giovedì 12 novembre 2015

Bestemmia di Pier Paolo Pasolini

"ERETICO & CORSARO"

 


 "[...] Il titolo di questo volumone sarebbe BESTEMMIA,
perché vi comprenderei anche un lungo frammento inedito
intitolato appunto così."


Come sono diventato marxista?
Ebbene… andavo tra fiorellini candidi e azzurrini di primavera,
quelli che nascono subito dopo le primule,
- e poco prima che le acacie si carichino di fiori,
odorosi come carne umana, che si decompone al calore sublime
della più bella stagione -
e scrivevo sulle rive di piccoli stagni
che laggiù, nel paese di mia madre, con uno di quei nomi
intraducibili si dicono “fonde”,
coi ragazzi figli dei contadini
che facevano il loro bagno innocente
 [...]
Quei figli di contadini, divenuti un poco più grandi,
si erano messi un giorno un fazzoletto rosso al collo
ed erano marciati
verso il centro mandamentale, con le sue porte
e i suoi palazzetti veneziani.
Fu così che io seppi ch’erano braccianti,
e che dunque c’erano i padroni.

Fui dalla parte dei braccianti, e lessi Marx.

Bestemmia, la raccolta completa dell’opera poetica pasoliniana pubblicata  da Garzanti nel 1993.

e oggi più che mai.
E oggi, vi dirò, che non solo bisogna impegnarsi nello scrivere,
ma nel vivere:
bisogna resistere nello scandalo
e nella rabbia, più che mai,
ingenui come bestie al macello,
torbidi come vittime, appunto:
bisogna dire più alto che mai il disprezzo
verso la borghesia, urlare contro la sua volgarità,
sputare sopra la sua irrealtà che essa ha eletto a realtà,
non cedere in un atto e in una parola
nell’ odio totale contro di esse, le sue polizie,
le sue magistrature, le sue televisioni, i suoi giornali:
e qui
io, piccolo borghese che drammatizza tutto,
così bene educato da una madre nella dolce e timida anima
[...] della morale contadina,
vorrei tessere un elogio
della sporcizia, della miseria, della droga e del suicidio:
io privilegiato poeta marxista
che ha strumenti e armi ideologiche per combattere,
e abbastanza moralismo per condannare il puro atto di scandalo,
io, profondamente perbene,
faccio questo elogio, perché, la droga, lo schifo, la rabbia,
il suicidio
sono, con la religione, la sola speranza rimasta:
contestazione pura e azione
su cui si misura ll’ enorme torto del mondo [...].
( da Poeta delle Ceneri in Bestemmia, Poesie disperse II – Garzanti, Milano 1993 )


La coscienza sta nella nostalgia
Chi non si è perso non ne possiede.


L'opera poetica di Pasolini è riunita e riordinata da Walter Siti e Graziella Chiarcossi in due volumi della Garzanti editi nel 1993 con il titolo "Bestemmia.

Nell'introduzione Walter Siti giudica:

"poesia imperfetta, quella di Pasolini, transgenerica, che abbraccia tutte le possibili forme, forse nel tentativo di dar forma all'informe, di esprimere, attraverso la propria rabbia, quella del mondo. Poeta scisso tra una leggerezza cinica e una volontà programmatica".


Giovanni Giudici, descrive l'irrompere dell'opera e del pensiero di Pasolini nelle stagnanti acque della nostra letteratura: 


"irrompere, confermano i dizionari, vuol dire entrare a forza impetuosamente, senza stratagemmi e senza maschere, senza chieder permesso, senza aspettare un avanti, tanto più quando chi entri in tal modo non sia il tipo da poter essere mandato indietro e lì resta. Semmai saranno gli altri a doversi mettere da parte".


E' difficile separare la poesia da Pasolini, come afferma anche Zanotto: 

"che in fin dei conti Pasolini non sia mai uscito dalla poesia" e che la sua opera sia "un unicum poetico".



Pasolini è il poeta dello scandalo.

Da L'usignolo della chiesa cattolica, 1958

Bisogna esporsi (questo insegna
Il povero Cristo inchiodato?)
La chiarezza del cuore è degna
Di ogni scherno, di ogni peccato.
Di ogni più nuda passione
(questo vuol dire il Crocifisso?
Sacrificare ogni giorno il dono
Rinunciare ogni giorno al perdono
Sporgersi ingenui sull'abisso).

