mercoledì 3 febbraio 2016

Pasolini - Giustificazione per De Angelis - Il Setaccio

"ERETICO & CORSARO"



Giustificazione per De Angelis

La responsabilità basata su di un giudizio che esamini il testo non in modo assoluto, ma quasi ci si diverta su relazioni non propriamente critiche, che avviene per De Angelis col suo «dilettantismo», non è molto leggera, quando la mente corra a certe immagini del passato. Rousseau, per esempio, si presenta subito alla memoria, come caso, quando si pensa a questo «barbiere». Se poi a tale fama si aggiunge una fortuna piuttosto larga (suoi quadri sono stati frequentemente esportati in Francia, in America, all'estero) la ·responsabilità di presentarsi a un giudizio disinteressato, aumenta.

Tuttavia, in questo gruppo di quadri vecchi giunti a Bologna, niente fauvismo, niente espressionismo, niente primitivismo; insomma, il.giudizio potrà venir esercitato soltanto, anche se non rigidamente, su termini riguardanti la pittura e, in questo, la fama e la fortuna di De Angelis risultano già abbastanza giustificate. Piuttosto, davanti ai suoi cieli sporchi dove si distendono coste appena luminose, come dolcemente atterrite, dipinte con un pennello sporco, quasi senza colore, davanti alle sue figure che spesso non sono che una goccia lucente di biacca schiacciata miseramente col pennello, contro un fondo appena macchiato di grigio, parleremmo quasi di una «povera metafisica».


Si veda ad esempio un quadro (del resto, tra i meno belli) rappresentante una festa paesana, che sparge la sua esigua folla intorno ad un gran carro addobbato di fiori; ebbene, qui il mezzo pittorico è dei più miseri, l'atmosfera nasce quasi dalla trascuranza del pittore, dalla confusa e povera scelta dei colori. E quei fiori, poi, mucchietti di pasta vivace appiccicati in rilievo alla piattezza grigia e quasi acquarellata della tela, creano un'atmosfera tristissima e non terrena, simile a quella ottenuta appunto nella pittura metafisica di un De Chirico, ad es., che con altri mezzi analogamente non propriamente pittorici (ma ciò non vuoi dire, talvolta, non poetici) ricercava proprio un «effetto» poetico.

In un altro di questi quadri che rappresenta barche in rada, con le ampie vele tese che sembrano sciogliersi nel triste crepuscolo, eppure contrastano con la loro nuda biacca contro il cielo che s'oscura, le immagini ci consegnano uno stesso desolato sentimento, che noi continueremo, forse gratuitamente, a chiamare metafisica; e in esso ci sentiremo più impegnati alla memoria, a un gusto poetico, che ad un piacere schiettamente e puramente pittorico. Questo tuttavia non avviene per tutti i quadri: in alcuni (come in quello qui sopra riprodotto) le intenzioni non pittoriche - che scoprono e mettono a nudo
la morale del pittore, quasi approfittando ed abusando tal volta di un'inabilità o dilettantismo formale - si sciolgono e miracolosamente si stendono a un liberissimo volo pittorico. E allora, pur serbando quel desolato senso di tristezza e, in apparenza, la confusione e la povertà del mezzo, De Angelis giunge a freschissimi e nuovi slanci pittorici, come in alcuni mazzi di fiori e come nel quadro qui riprodotto, dove la terra abbraccia il mare, le case tristi s'illuminano, in un'ampia aereissima curva; e tutto ha uno schietto, squillante suono di pittura. Insomma, la «povera metafisica» di cui parlavamo è il limite di De An· gelis, ma anche il suo intimo modo di essere che gli dà coscienza e gli configura teoricamente e poeticamente il mondo: per questo la sua pittura si affida ad una primitività e ad una freschezza, spoglie dei loro usuali attributi, cariche invece di una confusa e opaca malinconia.

«ll Setaccio», anno III, numero 5, marzo 1943

Il materiale è estratto dai numeri di Il Setaccio 1,2,3,4,5,6 e consultabile presso la Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna.
 
Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro - Blog creato da Bruno Esposito
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