domenica 18 gennaio 2015

Pasolini - IPOTESI SULL'ILIADE di MICHELE ARMENIA

"ERETICO & CORSARO"
 
Immagine: opera del maestro Franco Accursio Gulino
 
 




 
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Buona domenica tra Cofferati e Pasolini

"ERETICO & CORSARO"
 
 
 
Buona domenica tra Cofferati e Pasolini
di  Paride Leporace 

Buona domenica amici miei Che Sergio Cofferati abbandoni il Partito Democratico in conseguenza dell’esito delle primarie e’ questione grave per la sinistra. Non entro nelle vicende della cronaca ma mi limito all’aspetto simbolico della questione che è aspetto preponderante del nostro agire. Tanto tempo fa, il 23 marzo 2002 ero al Circo Massimo all’imponente manifestazione indetta dal Cinese per fermare la riforma del lavoro del Cavaliere Berlusconi. Un milione di persone dettavano la forza della piazza contro il Palazzo. Oggi la riforma del lavoro si chiama Jobs act e viene proposta dal premier Renzi che sintetizza quello scontro come perfetto ossimoro politico. Il padre politico di Cofferati, Giorgio Napolitano, abbandona il Quirinale e si cerca un successore dalla difficile identità politica. Le primarie sono in frantumi. L’insorgenza fondamentalista e l’infinita crisi economica ci privano di cassette degli attrezzi utili a comprendere. Grande è il disordine sotto il cielo, ma a smentire un altro illustre cinese, non è per nulla favorevole la situazione.

Ascolto sempre più persone di sinistra elencare aneddotica che non dà merito al sindacato. Un autorevole professore universitario mi racconta di una proposta per aumentare gli stipendi a 48 colleghi sulla base delle ricerche e delle pubblicazioni bloccate dallo scontro a favore di 3 lavativi che non hanno mai prodotto nulla. Il merito va bloccato? Oppure il programmista in Rai che non può aggiungere un audio di pochi secondi per il patto sindacale di dover prendere uno studio di registrazione da pagare a parte. Venerdì scorso non sono potuto arrivare in tempo a Matera perché uno sciopero degli aerei non comunicato mi ha appiedato. Nessuno ha appreso di questo sciopero ragioni e rivendicazioni. Solo i malcapitati che dovevano raggiungere una lontana città. A che serve uno sciopero di questo tipo?

Dovevo essere a Matera per relazionare su “Lo scandalo Pasolini. Una vita sotto processo” ad un incontro promosso dalla commissione cultura dell’Ordine degli avvocati. Recupero gli appunti preparati per offrirne una breve sintesi in questo spazio domenicale. 

Nel 1976 per vedere “Salò” di Pasolini vietato ai minori di 18 anni e scampato al rogo giudiziario m’infilai nel cinema Morelli d’Itaca grazie ad Alessandro Fazio, figlio del custode della sala. Fuori dal cinema stazionava una volante della Polizia che temeva contestazioni fasciste. Su un muro la scritta: “Basta con le merde dei Pasolini, Viva Salò e Mussolini”. Pasolini è stato uno scandalo vivente. Tullio De Mauro ha scritto riflessioni mirabili sul fatto che tra ragazzini ci si apostrofasse dicendo “Sei un Pasolini”.

Pier Paolo Pasolini nella sua vita ha subito 33 procedimenti giudiziari. Sempre assolto. Le numerose celebrazioni per i 40 anni della morte (violenta) di quello che considero l’intellettuale più importante del Novecento italiano non contemplano ancora questo aspetto. Forse per celia, forse per dimenticanza, ma anche per ipocrisia. Sto cercando di far pubblicare il notevole volume pubblicato da Garzanti nel 1977 “Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte” che grazie ad un notevole pool di amici dello scrittore ricostruisce in modo dettagliato quelle scabrose vicende. Il merito di quel libro va a Laura Betti che nell’incipit di quel prezioso libro scrive:

“Ecco perché decisi- insieme a lui, come sempre- di non accettare, di disobbedire, di dare scandalo; di denunciare cosa puo’ accadere ad un uomo pulito .

Pasolini fu accusato di corruzione di minorenni e oscenità. Vi furono processi molto improbabili intentati da mitomani. E vi fu la persecuzione al suo cinema in quell’epoca in cui il cittadino e la magistratura bloccavano i film con una denuncia. Siamo il Paese che ha bruciato con sentenza “Ultimo tango a Parigi” impedendone la visione per oltre un ventennio.

L’omosessualità di Casarsa ne provoca l’espulsione dal Pci cui era iscritto. Un maestro con dei giovinetti è tema scandaloso che agita ancora qualche corvo rosso. Il romanzo “Ragazzi di vita” sarà sospettato di essere pubblicazione oscena. Ungaretti e Bo testimoni a difesa. Il reportage da Cutro in Calabria è gustosa questione antropologica per le querele di diffamazione al buon nome della Calabria. L’Azione Cattolica denuncia “Una vita violenta”. I giornalisti mestatori che spingono i ragazzini di Anzio a denunciare Pasolini per un falso adescamento. Rapine a benzinai, pistole con proiettili d’oro, risse in strade. E i giornali che mettono la foto del film “Il gobbo” dove Pasolini imbraccia il mitra. E i fascisti che assaltano le prime dei film. Pasolini e i suoi amici si difendono a pugni. senza mai denunciare alla magistratura ma ricostruendo sui giornali per replicare alle oscenità de “Il Secolo” e dei giornali della Vandea italiana. E che dire dell’incipit del direttore del Gazzetta del Sud, Nino Calarco, che scrive all’indomani della sua morte: “La sua scontata morte violenta non ci turba, né ci commuove, né ci emoziona…Quello che non accettiamo e respingiamo è l’omosessuale perverso come Pasolini”.

