mercoledì 18 novembre 2015

Pasolini - «Ah, miei piedi nudi...»

"ERETICO & CORSARO"
 
 
 
 «Ah, miei piedi nudi...»
Tratto da teorema libro, Garzanti 1969
 
 
 Ah, miei piedi nudi, che camminate
sopra la sabbia del deserto!
Miei piedi nudi, che mi portate
là dove c'è un' unica presenza
e dove non c'è nulla che mi ripari da nessuno sguardo!
Miei piedi nudi
che avete deciso un cammino
che io adesso seguo come in una visione
avuta dai padri che hanno costruito,
nel '20, la mia villa di Milano, e dai giovani
architetti che l'hanno completata nel '6o!
Come già per il popolo d'Israele o l'apostolo Paolo,
il deserto mi si presenta come ciò
che, della realtà, è solo indispensabile.
O, meglio ancora, come la realtà
di tutto spogliata fuori che della sua essenza
così come se la rappresenta chi vive, e, qualche volta,
la pensa, pur senza essere un filosofo.
Non c'è infatti, qui intorno, niente
oltre a ciò che è necessario:
la terra, il cielo e il corpo di un uomo.
Per quanto folle, abissale o etereo
sia l'orizzonte oscuro, la sua linea è UNA:
e qualunque suo punto è uguale a un altro punto.
Il deserto oscuro che sembra sfolgorare
tanta è la sua durezza zuccherina,
e la Cavità del cielo, immedicabilmente azzurra,
mutano sempre ma sono sempre uguali.
Bene. E cosa dire di me?
Di me, che sono dove ero, e ero dove sono,
automa di una persona reale
mandato nel deserto a camminare per essa?
IO SONO PIENO DI UNA DOMANDA A CUI NON SO RISPONDERE.
Triste risultato, se questo deserto io l'ho scelto
come il luogo vero e reale della mia vita!
Colui che cercava per le strade di Milano
è lo stesso che cerca ora per le strade del deserto?
É vero: il simbolo della realtà
ha qualcosa che la realtà non ha:
esso ne rappresenta ogni significato,
eppure vi aggiunge per la stessa sua
natura rappresentativa un significato nuovo.
Ma - non certo come per il popolo d'Israele o l'apostolo
questo significato nuovo, mi resta indecifrabile. [Paolo –
Nel profondo silenzio dell'evocazione sacra,
mi chiedo allora se, per andare nel deserto,
non bisogni avere avuto una vita
già predestinata al deserto; e se, dunque,
vivendo nei giorni della storia - così meno bella,
pura ed essenziale della sua rappresentazione –
non bisogni aver saputo rispondere
alle sue infinite e inutili domande
per poter rispondere, ora,
a questa del deserto, unica e assoluta.
Misera, prosaica conclusione,
- laica per imposizione di una cultura di gente oppressa –
di una vicenda cominciata per portare a Dio!

Ma cosa prevarrà? L'aridità mondana
della ragione o la religione, spregevole
fecondità di chi vive lasciato indietro dalla storia?
Dunque, il mio viso è dolce e rassegnato
quando cammino lentamente –
affannato e grondante di sudore,
quando corro –
pieno di uno spavento sacro,
quando guardo intorno questa unicità senza fine –
infantilmente preoccupato,
quando osservo, sotto i miei piedi nudi,
la sabbia su cui scivolo o mi arrampico.
Proprio, appunto, come nella vita, come a Milano.
Ma perché, improvvisamente, mi fermo?
Perché guardo fisso davanti a me, come vedessi qualcosa?
Mentre non c'è nulla di nuovo oltre l'orizzonte oscuro,
che si disegna infinitamente diverso e uguale,
contro il cielo azzurro di questo luogo
immaginato dalla mia povera cultura?
Perché, fuori dalla mia volontà,
la mia faccia mi si contrae, le vene
del collo mi si gonfiano,
gli occhi mi si empiono di una luce infuocata?
E perché l'urlo, che, dopo qualche istante,
mi esce furente dalla gola,
non aggiunge nulla all'ambiguità che finora
ha dominato questo mio andare nel deserto?
È impossibile dire che razza di urlo
sia il mio: è vero che è terribile
- tanto da sfigurarmi i lineamenti
rendendoli simili alle fauci di una bestia –
ma è anche, in qualche modo, gioioso,
tanto da ridurmi come un bambino.
È un urlo fatto per invocare l'attenzione di qualcuno
o il suo aiuto; ma anche, forse, per bestemmiarlo.
È un urlo che vuoi far sapere,
in questo luogo disabitato, che io esisto,
oppure, che non soltanto esisto,
ma che so. È un urlo
in cui in fondo all'ansia
si sente qualche vile accento di speranza;
oppure un urlo di certezza, assolutamente assurda,
dentro a cui risuona, pura, la disperazione.
Ad ogni modo questo è certo: che qualunque cosa
questo mio urlo voglia significare,
esso è destinato a durare oltre ogni possibile fine.
 
