lunedì 17 ottobre 2016

Cialtronata di fascisti contro il Vangelo di Pasolini

"ERETICO & CORSARO"




I premi OCIC e Cineforum al « Vangelo » di Pasolini 

VENEZIA LIDO, 9 settembre.  

Il premio dell'Ufficio cattolico internazionale del cinema è stato assegnato al film « Il Vangelo secondo Matteo -, di Pier Paolo Pasolini, con la seguente motivazione: 

« per aver espresso in immagini d'una autentica dignità estetica le parti essenziali del testo sacro. L'autore — senza rinunciare alla propria ideologia — ha tradotto fedelmente, con una semplicità ed una densità umana, talvolta assai commoventi, il messaggio sociale del Vangelo — in particolare l'amore per I poveri e gli oppressi — rispettando sufficientemente la dimensione divina di Cristo ». 

Al film di Pasolini è stato inoltre assegnato il Premio Cineforum.

L'Unità 10 settembre 1964

(L'Unità 5 settembre 1964)

(La Stampa 5 settembre 1964)


*****

Un «bravo» del cardinale Urbani al giovane interprete di Cristo
« Un po' duro a volte, ma ai bimbi ha saputo sorridere »,
ha detto il Patriarca di Venezia allo studente spagnolo Irazoqui, durante il tradizionale incontro con la gente del cinema -
Poi, rivolto a Pasolini:
«Sua madre nella parte della Madonna, mi ha ricordato la mia, che ha 87 anni »


(La Stampa Sabato 6 settembre 1964)




(Nostro servizio particolare)
Lido di Venezia, 5 settembre.

« Quando poi un regista cerca ben alto il suo modello, in un libro sacro e in una storia umana e divina insieme, l'impresa riveste un impegno tutto speciale, esige un rispetto assoluto alle convinzioni religiose, impone una scrupolosa serietà di intenzione e una consapevole fedeltà di interpretazione. Negli anni della mia giovinezza ricordo l'impressione enorme che fece nel pubblico, colto e non colto, la storia di Cristo scritta da Giovanni Papini. Essa segnava, dopo «L'uomo finito», l'approdo di un'intelligenza superiore al lido della fede cattolica ». 

Queste le parole del cardinale patriarca di Venezia, Giovanni Urbani, rivolte alla gente del Festival del Cinema, invitata all'incontro tradizionale, dai tempi di Angelo Roncalli — Papa Giovanni XXIII — nella Sala dei banchetti del Palazzo patriarcale. C'erano il presidente della Biennale veneziana Mario Marcazzan, c'era il direttore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Luigi Chiarini. E c'era il regista Pier Paolo Pasolini, con l'interprete del suo film « Il Vangelo secondo Matteo », lo spagnolo Enrique Irazoqui. A Pasolini erano evidentemente rivolte le parole del cardinale Urbani che abbiamo riportate.
Il patriarca ha continuato citando le conversioni diPaolo di Tarso e Agostino di  Tagaste :


« La nostra fiducia nella potenza divina è senza limiti: Paolo di Tarso, Agostino di Tagaste ne sono i capolavori da tutti ammirati... Nell'uno e nell'altro vi fu però un distacco pieno e completo con la vita di ieri ».

Finito il discorso, il cardinale — che aveva parlato in piedi — ha disceso i pochi gradini del trono di velluto rosso ed ha attraversato la sala alto e dritto. Gli è stato presentato anche Pasolini. Il cardinale gli ha detto:


« Ho visto ieri il suo film. Mi è piaciuta molto sua madre. Una vera artista. Ho pensato a mia madre che ha ottantasette anni. Ho pensato che lei deve avere molto amore e molto rispetto per la mamma. Per sceglierla a fare la madre del Cristo ». 

Poi, rivolto a Irazoqui:


« E lei ha interpretato il Cristo, non è vero? Un po' duro a volte, un po' brusco, ma ai bambini ha saputo sorridere. Bravo, bravo! ». 
Adele Cambria
La Stampa
Sabato 6 settembre 1964




Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro
Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:
Alessandro Barbato.
Maria Vittoria Chiarelli
Simona Zecchi

Pasolini: < ...Dare scandalo di mitezza >. Di Adele Cambria

"ERETICO & CORSARO"



< ...Dare scandalo di mitezza >. 
«Non ho cambiato una parola del testo sacro» 
Un incontro con Pasolini dopo il successo del film 
Venezia. 4 settembre.
 (Nostro servizio particolare)

< ...Dare scandalo di mitezza >. 

