mercoledì 22 giugno 2016

Lettera al Presidente del Consiglio Giovanni Leone di Pier Paolo Pasolini

"ERETICO & CORSARO"



Lettera al Presidente del Consiglio Giovanni Leone 
di Pier Paolo Pasolini 
(Sulla contestazione alla Mostra del Cinema di Venezia e sulla repressione del Movimento Studentesco)
“Il Caos”, rubrica in “Tempo”, anno XXX, n.39, 21 settembre 1968

Articolo di Pier Paolo Pasolini apparso, per la rubrica «Il caos» nel numero 39 (anno XXX) del 21 settembre 1968 sul «Tempo»
Aldo Palazzi Editore 
L’ intervento pasoliniano è un’accesa lettera polemica rivolta all’allora Presidente del Consiglio Giovanni Leone, divisa per paragrafi: 
“Lettera al Presidente del Consiglio”
“Una pretesa di democrazia reale”
“Governo colpevole di violenza”
“Un’idea vecchia e intollerabile”.



Lettera al Presidente del Consiglio

Ci siamo conosciuti - se lo ricorda onorevole Leone? - a una proiezione privata di "Uccellacci e uccellini" (Lei, come si sono riaccese le luci, mi ha dato sul film il primo giudizio: sospeso ma cordiale); Le posso dunque scrivere non come a un remoto Capo del Governo, ma come a uomo in carne e ossa, come a un amico. 
Vorrei porle una domanda precisa (una "interrogazione"?), seguita da altre domande nascenti da una curiosità puramente intellettuale, non implicanti una risposta.
La prima domanda è: per quale ragione il governo da Lei presieduto, e che, appunto perché provvisorio, rappresenta in modo più funzionale e trasparente il potere statale, ne è emanazione diretta e impretestuale, si è dimostrato violentemente ostile a una richiesta così "squisitamente" democratica, com'era quella delle forze di contestazione contro la Mostra di Venezia (dopo un primo momento, diciamo, eversivo: l'occupazione, del resto solo minacciata)? 

Una pretesa di democrazia reale

Come Lei sa, la nostra richiesta si imperniava su due punti: autogestione, e, quindi, decentramento. Nel momento stesso, insomma, in cui chiedevamo che un ente statale - sovvenzionato dallo Stato - fosse autogestito dagli interessati (nella fattispecie gli autori cinematografici e i critici) era evidentemente una richiesta di "decentramento" del potere dello Stato che noi chiedevamo. Ma sia l'autogestione che il conseguente effetto di decentramento del potere - come ho scritto nel "Caos" di una settimana fa (6) - non escono dal quadro di assestamento democratico della nostra società. Non era una richiesta rivoluzionaria, ecco, che noi avanzavamo, e - questo sia ben chiaro - non era neanche una "riforma". Era semplicemente una pretesa di democrazia reale. Ora, Lei non può essere contro nessuna forma di democrazia reale. La Costituzione italiana vuol essere la Costituzione di una democrazia reale; non rientra nel suo spirito soltanto la necessità (capita solo dopo vent'anni) di riformare lo Statuto fascista della Biennale (ma perché non il Codice penale fascista?); ma deve rientrare nel suo spirito anche qualsiasi richiesta dei cittadini che pretendano di esercitare i propri diritti entro il quadro di una effettiva democrazia.

Lo Stato spende (se non sbaglio) circa 150 milioni per la Mostra di Venezia: una cifra irrisoria, eppure, in qualche modo, sacra. A quale fine lo Stato stanzia questi 150 milioni? É indubbio: il fine è culturale. A chi sta veramente a cuore la cultura, agli autori o ai produttori? É indubbio: agli autori. L'unica garanzia dunque perché la Mostra sia una Mostra culturale, è che il potere venga decentrato e che la Mostra venga direttamente gestita dagli autori. (Se i produttori vogliono lanciare i loro film, che si paghino un Festival coi loro soldi: non invochino un Direttore eletto dal potere centrale, loro complice).