Da Poesie inedite, 1964

La diversità che mi fece stupendo
E colorò di tinte disperate
Una vita non mia, mi fa ancora
Sordo ai comuni istinti, fuori dalla
Funzione che rende gli uomini servi
E liberi. Morta anche la povera
Speranza di rientrarvi, sono solo
Per essa coscienza.
E poiché il mondo non è più necessario
A me, io non sono più necessario
.

Da La meglio gioventù
Poesie a Casarsa, 1941

"Fontana di aga dal me pais.
A no è aga pì frescia che tal me paìs
Fontana di rustic amòur".
Fontana d'acqua del mio paese
non c'è acqua più fresca che nel mio paese
fontana di rustico amore.

Da poesie incivili
Alla mia nazione, 1960

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

Da Poesie disperse
Il poeta delle ceneri, 1966-67

E oggi, vi dirò, che non solo bisogna impegnarsi nello scrivere,
ma nel vivere:
bisogna resistere nello scandalo
e nella rabbia, più che mai,
ingenui come bestie al macello,
torbidi come vittime, appunto:
bisogna dire più alto che mai il disprezzo
verso la borghesia, urlare contro la sua volgarità,
sputare sopra la sua irrealtà che essa ha eletto a realtà,
non cedere in un atto e in una parola
nell'odio totale contro di esse, le sue polizie,
le sue magistrature, le sue televisioni, i suoi giornali.

"Sono avaro, quel poco che possiedo
me lo tengo scritto nel cuore diabolico".




In "Bestemmia" sono riunite le raccolte poetiche:
  • La meglio gioventù (poesie friulane)
  • Poesie a Casarsa (1941-53)
  • Suite furlana (1944-49)
  • Romancero (1947-53)
  • Le ceneri di Gramsci (1957)
  • L'usignolo della chiesa cattolica (1958)
  • La religione del mio tempo (1961)
  • Poesie in forme di rosa (1964)
  • Trasumar e organizzar (1971)
  • La nuova gioventù (1975)
  • Poesie (1945)
  • Diari (1945)
  • I pianti (1944)
  • Dov'è la mia patria (1949)
  • Tal cuor di un frut (1953)
  • Dal diario (1945-47)
  • Il canto popolare (1952-53)
  • Sonetto primaverile (1953)
  • Roma 1950 (1960)
  • Poesie dimenticate (1965)
  • Poesie disperse I (1942-1971)
  • Poesie disperse II (1941-70)
  • Poesie inedite (1943-73)




Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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Un affetto e la vita . Pier Paolo Pasolini, Trasumanar e organizzar.

"ERETICO & CORSARO"

 

"Smetto di essere poeta originale, costa mancanza
di libertà: un sistema stilistico è troppo esclusivo.
Adotto schemi letterari collaudati, per essere più libero.
Naturalmente per ragioni pratiche".

 
Un affetto e la vita di P. P. Pasolini



Ho un affetto più grande di qualsiasi amore
su cui esporre inutilizzabili deduzioni -
Tutte le esperienze dell’amore
sono infatti rese misteriose da quell’affetto
in cui si ripetono identiche.
Sono legato ad esso
perché me ne impedisce altri.
Ma sono libero perché sono un po’ più libero da me stesso.
La vita perde interesse perché si è ridotta a un teatro
in cui le fasi di questo affetto si svolgono:
e così ho perso l’ebbrezza di avere strade sconosciute
da prendere ogni sera
(al vecchio vento che annuncia cambiamenti di ore e stagioni).
Ma che ebbrezza nel poter dire: “Io non viaggio più”.
Tutto è monotono perché in tutto non c’è altro
che un certo luccichio di occhi,
un certo modo di correre un po’ buffo,
un certo modo di dire “Paolo”, e un certo modo
di straziare a causa della rassegnazione.
Ma tutto è messo in forse dal terrore che qualcosa cambi.
In ogni amore c’è una fusione tra la persona che si ama
e qualcun altro: ma ciò è naturale. Nell’affetto
ciò sembra invece così innaturale:
la fusione avviene a tali profondità
che non è possibile darne spiegazioni, trarne motivi
per congratularsi, comunque essa sia, della propria sorte.
La tenerezza che tale affetto impone
al profondo, non conduce né a fecondare
né a essere fecondati, anche se per gioco;
eppure si soccombe ad esso
con lo stesso senso di precipitare nel vuoto
che si prova gettando il seme, quando si muore
e si diventa padri. Infine (ma quante altre
cose si potrebbero ancora dire..!),
benché sembri assurdo, per un simile affetto,
si potrebbe anche dare la vita. Anzi, io credo
che questo affetto altro non sia che un pretesto
per sapere di avere una possibilità – l’unica -
di disfarsi senza dolore di se stessi.

