lunedì 12 ottobre 2015

Il Parlamento indaghi sull'omicidio Pasolini - Petizione Online di Stefamo Maccioni

"ERETICO & CORSARO"


 
 
Il Parlamento indaghi sull'omicidio Pasolini - Petizione Online di Stefamo Maccioni
 
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E’ un intellettuale libero, anticonformista, geniale Pier Paolo Pasolini. Ha il coraggio di rovesciare i tavoli del pensiero unico e ipocrita dell’Italia cupa degli anni ’70. Quella delle stragi, dei depistaggi, dell’anticomunismo atlantico, degli intrecci tra mafia e politica con la manovalanza criminale di neofascisti e neonascente Banda della Magliana. Uno scrittore che racconta gli ultimi e denuncia i carnefici.

Le stragi di Piazza Fontana (1969), Piazza della Loggia (1974), Italicus (1974) seguono il drammatico inizio della strategia della tensione. Il 14 novembre 1974, sul Corriere della sera, Pasolini lancia il suo celebre “Io so”. Scrive: “(…) Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e Bologna dei primi mesi del 1974 (…). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove”.
Con le sue denunce Pasolini dimostra di essere in anticipo sulla Storia che, poi, purtroppo gli darà ragione. Ma lui non lo saprà mai perché la notte tra il 1° e 2 novembre 1975 viene barbaramente ucciso su una squallida spiaggia di Ostia, nella periferia romana.

Omicidio strano, pieno di punti oscuri. Un corpo martoriato da colpi contundenti e un assassino che non è sporco di sangue. Un Pasolini atletico che non riesce a difendersi dal suo esile killer. Un plantare destro ed una maglia verde trovate nella sua auto che non appartengono né a lui né al suo omicida. Più tracce di pneumatici sul luogo del delitto. Testimoni non ascoltati. Un delitto menzogna dato in pasto ad un Paese ampiamente bigotto e ad una classe dirigente pronta a svendere la propria dignità “a fin di bene”. Un’esecuzione efferata impunita. Tutto viene chiuso velocemente. Per chi semina bombe nelle piazze, sui treni e copre esecutori e mandanti, il gioco è fin troppo facile. Un’altra “operazione” da manuale. La fine di colui che sa viene spacciata come una morte squallida, quasi una storia da bar.

Nel Paese della verità postuma, trentaquattro anni dopo, però, iniziano ad emergere  alcuni pezzi di un puzzle intuito da molti. Pier Paolo Pasolini non è stato ucciso da un ragazzino di borgata, ma da più persone. Che lo hanno trascinato fuori dall’auto, bloccato e massacrato di botte. Un agguato, un’esecuzione.

Nel 2009 presentiamo un’istanza di riapertura delle indagini. L’esame del DNA sui reperti del delitto conferma la presenza di altre persone. Non solo. Raccogliamo elementi su molti dei protagonisti di quella vicenda. Come quelli sui legami criminali di uno dei testimoni degli ultimi istanti di vita di Pasolini, legato alla Banda della Magliana.  Prove nuove, importanti, ma il Tribunale di Roma decide di riaprire le indagini per poi archiviarle il 27 maggio 2015. Perché era gay, ieri. Perché è passato troppo tempo, oggi. Ma non è vero. Gli elementi per scoprire la verità sulla barbara esecuzione di uno dei più grandi intellettuali del ‘900 ci sono. Nero su bianco. Con nomi e cognomi. Con nuove prove acquisite con le attuali metodologie. E’ necessario compiere solo una semplice azione: continuare ad indagare. Ciò che non è mai stato fatto in relazione al movente dell’omicidio.

Per questo motivo ci appelliamo ai presidenti di Camera e Senato, on. Laura Boldrini, sen. Pietro Grasso e a tutti i deputati della Repubblica perché - a 40 anni dall’omicidio di Pasolini -  il   Parlamento approvi, entro la fine del 2015, la proposta di legge n. 3150 ed istituisca una Commissione parlamentare d’inchiesta che, con i poteri investigativi dati dalla Costituzione, arrivi alla verità. Vogliamo sapere chi, come e perché è stato ucciso Pier Paolo Pasolini. Una risposta che pretende ogni cittadino che sosterrà la nostra battaglia firmando questa petizione, affermando con noi il principio che il tempo dell’oblio, dell’omertà, dell’esecuzione di Stato è finito e che Verità e Giustizia non sono una concessione, ma un diritto. Senza scadenza.

