martedì 10 ottobre 2017

Pasolini col Vangelo alla mano muove gli attori senza volto - 1964, Il Giorno.

"ERETICO  e  CORSARO"

Biblioteca nazionale centrale - Roma

Pasolini col Vangelo alla mano muove gli attori senza volto
di Luigi Locatelli
26-04-1964
Ritaglio di "Il Giorno"
Biblioteca nazionale centrale - Roma

Roma, aprile

 
Biblioteca nazionale centrale - Roma
 
Il "vento proviene" da una enorme ruota a pale, i bagliori di fuoco sono di alcune torce alle spalle delle persone. La luce, si suppone che sarà fredda, drammatica. L’obiettivo è stato schermato con un vetro scuro per l’effetto notturno. I trucchi sono tutti lì, evidenti. Otello Sestili sa di essere un camionista: il suo nome è perfino scritto a penna su un foglietto appuntato al colletto della maglia con uno spillone di sicurezza. Quel giallo e azzurro che si intravedono tra gli ulivi, sono la gonna e la camicetta della moglie. Sestili la vede mentre porta a sgambettare la bambina. Settimio Di Porto conosce benissimo la sua identità: è alto, massiccio, semplice e rude come la gente del popolo, senza complessi, senza momenti di cedimento. Commercia in ferramenta, il suo furgone è parcheggiato dieci metri più in là, sulla Tiburtina Valeria, dopo la curva del ventottesimo chilometro. Alcuni minuti fa, stava raccontando con spavaldo compiacimento che gli basta serrare le mascella e fissare in faccia la moglie per farla scoppiare in lacrime.

   L’atmosfera è quella, un po’ goliardica, che si ritrova tra tutte le troupes cinematografiche. Allegria e serietà, scapigliatura e lavoro sodo. Quando il. regista, lo scrittore Pier Paolo Pasolini dà i tradizionali ordini per girare la scena, « motore », « azione », qualche cosa di diverso succede. Il bravo Tonino Delli Colli, l'operatore di « Accattone ». comincia a muovere la piccola Arriflex.

   Il silenzio si fa più impegnato. L'attenzione di tutti è più avvertita del solito. Tocca girare al protagonista, « vai Enrique, vai », ordina con calma Pasolini. Enrique Irazoqui è seduto su un tronco di ulivo. La faccia pallida, magra, avvolta in un grezzo mantello di lana marrone, il corpo fasciato da una semplice tunica avena. Legge le parole che deve pronunciare davanti alla macchina da presa su una lavagnetta sorretta dall’aiuto regista.
« Voi sentirete parlare di guerre e rumori di guerre; badate di non turbarvi; bisogna che questo avvenga ma non sarà la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno pestilenze e carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto Questo non sarà che il principio dei dolori »… 
   La drammatica predizione che Gerusalemme sarà distrutta: la fine del mondo. Le parole del Vangelo di San Matteo, che Pasolini sta traducendo in film.


Biblioteca nazionale centrale - Roma
   La lavorazione è cominciata da qualche giorno, senza il consueto can-can pubblicitario che accompagna il primo giro di manovella… Anzi, produttore e regista preferiscono portare avanti il loro lavoro in silenzio, con tutta tranquillità. Si tratta di un lavoro quanto mai impegnativo, difficile, inconsueto perché il film non sarà una riedizione della vita di Gesù Cristo, né un racconto interpolato delle vicende bibliche. Non c'è soggetto, non c'è sceneggiatura, non c'è dialogo costruito a tavolino sia pure sulla falsariga dei Vanigeli, ma la traduzione in immagini del testo genuino scritto da Matteo, il pubblicano di Cafarnao  diventato apostolo. La strada più difficile, dunque, è stata scelta da Pasolini per questo film.

