mercoledì 25 marzo 2015

Pasolini Pier Paolo - Mamma Roma - leibniz

"ERETICO & CORSARO"
 
Collage realizzato con opera di Fabio Pop Gismondi

Pasolini Pier Paolo
Mamma Roma
leibniz


Cercare negli occhi di un figlio quella che eri tu prima di conoscere il mondo, quando ancora prostituzione e vita ti erano aliene. Cercare in Ettore, tuo figlio, quel candore perso troppo presto sotto la sciabola di un pappone che non conosce le mezze misure. Cercare per lui un destino migliore del tuo e spezzarsi in quattro per cercarlo: la fuga da Guidonia, città natale troppo avara e inidonea a compiere il suo ruolo; un nuovo lavoro, il banco nel mercato di Cecafumo, per regalargli mille lire che non sanno di sporcizia, malavita e sesso; un’educazione che contraddica le tue e le sue origini, capace di allontanarlo dai bassi principi e da un background povero e coatto.
E vivere la propria vita in funzione dell’altro, dove l’amor proprio trascende e si fa tutto per lui, dove la maternità prescinde dalla responsabilità e diventa un moto infinito di affetto, puro e scevro come non lo è mai stato. Puro come quel grido di dolore che acceca una città mai così distante, come quei ragazzi di vita che osano e rischiano senza sapere cosa è il coraggio. Puro come tuo figlio, che se ha peccato, lo ha fatto sotto il segno dell’insipienza.
Puro, come i carrelli notturni che ospitano i monologhi di Anna Magnani e quel non sense che ti caratterizza, che fa del tuo realismo una mosca bianca nell’asettico e trionfalistico realismo italiano. E cercare nei lampioni che illuminano quei monologhi la forma che molti ti hanno biasimato di non avere e trovare la forma più dei formalisti, non essendo un formalista.
E cercare nelle forbici di Baragli quei tagli che cinema e linguaggio non ascrivono come ortodossi, quella ruvidezza che si confà al tuo stile, diretto, unico e immaginifico, sintesi di arte e pittura e poesia. Sintesi di una cultura senza epigoni. Cercare e trovare in Baragli un apostolo della rottura, che possa seguirti nel tuo percorso collerico verso il mondo e contro un modo di vedere, borghese e piccolo-borghese, che ti inasprisce, che ti fa schiumare perché la tua sensibilità è altra e non condivisibile.
E trovare nella fotografia del compianto Tonino Delli Colli le ombre, i chiari, i bianchi e i chiaroscuri e i neri. Quelli che spezzano e raccontano il dramma quotidiano senza esserlo, che vanno oltre la cronaca perché filtrati da un filtro speciale. E scorgere nelle musiche di Vivaldi, struggenti e “contemporanee”, il leit motiv della borgata che fa breccia nel cuore e nell’anima, riassumendo nelle sue cadenze dolci e stentate tutto il peso di un sottoproletariato intriso di miseria e predestinazione. E quel tema di flauto che accompagna le apparizioni del nemico si fa monito strutturale di tutta una vicenda consegnata al pianto e alla disperazione. E trovare nel Mantegna e nel suo cristo morto l’unico lieto fine che si conviene e che non si coglie, la fine che toglie idealmente Ettore dal letto di morte.
E cercare nei bulli di periferia il segreto della tua opera. Cercarli e trovarli nella loro inettitudine davanti alla macchina da presa: l’ingenuità che i professionisti hanno perduto da tempo, la naturalezza e l’imbarazzo. E trovare nella Magnani l’unica interprete che può tenergli testa, perché figlia della borgata e attrice senza pari, perché come te appartiene a quell’universo che è di pochi. Perché come te riesce a vedere dove gli altri non vedono, perché è degna di te, maestro Pasolini.

Regia: Pier Paolo Pasolini. Soggetto: P. P. Pasolini. Sceneggiatura: P. P. Pasolini, Sergio Citti. Interpreti principali: Anna Magnani, Ettore Garofolo, Franco Citti, Paolo Volponi, Silvana Corsini, Vittorio La Paglia. Fotografia: Tonino Delli Colli. Montaggio: Nino Baragli. Musica a cura di: Carlo Rustichelli. Produzione: Alfredo Bini. Origine: Italia, 1962, bn. Durata: 105 minuti. 

Fonte:
 

 
Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito 
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[interviste] Žilda - Un fascino quasi pazzo per il film « Accattone »

"ERETICO & CORSARO"

Il collage è stato realizzato con le immagini delle opere di Zilda

[interviste] Žilda



L'ospite di oggi viene dal nord della Francia, ma a molto a che spartire con la città eterna, molto di più dei tanti che ci abitano e ne ignorano le storie e i vicoli, quelli raccontati nelle pellicole dei tanti DeSica, Germi, Scola, Pasolini, ecc., quelli che Zilda riproduce in maniera maniacale e poi colloca sulle stesse strade, dando nuova vita a quelle facce scomode che oggi qualcuno cerca di farci dimenticare a colpi di briatori, costantini e cazzate varie. La mia ammirazione per questo artista è totale, ora tocca a voi conoscerlo meglio.

1) Chi è Žilda?

