martedì 7 aprile 2015

Bestemmia - commento di Angela Molteni

"ERETICO & CORSARO"

 

Bestemmia
 
Tutte le poesie di Pier Paolo Pasolini,
a cura di Graziella Chiarcossi e
Walter Siti, Prefazione di Giovanni Giudici.
Due volumi.
Garzanti 1993
commento di Angela Molteni


I due volumi comprendono:

La meglio gioventù.

Volume primo. Poesie a Casarsa (1941-53) 1. Poesie a Casarsa (1941-43, 2. Suite friulana (1944-49), Appendice (1950-53).
Volume secondo. Romancero (1947-53). 1. Il testament coràn (1947-52), 2. Romancero (1953)

Le ceneri di Gramsci

Poemetti

L'usignolo della Chiesa Cattolica (1942-49)

L'usignolo della Chiesa Cattolica (1942), Il pianto della rosa (1946)

La religione del mio tempo

Poesie. I. La ricchezza (1955-59), A un ragazzo (1956-57), II. Umiliato e offeso (1958), Nuovi epigrammi (1958-59), In morte del realismo (1960)

Poesie in forma di rosa (1961-64)

I. La realtà, II. Poesia in forma di rosa, III. Pietro II, Il libro delle croci, IV. Una disperata vitalità, V. Israele, VI. L'alba meridionale

Trasumanar e organizzar

Libro primo. Due documenti, Poesie su commissione, La nascita di un nuovo tipo di buffone, Trasumanar e organizzar, Appendice. I. Per i sentieri, II. Piccoli poemi politici e personali. Libro secondo. Charta (sporca), Poemi zoppicanti, La restaurazione di sinistra, Sineciosi della diaspora, La città santa, Manifestar

La nuova gioventù

La meglio gioventù (1941-53). Seconda forma de «La meglio gioventù» (1974). I. Poesie a Casarsa, Casarsa, Aleluja, La domenica uliva. 2. Suite furlana, Linguaggio dei fanciulli di sera, Danze. Tetro entusiasmo, poesie italo-friulane 1973-74

Poesie
Diarii
I pianti
 
Dov'è la mia patria
 
Tal còur di un frut (Nel cuore di un fanciullo)
 
Dal diario (1945-47)
 
Il canto popolare(1952-53)
 
Sonetto primaverile
 
Roma 1950
 
Poesie dimenticate
 
Poesie disperse I
 
Poesie disperse II
 
Poesie inedite
 
 
La conoscenza è nella nostalgia.
Chi non si è perso non possiede.


."[...] Il titolo di questo volumone sarebbe BESTEMMIA, perché vi comprenderei anche un lungo frammento inedito intitolato appunto così." La frase è contenuta in una lettera di Pasolini all'Editore Garzanti a seguito del progetto da quest'ultimo elaborato di pubblicazione di tutta l'opera poetica pasoliniana. La lettera è del 1970; l'idea fu poi accantonata, poi ripresa nel 1993 e attualmente tutte le poesie di Pier Paolo Pasolini sono disponibili, stampate in oltre 2400 pagine e in due volumi.

La diversità che mi fece stupendo
e colorò di tinte disperate
una vita non mia, mi fa ancora
sordo ai comuni istinti, fuori dalla
funzione che rende gli uomini servi
e liberi. Morta anche la povera
speranza di rientrarvi, sono solo,
per essa, coscienza.
E poiché il mondo non è più necessario
a me, io non sono più necessario.

Si può dire del poeta Pasolini – nel momento in cui suggerisco ai visitatori di "Pagine corsare" di leggere, o rileggere, la sua opera poetica, raccolta in tutta la sua interezza in questi due volumi editi da Garzanti, – che egli è stato poeta tragico. E perciò lacerato. Lacerato soprattutto dalla sua propensione a contraddirsi, a proclamare il dubbio "... essere / con te e contro di te; con te nel cuore, / in luce, contro te nelle buie viscere...". Poeta, però, al quale non fece difetto l'ironia e non mancò l'allegria: è sufficiente scorrere alcune immagini di lavorazione dei suoi film per rendersene conto. Pure lavorando, è evidente che si divertisse: si divertì a ricoprire egli stesso alcuni ruoli nei suoi film, e lo fece con la stessa leggerezza d'animo con la quale si partecipa a un gioco collettivo.    