   Un'idea che lascia perplessi, quella di trasportare sullo schermo il primo dei quattro Vangeli, soprattutto conoscendo la diffusa preferenza per argomenti commerciali di molti nostri cinematografari- Ma Pasolini non è di questo parere…
« La storia di uno che nasce povero » dice, che ha una vita ricca e complessa come è raccontato nel Vangelo, e consegna agli uomini il messaggio del cristianesimo, « ha tanti elementi favolosi anche per il grosso pubblico ».
   Il progetto di realizzare il «Vangelo secondo Matteo» Pasolini l’ha studiato e maturato per un paio d'anni. Nell'ottobre… '62 si trovava ad Assisi. Era stato invitato dalla « Pro Civitate Christiana » ad‘un dibattito sul suo « Accattone ». Finito il convegno, lo scrittore-regista voleva tornarsene a casa, ma le strade erano ingorgate di traffico. Code di automobili lunghe chilometri e, per le vie di Assisi, migliaia di persone arrivate per la visita di Giovanni XXIII. Non c’era altro da fare che aspettare che fosse partito il treno del Papa, prima di prendere la via del ritorno.
« In camera mia, sul tavolo c’era un Vangelo. L'avevamo messo lì per farlo leggere agli ospiti, e ci sono riusciti perché io lo presi e cominciai a sfogliarlo ». 
   Un libro stimolante dice Pasolini: leggeva e si convinceva che quel racconto era un ottimo soggetto cinematografico. Per un po', ha tenuto l'idea perse,  poi una volta ne ha parlato ad Alfredo Bini, che era stato il produttore dei suoi film.
« Eravamo in Africa, con Bini, per i sopralluoghi di "Padre selvaggio", e Bini è stato subito entusiasta ».
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   In questi due anni, Pasolini non ha scritto nessuna sceneggiatura, ma si è preoccupato di studiare, immaginare le scene, i movimenti della macchina da presa, il volto degli attori perchè non ha aggiunto ne tolto nulla al racconto di San Matteo,  limitandosi a filtrarlo con la sua fantasia  poetica. Ha discusso, però, a lungo l'idea con gli amici della "Pro Civitate Christiana" che l'hanno incoraggiato concedendogli fiducia e libertà.
« Non ho nessuna intenzione dl proporre interpretazioni teologiche. Sarà un'vangelo assolutamente canonico » 
dice. Con padre Favero particolarmente ha avuto lunghe discussioni, numerosi  scambi di lettere per evitare qualsiasi imprecisione, anche di dettagli storici e di costume, nelle ambientazioni, nell’impostazione delle scene, dei personaggi. Anche adesso che sta girando, le lettere tra lui e il religioso continuano. Un viaggio compiuto successivamente in Terra Santa con padre Andrea Carrano, « un veneto simpaticissimo », ha convinto il regista che non era il caso di andare a girare nei luoghi originari. Il paesaggio descritto dai Vangeli non esiste più, perciò il film verrà girato in Italia. Le prime scene, che si svolgono sul monte degli ulivi e nell’orto” di Getsemani sono state girate in un uliveto ai piedi di Tivoli, su Monte Cavo il discorso della montagna. Altre scene in Calabria, a Crotone, Matera, tra Barletta e Taranto, dove la campagna del meridione è più somigliante alla Palestina.

   Tutti gli attori sono nuovi al cinematografo. La loro ricerca è stata particolarmente difficile perché Pasolini non voleva nessun viso che il pubblico potesse ricordare o identificare con altri
personaggi. Irazoqui è entrato nel film casualmente.
« In un primo tempo pensavo a qualche poeta, per il personaggio di Cristo. Ne avevo interpellati diversi,. avevo anche fatto dei tentativi con alcuni scrittori, uno russo, uno americano, uno spagnolo. Alia fine mi ero quasi deciso per un attore tedesco che andava benissimo ». 
   Enrique Irazoqui un giorno gli ha telefonato a casa. Voleva conoscerlo, aveva letto l’unico suo libro tradotto in Spagna « Ragazzi di vita » e gli altri nell'edizione originale. Voleva discutere con lui di problemi culturali… Appena lo vide, con quel viso che ricorda i Cristi dipinti dal Greco, Pasolini gli ha proposto di lavorare nel film. Per la ricerca degli altri personaggi, lo scritture-regista è stato aiutato dalla scrittrice Elsa Morante. Un giovane nipote della scrittrice apparirà nel film come San Giovanni. Il critico musicale e fotografo Ferruccio Nuzzo è san Matteo, lo scrittore Enzo Siciliano, Alfonso Gatto, lo studente Giorgio Agamben sono altri Apostoli: è il gruppo intellettuale del cast, che passa le lunghe attese tra una scena e l’altra leggendo libri sui vampiri e sullo zen.

   Con il camionista del portico d’Ottavia e il commerciante in ferramenta, ci sono nelle vesti di Apostoli e discepoli, contadini e pastori calabresi e lucani, facce dure, rozze, quasi primitive, come dovevano esserlo probabilmente i pescatori del mare di Galilea, gli artigiani e i contadini di Nazareth e della Palestina che per primi seguirono Gesù. Cristo.

La difficoltà tremenda, da angoscia - dice Pasolini - è nel creare la figura del Cristo ». Una difficoltà che si avverte, concretamente, quando è il momento di girare, e sul set produce una atmosfera diversa da quella delle altre realizzazioni cinematografiche, sia pure impegnative: trasforma il vento della grande ruota a pale e le fiamme delle torce in segni premonitori dell’apocalisse, muta il camionista nel traditore Giuda, il commerciante di ferramenta nell’Apostolo Pietro, lo studente catalano di scienze economiche e commerciali nella figura del Cristo. prossimo ai suoi momenti più dolorosi.

Luigi Locatelli


(Trascrizione curata da B. Esposito)
Biblioteca nazionale centrale - Roma



Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro



Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Simona Zecchi
Giovanna Caterina Salice