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lunedì 29 giugno 2020

Pasolini, "progetti per il 1957" - L'Unità, martedi 1 gennaio 1957

"ERETICO e CORSARO"

L'Unità, martedi 1 gennaio 1957


Pasolini, Progetti per il 1957

L'Unità, martedi 1 gennaio 1957
pagina 4

( Trascrizione curata da Bruno Esposito ) 

L'Unità,
martedi 1 gennaio 1957

L'augurio che faccio a me stesso per il "57" è quello di lavorare. Ho un piano molto vasto per cui certo un anno non basterà: è un piano biennale, insomma, non annuale.

Prima di tutto vorrei almeno finire la prima stesura del romanzo che è il seguito e il compimento di << Ragazzi di vita >>, e che si intitola << Una vita violenta >>:  la storia di un ragazzo molto bello e non sano e per questo non privo di un mondo interiore, di un disperato e confuso bisogno di esistere anche moralmente.

Vorrei poi finire entro primavera un libro di versi, che si intitola << Le ceneri di Gramsci >> , ed è composto da una dozzina di poemetti, di cui tre ancora molto incompleti.

Vorrei anche continuare il lavoro critico, specialmente quello che si concreta nel lavoro redazionale della rivista << Officina >>. Ma ho in mente anche un'antologia romanze minori ...(?), provenzale e catalana.

Naturalmente dovrò anche lavorare per vivere: il mio secondo mestiere, per ora, è quello dello sceneggiatore. Mi auguro quindi che la crisi del cinema italiano si risolve, o meglio che che si risolvano tutte le crisi: se è poi possibile vivere al di fuori di uno stato di crisi. 
E io non lo credo. Ma lo spero.

Pier Paolo Pasolini

L'Unità, martedi 1 gennaio 1957



Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi

domenica 28 giugno 2020

Comizi d'amore - Interrogazione parlamentare del 10 maggio 1966, contro Comizi d'amore, di Pier Paolo Pasolini

"ERETICO e CORSARO"


Comizi d'amore
Interrogazione parlamentare del 10 maggio 1966

 contro Comizi d'amore, 
di Pier Paolo Pasolini

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)



PRESIDENTE. 
Le due seguenti interrogazioni dell'onorevole Greggi, dirette la prima al ministro del turismo e dello spettacolo e la seconda ai ministri del turismo e dello spettacolo e dell'interno, trattando argomenti simili, saranno svolte congiuntamente :
« 'per sapere se sia stato escluso dai contributi statali e se sia vietato ai minori il film Comizi d'amore. L'interrogante chiede anche di sapere se film come quello sopra, citato, che dalla stessa critica cinematografica ha avuto qualificazioni largamente negative ( e valga per tutte una citazione per la quale il film è una povera cosa, perciò una cosa inutile. Come ha potuto arrivare fino al pubblico delle normali sale cinematografiche? Incoscienza, sfida o dispetto?) soprattutto ora, con la nuova legge del cinema, che dal competente ministro e dai relatori favorevoli è stata presentata come una legge di rinnovamento culturale e di progresso morale, non dovrebbero essere riguardati e giudicati con molta severità dagli organi statali competenti per la concessione dei vari benefici di legge » '(3146) ;

« per avere notizie circa il gravissimo episodio verificatosi in Roma (suscitando reazioni di una parte notevolissima dell'opinione pubblica) della rappresentazione al Teatro stabile di quella città di un'opera unanimemente ritenuta dalla critica come di scarsissimo valore artistico (e invece di notevole immoralità), contenente, anche, scene e battute di carattere propriamente blasfemo . L'interrogante gradirebbe conoscere: 
1) se almeno la rappresentazione sia stata vietata ai minori di anni 18; 
2) in quale modo possa conciliarsi il carattere e il finanziamento pubblico con rappresentazioni che dovrebbero elevare il livello culturale del popolo, e che' invece risultano non soltanto da vietare ai minori ma anche offensive degli adulti; 
3) per quali ragioni le autorità di pubblica sicurezza non ritengano di dover intervenire nel caso di rappresentazioni contenenti battute e scene di carattere propriamente blasfemo; 
4) quale intervento il Governo intenda effettuare per garantire che iniziative teatrali, finanziate con denaro pubblico, rispondano effettivamente e rigorosamente a finalità di " sviluppo culturale, artistico, spirituale e civile ", anche al fine di non veder ripetere nel settore teatrale , e addirittura nel settore del teatro " pubblico ", la vergognosa esperienza della dilagante immoralità, volgarità e idiozia di tanta
parte del cinema italiano di oggi » (3535).