Queste parole sono in una bella poesia di Pasolini dal libro La religione del mio tempo — e paiono adatte i descrivere il punto in cui s'è trovato il regista, oggi, dopo che s'era visto il suo film, Il Vangelo secondo Matteo: a doversi difendere cioè dall'accusa di mitezza, di avere fatto un film, secondo alcuni, puramente religioso. E a Questo proposito si citava, contro Pasolini, la dichiarazione del direttore dell'ufficio cinema della «Pro Civitate Christiana»: 


«...Un film assolutamente positivo per contenuto di fede, per limpidità morale e fedeltà al sacro testo ». 

«Come può un marxista — è stato domandato a Pasolini fare un film cattolico?». 

Di primo impeto, il regista ha domandato, a sua volta: 


«Perché un marxista non può essere religioso? ». 

La risposta dello scrittore provoca un'altra citazione delle sue poesie: Le ceneri di Gramsci, dove dice: 


«....Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere — con te e contro di te... ». 

« Questo conflitto — gli è stato domandato — è ancora vivo in lei, e potrebbe essere una giustificazione del suo film? ». 


«Molte cose sono cambiate negli ultimi anni — ha risposto Pasolini — ma come schema questa poesia può valere anche per il film... » 

S'è continuato dopo a parlare, con il regista, con l'interprete de II Vangelo, lo spagnolo Enrique Irazoqui, sulla spiaggia del Lido. Altre domande polemiche a Pasolini:

«Nel film manca tutta la parte rivoluzionaria che lei dice vi sia nelle parole di Cristo... ». 


«Allora avrei dovuto fare un altro film: inventare situazioni, linguaggio, tentare di raffigurarmi la società del tempo, e le cose che vi accadevano. Io non ho voluto fare un film storico: ho voluto semplicemente trasporre sullo schermo un testo poetico, letterario, che è il " Vangelo secondo Matteo " Il tema del mio film è il mito di Cristo, non la storia di Gesù Cristo ». 

Non è un film storico: anzi non c'è nessuno sforzo di ricostruzione cronologica, nel film. 

« Non avete visto — interroga Pasolini — che le bambine di Gerusalemme hanno gli orecchini della prima comunione delle bambine di Matera? » 

perché tutte le scene di Gerusalemme sono state girate a Matera, e Betlemme invece è un villaggio della Lucania, Barile, e il tempio — da cui vengono scacciati i sacerdoti dal Cristo — è un castello normanno delle Puglie. 

«Ciò che mi interessava — dice Pasolini — era di creare un equivalente dello strato popolare, della gente semplice, in mezzo alla quale ha vissuto Cristo. E mi è sembrato che i meridionali, pugliesi, calabresi, lucani, fossero i più adatti »

E' anche la ragione per cui, nel film, il popolo che segue Cristo parla con le cadenze dialettali del Sud. E la vergine giovinetta, ricciuta, bruna e seria, è una ragazza di 16 anni. 

Sono stati cinque mesi di fatica e di felicità, per Pasolini, dirigere questo film era contento, anche, perché lavorava tra amici: il poeta Alfonso Gatto è l'apostolo Andrea, lo scrittore Enzo Siciliano è Simone, Natalia Ginzburg l'autrice di Lessico famigliare è Maria di Betania e poi, nel film, lavorano altri letterati da Mario Socrate a Francesco Leonetti (un molle Erode), a Giorgio Agamben, e la madre del Cristo in croce è la madre del regista: Susanna Pasolini. 


«La casa è piena — ha scritto il figlio, per lei — delle sue magre membra di bambina, della sua fatica... è una povera donna, mite, fine — che non ha quasi il coraggio di essere — e se ne sta nell'ombra... con i suoi radi capelli, le sue vesti dimesse...». 


Il Cristo, Pasolini l'ha scelto, dopo mesi che lo cercava in questo ragazzo spagnolo Enrique Iraaoqui, venuto da Barcellona, dove studiava (e studia) economia politica e storia all'Università, a Roma in vacanza. Aveva potuto leggere in Spagna, dove sono proibiti, un libro dello scrittore. Voleva conoscerlo, e una mattina andò a bussare a casa sua, a Monteverde vecchio, come fanno in tanti. 
Enrique ha vent'anni, una faccia che pare dipinta da El Greco, olivigna tra densi capelli neri, e la nuova passione per la tecnica, le scienze esatte, gli studi scientifici, che caratterizza i giovani spagnoli, oggi: i quali pensano di ritrovare, nella scienza, la salute privata e pubblica. 


«Non farò nessun altro film — dice Enrique — a me piace vivere per conto mio, non per conto degli altri, non all'aria aperta... Si, mi è piaciuto farlo, soprattutto perché ho potuto conoscere un uomo come Pasolini. e anche altri suoi amici. Ma credo che dovrò tornare a vivere a Barcellona ». 

Adele Cambria
La Stampa
Sabato 5 settembre 1964




Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro
Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:
Alessandro Barbato.
Maria Vittoria Chiarelli
Simona Zecchi