mercoledì 2 gennaio 2019

IL SIMBOLO PANAGULIS - L'intervento di Pier Paolo Pasolini alla manifestazione di solidarietà col patriota greco

"ERETICO e CORSARO"

L'Unità / giovedì 29 giugno 1972 


L'intervento di Pier Paolo Pasolini alla manifestazione di solidarietà col patriota greco 
IL SIMBOLO PANAGULIS 
L'Unità / giovedì 29 giugno 1972 

Nella sua azione estrema e nel suo martirio si esaltano i valori dell'antifascismo e della Resistenza - Corresponsabili dei colonnelli sono coloro che detengono il potere nel mondo capitalistico.

Pubblichiamo il testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini ha pronunciato venerdì 23 giugno durante la manifestazione unitaria che si è tenuta a Roma in solidarietà con gli antifascisti greci e per la presentazione delle * Poesie dal carcere » di Alessandro Panagulis. 

Un italiano è in grado di comprendere un uomo come Panagulis? Dico «italiano» in senso attuale, riferendomi a quello che dovrebbe essere l'italiano tipico proprio di questi anni; l'italiano che vive l'esperienza di una nuova forma di società 'borghese. del consumo, dell'informazione di massa, del neo-illuminismo morale e culturale, ecc (comprendendo nel quadro anche l'opposizione «estremistica» a tutto questo, l'esperienza cioè della negazione totale, vissuta empiricamente e ideologicamente. se non ancora razionalmente) E' chiaro che questo italiano tipico — la cui tipicità è una media tra due esperienze così antitetiche come l'esperienza dell'integrazione nel mondo neo-borghese e l'esperienza della negazione estremistica di esso 
— è un italiano giovane - 
E allora accomodiamo la domanda: può un italiano giovane comprendere un uomo come Panagulis?

