giovedì 9 agosto 2018

Pasolini, Orgia - Prologo

"ERETICO  e  CORSARO"

Locandina
Teatro Stabile Torino, 1968/69


Pasolini, Orgia

Orgia è un'opera teatrale, una tragedia in versi costituita da un prologo e sei episodi, di Pier Paolo Pasolini.

Fu prodotta la prima volta nel novembre 1968 dal Teatro Stabile di Torino e rappresentata allo spazio Deposito d'Arte Presente di Torino (spazio autogestito e autofinanziato, che ospitava opere dell'Arte Povera e azioni teatrali).

Diretta da Pasolini stesso, era interpretata da Laura Betti, nel ruolo della Donna, e da Luigi Mezzanotte, nel ruolo dell'Uomo. Pasolini non ne vide mai la pubblicazione, poiché essa avvenne postuma per Garzanti.

Copione di scena del Teatro Stabile Torino, 1968/69
Orgia di P.P.Pasolini
(autore e regista)
Parte finale. 

Prologo


Immagine del Teatro Stabile di Torino
Sono morto da poco. Il mio corpo penzola a una corda, stranamente vestito.
Sono dunque appena risuonate qui le mie ultime parole, ossia:
«C'è stato finalmente uno che ha fatto buon uso [della morte».

Si, è questo che ho detto, prima di ciondolare impiccato, acconciato in un modo veramente abominevole.

Gettare uno sguardo indietro — come un flash-back — sugli ultimi fatti, significativi, insieme, e tipici, della mia vita?

È l'unica cosa ora che mi interessa fare: ma come uno scrittore di memoriali e di aforismi, a causa probabilmente della troppa saggezza dovuta [alla morte.


Immagine del Teatro Stabile di Torino
Ecco, dunque: quest'uomo che vi parla appeso alla corda, con l'osso del collo spezzato, e già freddo, è stato quello che si dice un uomo come tutti gli altri. Non è stato né un poeta, né un pazzo, né un miserabile, né un drogato.

Ed è stato, con tutti gli altri, dalla parte del potere (del potere che si ha, o cui solo si partecipa: non ha importanza). Appartenere alla parte del potere, poi, non significa affatto essere uomini di parte! Anzi, chi accetta di essere un tranquillo, anonimo, stimato detentore anche di una piccola parte di potere, vuole, con istinto animale, che la sua esistenza e l' altrui sia grigia, senza scelte e senza passioni.
Immagine del Teatro Stabile di Torino
Nell'orbita del potere c'è dunque la libertà (che è la libertà più vera: la stessa degli animali!) di chi non ha urti con la propria esistenza.

Sì, io sono stato veramente libero e indipendente perché ho accettato senza alcuna riserva l'esistenza del potere, mi ci sono adattato, con tutto il conformismo necessario, e, da uomo normale, ho cercato di accaparrarmene una fetta. Non grandi cose: sono stato soltanto un medio borghese.
Per completare dunque il quadro, devo aggiungere che non sono stato affatto conformista per fare, del potere, un buon uso: no, no! Sono stato proprio di quelli, che, nella loro libertà, non hanno conosciuto né amore, né carità, né altre difficoltà della coscienza.


Immagine del Teatro Stabile di Torino
(Ma la pace lascia sanguinanti tracce come la guerra. Un'altra mostruosità inscena i suoi spettacoli al posto delle stragi. E quanta pace in questa pianura tra le Alpi e il mare!)

Perché dunque ho potuto vivere, in pace, in un periodo di pace del mondo? Una domanda assurda, che mi faccio, dopo quello che ho detto finora!

Ecco, io sono stato in vita un uomo Diverso: questa è la ragione per cui mi sono chiesto come ho potuto vivere in pace, dalla parte dell 'ordine.

É semplice: nascondendo a me Stesso e agli altri la mia Diversità. Essa non è mai stata esaminata, capita, accettata, discussa, manipolata. È rimasta vergine com'è venuta al mondo, con me (o la mia infanzia). E quindi ha soltanto agito. Si può agire prima di decidere? o senza decidere? Si.


Immagine del Teatro Stabile di Torino
Ho esaminato, capito, accettato, discusso, manipolato la mia Diversità solo pochi minuti prima di morire: per il tempo, cioè, necessario, a togliermi, esemplarmente, la vita.

Ripeto dunque che se la mia vita fosse stata uno spettacolo non sarei stato io a trovarmi davanti al dramma, dovuto, per tradizione, al dilemma. [Il flash-back delle ultime vicende della mia tragedia non possono essere dramma o dilemma, ripeto, che per la coscienza di un eventuale spettatore.
Ed ecco ora quali mi appaiono, da morto, i termini di questo dilemma (che mai spettatore vorrebbe accettare, e se ne difenderebbe disapprovando c fischiando, o telefonando, potrei giurarlo, addirittura alla Questura).


Immagine del Teatro Stabile di Torino
Ha diritto la Diversità a restare sempre uguale a se stessa? A non essere altro, in tal caso, che verifica di scandalo? Non deve, piuttosto, divenire altro scandalo? Cos'è insomma la Diversità — quando essa stessa non divenga diversa da sé — Se non un puro termine di negazione della norma?


Immagine del Teatro Stabile di Torino
Immagine del Teatro Stabile di Torino
E quindi parte della norma essa stessa? E, quel che importa, che cosa deve fare chi è Diverso? Negro, Ebreo, mostro, cosa sei tenuto a fare? Ricostruire in te la realtà, rendendola nuovamente reale? Progredire anche tu, disobbedendo, insieme alle leggi anche alle leggi della Pazzia? [della norma, Oppure... devi invece accettarla — accettarla così come I 'hai trovata? Non hai altro da fare, Diverso, che perderti, per cosi ritrovarti? Devi accettare l'odio razziale quasi questa accettazione fosse la ragione per cui sei al Se, privato di simpatia e di diritti umani, [mondo. potrai cosi, fare santo te stesso e il mondo? Mah, io non sono riuscito a rispondere a queste domande se non confusamente qualche istante, ripeto. prima di [impiccarmi .

Ma se ciò che la mia morte rende significativo della mia esistenza — lo dico ancora una volta — fosse una rappresentazione, credo che agli spettatori, miei nemici, che vogliono difendersi da me, direi: «Vi prego, siate come quei soldati, i più giovani di quei soldati, che sono entrati per primi oltre i reticolati di un lager... E lì i loro occhi... Ah, vi prego, siate giovani come loro!» Ecco tutto. E, ora, divertitevi.

(Pasolini, Orgia - Prologo)





Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro


Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Simona Zecchi
Giovanna Caterina Salice

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