giovedì 13 ottobre 2016

Dicono di lei Pasolini - Enzo Biagi 4gennaio 1973 - Intervista a Pasolini

"ERETICO & CORSARO"



DICONO DI LEI Pasolini
LA STAMPA 
Anno 107 Numero 3 
Giovedì 4 Gennaio 1973


Roma, gennaio.

IL taxi attraversa la città. Mi abbandono ai clacson, all'aria pesante di benzina bruciata, a qualche considerazione. Stanno girando una pellicola che è un condensato: Le Mille e Una Notte di Boccaccio a Canterbury. Immagino che cosa c'è da aspettarsi, ma l'inventore del titolo è un genio. C'è dentro la magia dell'Oriente, con gli ombelichi delle odalische; il Dugento, con i petti delle castellane e i fratoni gaudenti; l'Inghilterra medioevale, con le ragazze magre e lentigginose, che quando escono dalle tinozze rivelano insospettabili risorse, e i cavalieri erranti, e i paesaggi che sembrano illustrazioni dei « Classici dell'arte », e tutte le avventure si concludono inesorabilmente sui grandi letti a baldacchino. 
C'è dentro, in qualche modo, il nostro « Dottor Pier Paolo Pasolini », come sta scritto sul campanello. Abita nella zona dell'Eur. La casa è tranquilla, attorno ci sono degli alberi verdi. Nel soggiorno, un caminetto, molti libri appoggiati sui mobili, ricordi africani. 
La faccia cli Pasolini è scavata, gli occhi mi sembrano malinconici, o febbricitanti. E' la seconda volta che lo incontro, e mi pare sempre indifeso. Chissà perchè, penso debba fare dei sogni terribili. 

Dico: « Questo nuovo filone, questo genere che ha iniziato, che segna il trionfo dell'erotismo, e la sagra dei sequestri giudiziari, questo salto dalle parabole di Matteo ai racconti di Shahrnzad, non le sembra un po' brusco? ». 


« E' coerente con la vita che ho scelto. I miei film si rivolgevano, come fatto estetico, a persone sensibili, ad anime belle. Nel senso migliore: mi creda, senza ironia. Ho perduto anche quelle. Era destino che accadesse. No, non c'è calcolo: ho avuto molti dispiaceri, angosce, un senso dì isolamento ». 


« Un conto sono le vicende degli Apostoli, un po' diverse quelle dei giovanotti britannici che, nella sua ultima opera, si esibiscono in esercizi assolutamente inconsueti, per questi schermi ». 


« Li ho realizzati nello stesso modo, con lo stesso entusiasmo. Sono sempre storie corali. Allora il mio Vangelo dava scandalo per come rappresentavo la figura di Cristo; adesso quello che sconvolge è il sesso. E perché? Perché c'è chi ha creata una specie di gerarchia dei valori: ai primi posti la religione, la politica, poi l'ideologia, poi i rapporti sentimentali. Lui, sì, è l'ultimo. Ma questo è mostruoso. Se il sesso è combinato con l'amore, allora siamo tutti d'accordo, allora va bene. Ma ciò accade forse due o tre volte in un'intera esistenza; per la maggior parte della gente è solo un attimo, un'occasione. Quando ho pensato al Decameron non supponevo potesse aprire la strada a degli imitatori, non intendevo dare il via a una serie di volgarità ». 


«Che cosa c'è di diverso, in lei, dai seguaci, oltre, si capisce, al talento? ». 


« Non ricorro mai al doppiosenso, all'allusione, non cado nell'ipocrisia ». 


«Pane al pane, ma qualche volta c'è un po' di confusione nel forno. Legge le critiche? Ho visto, sull'Express, che Claude Mauriac dice, a proposito del Canterbury, che "il troppo è nulla". Troppi uomini con donne e uomini con uomini e uomini da soli, troppe funzioni del ricambio realisticamente narrate ». 


« Me ne dispiace. No, non seguo le recensioni. Vedo quelle che mi capitano, non le cerco. Io so quanto costa fare un film, e fra il mio lavoro e quella colonnina c'è sempre una sproporzione ». 


« Lei è instancabile: poesie, sceneggiature, saggi, dibattiti, viaggi; sembra quasi un'ossessione ». 


« Se non lavoro sono triste ». 


«Che cosa la offende di più, che cosa la ferisce? ». 


« La superficialità. Dire cose per sentito dire, per convenzione ». 


« Lei è stato protagonista di alcune sgradevoli cronache. Che cosa ha provato, cosa le è rimasto dentro? ». 