L'intera opera pasoliniana (versi, prosa, cinema, critica) è un un esempio unico nel panorama mondiale; nel suo svolgimento vi è d'altro canto una tal continuità dove non è possibile neppure selezionare, separare, i fili che da una zona rinviano a un'altra. Il tutto, in funzione di un'unità tematica di fondo che testimonia anche una grande coerenza tra aspetti stilistici anche diversi e soprattutto tra aspetti contenutistici e narrativi.
La novità più rilevante che emerge dal corpus poetico pasoliniano, qui per la prima volta riunito nella sua interezza, è data sicuramente dalle poesie finora inedite in volume, dalle "poesie disperse" o pubblicate postume e dai testi delle raccolte degli anni friulani (1942-1949). Anche se vi è subito da precisare che l'antologia dei versi inediti è molto contenuta, rispetto all'enorme quantità di carte che si trovano nell'Archivio del Fondo Pasolini. Ciò che è riportato dà comunque un'idea del tipo di testi che ancora sono inediti e delle direzioni che di volta in volta la creatività del poeta avevano preso. Rispetto alle poesie inedite, dunque, i volumi forniscono una esemplificazione di ciascun periodo della sua produzione artistica e ciascuna sfumatura di genere, così da documentare la fluidità ininterrotta del poetare pasoliniano. Qui di seguito, vengono trascritte alcune di tali poesie inedite.

Da Poesie inedite
Cinque poesie d'amore 1945-46
 

Mi destai d'improvviso, io ero solo.
Conobbi l'assiuolo ai vecchi gemiti
che dal cielo battevano vicini
dentro il mio petto.
Con quel canto fui vivo nel silenzio.
Ma, perduto nei sogni, del mio corpo
nulla restava se non una delusa
morta memoria.
E anche tu (memoria, non immagine)
su di me, su quel canto sovrastavi
e facevi tremendo quel silenzio
non comparendo.
M'eri in dissoluzione nella buia
carne, nei sogni: una mortale spoglia
sperduta dietro questa vita; eppure
ti amavo sempre.


Da Poesie inedite
Via degli amori 1946
 

Introduzione

... el vuelo! el vuelo! el vuelo!
A. Machado


A Casarsa nasceva, un giorno, il sole:
e io dov'ero? Nella schiuma lieve
iridata del sonno, con il cuore
dentro un soave bozzolo di luce,
volavo. Estasiato, senza ali,
volavo a mezza strada tra la terra
e il cielo, volavo nella luce
delle campagne illuminate in sogno.


Da Poesie disperse
Scartafaccio 1948
 


Commosso sulla mia infelicità,
felice credo nel conforto della
parola che svela, che degrada.
Temo solo la morte, il puro fatto
della morte. Tutto il resto si gioca.


Da Poesie inedite
Poesia con letteratura 1951-52
 

Se qualcuno mi chiede (e qualcuno
me lo chiede) dove vado con me
risponderei di non saperlo. Ho avuto
fin nel ventre materno, con la gioia,
questa sicurezza in una vera,
assoluta, inconoscibile irrealtà.


Da Poesie inedite
L'hobby del sonetto 1971-73
 

C'era nel mondo – nessuno lo sapeva –
qualcosa che non aveva prezzo,
ed era unico; non c'era codice né Chiesa
che lo classificasse. Era nel mezzo
della vita e, per confrontarsi, non aveva
che se stesso. Non ebbe, per un pezzo
nemmeno senso; poi riempì l'intera
mia realtà. Era la tua gaiezza.
Quel bene hai voluto distruggerlo;
piano piano, con le tue stesse mani;
gaiamente: te n'è rimasto
un fondo, inalienabile: mi sfugge
il perché di tanta furia nel tuo animo
contro quel nostro amore così casto.

