domenica 29 luglio 2018

Il pensiero Pasoliniano la sua vita la sua lotta - di Mario Pozzi.

"ERETICO  e  CORSARO"



Il ritratto di Pasolini sulla copertina del libro è stato dipinto
dal pittore Victor Motko. Dissidente Russo arrestato a Mosca
nel 1976 perché protestava per i diritti umani, di religione 
 e d’espressione messo in manicomio psichiatrico e torturato
e costretto a lasciare la Russia che tanto amava. Fu uno dei
primi che con il suo sacrificio fece cadere il muro di Berlino
e a ridare a milioni di persone la libertà.
Ora desaparecidos


Il pensiero pasoliniano la sua vita la sua lotta.


Parlare di Pier Paolo Pasolini, della sua vita e della sua complessa opera letteraria, poetica e cinematografica è un’impresa colossale che riguarda la nostra epoca e il cambiamento da una società rurale quella dove nacque Pasolini in Friuli e la sua Casarsa “L’usignolo della chiesa cattolica”. E quella del dopoguerra, quella Romana e delle sue borgate anni 50 e 60 il mondo dell’Italia povera, contadina e sottoproletaria. L’età del pane, cioè consumatori dei beni necessari che rendeva povera e necessaria la vita. L’uomo immerso in se stesso e nel ciclo quotidiano del lento trascorrere delle stagioni che si rinnovavano una dietro l’altra dove la vita era un sogno ad occhi aperti e lì tutto si ripeteva nel suo lento trasformarsi nel ciclico nascere e morire. Con l’avvento degli anni 70 tutto cambiava, il nuovo potere edonistico consumistico affermandosi trasformava l’età del pane nell’età del consumo. Con il consumo si rendevano superflui i beni necessari e con essi si è resa superflua la vita. E in questa superfluità della vita che Pasolini scriverà 
“ in questo mondo mercificato come un giovane senza pietà e pudore e io non nascondo che in questo mio stato: non avrò mai pace.” 
Questa non trovata pace, questa visionaria esistenza della sua ultima parte delle vita che come una dannazione getterà il suo corpo nella lotta, non accettando il cambiamento antropologico d’un intera nazione. 
“La morte non sta nel non comunicare ma nel non essere compresi.” 
Pasolini era riuscito in quel periodo a comprarsi la torre di Chia che aveva
inmente da quando ci aveva girato “il vangelo secondo Matteo.” E aveva deciso di ritirarsi abbandonando il cinema e ritornando alla pittura. Aveva frequentato il corso di estetica e di arti figurative e la filologia romanza insegnata dal critico d’arte Roberto Longhi a Bologna quando era un pischello e frequentava il portico della morte dove comprava i libri usati, scriverà 
“bella e dolce Bologna! Vi ho passati sette anni, forse i più belli.” 
Ma la sua smania, la sua irrequietezza, la sua fame di corpi senza anima il suo essere tra l’inferno e il purgatorio è prevalso sulla sua vita monastica che è fatta di solitudine. L’Eden non è per l’uomo è solo una stato idealistico fuori dalla realtà della vita. Una volta realizzata Chia sarà come nel Decameron 
“perché realizzare un’opera quando è tanto bella pensarla.” 

Chia sarà un attimo d’un sogno come la “trilogia della vita.”Dove l’esigenza di rappresentare nel loro simbolo culminate il sesso era un’ esigenza primaria degli anni sessanta, giustificazioni storiche e ideologiche nella lotta democratica di esprimersi nella libertà sessuale. Con l’avvento della cultura di massa e la crisi antropologica iniziata negli anni settanta dove trionfava la sottocultura dei “mas media”, la rappresentazione degli organi sessuali era un ritorno in dietro a quel mondo arcaico dove viveva l’innocenza. Ora tutto è rovesciato la liberazione sessuale ed espressiva portata avanti dal potere sotto una falsa democratizzazione è stata superata e vanificata dal potere consumistico che ha concesso una falsa tolleranza “potere tollerante.” Anche la realtà dei corpi è stata violata, manipolata, manomessa dal potere consumistico: anzi tale violenza e stata la cosa più macroscopica della nuova epoca storica, “Salò”. Da abiura alla trilogia della vita. In questo contesto sociale, individuale e personale che Pasolini non ponendo adeguarsi al cambiamento di ciò che aveva vissuto fino agli anni sessanta farà come San Paolo la sua lotta contro il potere totalizzante. ( Empirismo eretico, lettere Luterane, scritti corsari.) Faccio questo preludio che ho nel cuore e nell’anima che non si può cancellare se non con la morte, il nulla eterno. La morte di mia figlia Maria. Pasolini 
“Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto. Perché lo considero come altri un omicidio legalizzato. Nei sogni e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini. Io vivo la mia vita felice prenatale la mia immersione nelle acque materna: so che là io ero esistente.” 
Già la donna era degradata a puro oggetto sessuale, con l’aborto atto criminale non ha nessuna giustificazione, sia morale, etica che avvilisce solo la donna. Non c’è atto più criminale che uccidere il proprio figlio anche se è in stato embrionale che è il principio della nostra esistenza, la negazione stessa della vita.

