E il mio padre carnale non ebbe e tanto desiderò, io lo voglio avere.
Voglio impadronirmi della cultura tradizionale,
voglio essere in possesso di ciò che è bello e nobile
e che per tanti secoli mi fu negato.
Voglio istruirmi con lo spirito di un volonteroso padre
Leggere come un padre giovane,
conoscere col cuore di un padre religioso
con obbedienza, perché sono il primo figlio istruito di una generazione che non ha avuto nulla
se non i calli nella mani e le pallottole del capitale nel petto.
E, ora che posso, per la prima volta nella storia della mia nazione
Io, giovane del popolo, voglio ascoltare la voce della cultura, della scienza, dell’arte.





Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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