giovedì 4 gennaio 2018

La Roma di Pasolini - Prefazione di Simona Zecchi

"ERETICO  e  CORSARO"

LA ROMA DI PASOLINI 
(Dizionario urbano) 
Dario Pontuale
Nova Delphi 2017



La lunga strada fra memoria  ed eredità
Prefazione di Simona Zecchi


   Un  unico comun denominatore a unire linguaggio, cinematografia, giornalismo, letteratura e poesia. E' lo stradario di Dario Pontuale che sciama, come solo a Roma si può fare, tra le lettere dell'alfabeto per ripercorrere in modo nuovo la vita romana e le opere di Pier Paolo Pasolini. Ecco, se dovesse il lettore cercare una definizione per comprendere che lavoro ha davanti e gli mancasse quel lampo che lo proietti tra queste pagine, questo andare raminghi senza puntute indicazioni accademiche per i luoghi pasoliniani è la definizione che subito posso trasferirgli. Se poi un lettore non particolarmente avvezzo ai termini romano-letterari volesse sapere cosa vuole dire sciama, allora potrà prendere in mano questo libro e cominciare a sfogliarlo partendo da qualsiasi lettera dell'alfabeto o lemma che più gli aggrada. Oppure il lettore potrà soltanto selezionare una lettera a caso e da essa sostare in periferia oppure bighellonare al centro, o tra i palazzi di zone-limbo fra popolo e borghesia. Può a esempio decidere di avviarsi lungo Donna Olimpia e poi correre fulmineo come un bambino per quelli che una volta erano solo pratoni, marane e calcinacci mentre gli anni della speculazione edilizia li hanno trasformati nuovamente in qualcosa di tutto apparentemente uguale. Troverà, alzando lo sguardo sui balconcini sporti in avanti come i curiosi, i panni stesi delle borgate in pieno centro e l'odore di pizza da forno. Mentre a un incrocio fra Via Ozenam e Via di Donna Olimpia potrà capitargli di incontrare (ma senza saperlo) la malavita in persona o l'artigiano da tutti amato. A Roma puoi dunque abbracciare le strade a qualsiasi ora del giorno e della notte e sentirti al contempo ospite, padrone di casa o straniero.

   Scriveva Pietro Citati sul Corriere della Sera, all'indomani del ritrovamento del corpo martoriato di Pier Paolo Pasolini tra monnezza, sterpaglie sabbia e sangue all'Idroscalo di Ostia che accompagnando talvolta  lo scrittore per le strade della capitale per motivi di lavoro proprio in quelle occasioni, proprio allora, lui Citati, aveva appreso da Pasolini come la letteratura fosse figlia della precisione. Ecco cosa ci lascia Pasolini ancora a 42 anni di distanza dal suo addio. Ricorda infatti a un certo punto l'autore di queste pagine una spiegazione che Pasolini tentò di dare del suo metodo di lavoro in "Ragazzi di Vita" (il romanzo che lo consacrerà come autore ma che al contempo lo respingerà ferocemente fra critiche soprattutto da parte del PCI e cause giudiziarie) ai lettori di Vie Nuove nel 1977:


«Quando sono giunto al capitolo del Forlanini, ho dovuto documentarmi, perché in tutta la mia vita non avevo visto un ospedale se non per qualche visita. Ho parlato con due ex ricoverati – che sarebbero poi diventati due personaggi del romanzo –, ho parlato con uno dei medici (fratello di un uomo politico comunista mio amico), e ho parlato, infine, con alcuni malati anonimi. Cinque o sei giorni di lavoro. Tutto qui».[...]