Questa vita legata alle acque materne che Pasolini sente in sé dove tutto era pace e silenzio, il silenzio cosmico nato dal big ben, l’esplosione atavica del nostro esistere. Qui nasce la frattura del mondo arcaico, millenario dove l’uomo considerava la natura divina e santa “Medea” quando il primo centauro parla a Giasone bambino prima che il secondo centauro, quello della ragione gli dice che sono vecchie storie che non hanno nulla a che vedere con il laicismo, “società contemporanea” dove tutto è pura mercificazione. Pilade una delle sei tragedie Pasoliniane dove Oreste prendendo il potere uccidendo la
madre Cliternesta aiutato dalla dea Atena, la dea della ragione trasformerà le Furie in Eumenidi distruggendo tutto il mondo arcaico e tribale per stabilire un mondo laico, democratico, logico e del raziocinio privo d’ogni contenuto e riferimento al sacro. Pilade: sorge il sole su questo corpo degradato e va nella città vecchia la cui nuova storia io non voglio conoscere. Per Pier Paolo la sacralità della vita era primaria e la riversava nella sua vita come riscontro che aveva vissuto nella sua adolescenza. Il dualismo Pasoliniano gli è costato la sua morte prematura. Non tanto perché analizzò una società che moriva e un’altra che nasceva senza alcun valore se non quello della mercificazione umana e l’idolatria della merce come scambio assoluto identificandosi in un unico Dio il denaro. Ma per un suo non adattamento della sua personalità ad accettare se stesso. Il riscontro si possono leggere le sue due opere: bestia da stile e Petrolio che diventano due diari sulla contraddizione della sua esistenza. In bestia da stile e la sua vita trasportata nella Cecoslovacchia di Jan Palach divisa in episodi. Ci lavorerà fino
alla fine della sua vita in continui rifacimenti. Dalla sua idilliaca Casarsa alla morte del fratello ucciso dai partigiani di Tito mentre lui viveva nella sua ossessione sessuale del primo albore e in questo sente un senso di colpa. Al recupero del rapporto con il padre che trasforma nella madre. Il padre “un vuoto nel cosmo” e la madre vista come una schiavitù. La speranza del partito comunista primaria purezza della idilliaca speranza disillusa con la tramutazione del mondo sottoproletario in piccolo borghese, vanificando le splendide raccolte di liriche “le ceneri di Gramsci e la religione del mio tempo.” Con Petrolio il suo sdoppiamento in una personalità e in centomila e l’ossessività del sesso portata all’esasperazione non trovando più quel dolce
immergersi nella vita e la pura sessualità di “ Atti imputi e Amado mio” ma in un avvilente rapporto come descrive su Petrolio che ha un rapporto sessuale con venti ragazzi in un desiderio senza limiti che lo porta all’anomia. Cioè alla mancanza di norme perché non avendo norme la società non esiste. E diventa un parossismo sessuale dove si vive quel limbo fuori dalla realtà. Nel finale di Petrolio c’è appunto il desiderio Pasoliniano di togliersi questa realtà che coincide con l’atto creativo e liberarsi di se stesso cioè anche morire. Abbandonato il manoscritto tornerà al paesello in Calabria e si getterà nel mare. Il ritorno all’indistinzione delle acque, le acque materne. Pasolini faceva frequenti sogni sulle acque prenatali come ritorno alle acque materne dove la sessualità purezza del liquido amniotico dove tutto era già disvelato nella forma arcaica dell’universo e nel mito del ventre materno dove tutto si è già compito prima di entrare nella realtà della vita con il recidere il cordone ombelicale. Ma questo desiderio di morte era puro stato idilliaco, scriverà: 