L'onorevole sottosegretario 'di 'Stato per turismo e lo spettacolo ha facoltà di rispondere.

SARTI
Sottosegretario di Stato per il turismo e lo spettacolo: 

Circa la prima interrogazione preciso all'onorevole Greggi che la visione del film Comizi d'amore è stata vietata ai minori di anni 18, su conforme parere della competente commissione di revisione cinematografica, parere che - come l'onorevole Greggi ben sa, è vincolante per l'amministrazione, ai sensi della legge 21 aprile 1962, n. 161, sulla revisione dei film e dei lavori teatrali. Il nulla osta per la proiezione in pubblico del suddetto film con la condizione, appunto, del divieto di visione ai minori degli anni 18, è stato rilasciato con decreto ministeriale n. 42787 del 18 aprile 1964 .

Il film è stato effettivamente ammesso alle provvidenze statali, in base, però, alle norme vigenti fino al 31 dicembre 1964, vale a dire anteriormente alla emanazione della nuova legge sulla cinematografia, che, come è noto, porta la data del 4 novembre 1965, n. 1213, ed è stato ammesso su conforme parere del comitato di esperti che era allora competente.
Al riguardo è ancora da rilevare che le norme vigenti fino al 31 dicembre 1964 prevedevano esclusione dei film nazionali a lungometraggio dalla programmazione e dalle connesse provvidenze statali esclusivamente nel caso che risultassero sforniti dei « requisiti minimi di idoneità tecnica artistica », secondo l'articolo 19 della legge 31 luglio 1956, n. 897, modificato dall'articolo 4 della legge 22 dicembre 1960, n. 1565. Come è altresì noto all'onorevole Greggi, la nuova legge sulla cinematografia all'articolo 5 richiede invece, per l'ammissione e la programmazione obbligatoria dei film nazionali a lungometraggio, la sussistenza di maggiori requisiti al fine di mantenere la produzione cinematografica nazionale ad un elevato livello qualitativo.

Circa la seconda interrogazione, ...
...

PRESIDENTE. 
L'onorevole Greggi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto.

GREGGI. 
Ringrazio innanzitutto l'onorevole sottosegretario per avermi dato risposte così dettagliate . Quanto alla prima, riguardante il film Comizi d'amore, vorrei anzitutto dichiarare (una condizione strana per me in materia) che non ho visto il film; e non l'ho visto per la semplice ragione che, dopo aver letto le critiche alla pellicola e dopo la proiezione avvenuta in una piccola città italiana, mi ripromettevo di vederlo quando fosse arrivato in prima o in seconda visione in una grande città: a Roma. Ho atteso qualche tempo il film del 1964, perché esso non era neanche comparso nelle prime visioni delle grandi città. Questa mi pare la conferma più chiara dell'assoluta nullità tecnico-artistica del film. Sono lieto pertanto di sentire che esso, col suo titolo e con la sua pochezza tecnica (evidentemente dev'essere un film assolutamente negativo e direi anche degradante per lo spettatore), sia stato per lo meno evitato ai minori dei 18 anni .
Vorrei fare qualche osservazione sull'ammissione ai benefici dello Stato, giacché siamo qui in presenza di questa situazione assurda: c'è un film che i produttori non ritengono nemmeno di poter presentare ai pubblici, d'una certa maggiore cultura o capacità critica, delle grandi città; c'è un film che la stampa definisce « una cosa inutile » e per cui si domanda: « Come ha potuto arrivare fino al pubblico delle normali sale cinematografiche? », aggiungendo: « Incoscienza, sfida o dispetto? » . Questa è la critica; questi sono i produttori che non affrontano il pubblico normale, cioè quello delle prime visioni nelle grandi città. In queste condizioni a me pare che sarebbe stato opportuno, anche in base alla vecchia legge, forse, negare il contributo a questo film, perché è evidente che film come questo riescono ad essere prodotti e a sopravvivere unicamente grazie agli ampi benefici di legge .
Mi pare che lo Stato a questo punto non dovrebbe prestarsi ad assolvere a certe funzioni che son ben lungi dall'essere funzioni di elevazione tecnica, di stimolo ai valori estetici .
Comunque, ripeto, ringrazio l'onorevole rappresentante del Governo per la risposta e mi auguro che con la nuova legge, che fa riferimento ad altri criteri di esclusione, film di questo genere possano essere esclusi. Desidero però ribadire il concetto che film di questo genere dovrebbero essere comunque esclusi a prescindere dal loro contenuto morale o sociale ed unicamente, a causa della loro nullità artistica.

