sabato 22 luglio 2017

Pasolini - Una mostra a Udine - Il Setaccio

"ERETICO  e  CORSARO"



Una mostra a Udine

Il Setaccio, 
anno III, 
numero 6, 
pag. 20,
maggio 1943



   Confessiamo di esserci meravigliati non poco visitando, a Udine, la mostra dei pittori Bierti, Mitri, Pittino, dell'incisore Tramontini, degli scultori Micconi, Piccini e Pischiutti. Nessuno potrà affermare che la capitale friulana possa vantarsi d'essere, culturalmente, ad un posto d'avanguardia, con il suo sparuto e retrivo gruppo di letterati (che vanno divulgando sul «Popolo del Friuli» le loro magre e confuse nozioni) e col suo vecchio centro filologico sopravvissuto a una rigogliosa tradizione e-come dimostra lo stanco «Ce fastu?»-ora in tempo di magra. Una mostra di pittura quindi ci sembrava non potere tradire tale «ambiente» culturale, anzi esserne pienamente e infelicemente partecipe. Tutt'altro, invece. In queste piccole sale c'era od or di Milano, di Roma, di capitale, insomma; (e il pubblico, al solito, arricciava il naso). 
Pittino infatti, proviene da Milano, dalla scuola di «Corrente», e con lui, Bierti: e se la «provincia» affiora in queste tele con un suo insopprimibile e fatale senso di normalità, tuttavia quelle esperienze d'avanguardia rimangono a rivendicare le ragioni dell'intelligenza e del buon gusto. Così, se di Pittino, la «provincia» impone una sorta di marcia indietro, di pentimento, con il gusto borghese del «buon» ritratto compiaciuto nella lacca delle labbra e delle unghie dipinte, sopravvive altresì parallelamente, un gusto letterario, che in Venere e Marte del '37 sfuma in blocchi anatomici un po' scolastica. mente, diremmo, soddisfatti" di sé. Ma la pittura si prende la rivincita in alcune nature morte e in alcuni paesaggi per mezzo di una gentilissima ed acuta penetrazione lirica. Ci riferiamo soprattutto ad un gruppetto di nature morte, Funghi, Bricchi e conchiglia, Natura morta, e specialmente a quest'ultima, cantata da un trasparente e sostenutissimo accordo cromatico, veramente azzeccato, e tale da conferire, con la sua felicità, un carattere piuttosto originale al pittore che l'ha condotta a termine. Come per i paesaggi De Pisis (molto placato e addensato), così non esiteremo a fare il nome di Morandi per queste nature morte pittiniane: il nome soltanto, ché questa pittura trova una sua personalità fine e riservata nel ridire placando. 
   Ernesto Mitri con la sua Ragazza seduta viene a prendersi una parte indubbiamente importante in questa mostra. Una melanconia lontana e dolce viene a effondersi nelle calde membra di questa ragazza abbandonandole a un cauto e assente rilassamento. I colori, caldi e bruni, non sono sempre rigorosamente adeguati all'ispirazione, e talvolta macchiano e splendono, come in qualche parte un po' generica dello sfondo. E sembra che sia sempre un poco l'impasto cromatico a tradire, con la sua genericità, la sincera e chiara ispirazione pittorica di certi paesaggi, come Una casa e una strada, dove al peso reale delle cose si sovrappone un peso artefatto del colore (vedi il troppo greve azzurro nella casa di sinistra). Tuttavia nasce subito davanti a queste tele un senso di buona e sciolta schiettezza: come nel Castagno, solido di volume e ben frondeggiante dentro l'aria, senza più il peso della materia. 
   Tra il Pittino e il Mitri diremmo, così scoperti e sodi, Cesco Bierti pone in maggior rilievo la grazia arcaica e astratta delle sue leggere fantasie cromatiche. Tazze, piccole coppe, scodelle, allineate una dopo l'altra - come scritte - senza necessità compositive, sulla tela, con colori agri, e, pur nella loro vivacissima crudezza, fioche, sembrano per ora accontentare la necessità espressiva di Bierti. Qualcosa tuttavia di più cantato e composto è già qui reperibile: e alludiamo a Fiori in rosso e Il vaso verde, dove la materia dei rossi e dei verdi stridenti è da una diffusa, acre opacità, resa concorde; nel primo al preparato straordinariamente liscio e levigato, nel secondo ruvido, secco bruciato. (Meno alto ci pare, qui, il livello degli scultori, se si eccettua G. Micconi, con un suo Piccolo nuotatore: un nudino liscio, tenero, semplicissimo, nel quale la materia grigia, opaca, lavorata con lentezza, non è l'ultimo degli elementi che ne formano la suggestione.) 
   Virgilio Tramontin, incisore, si presenta qui, forse, come la personalità più sicura e lineare. Non si potrà ricercare giustificatamente in questo buon numero di acqueforti, una preoccupazione lirico-deformatrice che possa far ricordare i nomi più impegnati dei nostri incisori (Bartolini, Morandi): la sua arte, sviluppatasi e maturatasi in provincia, lontana, benché cosciente, di certi problemi che assillano sempre le nostre odierne arti figurative, sembra ricercare i propri motivi poetici in una casta saggezza di visione (si vedano soprattutto Le foci della Livenza). Questi «luoghi» tramontiniani conservano tutti i loro dati naturali, (e parleremmo a lungo delle dolci terre dove il ruvido Friuli si ingentilisce nella Venezia) e la sua trasfigurazione è molto interna, affettuosa, scoperta.

Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro

Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Simona Zecchi
Giovanna Caterina Salice

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