martedì 3 febbraio 2015

Cristo è un anarchico basco. Il Vangelo secondo Matteo

"ERETICO & CORSARO"

Le immagini utilizzate per la composizione, sono di Domenico Notarangelo


Cristo è un anarchico basco. Il Vangelo secondo Matteo
di Alberto Altamura 


Il Vangelo secondo Matteofu presentato alla Mostra di Venezia il 4 settembre 1964. Premiato dall'Office Catholique International du Cinéma, il film fu proiettato nel dicembre dello stesso anno a Parigi, nel palazzo della Mutualité, di fronte a un folto pubblico composto, soprattutto, da studenti universitari, e seguito da un pubblico dibattito organizzato nello scenario prestigioso e inusuale della cattedrale di Notre-Dame.

Fra le tante critiche apparse in quella circostanza, Pasolini si concentrò in modo particolare su quella di Michel Cournot, che in una recensione pubblicata il 4 marzo 1965 sul Nouvel Observateur, e provocatoriamente intitolata Tonton Marx à Bethléem, definiva il Saint-Mathieu “un film fatto da un prete per i preti” e “une tromperie sur la marchandise”.

Le ragioni che condussero Pasolini a degnare di una risposta Michel Cournot, tanto da farne, sottraendolo così all'oblio in cui sarebbe spontaneamente caduto, l'arrogante domatore intenzionato ad addomesticare un'aquila, protagonista, nell'interpretazione di Totò, dell'episodioL'Aigle, inizialmente destinato ad essere inserito nel film Uccellacci e uccellini (1965), vanno al di là dell'importanza del critico del Nouvel Observateur.

In realtà, in un intellettuale marxista come Cournot, Pasolini scorgeva l'incapacità, tipica di tanta intellettualità laica cresciuta nel seno della borghesia occidentale, di “riconoscere l'irrazionalità, il momento della fame, del sottoproletariato”.

Il Vangelo era stato, invece, pensato proprio per quel sottoproletariato, come dimostrano i luoghi in cui il film fu girato fra il 24 aprile e la fine del luglio 1964: alcune località del Lazio, della Calabria e della Sicilia, ma, poi, soprattutto la Basilicata - con Nazarteh fatta rivivere nei dintorni di Potenza, Gerusalemme a Matera, nei Sassi, la strage degli innocenti girata nei dintorni di Barile - e la Puglia: le scene della predicazione girate nella campagna fra Barletta e Taranto, il pretorio collocato a Castel del Monte, la cacciata dal tempio e la reggia di Erode ambientate nel Castello di Gioia del Colle.

La scelta del meridione d'Italia non fu per Pasolini un mero ripiego determinato dallo stravolgimento industriale del paesaggio israeliano, raccontato in Sopraluoghi in Palestina [1], ma scaturiva dalla volontà di stabilire un parallelismo tra la povertà di Cristo e la povertà dei sottoproletari meridionali, assunta come sineddoche di tutti i poveri del Terzo Mondo.

Parlando ai critici parigini, infatti, Pasolini aveva significativamente affermato che nel caso fosse stato francese avrebbe scelto l'Algeria per girare il Vangelo [2].

La stessa scelta dell'attore destinato ad interpretare Cristo era stata condizionata dal desiderio di parlare del rapporto tra intellettuali borghesi e sottoproletariato.

Nelle conversazioni con Jon Halliday, Pasolini ricordava di aver voluto rappresentare Cristo come “un intellettuale in un mondo di poveri disponibili alla rivoluzione” e per questa ragione di aver puntato inizialmente su un poeta come Evgenij Evtushenko, e di aver pensato anche a Jack Kerouac, per scegliere poi il giovane anarchico basco Enrique Irazoqui, doppiato da Enrico Maria Salerno. [3]

Il Cristo di Matteo lo affascinava perché “più inflessibile, più esigente, più travolgente, senza un momento di requie e di pace. Io fui soggiogato da questa figura” [4]. Questa inflessibilità si combina con la contraddittorietà che, nella visione di Pasolini, connota la figura del Cristo e l'intero impianto della narrazione filmica:
“È un film violentemente contraddittorio, profondamente ambiguo e sconcertante, in particolare la figura del Cristo: a volte è quasi imbarazzante, non meno che enigmatica. Ci sono momenti orribili di cui mi vergogno, momenti che ricordano, e quasi sono, barocco da Controriforma, repellenti: i miracoli. Il miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci e quello di Cristo che cammina sulle acque sono di un pietismo disgustoso. Il salto da questa specie di scene degne delle immaginette sacre alla appassionata violenza della sua politica e della sua predicazione è così grande che la figura del Cristo non può non ingenerare nel pubblico un forte senso di disagio. I cattolici escono dalla visione del film un po' scossi, con la convinzione che io abbia fatto di lui un cattivo. In realtà non è cattivo, è solo pieno di contraddizioni.” [5]