Benevento, 3 febbraio 1973


Su questa raccolta completa dice, tra l'altro, Giovanni Giudici nella prefazione ai due volumi:

"[...] Nell'evolversi del suo «sogno di una cosa», Pasolini assume rapidamente coscienza della sua missione di dissacratore e vi adempie con impeto sacrale, quasi simbolicamente uccidendo a ogni passo un momento del proprio eleggersi a padre di se stesso. È un'incessante dialettica che, lungi dal «superarli» del tutto, continua a portarsi addosso schegge, frantumi, traumi di ogni sua antitesi: l'eredità romanza (e romantica), Pascal e i Canti del popolo greco, Leopardi, Pascoli e perfino Carducci, l'immaginario cattolico e il razionalismo marxista, l'ossequio alla tradizione filtrato talvolta nelle forme chiuse di versicoli alla Saba, il suo sentirsi ed essere (anche intellettualmente) diverso [...]"



Dal Diario 1945-47
 

Se m'infurio è perché l'umiliazione
di quel loro stato è senza la speranza:
e questa mancanza di speranza gli preclude
la strada a diventare interamente uomini:
a quarant'anni il loro apporto al mondo
è quello di un loro figlio adolescente.
Impugnano la pala come lui, con quella
sollecitudine a farsi benvolere.
Per loro la vita non sarà sempre così:
ma così lo è sempre stata. La speranza
non ha luce per la vita passata.


E continua Giudici: "[...] La corporeità dell'azione poetica di Pasolini consiste certamente nella centralità dell'attore-autore che ne è inevitabilmente anche «regista» [...]; ma consiste anche nel suo carattere di autobiografia pubblica, dove il soggetto è agens e patiens nello stesso tempo e dove il dicibile è, sempre di più, tutto detto e il poeta continuamente prevarica il non detto della parola. Non esistono, infatti, spazi bianchi intorno a queste pagine, L'ambizione (o tentazione) dantesca non è soltanto nella dicotomia tra auctor e viator, tra il Pasolini che narra il viaggio nell'Inferno-purgatorio-paradiso dei nostri sconvolgenti, sconvolti e balbettanti decenni e il Pasolini viaggiatore di questo viaggio, attraverso una folla di mostri, diavoli, angeli e compagni più o meno occasionali di strada, ma anche nella quasi «volontà» enciclopedica di un'opera da considerarsi necessariamente e inevitabilmente nella sua complessa totalità".


Dal Diario 1945-47
 

Come un naufrago incolume mi volgo
e vedo, inteneriti dal passato,
alle mie spalle, oceani di rare
viole, di silenziose primule.
E' già un sogno lontano più del cielo
il paesaggio di germogli azzurri
che il trasparente Aprile intiepidiva.
Il tempo è dileguato senza moto:
le farfalle che volano pudiche,
i fiori violenti, l'irta quiete...
E so ancora atterrirmi ad un accento
che disaccordi con la fioca musica
dei campi? Alzare il capo, puerilmente,
angosciato dai baratri celesti
tra i veli tranquilli delle nuvole?
Se l'iroso usignolo nell'azzurro
arido, esala i suoi canti diurni,
lo ascolto ardente, ma non ho speranza.
Io non sogno, son veglio...


La poesia - Bestemmia - Commento di A. Molteni


Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito 
Seguici anche su Facebook, siamo già in tanti - Qui: Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.