P. P. Pasolini, Trasumanar e organizzar, Garzanti.


Trasumanar e organizzar
La fascetta editoriale dell'edizione Garzanti 1971, firmata da Pier Paolo Pasolini



Lo devo ammettere: i veri lettori di questo libro sono coloro che gli possono conferire una certa oggettività attraverso un interesse professionale. Ciò, è vero, accade in Italia per tutti i libri di poesia: ma per questo, credo, in modo particolare, perché almeno per la prima metà esso è costituito da "documenti", o privati (a testimoniare una vita) o letterari (a testimoniare una evoluzione linguistica e intellettuale).
 
Tuttavia, per quanto privo di illusioni, continuo sempre a credere nell'esistenza almeno ideale di un lettore ingenuo, disposto a prendere come fatti obbiettivi e di consumo non ignobile, anche le cose più intime, stravaganti e personali. Così, è a questo lettore che voglio specialmente dire che non dipende da me se Trasumanar e organizzar può già apparire, nell'aprile del 1971, leggermente anacronistico: le involuzioni sociali sono sempre traumatiche e perciò rapide.
 
E' vero che da quasi un anno ho cessato la collaborazione a un rotocalco perché era impubblicabile una mia osservazione riguardante uomini influenti, i quali si dichiaravano "equidistanti" dai gruppi sovversivi di destra e dai gruppi sovversivi di sinistra: e prevedevo dunque con questo che si sarebbe arrivati all'attuale situazione, in cui si è costretti a ricordare il '19 se non addirittura il '22. La dichiarazione di equidistanza dai due corni estremi è oggettivamente un appoggio al corno destro.
 
So bene poi che sono molto pochi i lettori che leggono interamente, dal principio alla fine, un libro di poesie: perciò indicherei, a chi avesse una scusabile fretta, le sezioni "Trasumanar e organizzar", "Charta (sporca)", "Poemi zoppicanti" e "Manifestar", come le più interessanti.
 
So anche che ci sono dei lettori che, di un libro di poesie, ne leggono solo una: in tal caso consiglierei "La poesia della tradizione".
 
Chi è la persona che ha scritto questo libro? Non lo so bene. Comunque essa è stata certamente guidata da una mezza dozzina di "principi" dettati da chissà che istinto.
 
  • Il primo di questi principi è stato quello di resistere contro ogni tentazione di letteratura-azione o letteratura-intervento: attraverso l'affermazione caparbia, e quasi solenne, dell'inutilità della poesia.


  • Il secondo principio di tale persona è stato quello di non temere l'attualità (in nome di qualcos'altro che la vanifica, e in cui peraltro essa crede).
  • Il terzo principio è stato quello di concedersi una certa libertà linguistica rasentante talvolta l'arbitrarietà e il gioco (cose in precedenza mai avvenute, perché le sue mistificazioni furono sempre ingenue, appassionate e zelanti).

  • Il quarto principio è stato quello di considerare fatale da parte sua la rassegnazione di fronte al persistere dell"oxymoron", o della "sineciosi" (vedi "Sineciosi della diaspora").

  • Il quinto principio è consistito nella scoperta, quasi improvvisa, che la libertà è "intollerabile" all'uomo (specialmente giovane), che si inventa mille obblighi e doveri per non viverla. 
  • Il sesto principio (molto meno importante) è consistito nel non voler fare di tutti i principi sopraddetti, e di una forma di fedeltà a se stessa, necessaria ad adempiersi, un contributo alla restaurazione.
Su tutto è sempre prevalsa l'idea, disperata ma rassegnata, che la propria vita si fosse rimpicciolita: ma che comunque fosse aumentato il piacere di vivere, in ragione della materiale diminuzione del futuro.




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