amo talmente la vita che non mi porterà nulla di buono. 
Andando al Porno – Teo – Colossal quando Epifanio il Magio, finito il suo viaggio e tornando nel vuoto del cosmo guardando la terra sempre più lontana dirà: il viaggio della cometa è stato un’illusione della vita, ma senza questa illusione non si sarebbe appreso il senso della realtà. Eppure tutte le comete come questa che ho seguito è una stronzata ma senza questa stronzata terra non ti avrei conosciuta. Questa complessità del pensiero Pasoliniano che qui abbiamo parzialmente descritto è intrinseca sia nella sua vita vissuta che con la sua opera letteraria o cinematografica che sono la stessa cosa, disvela in un itinerario che dalla forma lirica e puramente tragica ma umana che va “ dall’usignolo della chiesa cattolica, le ceneri di Gramsci, la religione del mi tempo. Dai romanzi una
vita violenta, ragazzi di vita ecc… Ai film accattone, la ricotta, il vangelo secondo Matteo, mamma Roma fino a Uccellacci e uccellini. I film poetici in bianco e nero nella realtà del sottoproletariato e delle borgate Romane, la realtà dell’età d’oro quella del Pane. Dove la vita bastava a se stessa. Poi si ammalò d’ulcera e stette per sei mesi a letto e qui riprese a studiare il pensiero Greco. Scriverà. Mi è venuta un’ulcera, guardandomi sono rinato regredendo e ho percorso l’intera peccaminosa gioventù. Nessuno potrà avere mai comprensione per la mia convalescenza e la conseguente ricaduta. In cui ho scritto sei tragedie. Rinascevo e come si può dire regredivo. Meglio di così non poteva andare. Le sei tragedie sono: ( Pilade – affabulazione - Orgia – Calderon - Rosaura - Bestia da stile). Da qui il pensiero
Pasoliniano verso la società dove viveva cambierà totalmente dagli anni 40 ai 60 che aveva vissuto restando fedele in se stesso al “sogno d’una cosa” alla miticità del sogno rurale e contadino e all’arcaismo della meglio gioventù. Con i Film “Teorema e Porcile” inizia ad analizzare il cambiamento antropologico di questa società. In Teorema dove un giovane che interpreta Rimbaud che tramite la sessualità viene a sconvolgere un famiglia della ricca borghesia Milanese. Facendogli prendere coscienza attraverso il rapporto sessuale che il giovane avrà con tutta la famiglia compresa la serva il vuoto della loro vita. Quando se ne andrà il padre donerà la fabbrica agli operari e andrà a gridare nel deserto la sua disperazione sterile (Munch). Il figlio scoprirà al sua omosessualità anch’essa priva di senso perché priva di valori. La sorella andrà in catalessi quando gli crollerà il mito del padre e l ‘abbandono
dello sconosciuto che la lascerà alla sua solitudine. La madre priva di ogni valore famigliare se quello borghese mercificherà il suo corpo con dei ragazzi raccolti per strada. La serva tornerà alla sua cascina e sarà sepolta dopo un’ascesi mangiando ortica e prima di essere sepolta dicendo che rinascerà. La figura di ricetto è la più ingenua, l’allegria e la gioia della vita che Posolini ha sempre adoperato fino al saggio pedagogo su Gennariello. Porcile e diviso in due fasi il testo teatrale e quello dell’Etna dove dei barbari uccidono e mangiano carne umana. Porcile è la rappresentazione del vecchio potere che viene trasformato nel nuovo potere. Potere “edonistico consumistico” e per raggiungere questa trasformazione adopera i figli obbedienti quelli “ del sessantotto che andranno a pisciare sul muro di Berlino.” Il figlio che non è né ubbidiente né disubbidiente e perciò non può essere adoperato dal potere nascente si farà mangiare dai porci. La sequenza del deserto è arcaica e religiosa i barbari vengono presi dal potere
religioso e condannati ad essere mangiati dai cani. Il protagonista esclamerà! Ho ucciso mio padre, mangiato carne umana e tremo di gioia. Le due figure sia Julian che il barbaro sono Pasolini. In Julian analizza il cambiamento della società e non accettandola si farà mangiare dai porci. Nel barbaro quando dice ho ucciso mio padre, mangiato carne umana e tremo di gioia Pasolini si riferisce a se stesso, lui barbaro uccidendo il padre abbandonandolo quando fuggì da Casarsa e lo abbandonò malato di cirrosi e manie paranoide con il vecchio pastrano militare accanto ad una vecchia stufa. E gli creerà quel vuoto nel cosmo. Ho mangiato carne umana, perché Pasolini aveva bisogno di corpi senza anima, cioè la carnalità dei corpi dei ragazzi e tutto questo lo fa tramare di gioia. “Salò e le centoventi giornate di sodoma”. Il nuovo potere si era consolidato e l’uomo e divenuto una merce di scambio con cui ci si può fare tutto tramite il consumo, il consumo prodotto dalla società totalizzate, omologante dove tutti i valori del passato sono stati cancellati. Rimane solo la mercificazione dell’uomo come mezzo di consumo per rendere i pochi ricchi sempre più ricchi e i milioni di poveri sempre più poveri.

 “Non è importante come si muore ma come si vive.” 
 Se nella tragedia il mito superava la storia nel mondo contemporaneo è la non storia che ha superato il mito.

anno domini 2018.

Sito internet :  http://www.poeti-poesia.it/SitiCommunity2/MarioPozzi/Mario_Pozzi.htm



    Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro

    Curatore, Bruno Esposito

    Collaboratori:
    Alessandro Barbato
    Maria Vittoria Chiarelli
    Simona Zecchi
    Giovanna Caterina Salice