Pasolini - Processo alla Tappa di Zavoli - Con video

"ERETICO & CORSARO"



Pier Paolo Pasolini
Processo alla Tappa di Zavoli 
Il giovane Pasolini si muove in bicicletta per insegnare, in bicicletta fa politica, in bicicletta si innamora. La bici è una fedele compagna delle sue passioni, dei suoi stati d’animo, l’interruttore delle sue memorie, basta schiacciarlo, basta parlarne e va in onda in una moltitudine di ricordi”. Così Valerio Piccioni in Quando giocava Pasolini, Limina, 1996, in un capitolo dedicato interamente alla passione di Pasolini per la bici, in particolare nella giovinezza friulana (si rilegga il romanzo Il sogno di una cosa) e nei primi tempi romani, prima che Fellini gli regalasse una 600 Fiat. La gita più “incredibile” risale al 1940: da Bologna a Venezia, poi per San Vito di Cadore, quindi a Casarsa. Un’ impresa. Riportata in esergo da Piccioni al capitolo ciclistico, ecco, nell’epistolario, il ricordo dello scrittore di una lunga gita friulana:

"Ad ogni modo una cosa bella da essere confusa con un sogno, l’ho avuta: il viaggio da San Vito a qui, in bicicletta (130 KM): esso appartiene a quel genere di avvenimenti che non possono essere raccontati senza l’aiuto della voce e dell’espressione. L’alba, le Dolomiti, il freddo, gli uomini coi visi gialli, le case e i sagrati estranei, l’accento estraneo, le cime e le valli nebbiose irragiate dall’aurora."

"Pasolini mangiava poco," scrive Piccioni, "non beveva alcolici, non fumava. Era un uomo sportivo nel vero senso della parola. L'abitudine al moto, alla corsa, era nata spontanea nella sua infanzia itinerante, rafforzata dalle successive, diverse gioventù: quella ludico-vacanziera del Friuli e quella liceale-universitaria di Bologna". 


Nel 1969, durante una trasmissione del Processo alla tappa di Sergio Zavoli, Pasolini viene intervistato da Vittorio Adorni e qualche giorno successivo, L'intellettuale pubblica nella sua rubrica Il Caos ( n. 23 a. XXXI, 7 giugno 1969) , un articolo con il titolo: Le vittorie di Merckx sono scandali.

Qui il video-intervista e l'articolo.