Il Vangelo andava letto, secondo Pasolini come “un violento richiamo alla borghesia stupidamente lanciata verso un futuro che è la distruzione dell'uomo, degli elementi antropologicamente umani, classici e religiosi dell'uomo”. [6]

Gli intellettuali borghesi finsero di non capire e si concentrarono sulla religiosità di Pasolini, attribuendogli una formazione religiosa e finanche una volontà di “proselitismo cripto-cristiano”, costringendolo così ad una serie di chiarimenti che, a nostro parere, hanno fatto passare in secondo piano la carica politica del film.

In una intervista rilasciata, nel 1965, a Maurizio Ponzi, troviamo un Pasolini ancora impegnato a chiarire che
“[…] il valore del film dal punto di vista religioso non ha più significato che altre cose precedenti della mia opera di carattere religioso. Cioè questo tema religioso c'è, ma non c'è stato nessun avvicinamento alla religione, alla confessione cattolica, nemmeno per idea, sono rimasto ateo com'ero prima, marxista com'ero prima. Semplicemente ho coagulato una serie di temi religiosi e irrazionali che erano sparsi in tutta la mia personalità, sia di scrittore che di uomo” [7].

Qualche anno dopo in quella lunga intervista concessa a Jean Duflot e pubblicata col titolo Il sogno del Centauro, nel capitoletto significativamente intitolato Il malinteso, Pasolini doveva ribadire:
“Non mi piace il cattolicesimo in quanto istituzione, non per un ateismo militante, ma perché la mia religione, o meglio il mio spirito religioso – che non ha nulla a che vedere con un'appartenenza fondata sul battesimo – ne viene offeso”. [8]

Pasolini, del resto, già dal 1963, mentre era impegnato nella preparazione della sceneggiatura, aveva sottolineato, da un lato, di considerare la religione un “problema interno” a tutta la propria produzione, e, dall'altro, di non aver avuto rapporti istituzionali con la Pro Civitate Christiana di Assisi, a cui aveva sottoposto la sceneggiatura del Vangelo, ma solo incontri con alcuni sacerdoti dell'organizzazione. Anzi, ci teneva a ricordare che in diverse occasioni non aveva mancato di avanzare ad esponenti della Pro Civitate qualche critica su una certa inclinazione neocapitalistica che conduceva
“ad accettare un po' troppo questo nuovo mondo del benessere neocapitalistico e di inserirvisi anziché porsi davanti ad esso con spirito polemico. Questo l'ho detto loro chiaramente: abbiamo cominciato anche qualche discussione, ma non l'abbiamo molto approfondita”. [9]

Pasolini contrapponeva all'eccessivo ottimismo nei destini immediati dell'uomo, che, a suo parere, connotava sia la Pro Civitate che la Chiesa del 1963, il proprio pessimismo, e la propria visione della “Nuova Preistoria”, cioè di quella fase della storia umana caratterizzata dalla cultura di massa e dalla industrializzazione totale. [10]

Si tratta, in sostanza, della stessa argomentazione che un decennio dopo, negli Scritti corsari, avrebbe portato Pasolini ad attaccare provocatoriamente la censura vaticana già allora imperante in televisione per non aver compreso che ciò che avrebbe dovuto censurare era piuttosto “Carosello”:
“perché è in “Carosello”, onnipotente, che esplode in tutto il suo nitore, la sua assolutezza, la sua perentorietà, il nuovo tipo di vita che gli italiani devono vivere. […] e non è un tipo di vita in cui la religione conti qualcosa”. [11]


Note:

1 Cfr. P.P. Pasolini, Sopraluoghi in Palestina, in P.P. Pasolini, Per il cinema, Mondadori, Milano 2001, vol. 1, pp. 655-670.