FIRMA LA PETIZIONE - QUI

Avv. Stefano Maccioni (legale di Guido Mazzon, cugino di Pier Paolo Pasolini)





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"PASOLINARIA" - A quarant’anni dall’assassinio di Pasolini, sonata in contrappunto, in chiave di basso di Piero Zucaro il 07-11-2015

"ERETICO & CORSARO"
"PASOLINARIA" 
 A quarant’anni dall’assassinio di Pasolini
Sonata in contrappunto, in chiave di basso
di Piero Zucaro



«…perché ho perduto il destinatario.
Non vedo più con chi dialogare usando
quella sincerità addirittura crudele
che è tipica della poesia.
Ho creduto per tanti anni che un destinatario
delle mie 'confessioni' esistesse.
Mi sono dunque accorto che non esiste».
( Pier Paolo Pasolini: "Quasi un testamento"
pubblicato su Gente il 17 novembre 1975 )



 "PASOLINARIA"
Sabato 07.11.2015, dalle 18 alle 20,
Teatro "A.Rendano" (Sala Quintieri) -CS.
 
 

Il PROLOGO: lo scrittore Pino Sassano che intervista: - Pasquale Voza (prof.emerito di Letteratura-UNIBA),  Bruno Roberti (docente UNICAL-Cinema)  ed altri.

L'EPILOGO: "sonata in contrappunto in chiave di basso" di Piero Zucaro.





A quarant’anni dall’assassinio di Pasolini (2.11.1975), è perlomeno imbarazzante, se non agghiacciante, che alcuni intellettuali nostrani si preoccupino ancora di come si debba interpretare la sua morte, di quale significato allegorico le si debba attribuire, e che abbiano prodotto tanti arzigògoli sulla morte omosessuale, sulla morte sacrificale, sulla morte simbolo ecc., come si trattasse di un testo letterario e non di un omicidio!
Non se ne può pensare nulla finché non si conosce la verità, e se mai la si conoscerà, in un paese come il nostro «… senza memoria. Il che equivale a dire senza storia».
La cultura italiana, anche quella di tradizione marxista, è allergica a quel genere di figura così sbilanciata sulla singolarità individuale, tanto da doverle tessere attorno una specie di cordone sanitario.
 Mi riferisco alla serie di definizioni velenose da cui è stato bersagliato Pasolini nel corso degli anni, anche dopo la sua morte. Definizioni che mirano a delegittimarne la voce, a renderla ideologicamente e artisticamente sospetta. Gli intellettuali di sinistra lo hanno, infatti, definito "populista" (Asor Rosa), "reazionario nostalgico" (Sanguineti e molti altri), affetto da "delirio di onnipotenza" (Fortini).

P.Zucaro




V.R.: (tra il pubblico) 
Idiota!
Cercarmi dei seguaci, inventarmi una cerchia? Io non credo nell’esistenza del tuo mondo,
dove si cercano seguaci, dove s’inventano cerchie.
Sei un cadavere: e mi credi con te in una tomba.
Non sei mai esistito: ora, a un tratto risorto,
fai, parli, minacci: ma sei cadavere di morto. Sei così ipocrita, che come l’ipocrisia ti avrà ucciso,
sarai all’inferno, e ti crederai in paradiso.
Non illuderti: la passione non ottiene mai perdono. Non ti perdono neanch’io, che vivo di passione. 
Non siete mai esistiti, vecchi pecoroni papalini: ora un po’ esistete perché un po’ esiste Pasolini. Ehi voi! Gruppi culturali avanzati della borghesia! Voi che, in massima parte, vi definite "progressisti di sinistra" (compresi quei cattolici che tendono a costituire in Italia una Nuova Sinistra). Voi che tollerate, al vostro interno, quell’élite di sopravissuti al laicismo liberale crociano ed ai radicali, che vi fa da minoranza. A voi, dico: "Il nuovo teatro non è né accademico, (antico o moderno, quello con le poltrone di velluto per intendersi), né d'avanguardia (cantine, vecchi teatri in disuso, ecc., ecc., ecc...). Il nuovo teatro non si inserisce in una tradizione.
[...]
Pasolinaria di P.Zucaro


Sabato 07.11.2015, dalle 18 alle 20,
Teatro "A.Rendano" (Sala Quintieri) -CS.




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