«Si è sempre piuttosto infantili davanti alla polizia e magistratura. Piuttosto terrorizzati. Basta sedere sul banco degli imputati. Potrei scrivere un "Libro bianco" sui miei rapporti con la giustizia italiana, accuse, sentenze, arringhe, richieste del Pubblico Ministero. Sono stato processalo per avere rapinalo duemila lire, nascondendomi sotto un cappello nero, le mani infilate in guanti naturalmente neri, e con la pistola caricata con pallottole d'oro ». 


« Ha assegnato a sua madre la parte della Madonna. E' un segno di venerazione. Di suo padre non parla mai. So che era un ufficiale, ma non riesco a vedere che personaggio avrebbe potuto interpretare ». 


« Finché era vivo lo condannavo in maniera recisa. C'era una pietà di fondo, ma il rapporto con lui era infernale. Mi faceva pena, perché aveva sbagliato tutto: nazionalista, filofascista, prima sul fronte francese, poi prigioniero in Etiopia. E' tornato che era uno sconfitto. Aveva capito perché i suoi ideali dovevano cadere. Ha voluto a tutti i costi che seguissi i miei studi, la mia vocazione. Quando morì, aveva il grado di colonnello. La mamma è esattamente il contrario: ha avuto una giovinezza spiritualistica; non è cattolica, non è praticante, ma ha poeticizzato la fede. Ama il coraggio, la verità, la bontà ». 


« In certi momenti, lei mi sembra un po' Malaparte e un po' D'Annunzio: ha il gusto dell'avventura, dello scalpore ». 


« Sono così diverso da tutti e due. Con D'Annunzio ho in comune la vitalità, ma in forme completamente differenti ». 

« Mi sembra anche un uomo senza speranza ». 


« Non ho le speranze conformiste: nel partito, nelle chiese; sono gli alibi della coscienza. La mia, si manifesta nel fare. Per me, gran parte del futuro è passato: neppure una delle attese, dei desideri, si è realizzata ». 

« E' infelice? ». 


« Di carattere, affatto. Sono appassionato, allegro. Alcune cose mi fanno soffrire selvaggiamente, in maniera quasi patologica, ma mi riprendo abbastanza presto, mi libero ». 

« Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare? ». 


« Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l'Eros, per me il football è uno dei grandi piaceri ». 

« Ricorda qualche momento di gioia, dei momenti lieti?>> 


« Un periodo, un giorno o due bellissimi, ma li ho dimenticati. Ecco, ore: una volta che ero partito  in macchina per cominciare il Decameron, alla fine dell'estate. Certe notti, in Africa, da solo. Nel Kuwait, aspettavo qualcosa, ero solo... ». 

« Perché sempre solo? ». 


« La solitudine è la cosa che amo di più ». 

« Prega mai? ». 


« Ho smesso di colpo, a quattordici anni ». 

« Perché? ». 


«Un trauma inspiegabile. Avevo comperato, nelle bancarelle, il Macbeth, e L'Idiota di Dostoevskij. Li avevo letti. Forse lasciarono in me qualcosa. Vivevo a Bologna, ed entravo sempre nella chiesetta di via Nosadella, ripetevo la stessa orazione migliaia di volte, raggiungendo abbandoni mistici. Durante una Messa decisi: mai più ». 

« Ha paura della morte? ». 


« Da ragazzo ne avevo un forte terrore: quando ero piccolo, ho sofferto di una nevrosi, e un'altra mi ha fatto patire a vent'anni. impiccavano i ragazzi coi ganci. Adesso non la temo per niente ». 

«Quali persone stima di più? ». 


« I giovani operai ». 

« Mi spieghi, se crede ». 


« Pongono meno schemi, meno diaframmi fra sé e la realtà. Hanno avuto la grande fortuna di non andare a scuola, di non crearsi un mondo più brutto, più pallido, più contorto, più pieno di piccole idee sbagliate, il cui modello è adesso divulgato dalla Tv ». 

« Non le piace, suppongo, l'Italia ». 


«Inflitti, medito di scappare. Sono colpito dalla borghesizzazione completa. La borghesia, certo, ci ha dato grandi conquiste, ma anche Hitler. Sta accadendo qualcosa di analogo. I giovani capelloni operai assomigliano, che orrore, alle SS». 

« Dove andrà? ». 


« In un Paese arabo o africano. Dieci anni fa sarebbe stata una forma di evasione, adesso mi sono riavvicinato: non mi attrae il loro folclore, ma i loro problemi, che io sento. Sono sfiduciato ». 