Per quanto riguarda quella commedia rappresentata dal Teatro stabile di Roma...
... 

PRESIDENTE. 
E' così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine de l
giorno.





Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi

sabato 27 giugno 2020

Pasolini, lettera in versi a Nenni - Versi pubblicati il 31 dicembre 1961, su "L'Avanti".

"ERETICO e CORSARO"

"L'Avanti" domenica 31 dicembre 1961


Pasolini, lettera in versi a Nenni

Versi pubblicati su "L'Avanti"
domenica 31 dicembre 1961, pag. 8

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)

Lettera 1961

Cari amici dell'<<Avanti>>, ho scritto questi versi proprio un anno fa in questi giorni. Li ho tenuti, come si dice, nel cassetto, perchè me ne vergognavo: sono stati buttati giù cosi, in una mattina, appunto. Come tanti altri che poi non pubblico. Ma la vergogna non era solo estetica, era anche morale. 
Avevo paura che questa <<lettera a Nenni>>  suonasse come una rinuncia a certe mie posizioni estreme, le uniche in cui posso vivere. 
E infatti, alla base dell'ispirazione di questi versi, c'era un profondo scoraggiamento, non lo nego. 
Ma adesso penso che in fondo ho il diritto, di scoraggiarmi, dopotutto: ci saranno anche delle ragioni obiettive - oltre che personali - in uno scoraggiamento politico. 
L'importante è che lo scoraggiamento duri lo spazio di una poesia... 
E, inoltre, il <<problema>> di cui si parla in questi versi è tornato di estrema attualità, è il problema essenziale della nostra nuova stagione storica: e - questo è ciò che mi importa annotare - _ la sua soluzione (il centro-sinistra) che un anno fa mi pareva dettata - in me, per mie ragioni personali - dallo scoraggiamento, mi pare invece ora difendibile sul piano razionale e politico. 
E' passato solo un anno e questa <<lettera senza scopo>>, ha trovato il suo scopo. 
(Quanto poi alla <<vergogna estetica>> ho provveduto, in sia pur minima parte, con un po di lima. Naturalmente - è inutile che lo dica - è chiaro che questi versi vogliono essere di auguri a voi, amici del PSI, per il nuovo anno).

Pier Paolo Pasolini 



NENNI
(1960)

Era il pieno dell'estate, quell'estate
dell'anno bisestile, così triste
per la nazione in cui sopravviviamo.
Un governo fascista era caduto, e dappertutto
c'era, se non quell'aria nuova, quella nuova
luce che colorò genti, città, campagne,
il venticinque Luglio - una sia pur incerta
luce, che dava al cuore un'allegrezza
eccezionale, il senso di una festa.
E io come il "naufrago che guata" (scrivo
a un uomo che certo mi concede il cedere
a delle citazioni dannunziane…)
felice d'aver salvato la pelle - bisestile
doppiamente per me, è stato l'anno -
ho avuto, per un attimo, dentro, il senso
d'un "poema a Fanfani": e non soltanto
per solidale antifascismo e gratitudine,
ma per un contributo, anche se ideale,
di letterato: un "appoggio morale", com'è
uso dire. Fu l'idea di un mattino
bruciato dal sole di quell'estate
che qualcuno aveva maledetto, e il cui biancore
faceva dell'Italia ricca - che ronzava
in lidi popolari e in grandi alberghi,
nelle strade delle Olimpiadi incombenti -
l'imitazione d'una civiltà sepolta.