 
 
Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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Pasolini - Inchiesta sulla santità

"ERETICO & CORSARO"


 
Inchiesta sulla santità
Tratto da teorema libro, Garzanti 1969
 
Il lettore dovrà a questo punto compiere un difficile e forse non gradevole ripiegamento, dal corso della storia, al suo fondo: cosa che comporta una interruzione, naturalmente arida e prosaica, come ogni consuntivo.
E com'è brutto, banale e inutile il significato di ogni parabola, senza la parabola!
Ciò che il miracolo della santa ha portato intorno al casolare, non è nient'altro, del resto, in conclusione, che una grande e variopinta folla contadina: la stessa che si vede, la domenica, nei santuari. I cortili ne sono così gremiti che si scorge a stento Emilia, seduta in fondo, sulla sua panca. Essa ha in testa uno scialle nero, che le nasconde i capelli verdi.
Insieme alla folla, è arrivato un giornalista, col taccuino e col registratore (se non è addirittura un cronista, con la macchina da presa).
Egli - e gli si legge in faccia la cattiva coscienza - ha evidentemente delle domande da fare a tutta quella gente, e si guarda intorno a cercare i « personaggi » adatti: ci sono povere massaie arrossate dal freddo e dalla fatica, degli uomini annichiliti da una vita trascorsa tra le marcite e gli argini della Bassa, sotto i nebbioni e le nuvole ghiacce e basse, e i magri soli; ma ci sono anche dei gruppi di borghesi, degli intellettuali, e soprattutto delle signore.
Ed è a proposito di questa inchiesta, che il lettore dovrà appunto subire la violenza - ripetiamo, forse ingiustificata - di una interpolazione. Si tratta della serie di domande che il giornalista rivolge alla gente radunata nei cortili del casale: inserto, per di più, appartenente a un genere di linguaggio usato nel commercio culturale quotidiano - i giornali, la televisione - e, meglio che dozzinale, addirittura volgare. Le domande dell'inchiesta, sono circa le seguenti:

  • « Lei crede nei miracoli? E chi è che li compie? Dio? E perché? Perché non a tutti o attraverso tutti? »

  • « Lei crede che Dio faccia miracoli solo a chi crede, o attraverso chi crede veramente? »

  • « Se Dio si rivelasse con un miracolo a lei, pensa che lei... la sua natura... si altererebbe? Oppure lei resterebbe com'era prima del miracolo? »

  • « Pensa che ci sarebbe un cambiamento in lei? In tal caso, sarebbe più importante il miracolo stesso, o il cambiamento - avvenuto in conseguenza del miracolo - della sua natura umana? »

  • « Per quale ragione, secondo lei, Dio ha scelto una povera donna del popolo per manifestarsi attraverso il miracolo? »

  • « Per la ragione che i borghesi non possono essere veramente religiosi? »

  • « Non in quanto credano o credano di credere... ma in quanto non possiedano un reale sentimento del sacro? »

  • « Così anche supponendo l'intervento di un miracolo a mettere un borghese, forzatamente, alla presenza di ciò che è diverso, e quindi a rimettere in discussione quell'idea falsa di sé, che egli ha fondato sulla cosiddetta normalità - potrebbe, in questo caso, il borghese giungere a un sentimento religioso vero? »

  • «No? Ogni esperienza religiosa si riduce quindi nel borghese a una esperienza morale? »

  • «Il moralismo è la religione (quando c'è) della borghesia? »

  • « Dunque il borghese... ha sostituito l'anima con la coscienza? »

  • « Ogni antica situazione religiosa si trasforma automaticamente in lui in un semplice caso di coscienza? »

  • « Allora, è la religione metafisica che si è perduta, trasformandosi in una specie di religione del comportamento? »