2 Cfr. M. A. Macciocchi, Cristo e il marxismo, in “l'Unità”, 23 dicembre 1964.

3 Conversazioni con Jon Halliday (1968-1971), Pasolini su Pasolini, in P.P. Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, Mondadori, Milano 1999, p. 1333

4 Intervista rilasciata a Ferdinando Camon (1965), in F. Camon, Il mestiere del poeta, Garzanti, Milano 1982, in P.P. Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, cit., p. 1589.

5 Conversazioni con Jon Halliday (1968-1971), Pasolini su Pasolini, cit, pp.1339-1340.

6 P.P. Pasolini, Una visione del mondo epico-religiosa, in “Bianco e nero”, n. 6, giugno 1964, in P.P. Pasolini, Pasolini per il cinema, cit. , vol. 2, p. 2876.

7 In “Filmcritica”, nn.156-157, aprile-maggio 1965, in P.P. Pasolini, Per il cinema, cit., vol. 1, p. 2885.

8 P.P. Pasolini, Il sogno del centauro. Incontri con Jean Duflot (1969-1975), in P.P. Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, cit. p. 1421.

9 P.P. Pasolini, Cerco il Cristo fra i poeti, in “Italia Notizie”, n. 18, 20 novembre 1963, in P.P. Pasolini, Per il cinema, cit., vol. 2, p. 2842.

10 Ibidem.

11 P.P. Pasolini, 11 luglio 1974. Ampliamento del “bozzetto” sulla rivoluzione antropologica in Italia, in Scritti corsari, in P.P. Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, cit., p. 328.


Fonte:



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Autori per Roma celebra Pier Paolo Pasolini.

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Autori per Roma celebra Pier Paolo Pasolini.


Autori per Roma prosegue nel 2015 con gli appuntamenti che negli spazi “periferici” del Centro Culturale Elsa Morante stanno trasferendo il “centro” della cultura romana con iniziative e ospiti per raccontare la nuova capitale: meticcia, irriverente, artistica e creativa.
Dopo aver ospitato Massimo Wertmuller, Michele La Ginestra, Cristina Aubry, i poeti romaneschi e molti altri esponenti di punta della scena romana, il festival ideato e diretto da Pierpaolo Palladino prosegue al Centro Culturale Elsa Morante il 14 e 15 febbraio con due iniziative dedicate a Pier Paolo Pasolini, a 40 anni dalla tragica scomparsa, e al cinema con CineCorti per Roma, per la direzione artistica di Pietro de Silva.
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Pasolini, intellettuale dissidente che si è fatto narratore di una Roma periferica e, al tempo stesso, violenta e genuina, rivive per Autori per Roma il 14 febbraio in una serata interamente dedicata a lui.

Sabato 14 febbraio ore 20,30, va in scena “Cronaca di Una vita Violenta” lettura scenica a cura di Roberta Mattei accompagnata al pianoforte da Alessandro Cendamo. Tratto da “Una vita violenta” di Pier Paolo Pasolini, lo spettacolo ripercorrerà i momenti più belli del romanzo, evidenziandone l’amore e la violenza, e restituendo al pubblico la poesia e la letteratura, la visione e il genio di uno dei più grandi autori italiani di sempre.

Alle ore 22.00 si prosegue con “Un intellettuale in Borgata” docufilm per la regia di Enzo De Camillis, e la partecipazione in video di Leo Gullotta.
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Domenica 15 febbraio il Festival Autori per Roma prosegue con i CineCorti per Roma. Si comincia alle 17,00 con la tavola rotonda dal titolo “Cinema per Roma, tra indipendente e forma breve”, coordinata da Pierluigi Minieri, a cui saranno invitati gli autori dei 6 cortometraggi che Pietro De Silva ha selezionato e che verranno proiettati a partire dalle 18,00. Sei corti per raccontare la capitale attraverso lo sguardo di alcuni tra i registi più interessanti della scena: “Ce l’hai un minuto” di Alessandro Bardani, lo spaccato di una Roma multietnica sul filo dell’ironia, “Noi e gli altri” di Max Nardari con la partecipazione speciale di Fioretta Mari e Denny Mendez, l’esilarante “A questo punto” di Antonio Losito, il tarantiniano “L’Ultimo Scatto” di Serena Del Prete, “La Marchetta” di Francesco D’Ignazio e “I romantici” di Gianni Costantino.

Il Festival Autori per Roma continuerà fino a marzo 2015 con Fabrizio Giannini, Poeti per Roma, la Banda Jorona, Giorgio Tirabassi e molti altri ospiti presso il Centro Culturale Elsa Morante (Piazzale Elsa Morante).