Žilda è un “fornitore di effimero”
http://www.flickr.com/photos/zilda/

2) Cosa significa per te la strada?

Per me, la strada è stata una madre. Ho lasciato abbastanza presto gli studi per dedicarmi all'erranza percorrendo questa vecchia Europa con ogni mezzo: con l'autostop, con il treno, a piedi. Vivevo delle vendite di ritratti fatti per strada. Durante questi anni, ho imparato un sacco di sensazioni, di immagine, di volti che in seguito mi hanno indotto a prendere un pennello in mano. Però, dipingere su tela mi sembrava essere la « personificazione del chiudere ». Un vicolo cieco pietosamente rassicurante e sistematicamente destinato a essere « santuarizzato » tra quattro mura. Per questo ho cominciato ad esprimermi dall'altro lato di queste mura. Dal lato della vita. Dal lato dove ho sempre preferito essere.

3) Qual'è il tuo rapporto con la città di Roma?

E' un fascino quasi pazzo per il film « Accattone » che mi ha spinto ad andare a Roma. Per me, camminare sui passi del Cristo del Pigneto è stato come andare in pellegrinaggio a La Mecca... Roma è una città che mi ha profondamente commosso, una città che gioca con i nervi e con l'emozione, che spinge, mette alla prova e fa provare. Quindi è una città che amo. Roma mi fa pensare a una donna. « Stupenda e misera », un po' "fashion", un po' decadente. Una donna a metà tra una vecchia puttana isterica e una santa. Indomabile, esuberante e pesante ma con qualcosa di segreto e di benevolo. Sono diventato dipendente da questa donna bipolare. Dipendente dal suo profumo di piscio e di santità. Dipendente dalla sua « vitalità disperata ». Dipendente dalla sua luce e dai suoi diversi volti della notte.

4) Spiegaci un pò perchè perdi il tuo tempo ad attaccare figure umane a grandezza naturale per strada

Perché le mura delle città parlano quasi unicamente di ideali fasulli da raggiungere... di estetica, di "materiale". Di vuoto e di merda che si devono consumare con ogni orificio.. E perché senza emozione e senza memoria, finiremmo tutti per vivere a Disneyland.

5) Qual'è il tuo rapporto con il cibo?

Penso che c'è una parte importante di creazione nel cucinare, nel sperimentare e nel « alchimizzare » i sapori. Essere vegetariano mi spinge ad evitare la routine culinaria interessandomi alle diverse tradizioni del mondo. E quindi mi spinge a viaggiare. Cucinare per me significa frullare i sapori del Libano, di Creta, della Georgia, del Vietnam, dell'India... e dell'Italia certo!

6) Situazione tipo "ti trovi a Roma e tra un poster e l'altro ti viene una fame chimica" dovevai a rifuggiarti per mangiare o bere qualcosa di buono?

Nella categoria « pizzeria », voglio parlare della Formula1 a San Lorenzo, per la sua indispensabile atmosfera di pollaio. Indispensabile anche la Renella a Trastevere per il « savoir-faire » gastronomico e per il piacere unico di ritrovarsi con l'olio d'oliva e il sugo della mozzarella che sgocciola sulle braccia, seduto sullo sgabello di fronte al muro a leggere gli annunci sulle bacheche. Non posso nemmero dimenticare i dolci del Boccione via del portico d'Ottavia : un'orgasmo!!!! In questo posto, conoscerete anche la pessima accoglienza di Roma... Per le grattaccheche, non c' è dubbio, le migliore si trovano da Sora Maria, via Trionfale, (ang. via Telesio).

7) E se invece ti trovi in un altra città

In questo momento, darei tutto quello che ho per essere a Užice (Serbia) e mangiare dei Burek al formaggio...

8) Dacci un paio di validi motivi per venire a trovarti a Rennes

Rennes dispone di un microclima che ci costa 11 mesi di pioggia nell'anno e ci risparmia di fatti dal turismo di massa. La sua poplazione è composta di alcolisti che godono fama mondiale, di studenti anarco-situazionisti e di depressivi multigenerazionali. Per vivere a Rennes, bisogna amare l'inverno, il cinismo, il burro salato e i cocktail-prozac.

9) Piccolo spazio pubblicità: hai un progetto o un qualcosa che vuoi promuovere?

Per rimanere sul tema del cibo, vi raccomando la lettura di « Le ventre des philosophes » di Michel Onfray. Questo libro ci immerge nella pancia d'illustri pensatori, da Diogene, « il carnivoro petomano ed onanista » cantore del crudo, fino a Sartre, « il filosofo del viscoso » ossessionato dai crostacei e dai frutti di mare. Onfray è l'iniziatore dell'università populare (filosofia e lettere per tutti) e poi dell'università populare del gusto che pratica il reinserimento sociale per mezzo del cibo, dall'orto fino all'elaborazione dei piatti con degli chef.

10) Lasciaci una dritta su qualcosa di buono da mangiare e/o da bere

Attualmente, vado avanti alla birra al patxaran. Si deve immergere il patxaran (alcol tipicamente basco) in una valanga di birra esageratamente fresca...(un volo verso i cieli...)

Fonte:
http://romastreetfood.blogspot.it/2009/10/interviste-zilda.html#!/2009/10/interviste-zilda.html



 
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