Intanto, si prepara a girare Le mille e una notte, le novelle che la bellissima Shahrazad narrava al sultano di Persia che voleva, per vendicarsi della moglie che l'aveva tradito, uccidere tutte le fanciulle del serraglio. 
Pasolini cerca di sfuggire, credo, dalla mediocrità e dalle minacce che. incombono, ma soprattutto da se stesso. Ha conservato la forza dell'innocenza. O il rimpianto. No, non è un paradosso. 
Enzo Biagì



Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro
Curatore, Bruno Esposito


Collaboratori:

Alessandro Barbato.
Maria Vittoria Chiarelli
Simona Zecchi



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L'innocenza di Pasolini - Enzo Biagi il 27 Luglio 1971 - intervista a Pasolini

"ERETICO & CORSARO"



L'innocenza di Pasolini
LA STAMPA Anno 105 
Numero 172 
Martedì 27 Luglio 1971


« La mia vita>>,  dice Pasolini, «e caratterizzata dal fatto che non ho perso nessuna illusione>>. Ha passato molti guai: denunce, processi, attacchi volgari, polemiche, e non s'è sentito neppure vittima dell'ingiustizia, «Casi personali>>, spiega, « che non ho mai voluto generalizzare >>. 

I suoi libri suscitano sempre interesse, sono tradotti, discussi; i suoi film hanno un prestigio internazionale. Ma non vuole definirsi: «Scrittore o regista, come preferite voi ». Pier Paolo Pasolini è una firma, un nome che conta. Di lui parlano i critici e la gente, manifesti e copertine. Però non è soddisfatto: « Il successo è l'altra faccia della persecuzione. Può esaltare al primo istante, può dare delle soddisfazioni, qualche vanità. Appena l'hai ottenuto, si capisce che è una cosa brutta per un uomo ». 


**


Si batte (o si batteva?) contro l'ipocrisia, la mancanza di sincerità nei rapporti sociali, contro i tabù, le prevenzioni sul sesso, lo sfuggire alle realtà più crude. 

« Questo », risponde, « l'ho detto fino a dieci anni fa; adesso basta. La parola speranza è completamente cancellata dal mio vocabolario. Continuo a lottare per verità parziali, ora per ora, ma non mi pongo programmi a lunga scadenza. Diciamo: vivo un giorno per l'altro, senza quei miraggi che sono alibi, ecco ». 

Vorresti sapere come gli piacerebbe sistemato questo pianeta, una sua immagine del domani. 


« Per un momento, da ragazzo, ho avuto fede nella rivoluzione, come i giovani dì oggi. Ma ora comincio a crederci un po' meno in questa palingenesi. Vedo di fronte a me un mondo doloroso e sempre più squallido. Non ho sogni, quindi non mi disegno neppure una visione futura>>. 


Il  discorso appare piuttosto deprimente, un orizzonte nero, ma non bisogna formalizzarsi: 


« Il grande pessimismo implica sempre un grande ottimismo, questo è certo, e viceversa », vi incoraggia. 


Ma insomma, Pier Paolo Pasolini cos'è? 


« Tendo sempre di più verso una forma anarchica, piuttosto che orientarmi sulla scelta di qualche partito. La borghesia sta trionfando, in quanto che la civiltà neocapitalistica è la sua vera rivoluzione. Anche il cittadino sovietico è un consumista >>. 


Allora, ha delle obiezioni da rivolgere ai comunisti? 


«Ma le ho sempre fatte: un eccesso di burocrazia, e l'avere permesso, all'interno del partito, atteggiamenti che sono borghesi: un certo perbenismo, un certo moralismo. Però continuo a votare per loro ». 


Tentiamo, se è possibile, di spiegarci, o meglio, di intenderci. Pasolini ha scritto: « Sul piano esistenziale io sono un contestatore globale. La mia disperata sfiducia in tutte le società storiche, mi porta a una forma di anarchia apocalittica ». Da che parte sta? Perché è un personaggio tanto controverso? 


« La mia psicologia mi porta a deragliare dai codici, da qualsiasi codice. La figura che predomina nelle mie opere è il definire le cose per opposizione: ragazza bionda e mora, per esempio ». 


Dice un suo amico, un vecchio compagno di scuola: 


«C'è in lui una specie di conflitto tra il letterato puro e alcune forme di protesta politica, perché si sente, ad essere solo uno scrittore, diminuito come persona».



 * * 


Come mai, un marxista come Pasolini si dichiara, trae molto spesso ispirazioni dal Vangelo o dalle testimonianze dei seguaci di Gesù? 