E poi, ero ridotto a una sola ferita:
se ancora ero in grado di resistere,
lo dovevo a una forza prenatale, ai nonni
o paterni o materni, non so, a una natura
radicata ormai in un'altra società.
Eppure, in quel mio slancio, mezzo
pazzo e mezzo troppo razionale,
c'era una necessità reale: lo vedo
meglio ora, che la collaborazione
è un problema politico: e Lei lo pone.
Dal quarantotto siamo all'opposizione:
dodici anni di una vita: da Lei
tutta dedicata a questa lotta - da me,
in gran parte, seppure in privato
(quanti interni terrori, quante furie).
Con che amore io vedo Lei, acerbo,
gli occhiali e il basco d'intellettuale,
e quella faccia casalinga e romagnola,
in fotografie, che, a volerle allineare,
farebbero la più vera storia d'Italia, la sola.
Io ero ancora in fascie, e poi bambino,
e poi adolescente antifascista per estetica
rivolta… Timidamente La seguivo
d'una generazione: e L'ho vista trionfare
con Parri, con Togliatti, nei grandiosi,
dolenti, picareschi giorni del Dopoguerra.
Poi è ricominciata: e questa volta
abbiamo, sia pur lontani, ricominciato insieme.
Dodici anni, è, in fondo, tutta la mia vita.
Io mi chiedo: è possibile passare una vita
sempre a negare, sempre a lottare, sempre
fuori dalla nazione, che vive, intanto,
ed esclude da sé, dalle feste, dalle tregue,
dalle stagioni, chi le si pone contro?
Essere cittadini, ma non cittadini,
essere presenti ma non presenti,
essere furenti in ogni lieta occasione,
essere testimoni solamente del male,
essere nemici dei vicini, essere odiati
d'odio da chi odiamo per amore,
essere in un continuo, ossessionato esilio
pur vivendo in cuore alla nazione?
E poi, se noi non lottiamo per noi,
ma per la vita di milioni di uomini,
possiamo assistere impotenti a una fatale
inattuazione, al dilagare tra loro
della corruzione, dell'omissione, del cinismo?
Per voler veder sparire questo stato
di metastorica ingiustizia, assisteremo
al suo riassestarsi sotto i nostri occhi?
Se non possiamo realizzare tutto, non sarà
giusto accontentarsi a realizzare poco?
La lotta senza vittoria inaridisce.


(Una lettera, di solito, ha uno scopo.
Questa che io Le scrivo non ne ha.
Chiude con tre interrogativi ed una clausola.
Ma se fosse qui confermata la necessità
di qualche ambiguità della Sua lotta,
la sua complicazione ed il suo rischio,
sarei contento di avergliela scritta.
Senza ombre la vittoria non dà luce.

Pier Paolo Pasolini







Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi

mercoledì 24 giugno 2020

Pier Paolo Pasolini: Er morto puzzerà tutta la settimana - L'Unità, lunedi 28 ottobre 1957

"ERETICO e CORSARO"


Pier Paolo Pasolini: 
Er morto puzzerà tutta la settimana

L'Unità, lunedi 28 ottobre 1957

(Trascrizione dal cartaceo, curata da Bruno Esposito)