A me, invece, e penso a tanti altri, 40 anni dopo Pasolini ancora turba, emoziona, commuove. Esattamente quello che la politica di Renzi e Cofferati non riesce a fare. E sono lieto che in questo Paese che adora le soubrette della cultura ,il mio amico Andrea Di Consoli, uno degli intellettuali più’ pasoliniani che io conosca, abbia iniziato a scrivere sullo stesso giornale borghese dove Pierpaolo processò la Dc e urlò il suo celebre: “Io so”.

Buona domenica amici mie

Fonte:
http://www.parideleporace.it/buona-domenica-tra-cofferati-e-pasolini/


 
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La memoria di Pasolini affidata a Dacia Maraini per il quarantennale della morte

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Notizie
 

 Pier Paolo Pasolini con Dacia Maraini e Alberto Moravia
Immagine presa dal sito web: http://www.tusciaweb.eu/2014/04/passeggio-nel-posto-bello-mondo/

 
La memoria di Pasolini affidata a Dacia Maraini per il quarantennale della morte


Ricordare Pasolini è un "dovere" e per farlo il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ha firmato il decreto per la costituzione della commissione tecnico-scientifica con il compito di coordinare e promuovere le iniziative culturali per le celebrazioni del quarantennale della scomparsa (2 novembre 1975) di Pier Paolo Pasolini, affidandone la presidenza a Dacia Maraini.
"L'Italia ha il dovere di ricordare Pasolini e di trasmettere alle nuove generazioni l'attualità del suo messaggio di ricerca e denuncia. Il collegamento con il tema che sta finalmente diventando centrale delle Periferie Urbane, rende la rilettura dei lavori di Pasolini ancora più importante e significativo", ha detto Franceschini.
La commissione è composta, oltre che da Dacia Maraini, da Carla Benedetti, Antonio Calbi, Graziella Chiarcossi, Roberto Chiesi, Ninetto Davoli, Mario De Simoni, Gianluca Farinelli, Angela Felice, Fabrizio Gifuni, Gloria Manghetti, Marta Ragozzino, Lidia Ravera, Emanuele Trevi, Gianni Torrenti e Walter Veltroni.
''Pier Paolo Pasolini è stato a mio avviso un intellettuale provocatorio, spericolato, controcorrente. Ma attenzione a non imbalsamarlo, a non mummificarlo. Non trasformiamolo in una icona. Domandiamoci, piuttosto, che fine ha fatto oggi il coraggio di Pasolini?'', ha dichiarato all'Adnkronos l'assessore alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera. ''Ho sempre avuto una grande ammirazione per Pasolini - ha aggiunto - Un intellettuale che sapeva rischiare, che sentiva la necessità di capire, comprendere, che sapeva soprattutto saper guardare avanti con preveggenza, quasi profetica. Quello che lui scriveva negli anni '70 è diventato realtà, 30 anni dopo''.

''Pier Paolo Pasolini non piaceva a tutti - ha sottolineato ancora la scrittrice e assessore alla cultura della Regione Lazio - Diversamente da oggi dove nessuno ama rischiare, soprattutto in ambiti politici, dove bisogna piacere assolutamente a tutti. Lo ripeto - ha proseguito - è giusto mantenere in vita una figura straordinaria come quella di Pasolini, di cui si parla a distanza di 40 anni dalla sua scomparsa. Come si parla di Freud, come si parla di Leopardi''.
Si torna oggi a parlare di 'periferie urbane', temi cari a Pasolini. ''Nelle periferie, in quei luoghi ai margini delle città secondo Pasolini 'vi abitavano gli angeli' -ha commentato Ravera- Non erano contaminati dal consumismo e dalla società. Pier Paolo si illudeva, magnificamente, che l'innocenza e la purezza erano di casa tra le persone più semplici. Li frequentava incurante di quello che sarebbe poi accaduto. Pasolini - ha aggiunto - non temeva l'altro, la diversità. E per questo ha pagato duramente e a caro prezzo''.
E' ancora troppo presto per ipotizzare progetti e proposte, ma Lidia Ravera vorrebbe portare al Salone del Libro di Torino il suo personale ricordo legato a Pasolini accanto agli amici Fabrizio Gifuni ed Emanuele Trevi, anche loro componenti la commissione. ''Non ne ho ancora parlato con loro - ha detto - Ma il titolo della riflessione potrebbe essere... 'Il coraggio di Pasolini'. Domandiamoci quante persone, oggi, hanno quella sua strenua temeriarietà''.

Fonte:
http://www.adnkronos.com/cultura/2015/01/17/memoria-pasolini-affidata-dacia-maraini-per-quarantennale-della-morte_uo0bFeHFBAMrGj91PZUUFO.html?refresh_ce




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