*Simona Zecchi



NOTA D'AUTORE 
(DARIO PONTUALE)
L’ULTIMA COLONNA DI UN TEMPIO IN ROVINA



   L’ufficio anagrafico di Bologna registra il 5 marzo del 1922 la nascita di Pier Paolo Pasolini. Lo storico latino Varrone afferma che la città di Roma sia sorta il 21 aprile del 753 a. C. Pier Paolo Pasolini muore, per cause non del tutto accertate, a cinquantatrè anni. Roma resiste, per cause non del tutto accertate, da oltre duemila. Il poeta delle “ceneri” e l’Urbe, l’autore di “vita” e la sede dell’Impero, il regista degli “accattoni” e la dimora dei Papi sembrano abbiano poco da condividere, invece certi destini s’intrecciano quasi mai per caso. Il giovane friulano e la Città si incontrano il 28 gennaio del 1950, sui binari caotici della stazione Termini, durante il mite inverno dell’Anno Santo. L’intellettuale dissidente e la Capitale, si accomiatano in una notte autunnale tra il 1 e il 2 novembre del 1975, nel fango sanguinolento di un idroscalo, a pochi passi dalle antiche rive di Ostia. Venticinque anni, una specie di nozze d’argento terminate con un addio funesto, un quarto di secolo carico di viscerale empatia, nonostante alcuni screzi.

   Un lasso di tempo foriero di trasformazioni sociali e urbanistiche, economiche e politiche, storiche e culturali riguardanti non soltanto Roma, ma l’Italia intera. Son i decenni dopo la Guerra, il Fascismo, le macerie, il Piano Marshall, anni nei quali gli italiani scelgono la Repubblica, il vestito buono per la domenica in Chiesa, devotamente divisi tra Bianchi e Rossi. Un Paese rurale che, stanco di zappare, corre in città dove il lavoro appare sopportabile e i poveri possono scoprirsi ricchi, o se non altro, così promettono i portavoce del miracolo economico. Comincia la lunga stagione delle cambiali, salvacondotto essenziale per garantirsi: la Seicento, la Vespa, la lavatrice, il frullatore, la lucidatrice, il mangiadischi, la vacanza al mare. Le scarpe bucate, i pantaloni rattoppati perdono dignità, la miseria e la fame devono restare chiuse nelle pellicole di Rossellini, nei fotogrammi di De Sica, nelle scene di Visconti. Il Bel Paese dopo avere creduto, obbedito e combattuto, vuole ridere, sperare e guardare avanti; un precetto comprensibile se non nascondesse insidie pianificate. Gli italiani entrano nella società dei consumi così come sfilano tra gli scaffali dei nascenti supermercati, con imprudente candore passano dal mercato rionale, al mercato in scatola. Credono di compiere una scelta, senza accorgersi di essere loro stessi il prodotto di una scelta, di una volontà mossa da un Potere oscuro, che livella le esigenze, la lingua, i desideri, le ambizioni, insomma tendente al conformismo. Il Paese traboccante di realtà individuali, dialetti, gusti, abitudini; la povera Italia dei paesi arrampicati sulle montagne e sdraiati lungo le spiagge, si ritrova a cantare Canzonissima con le stesse facce, parole, intonazioni. Tutti seduti e ben composti davanti alla televisione, elettrodomestico pagato a colpi di cambiali, il nuovo focolare domestico, il più pericoloso comunicatore di massa, l’ipnosi capace di mutare il superfluo in necessario. [...] 

**Dario Pontuale

*Simona Zecchi giornalista d'inchiesta e autrice del libro "Pasolini Massacro di un Poeta. Collabora con quotidiani nazionali e siti, lavora per Euronews (Lione)

**Dario Pontuale (Roma, 1978) scrittore, saggista e studioso di letteratura otto-novecentesca. E' autore per Nutrimenti della biografia critica Il baule di Conrad tradotto in Francia



   Il 28 gennaio 1950  Pier Paolo Pasolini giunge a Roma e qui vivrà fino alla sua morte.Venticinque anni e nove mesi nei quali il rapporto tra la cittá, le sue periferie, i personaggi delle sue borgate e lo scrittore diventa strettissimo, questo mondo entra in romanzi, film,  poesie, abitudini , luoghi dell'intellettuale friulano. Un dizionario urbano, una mappa precisa, un alfabeto dettagliato che ordina nomi,  storie, legami,  volti. LA ROMA DI PASOLINI (Dizionario urbano),  una guida ragionata sulle tracce di Pier Paolo Pasolini, figlio elettivo di questa "stupenda e misera città".


Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro


Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Simona Zecchi
Giovanna Caterina Salice