Fonte:
http://www.terzapagina.it/2015/02/pasolini-4/


 

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Al CENTRO ITALIANO DI POESIA quest'anno sara' l'anno di PIER PAOLO PASOLINI

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AL CENTRO ITALIANO DI POESIA
quest'anno sara' l'anno di  
PIER PAOLO PASOLINI
*
Enrico Papa.
 
 
La morte non è 
nel non poter comunicare 
ma nel non poter più essere compresi.
 
( Pier Paolo Pasolini «Una disperata vitalità»)
 
 
 
AL CENTRO ITALIANO DI POESIA quest'anno sara' l'anno di  PIER PAOLO PASOLINI si ringrazia il ministro Franceschini per avere promosso e sostenuto l'iniziativa,Dacia Maraini per il supporto  e tutti coloro che vorranno collaborare con il CENTRO ITALIANO DI POESIA  per la riuscita delle manifestazioni in programma
 
(si prega di segnalare i termini della  propria adesione e disponibilita' dopo autenticazione sul sito)
 
 

ALLA MIA NAZIONE
 
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.


Centro italiano di poesia
                                                   
 
  “Vale la pena salvare il Centro di poesia Sant’Emiliano ? “
 
 
 
      A giudicare dai numerosi messaggi di solidarieta’ che arrivano sul sito,dove si propongono aiuti i piu’ diversi,sembrerebbe proprio di si !
 C’e addirittura  chi ha offerto il tendone dismesso di un circo  (…e perche no ! ) purche’ si possa continuare ad ascoltare e vivere la poesia , di cui evidentemente c’e’ bisogno e fors'anche necessita’.
In un momento in cui le parole in molti casi sono svuotate del loro significato, la poesia e il sentimento che la accompagna sembrano non tradirci , ci aiutano a sperare… “sono un invito alla speranza “ come dice Montale . (Lo testimoniano le oltre 13000 visite raggiunte dal sito in pochi mesi.)
Per la verita’ io stesso rimango stupito ed impreparato di fronte a questa richiesta e sarei  tentato di passare il testimone ad altri piu’ capaci di me nella organizzazione.
 Il territorio di Padenghe (lago di Garda) su cui e’ nata questa iniziativa  e’ ricco di associazioni benefiche , volontariati , fondazioni senza scopo di lucro , visite guidate, assaggi gastronomici… forse chi gestisce tutto cio’ e’ in grado di portare avanti piu' di me questo progetto di cui mi puo’ rimanere il vanto di avere rotto il ghiaccio.
Nella funzione della Cultura in cui credo (ed in cui mi sono formato ...ma erano altri tempi) mi sembrava che dovessero essere semplicemente le “Istituzioni” le sole ad avere titolo per difendere , sostenere e fare propria l’iniziativa  . Ma cosi non ha voluto e non vuole essere.  Per cui (sic stantibus rebus) a me non resta che uscire in punta di piedi , scusandomi se qualcuno puo’ avere frainteso questa “impresa nobile” e dar  vita  ad una iniziativa del tutto autonoma  dal respiro e vedute  un po' piu' ampie il 
        
       

         
CENTRO ITALIANO DI POESIA

 
Il cui primo atto e’ l’adesione al  progetto del Ministero dei Beni Culturali per le celebrazioni di Pier Paolo Pasolini a quarant'anni dalla scomparsa del Poeta
 
 
( Nell’anniversario della morte, avvenuta il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia in circostanze non ancora del tutto chiarite, l’Italia ha il «dovere» di ricordare Pier Paolo Pasolini. Lo ha detto Dario Franceschini annunciando sabato la firma del decreto per la costituzione della commissione tecnico-scientifica, presieduta da Dacia Maraini, che coordinerà le iniziative culturali del 2015: «Bisogna trasmettere alle nuove generazioni l’attualità del suo messaggio di ricerca e denuncia», ha detto il ministro dei Beni, delle attività culturali e del turismo, che ha citato la centralità delle «periferie» nella poetica di Pasolini.)

  • Il link del sito web del "Centro Italiano Di Poesia", per dare la propria adesione: Qui
  • La pagina facebook del "Centro Italiano Di Poesia": Qui
  • La pagina facebook di Eretico e Corsaro, che darà notizia di tutte le iniziative del centro: Qui



 
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