Perché dunque, il Suo governo non ha preso nella minima considerazione la nostra più che giustificata pretesa di autogestione, e, anzi, è intervenuto con la violenza? Perché il Suo governo ha difeso così accanitamente il centralismo statale, intaccato solo da una irrisoria richiesta di democrazia diretta, da parte di quattro gatti di autori?

Questo è certo: la richiesta di questi quattro gatti è stata molto impopolare: essa è "fuori" da ogni abitudine mentale dei nostri concittadini (a sinistra, poi, la chiamano riformistica). Solo dopo che essa venga accuratamente chiarita, comincia a essere, timidamente, presa in considerazione (come per esempio è accaduto per i giornalisti presenti al Lido).

Ma lasciamo stare Venezia (per poi tornarci magari al di fuori di questa maledetta Mostra). É, il popolo italiano, in grado di accepire le nozioni di autogestione e di decentramento? Ha mai vissuto, il popolo italiano, non dico un momento di democrazia reale, ma il desiderio di una democrazia reale? Ebbene... sì. Nel '44-45 e nel '68, sia pure parzialmente, il popolo italiano ha saputo cosa vuol dire - magari solo a livello pragmatico - cosa siano autogestione e decentramento, e ha vissuto, con violenza, una pretesa, sia pure indefinita, di democrazia reale. La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratiche-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c'è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline.

Sia nella Resistenza sia nel Movimento Studentesco, la richiesta di democrazia reale veniva convogliata all'interno di una idea più vasta: l'idea del socialismo. E ciò è stato e sarà inevitabile. Per esempio, la richiesta di democrazia reale, che è il senso della lotta della Nuova Sinistra americana, non potrà non portare a una sua originale forma di socialismo non marxista, pur senza avere niente in comune con la socialdemocrazia, che nasce da concessioni e riforme, ossia da una lenta evoluzione della borghesia (cosa che il potere italiano programma, con grande pavidità, del resto, per il futuro). 

Governo colpevole di violenza

Una richiesta realmente democratica (collettivizzazione, gestione diretta, decentramento del potere) non può essere che socialista: tuttavia permane in essa un momento puramente democratico, al quale nessun Potere ha il diritto, neanche soltanto formale, di rispondere con la brutalità e la violenza. Il Suo governo - innocente - si è reso colpevole di questa brutalità e di questa violenza. Forse perché Lei e i Suoi collaboratori contano sulla tacita complicità dell'intero popolo italiano e sull'impopolarità dell'idea di autogestione e di decentramento?

Oh, certamente: il popolo italiano, nel suo insieme, ha il culto del potere e dell'autorità (vedi anche nel campo comunista: la necessità assoluta che ha avuto finora la base operaia di avere un'autorità da seguire: mettiamo lo Stato-Guida dell'Urss); e ben rari sono coloro che sentono in sé la maturità necessaria a volersi responsabili di un'autogestione, e di quel minimo di potere democratico che il decentramento comporta.

Tuttavia c'è da aggiungere questo; che il culto per l'autorità del popolo italiano deriva da condizioni storiche che stanno per concludere il loro ciclo e "pesano" ancora per inerzia. Gli italiani hanno insomma il culto di una "autorità" astratta, che ha preso il posto delle varie autorità concrete che per secoli li hanno oppressi. Essi, è vero, identificano tale autorità astratta con il potere centrale (che chiamano "Governo"): ma anche questa identificazione è un'astrazione.

Provi a parlare amichevolmente, signor Presidente, con un milanese, con un torinese, con un friulano, con un veneziano, con un siciliano: e vedrà dove andrà a finire il culto di Roma come sede del potere centrale dello Stato! Il fatto è che nessuna storia nazionale è stata meno centralistica della storia italiana, che è storia regionale o municipale, non storia nazionale! Ed è perciò che il culto dell'autorità è sempre stato corretto in Italia da un profondo scetticismo, sia pure qualunquistico, verso quella stessa autorità. 

Forse tutte queste cose sembrano disumane a Lei, dati i Suoi studi, la Sua formazione, la Sua nascita: eppure è Lei l'eccezione: Lei, col suo senso dello Stato, col suo indiscusso e, in qualche modo infantile e perciò commovente, culto di Roma come Centro.