 Anche Panagulis è giovane: ma egli non ha esistenzialmente vissuto le stesse forme di vita di un coetaneo italiano. primo, perchè la Grecia non è ancora giunta alla soglia dell'industrializzazione totale e quindi del nuovo tipo di vita nella nuova borghesia, secondo, perchè, proprio nel momento — almeno come esperienza indiretta e intellettuale — in cui Panagulis poteva conoscere una simile forma nuova di vita, egli è stato chiuso in prigione, segregato, torturato. 
Dunque un giovane Italia non può mai comprendere l'azione di Panagulis. nella sua storicità reale, mentre Panagulis — se potesse vivere ed avere esperienze — forse mai comprenderebbe i motivi per cui la storicità reale della sua azione si presenta come diacronica rispetto a quella di un giovane italiano rivoluzionario come lui. 
Non c'è dubbio che l'azione di Panagulis è «estrema»: anzi essa è estrema nel modo più assoluto e perfetto; è estrema fino alla «tragedia», se egli sopporta in carcere l'insopportabile, ma rifiuta di chiedere grazia per la sua vita o per il suo corpo, e non cede neanche un istante dal suo disperato rigore. L'azione di Panagulis è «estrema », ma non «estremistica ». Da qui nasce l'incomprensione — non letta, non pronunciata, e forse neppure cosciente — per il giovane rivoluzionario greco da parte di un giovane rivoluzionario italiano. Questo lo dico per bisogno di verità, anche se questa verità aggiunge un nuovo senso tragico alla tragedia vissuta da Panagulis. 
Anzi, è proprio questo il punto: e nell'affrontare questo problema consiste il mio contributo alla assemblea che si è riunita qui a lottare per la libertà di Panagulis. 
La situazione della Grecia è arretrata e in certo modo — rispetto alla storicità degli altri paesi capitalistici — preistorica essa quindi non può che attribuire oggettivamente uno stato di arretratezza a tutto ciò che essa esprime: potere politico e opposizione al potere politico. Per esempio, la poesia di Panagulis — come espressione di un intellettuale che ha cominciato a usare la poesia (ma come un'arma, una forma di lotta) solo in subordinazione alla sua azione politica — e rispetto alla poesia che si scrive contemporaneamente ad essa, oggi, in Italia, o in Francia o negli altri paesi capitalisti, relativamente arretrata. I testi su cui essa si è formata sono da una parte i testi della grande letteratura di tradizione sia classica che recente, dall'altra i testi dei più alti poeti impegnati degli Anni Cinquanta. 
La situazione economica e sociale «ritardata» della Grecia (per non parlare del potere politico addirittura medioevale) implica un'opposizione a sua volta « ritardata ». e una «ritardata» ideologia di tale opposizione. 
Ora è questo il problema: un simile «ritardo» oggettivo della lotta — che fa di Panagulis un eroe perfettamente simile a un eroe della classicità che lottava in nome della libertà contro la tirannia — è un «ritardo» anche al di fuori del contesto greco, e quindi una diacronia nella lotta di classe, che comprende la Grecia nel mondo che si batte per la libertà e il socialismo nel momento più attuale e reale della storia? 
La mia idea è questa: il problema che ho qui posto in altro modo non si risolve se non annullandolo; considerandolo cioè un falso problema. un problema posto perchè imposto da una situazione politica particolare, in un clima esso sì particolaristico fino a una gergalità deformante. 
Non è Panagulis che vive un'esperienza politica parziale perchè ritardata, ma sono coloro che non riescono a vedere la sua figura come una figura assolutamente esemplare e attuale. che vivono un'esperienza parziale perchè falsamente avanzata. 
La deformazione ottica sulla storia dovuta al vivere in un paese capitalistico che solo da pochi anni si può, in certo modo, definire «avanzato». è dovuta proprio al fatto che chi esercita un'opposizione estremistica, è determinato nei suoi giudizi e nei suoi atteggiamenti morali proprio da quel mondo del potere a cui si oppone. Come le forme « ritardate » dell'opposizione greca sono coerenti e omologhe con il tipo di potere greco, cosi le forme « avanzate » dell'opposizione italiana sono coerenti e omologhe con il potere italiano. come le prime tendono a una certa semplificazione ideologica (dovuta all'esigenza dell'azione) così le seconde tendono a una certa degenerazione ideologica (dovuta al mito dell'azione). 
Panagulis non è ai margini ma è al centro di quella che è oggi la lotta di classe intesa ortodossamente come storia. Egli in quanto uomo è proprio quell'uomo che la rivoluzione ha come fine, paradossalmente, di conservare l'uomo anteriore della civiltà borghese, l'uomo come espressione di un mondo razionale popolare nel senso che Gramsci ha dato a queste parole, l'uomo che rappresenta il modello dell'umanità contadina e operaia. I valori che lo determinano sono cioè radicati nel nostro passato migliore. sia pure se idealizzalo: gli ultimi di questi valori — quelli dell'antifascismo e della Resistenza — trovano in lui l'esaltazione più rigorosa, e pura, poiché ogni conformismo e ogni retorica possibili sono bruciati dalla sua azione Inoltre, al fascismo tradizionale a cui egli si oppone — lasciandosi martoriare con tale lucido coraggio — si aggiunge il neofascismo, che non è un fenomeno greco, ma riguarda l'intero mondo capitalistico più avanzato: per cui non sono solo i colonnelli greci che tengono Panagulis in prigione e ferocemente lo martirizzano, ma corresponsabili coi colonnelli sono tutti coloro che detengono il potere nel mondo capitalistico.
 In terzo luogo, Panagulis si colloca idealmente proprio nel momento storico in cui mondo «avanzato» e mondo in «via di sviluppo o «sottosviluppato» si incontrano: e la diacronia che esiste oggettivamente tra essi viene a essere altrettanto oggettivamente superata da una sostanziale sincronicità  Panagulis diviene così un simbolo intorno a cui è possibile pensar di ricostruire un Fronte di Liberazione. che. privo di nostalgie per quello eroico degli Anni Quaranta, si presenti come la forma più storicamente attuale di lotta. 
E' ingiusto paragonare tra loro uomini che danno la loro libertà e la loro vita per il loro popolo, ma tra tutti gli uomini che l'hanno fatto o lo fanno. Panagulis è certo di quelli che suscitano in noi il più grande e incondizionato amore. Tuttavia più ancora che come uomo è come realtà storica che egli ci importa: la sua prigionia e il suo martirio arrestano il mondo; e sono il segno del suo arresto. Finché Panagulis resterà in prigione e sarà martirizzato. Il mondo non potrà avanzare. 
Pier Paolo Pasolini
(trascrizione dal cartaceo curata da Bruno Esposito

L'Unità / giovedì 29 giugno 1972

Pier Paolo Pasolini, Eretico e Corsaro


Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Simona Zecchi
Giovanna Caterina Salice