  • « Sarebbe forse, questo, il risultato dell'industrializzazione e della civiltà piccolo borghese? »

  • « Così qualunque cosa accada a un borghese, anche un miracolo o un'esperienza divina d'amore, non potrebbe mai resuscitare in lui l'antico sentimento metafisico delle età contadine? Divenendo invece in lui un'arida lotta con la propria coscienza? »

  • « L'anima aveva come scopo la salvezza: ma la coscienza? »

  • «Il Dio... in nome del quale questa figlia di contadini tornata dalla città dove aveva fatto la serva... fa dei miracoli... non è un Dio antico... appunto contadino... biblico e un po' folle? »

  • « Dunque mentre questa santa contadina si può salvare, sia pure in una sacca storica, nessun borghese invece si può salvare, né come individuo né come collettività? Come individuo, perché non ha più un anima ma solo una coscienza - nobile magari, ma per sua stessa natura, gretta e limitata -; come collettività perché la sua storia si sta esaurendo senza lasciare tracce, trasformandosi da storia delle prime industrie a storia della completa industrializzazione del mondo? »

  • « Ma il nuovo tipo di religione che allora nascerà (e se ne vedono già nelle nazioni più avanzate i primi segni) non avrà nulla a che fare con questa merda (scusi la parola) che è il mondo borghese, capitalistico o socialista, in cui viviamo? »

  • « E che senso ha che i suoi miracoli avvengano in questo angolo sopravvissuto di un mondo contadino?»

  • « Dunque la religione sopravvive ormai, come fatto autentico, soltanto nel mondo contadino, cioè... nel Terzo Mondo? »

  • « Questa santa matta, alle porte di Milano, in vista delle prime fabbriche, non vuol dire questo? »

  • « Essa non è una terribile accusa vivente contro la borghesia che ha ridotto (nel migliore dei casi) la religione a un codice di comportamento? »

 

 


 
 
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Per Pasolini, giornata di omaggi e studi.

"ERETICO & CORSARO"




"A quindici anni ho cominciato a comprare lì i miei primi libri,
ed è stato bellissimo,
perché non si legge mai più, in tutta la vita,
con la gioia con cui si leggeva allora".

(P.P.Pasolini, "Il portico delle morte")
 






 


Il Convegno PER PASOLINI si propone di presentare l'opera del Poeta secondo due linee di intervento:

  • Una prima linea di interventi, seguirà un percorso " classico" 
  • Una seconda linea di interventi, un percorso " sperimentale".
I lavori si svolgeranno al di fuori di qualsiasi schema interpretativo pregiudiziale, limitativo.
 
Una registrazione inedita
 
All'intero dell'evento, Franco Di Carlo farà ascoltare alcune parti di un'intervista " INEDITA", realizzata da Franco De Carlo a Pier Paolo Pasolini, l'11 gennaio del 1975, presso la biblioteca Comunale di Genzano.
 
"Puoi leggere, leggere, leggere,
che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù:
e piano piano ti sentirai arricchire dentro,
sentirai formarsi dentro di te
quell'esperienza speciale che è la cultura." 
(Dialoghi con Pasolini su «Vie Nuove» 1965)
 
 
 
Parteciperanno critici e i poeti
Il programma:
 
dalle 9,00 alle 13,00 riflessioni e critiche:
 
 
Sabino Caronia, università di Perugia
Carmine Chiodo, università di Tor Vergata
Franco Di Carlo, università La Sapienza
Franco Falasca, poeta ed artista visivo 
Angelo Favaro, università di Tor Vergata
Giorgio Linguaglossa, poeta e critico letterario
Giovanni La Rosa, università di Tor Vergara
Alessandra Mattei, università La Sapienza
Gabriella Sica, università La Sapienza
Dale Zaccaria. poeta
 
 
dalle 16,00 alle 18,30 omaggi poetico-artistici:
 
  • Proiezione del video d'arte Vita e Morte del Poeta di Giovanni La Rosa
  • Letture poetiche
  • Ascolto di alcune parti di un'intervista " INEDITA", realizzata da Franco De Carlo a Pier Paolo Pasolini, l'11 gennaio del 1975, presso la biblioteca Comunale di Genzano.
 
 
( Il Convegno è stato ideato e organizzato da Franco di Carlo - Roma, La Sapienza - e Alessandra Mattei - Roma, La Sapienza )









 
Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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