Un'idea vecchia e intollerabile

Il Movimento Studentesco (che Lei, come appare chiaro da molti sintomi, si prepara a reprimere con la violenza, in nome di una idea dello Stato ormai vecchia e intollerabile) è ancora una volta esempio, sia pure confuso, della realtà italiana così come storicamente è in questo momento: il Male, il peccato, l'Errore per il Movimento Studentesco, s'identifica col potere del Centro. E, evidentemente per reazione (e, insieme per la tradizione nazionale italiana, frazionata in mille tradizioni particolari), tale maniaco odio verso il centralismo è più forte nel Movimento Studentesco italiano che in tutti gli altri Paesi dove esistano Movimenti analoghi.

E torniamo all'argomento, minimo e pretestuale, da dove eravamo partiti (mi rivolgo, insieme, al Suo interesse per il cinema e al Suo istinto legalitario): è concepibile qualcosa di più giusto di una Mostra di Venezia gestita dagli autori e dai veneziani? Gestita cioè, collettivamente, in un luogo ideale, sede di una decentrazione del potere in direzione di due particolarismi che rappresentano la vera realtà contro la falsa realtà del centralismo statale: ossia il particolarismo specialistico degli autori, e il particolarismo politico della città di Venezia?

Oppure tutto questo è terribile, e minaccia il vecchio apparato statale (per certi aspetti ancora clerico-Fascista) a cui sembriamo tanto affezionati?

Mi scusi il tono spregiudicato con cui Le ho scritto, e mi creda cordialmente Suo.

Pier Paolo Pasolini
Tempo n. 39, a. XXX,  21 settembre 1968





Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro
Blog creato da Bruno Esposito
Seguici anche su Facebook, siamo già in tanti
Qui: 
Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.

Pier Poalo Pasolini, Contrasto della donna e del soldato - Il Setaccio n. II

"ERETICO & CORSARO"



Pier Poalo Pasolini,

Contrasto della donna e del soldato
Il Setaccio n. II, pagina 12




Il soldato
.
Mi faccio alle tue voglie;
nei tuoi occhi è il passato.
Tu sei un cupo autunno
che non reca alle nevi.
.
La donna
.
Sei in veste di soldato,
oggi; non ti sapevo.
La sera è calda. Offeso
sei, bimbo, nel silenzio?
.
Il soldato
.
Non parlare alla sera,
non toccarmi col fiato.
Il gelo è nella carne,
l'innocenza che chiama.
.
La donna
.
Non ti brilla l'astuzia
nei curvi occhi, signore.
Ma le tue ciglia chine
son lievito alla brama.
.
Il soldato
.
La mia carne è lontana.
Ma tu, o sconosciuta,
vedesti la mia infanzia
per gli orti dileguarsi?
.
La donna
.
Eccomi, bimbo, vedimi
nuda ed inginocchiata.
Questo tuo volto serio
m'accende e mi tormenta.
.
Il soldato
.
Addio.
.
La donna
.
Come?
.
Il soldato
.
Ti lascio
.
La donna
.
Non odo.
.
Il soldato
.
Parto. Addio.
.
La donna
.
Assassino, tu fuggi.
Ah, figlio, non lasciarmi.
Il tuo corpo fu mio.
.
Il sodato
.
La luna gela i prati,
non tubarne la pace.
La mia sacra innocenza
perdesti senza un grido.
.
La donna
.
Ma non vedi che il freddo,
che ti acciglia mi brucia?
Ah, toccami le labbra.
.
Il soldato
.
No. Senti, donna: ignota
ti è la veste che porto.
Ignota ti è la terra
che nemica mi chiama.
Ignota ti è la morte
che lontana minaccia.
( Ignoto ti è il fanciullo ch'esultava per gli orti: o mia infanzia guerriera!)
China il capo paziente,
dunque, innanzi alle cose
ignote che io servo.
.
La donna
.
Ma con me tu sei nudo!...
( Il soldato china tristemente gli occhi, piegandosi sull'umido prato. Quando si risolleva, vede, in luogo della donna, una fanciulletta).
.
La donna fanciulla
.
Va, mio dolce soldato,
nudo come la rosa,
nella tua vita ignota.
Per me, abbandona un bacio
- tra i nemici caduti -
al più casto e selvaggio.
.


Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro
Blog creato da Bruno Esposito
Seguici anche su Facebook, siamo già in tanti
Qui: 
Eretico e Corsaro
Grazie per aver visitato il mio blog.

Il mio Pasolini, di Maria Vittoria Chiarelli.

"ERETICO & CORSARO"



Il mio Pasolini, 
di Maria Vittoria Chiarelli.

A volte penso a parole semplici con cui potrei comunicare qualcosa della personalità e dell'opera di Pier Paolo Pasolini. Se dovessi iniziare un racconto conversando con qualcuno che non lo conoscesse, o magari ne abbia solo sentito parlare confusamente in giro, come potrei catturare la sua attenzione? Esiste un'immagine che lo rappresenta, che possa concentrare in sé l'essenza di un uomo, il suo sentire, la sua intelligenza, i suoi atteggiamenti, la sua emotività, anche pochi gesti o sguardi che possano esprimere quel "quid" che è il senso di un'intera vita? Le foto catturano l'anima , raccontano più delle parole, fissano attimi che diventano preziosi sedimenti che il tempo incastona nella nostra immaginazione che si trasforma in memoria, un moto vitale che fa lievitare la comprensione delle cose e delle persone, immortalandone il respiro in un patrimonio ideale che appartiene a tutti. 

Credo che questa foto raggiunga lo scopo che mi sono proposta, dal mio punto di vista, naturalmente. Pasolini durante le riprese del suo Decameron: lui stesso è protagonista della "cornice" delle novelle tratte dall'opera di Boccaccio, in quanto interpreta il miglior allievo di Giotto, chiamato a Napoli per affrescare le pareti del Monastero di Santa Chiara. La foto da me proposta pone in evidenza la concezione di una cultura progettuale ed operosa da parte di Pasolini, lo sguardo lungo della sua arte poliedrica che si snoda attraverso i linguaggi plurimi dell'espressività umana per raggiungere alti livelli di comunicazione e di comprensione che, per il Poeta, con una formazione culturale radicata nella tradizione letteraria e irrobustita dalla consuetudine nel trattare con competenza i codici figurativi e cinestetici, costituiscono i due binari ineludibili per assolvere alla funzione pedagogica di intellettuale interprete del tempo vissuto. In parole più semplici, un artigiano di una cultura "agita" , che si fa, nascendo dal seme di un'idea, che si sviluppa come una creatura nel grembo della mente e del cuore, che si sogna in tutta la sua bellezza, prima che venga alla luce e possa portare gioia agli occhi e all'anima degli innocenti che hanno assistito alla crescita dell'atto creativo. Eppure...l'opera che viene alla luce sarà un po' meno bella del suo concepimento e della sua vita nel sogno, e il poeta-pittore si scopre malinconico come una madre che ha dovuto separarsi dalla sua creatura, tanto accarezzata nella sua immaginazione.

Il video che raccoglie le scene della "cornice" del Decameron, è di una bellezza straordinaria: Pasolini lo immagino così, allegramente frenetico, narciso, ma nel senso più bello del termine, in solitudine nel pensare, ma aperto ed entusiasta a chiedere collaborazione nel lavoro, timido e forte nel contempo, poco rispettoso delle convenzioni pur di perseguire i suoi intenti, ma con un sentimento del sacro che lo accomuna ai migliori mistici, che mangia in fretta pur di continuare ad operare, che dorme molto poco, ma non è mai stanco.
Il mio Pasolini.
Maria Vittoria Chiarelli

.


Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro
Blog creato da Bruno Esposito

Seguici anche su Facebook, siamo già in tanti
Qui: 
Eretico e Corsaro

Grazie per aver visitato il mio blog.