martedì 10 novembre 2015

La Rabbia di Pasolini - È il turno dei popoli africani, la volta di Cuba, la lotta di classe.

"ERETICO & CORSARO"



Indice:



 
Ma la libertà è un principio che si diffonde nel mondo. 


Scoppia un nuovo problema nel mondo

Si chiama colore.

Si chiama colore la nuova estensione del mondo

Dobbiamo annettere l’idea di migliaia di figli neri o marroni
Infanti con l’occhio nero e la nuca ricciuta.
Altre voci, altri sguardi, altre danze.
Tutto dovrà diventare familiare, ingrandire la terra.
Dobbiamo accettare distese infinite di vite reali
che vogliono, con innocente ferocia,
entrare nella nostra realtà.
Sono i giorni della gioia, i giorni della vittoria.

Gente di colore.
La Tunisia vive la liberazione
Si preparano anni di miseria, di lavoro, di errore
Gente di colore.
È nella speranza che l’uomo non ha colore.
Gioia dopo gioia
Vittoria dopo vittoria.
Gente di colore.
Il Tanganika è libero.
Una povera libertà di cui l’Europa può sorridere.
Gente di colore.
Un’altra nazione dell’Africa è indipendente.
Una libertà elementare,
con tutta la strada ancora da percorrere.
L’unico colore è il colore dell’uomo
Nella gioia di affrontare la propria oscurità
Gente di colore.
E nella vittoria che l’unico colore è il colore dell’uomo.
La vittoria costerà sudore.
I nemici sono fra gli stessi fratelli
La vittoria costerà terrore,
i fratelli attaccati al terrore antico.
La vittoria costerà ingiustizia,
i fratelli nella loro ferocia, innocenti.


Poi è la volta di Cuba (1960-62) 



Forse solo una canzone poté dire

Cos’era il combattere a Cuba.



Combattere a Cuba.
Forse solo un ballo poté dire
Cos’era il combattere a Cuba.
Combattere a Cuba.
Era come combattere in mari inesplorati
Fatto di guerre selvagge
Combattere a Cuba.
Ora Cuba è nel mondo
Nei testi d’Europa e d’America
si spiega il senso del combattere a Cuba.
Una spiegazione feroce
Che solo la pietà può rendere umana
Nella luce del canto.
Il combattere a Cuba.

Morire a Cuba
Forse solo una canzone poté dire
Cos’era il morire a Cuba.
Morire a Cuba.
Era come morire a Napoli o Siviglia
Passo di decessi miserabili
Morire a Cuba.
Ora Cuba è nel mondo.
Nei testi d’Europa e d’America
si spiega il senso del morire a Cuba.
Una spiegazione feroce
Che solo la pietà può rendere umana
Nella luce del pianto.
Il morire a Cuba.

Voce dell’umorismo sciocco,
della paura della cultura,
scatenati, è il tuo momento
Tira, tira il tuo sospiro di sollievo
Voce della quotidiana volgarità.


La lotta di classe.




Forse in molti paesi del mondo

Certo nel mio, che si chiama Italia,

il capitale si sente restaurato
il giorno che può ricominciare a comprare.
Comprare un operaio non costa nulla.
Basta far balenare alla nobiltà del suo cuore
Un riconoscimento di nobiltà.
È buon figlio, è buon padre
E vuole, disperato, anche lui essere spirito,
far parte dei festini di chi non vive di solo pane.
Può diventare cattivo come un cane fedele,
il disperato operaio bianco
perché sa, nel fondo della sua coscienza
di non essere degno.
E gli occhi gli brillano di una luce di fiele.
Per una bandiera rossa tradita,
un’effige di Dio ritrovata.
Ma l’oscurità della coscienza non richiede Dio,
bensì le sue statue.
La terribile forza dei farisei è non temere il banale e il ridicolo.
È con commuovente onestà che essi compiono io loro rito.
Sì, voce degli industriali
Voce della finta imparzialità.
Essi diventano poeti,
purché la poesia sia pura forma,
voce dell’incoercibile formalismo.






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La Rabbia di Pasolini - L’oppressione dell’Ungheria

"ERETICO & CORSARO"



La rabbia di Pasolini



« ho scritto questo film, senza seguire un filo cronologico e forse neanche logico,
ma soltanto le mie ragioni politiche e il mio sentimento poetico».



Indice:






L’oppressione dell’Ungheria 

La parola chiave è Libertà. E il film inizia con le immagini di un grave vulnus alla libertà, l’invasione dell’Ungheria nel 1956 da parte delle truppe sovietiche. Pasolini, mentre scorrono le immagini le commenta con poesie che vengono lette da Renato Guttuso.




Neri inverni d’Ungheria:

è scoppiata la Controrivoluzione.

Nere città d’Ungheria:

i fratelli bianchi uccidono.

Neri ricordi d’Ungheria:

i fratelli borghesi non perdonano.

Nera pace d’Ungheria:

chiedono sangue per le colpe di Stalin.

Nero sole d’Ungheria:
le colpe di Stalin sono le nostre colpe.

Se non si grida evviva la libertà umilmente
Non si grida evviva la libertà.
Se non si grida evviva la libertà ridendo
Non si grida evviva la libertà.
Se non si grida evviva la libertà con amore
Non si grida evviva la libertà.
Voi, figli dei figli gridate
con disprezzo, con rabbia, con odio evviva la libertà.
Perciò non gridate evviva la libertà.
Questo sappiate, figli dei figli.
Che gridate evviva la libertà con disprezzo, con rabbia, con odio

Nera serata di Parigi,
la borghesia francese va alla Bastiglia.
Neri boulevards di Parigi,
i suoi leaders marciano come colonnelli.
Neri presagi di Parigi,
la libertà è diventata un dolore.
Nero frastuono di Parigi,
Bideaut ha già in cuore il fascismo.
Nero futuro di Parigi,
la borghesia francese gridando muore.

Queste nevi erano dell’altr’anno,
o di mille anni fa, prima d’ogni speranza.
Sono madri nostre, figli, nipoti,
vecchi parenti nostri, queste figure identiche,
sopravvissute dai giorni del pianto – che piangono.
Il quarantatré, il quarantaquattro, essi
sono gli anni di questo biancore,
di questa emigrazione! Non erano trascorsi,
erano qui, con le loro indelebili nevi,
con le loro ereditarie lacrime.»


L’oppressione dell’Ungheria non deve far dimenticare ancora una volta l’oppressione coloniale degli stati europei. Nello stesso anno, Francia, Inghilterra e Israele tetano di impadronirsi del canale di Suez, suscitando la ribellione degli egiziani.

Funebri astati di Allah

Pattuglie egiziane sparano

Funebri silenzi di Allah

Miserabili uomini di colore sparano

Funebre sole di Allah

In nome di mille popoli sottoproletari






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