Le vittorie di Merckx sono scandali
Parlando - attraverso gli ipnagogici collegamenti del "video", in uno dei primi "Processi alla tappa" - con Adorni, citavo un corridore di venti-venticinque anni fa, Severino Canavesi.
In una mia rubrica del "Caos" ("Tempo", n. 1 del 1969), dicevo come, andando a vedere una partita di calcio, allo stadio di Torino (insieme a Mario Soldati), mi ero accorto che nulla, intorno a me, in uno stadio, durante una partita di serie A, era cambiato rispetto a venticinque anni fa, quando, dello stadio Comunale di Bologna, ero frequentatore assiduo. Lo sport quando ero ragazzo e lo sport oggi.
Che cosa non è cambiato e che cosa è cambiato? Non è cambiato nulla. É cambiato tutto. Questa contraddizione, gli atleti (i calciatori, i ciclisti) la vivono "nel loro corpo": per corpo intendo un "luogo", una "sede", e insieme lo strumento di una "tecnica" (il lettore curioso legga l'antropologo Mauss, con le sue note sulle "tecniche corporali": il libro è edito da Einaudi). Mi spiego: guardavo, al "Processo alla tappa", le presenze fisiche dei corridori: il commovente, adorabile, volgarmente intervistato (mi scusino i telecronisti sportivi, se mi sono amici), eppure trionfante, nella volgarità dell'intervista come Charlot sui pattini sull'orlo del precipizio: che non cade, no, non cade, "perché è innocente". E nell'innocenza c'è un idealismo che nessuno spirito riduttivo, sarcastico, goliardico, sadico, piccolo-borghese della televisione potrà mai nemmeno incrinare. Dancelli, accorato come un ragazzino, che vede le ingiustizie del mondo con chiarezza e umiltà, senza arrendersi ma senza per questo incattivirsi o rendersi prepotente. L'intelligente Taccone, che, forse perché viene dal Sud, a differenza di Dancelli, è costretto a portare più avanti la critica: non solo lotta, ma cerca di farsi cosciente dei termini reali di questa lotta (ho usato, e non senza ragione, una terminologia da "Unità"). E non dimentico i tre gregari, naturalmente anonimi, interrogati a proposito di non so che problemi di rifornimento: la loro strabiliante rassegnazione alle crudeli e stupide regole del gioco; le loro modeste ambizioni (soprattutto quel ragazzino toscano, che viveva il sogno, appunto, come in sogno). Ora, io avevo accettato di partecipare al "Processo alla tappa", invitato dai suoi organizzatori, per una sola ragione: perché mi avevano detto che avrei discusso con Merckx del problema del rapporto tra "nazionalismo" e "sport", cui avevo accennato in una nota (sempre qui, nel "Caos", "Tempo" n. 19). Non so per quale ragione, senza preavvertimento se non all'ultimo istante, Merckx è stato sostituito con Adorni (l'unico viso piccolo-borghese, ancorché grazioso, tra tutti i simpatici visi popolari dei ciclisti: Adorni farà, questo è certo, più carriera come annunciatore della televisione che come ciclista). Così si è parlato del più e del meno, cioè del nulla.
Ma ho in compenso intuito, attraverso questa esperienza, ciò che è cambiato e ciò che non è cambiato nel "corpo" di un atleta, rispetto a venti-venticinque anni fa: si è radicalizzato in esso il conflitto tra realtà e irrealtà. La realtà è esistenziale, col suo bello e il suo brutto (nei corridori ciclisti - operai, contadini - prevale il bello, l'innocente, e se la coscienza di classe c'è come in Taccone, è priva di stupida aggressività): l'irreale è la cultura borghese di massa, coi suoi media. Ebbene, in Dancelli, in Taccone, figure umane in carne e ossa viene vissuto il conflitto tra questi due mondi: la loro simpatia umana è insopprimibile, a tutt'oggi, eppure qualcosa tende con violenza a sopprimerla: e loro lo sentono. Lo sentono magari limitatamente alle ingiustizie "pratiche" quotidiane. Essi non osano dire la verità (della loro situazione pratica), ma l'alludono soltanto: se la dicessero farebbero una cosa sconveniente rispetto al "video" e ai loro datori di lavoro. Un atleta ha un solo modo per realizzare pienamente la propria libertà: lottare liberamente per vincere. Le vittorie sembrano invece regolate da una volontà repressiva, che umilia i corridori. Essi sono dunque fisicamente gli stessi che venti-venticinque anni fa, mentre il loro rapporto reale con noi ha subito irrimediabilmente un ulteriore processo di alienazione e falsificazione. Merckx è un grandissimo campione perché vince indipendentemente da tutto questo. Il corpo di Merckx è più forte del consumo che se ne fa. Le vittorie di Merckx sono scandali.



Pier Paolo Pasolini
 “Il Caos” su «Tempo», n. 23 a. XXXI, 7 giugno 1969

Il caos, a cura di G. C. Ferretti, Editori Riuniti, Roma 1979
(contiene una scelta dei dialoghi apparsi sul settimanale «Tempo»,
dal 6 agosto 1968 al 24 gennaio 1970).
 

Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito 
Seguici anche su Facebook, siamo già in tanti - Qui: Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.




Patti Smith canta in onore di Pier Paolo Pasolini

"ERETICO & CORSARO"
Notizie
 
 
 
Patti Smith canta in onore di Pier Paolo Pasolini
Il concerto si terrà sabato 1° agosto a Villa Manin di Passariano

 
 
 

 
 
 
"Un meraviglioso spirito rivoluzionario, figlio di questa terra". Solo pochi mesi fa, con queste parole, Patti Smith, autentica leggenda e icona rock in tutto il mondo, descriveva Pier Paolo Pasolini durante un incontro con gli studenti a Udine al Liceo Percoto, prima del concerto memorabile di quella sera del 5 dicembre in un Teatro Nuovo Giovanni da Udine esaurito in ogni ordine di posti, in cui l’artista ha omaggiato nuovamente la figura del poeta dedicandogli la bellissima "My Blakean Years". Nell’anno del 40° anniversario della morte di Pasolini non poteva esserci miglior interprete per un grande evento musicale in sua memoria, sarà proprio la sacerdotessa del rock, Patti Smith, la protagonista del "Concert For Pasolini", che si terrà sabato 1 agosto nella cornice di Villa Manin nel Cortile d'Onore a Codroipo, che torna teatro di eventi musicali di livello internazionale.