«Il mio sguardo verso le cose non è naturale, non è laico: ogni oggetto per me è miracoloso, ho una mia visione non confessionale, ma religiosa ». 

Il Vangelo, forse, lo consola? 


«No non cerco conforto, cerco, umanamente, ogni tanto, qualche piccola gioia, qualche piccola soddisfazione. Ma le consolazioni sono sempre rettoriche sempre insincere, irreali. Per me il Vangelo è una grandissima testimonianza del pensiero, che integra, che rigenera. La consolazione e come la speranza, e non voglio sentirne parlane, perchè è un'evasione della coscienza, è un rimandare a domani ciò che si deve fare oggi. Cristo infatti dice: "Siate come i gigli dei campi e gli uccelli del cielo ", cioè pensate soltanto al tempo che state vivendo ». 

Come si considera dunque: un mistico, un cinico, un introverso? Che atteggiamento s'impone per difendersi dalla curiosità del prossimo? Chi lo conosce dice che c'è in Pasolini una specie di ribellione interna, un fuoco intimo, ed è uno che sta per conto suo anche quando è in compagnia. 


« Per difendermi dalla curiosità degli altri, per ciò che riguarda l'esistenza quotidiana, non prendo nessuna misura, perché faccio esattamente quello che fanno tutti; per quello che si riferisce invece alla mia vita interiore, mi difendo da ogni intromissione, perchè è insopportabile, è qualcosa di alienante>>.

Crede di avere dei nemici? 


« Non lo so, non li conto; sento ogni tanto delle ondate di ostilità, a volte inesplicabili. Ma non ho voglia di occuparmene molto ». 

Chi sono le persone che ama di più? 


« Quelle che, se è possibile, non hanno fatto neanche la quarta elementare, e sono assolutamente semplici, non lo dico per enfasi: lo dico perché la cultura pìccolo-borghese, almeno da noi, ma forse anche in Francia e in Spagna, è qualcosa che porta sempre a delle corruzioni, a impurezze ». 

Dacia Maraini ha scritto che l'angoscia è il suo stato naturale. Da che cosa deriva? 


« Mah, dai soliti traumi infantili. Può essere tipico l'eccessivo amore per mia madre, la rimozione della figura del padre nei primi anni di età, l'incomprensione tra i miei genitori, non la mancanza di affetto, perché si amavano, ma non si capivano, questa tragedia che ha provocato in me la tendenza ad una forma di nevrosi da angoscia, che però non si è mai esplicata. E' stata, semplicemente, un elemento sentimentale. Per questo, per me lo scrivere è soprattutto raggiungere un equilibrio ». 


**


Non teme la vecchiaia? 


«Anzi. Con l'avanzare dell'età cala il futuro, calando il futuro calano i problemi, e quindi si è più allegri ». 

Ha paura della morte?


« Ne ho avuta molla a vent'anni. Ma era giusto, perché allora, intorno a me, venivano uccisi dei giovani, venivano uncinati. Adesso non l'ho più ». 

A proposito: c'è una sua definizione degli appartenenti al Movimento studentesco piuttosto aspra: «Imberbi coronati di barba ». E durante un dibattito ha detto: « Siete figli di papà e io vi odio come odio i vostri padri"». 


«Sì, lo ripeto; ma questo non riguarda i movimenti extraparlamentari, e i gruppi avanzati, ideologicamente carichi di tensione, come Lotta Continua e Potere operaio: riguarda la massa amorfa degli studenti ». 

Il 18 ottobre prossimo, lo scrittore o regista, come preferite voi, Pier Paolo Pasolini siederà, con molti altri, sul banco degli imputati, alla Corte d'Assise di Torino. L'accusa è di avere incitato, quale direttore responsabile del periodico Lotta Continua, i militari a disobbedire, di apologia sovversiva e antinazionale, di istigazione a delinquere. Non conosco gli atti della Procura e non tocca ai giornalisti, per fortuna, emettere sentenze. Se Pasolini ha sbagliato, c'è di sicuro per lui l'attenuante dello slancio generoso, di una fondamentale innocenza, di una continua, tenace ricerca di qualcosa di meglio, di una strada più giusta. Lo provano anche la sua rabbia, il perenne contrasto con se stesso, la solitudine, una sofferenza che non trova e non vuole rifugi o sostegni. E' un uomo che non pensa al domani.

Enzo Biagi



Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro
Curatore, Bruno Esposito


Collaboratori:

Alessandro Barbato.
Maria Vittoria Chiarelli
Simona Zecchi



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