Organizzato da Zenit in collaborazione con l’Azienda Speciale Villa Manin, la Regione Friuli Venezia Giulia, e il Centro Studi Pier Paolo Pasolini, il "Concert for Pasolini" si pone l’obiettivo di omaggiare la sua figura attraverso il linguaggio della musica, affidato a un’artista che da quarant’anni comunica con la sua meravigliosa arte e che in più occasioni ha dato dimostrazione di conoscere e stimare non solo il poeta, scrittore, regista ed editorialista, ma anche l’uomo, Pasolini. I biglietti per questo straordinario evento, inserito anche nel pacchetto "Music&Live" dell’Agenzia TurismoFvg, saranno in vendita dalle 10 di giovedì 9 aprile online su Ticketone.it e nei punti vendita autorizzati. Tutte le info su www.azalea.it.

Proprio in quel 1975, in cui Pasolini venne a mancare, nasceva la figura artistica di Patti Smith, con la pubblicazione di "Horses", suo primo album, considerato una vera e propria pietra miliare della storia del rock, collocato alla 44° posizione nella classifica dei 500 migliori album del XX secolo della celebre e autorevole rivista Rolling Stone. Con lo spettacolo "1975 – 2015. 40 anni di Horses", Patti Smith celebrerà questa ricorrenza sui palchi di tutto il mondo, toccando anche l’Italia. Sacerdotessa del rock, passionaria, poetessa, sciamana, molte sono le etichette con le quali nel corso degli anni hanno provato a definirla. Ma Patti Smith è Patti Smith. Una straordinaria autrice e interprete, una delle figure femminili più carismatiche e dirompenti della storia della musica dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, che continua a rinnovarsi anche attraverso la scrittura e a catturare anche le generazione più giovani con l’intensità visionaria della forza che emana. "Horses", il meno elettrico dei suoi dischi degli anni ’70, convulso, originale, punk, è un disco unico, il prodotto e l’opera di una band. Un disco fondamentale, che segna l’ingresso di un nuovo linguaggio musicale, ancora oggi di un’attualità sorprendente, che ha influenzato e ispirato molti musicisti, tra cui, storia ormai nota, l’allora giovane Michael Stipe, futuro leader dei Rem.

Da "Gloria", cover del brano di Van Morrison, che apre il disco, a "Redondo Beach" dal ritmo reggae, nato dopo una violenta lite con la sorella, ai lunghi 9 minuti di "Birdland", suite di piano voce e chitarra. E ancora "Free Money", "Kimberly" dal tocco new wave, "Break it up" dove emerge la chitarra di Tom Verlaine, fino a "Land" vero capolavoro del disco, divisa a sua volta in tre momenti e all’ ultima traccia "Elegie".

Di sicuro Horses rappresenta un vero è proprio spartiacque nel modo della musica rock, traghettando dal passato nel futuro nuove sonorità e intenti indelebili. Sul palco insieme a lei ci saranno Lenny Kaye alla chitarra e Jay Dee Daugherty alla batteria, storici compagni dal 1975 che hanno partecipato alle recording session di Horses, il figlio Jackson Smith alla chitarra e il fedelissimo Tony Shanahan al basso
Fonte:http://www.ilfriuli.it/articolo/Spettacoli/Patti_Smith_canta_in_onore_di_Pier_Paolo_Pasolini/7/141685
 


 
Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito 
Seguici anche su Facebook, siamo già in tanti - Qui: Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.