Romanista non sono, e neanche laziale. << So der Bologna >>.
Lascio immaginare l'animo con cui scrivo queste righe. Penso ai tifosi bolognesi, miei correligionari. La cosa è tragica: lo vedo qui, nelle. facce dei laziali. Tutti Maramaldi i romanisti, tutti Ferrucci i laziali. Non si può non avere simpatia per i vinti: i vittoriosi me lo concederanno...
Lo spettacolo il solito. I colori più belli erano quelli di Rama: I'azzurro del cielo di ottobre, e il verde dei pini in frotta sulle pendici classiche.
Perchè  quanto allo sport niente azzurro, niente bianco, niente rosso e niente giallo.
Motto grigio, invece, il grigio delta noia, della paura, dell'incertezza. Bah. Come sempre!
Questi giovanotti che giocano ogni domenica sono bombardati da traumi di ogni genere: razionalistici da parte dei critici, passionali da parte della folla, un misto (tanto per poter tirare avanti) da parte degli allenatori. Comunque domenica per domenica vanno II sul campo a dimostrare che il gioco e comechessia, un concetto.
Un concetto umano, storico, terrestre: esposto quindi a ogni rischio e a ogni negazione e, naturalmente, agli improvvisi empiti « inventivi » (com'è stato oggi per l'ultimo quarto d'ora della Roma). II contrario del tifo, che è invece una astrazione, una costellazione fissa, un dogma. Io, per conto mio, sopporto con gran pena il tifo di tipo, diciamo, napoletana, ( s'intende che tutti gli italiani sono un po' napoletani: bolognesi compresi). Per dirla con Benedetto Croce, il tipo e uno  << pseudo-concetto >>. Fonte. quindi di errori, aberrazioni e angosce.
Avete mai osservato le figure delle rèclames? Non so, per esempio, un tipo che corro a tutta velocità (cosi da avere almeno il fiatone) con le sole gambe, mentre la faccia se ne va per conto suo, illuminata dal sorriso radioso dovuto alla coscienza della bontà di un lucido da scarpe. Il tifoso di tipo, diciamo, napoletano, è un poco cosi: sa, è illuminato, beato lui, da una specie di
grazia. A nulla valgano i ragionamenti, e tanto meno le dimostrazioni e le esperienze di ogni domenica davanti al gioco reale.
Egli ha una porzione di cervello (la principale) staccata dal resto; e capace, sotto quell'illuminazione carismatica, di un solo, lisso, immutabile pensiero. Tutto ciò che e fisso e precostituito genera immobilità: genera cioè la maschera, la << macchietta >>. II che umilia l'uomo. lo ho pena quando vedo tifosi, appunto, in maschera, con ciucciarelli, ecc.
Nulla e più angoscioso della aspirazione << panem et circenses >>: pensate a Lauro...
Per fortuna a Roma, i tifosi di questo tipo non sono molto numerosi: le uniche << maschere >> che si vedono in giro, praticamante, sono dei giovincelli con in testa il cappello di carta giallo - rossa o bianco - azzurra, le camicie fuori dai calzoni, la faccetta malandrina particolarmente accesa, e, qualche volta, una bandiera della << squadra del cuore >>. Poi cantano una cantilena molto infantile: << Li avemo imbottigliati, ooh, oh, ooh, oh. E nun ce vonno sta! >>.
Fatto sta che Roma è veramente una grande città: la identificazione del tifoso con la squadra non sublima sentimenti ristretti, provinciali e municipali. E poi nel romano c'è sempre quella dose di scetticismo e distacco che lo preservano sempre dal ridicolo.
Nella propria squadra egli non esalta glorie cittadine, meriti sportivi e altre cose noiose di questo genere: egli esalta la propria << dritteria >>. E un << dritto >> è un << dritto >>.
Tutto questo per quel che riguarda il tifoso popolare: per quel che. riguarda il tifoso borghese... beh è un altro discorso. Riaffiora la provincia. Sono però commoventi, in questo senso, gli immigrati da poco: il loro amore per la Roma strappa le lacrime. L'amano disperatamente, e gridano poco: ingoiano dolori c macinano gioie in silenzio. E non dimenticano facilmente.
II contrario dei romani, specie giovani, che hanno sempre la parola pronta che definisce subito l'idea e, con questa, la supera. Ciò che più fa soffrire o gioire il romano alla sconfitta o alla vittoria della sua squadra è l'idea dei discorsi che dovrà fare al bar o dal barbiere. Certo! Un << dritto >> può forse perdere? E se vince, può forse non fare dell'ironia - magnanima - sui vinti?
Guardate il << Mozzone >>, per esempio, che avendo visto annunciato sull' << Unità >> questo mio articolo, mi ha subito telefonato, da Torpignattara: << A Pà,  nun tazzardà a di male de la Rorna, eh! >>. Poi l'ho visto, coi suoi umici, er << Patata >> e << Giancarlo >>, sotto l'obelisco di Mussolini: già passione e gioa erano scontate. Egli ha definito e sistemato subito tutto con due parole, non appena
fummo in vista di San Pietro: « Scrivi nell'articolo — ha detto — che er morto ancora puzzava, come semo usciti dallo stadio. E puzzerà tutta la settimana >>.

PIER PAOLO PASOLINI

(Trascrizione dal cartaceo, curata da Bruno Esposito)



Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi

Pasolini sulla morte di Togliatti - L'Unità, 22 agosto 1964 - pag. 9

"ERETICO e CORSARO"

L'Unità, 22 agosto 1964


Pasolini sulla morte di Togliatti



Aggiungi didascalia
Intellettuali," direttori di giornali, esponenti della cultura, dell'arte, del cinema hanno espresso ieri con larga, commossa partecipazione i loro sentimenti nei confronti della personalità politica e culturale del compagno Togliatti. Telefonate, dichiarazioni, e messaggi sono cominciati a pervenire subito dopo il primo drammatico annuncio della scomparsa di Togliatti. Diamo un primo elenco di queste importanti testimonianze del prestigio che il compagno Togliatti aveva negli ambiti culturali, anche in quelli non strettamente legati al partito comunista o al movimento operaio.

 Il 21 agosto, muore Palmiro Togliatti e il 22 agosto, sulle pagine dell'Unità, Pasolini scrive:

 Non posso veramente dire in poche parole
quello che significa per me la morte di Togliatti. Vuol dire la fine e il principio di un'epoca, la conferma e la delusione di una ideologia, la nostalgia e la stanchezza del passato, la riscoperta e là noia del futuro, la dimostrazione di ciò che non importa dimostrare. 
Se n'è andato dopo aver sempre vinto e non avere mai vinto: amaramente, in fondo, benché con, l'idea cosi radicata del giusto e del bene che può avere solo un trionfatore. E amaramente gli diciamo addio, noi destinati a un'epoca che forse nessuno più di lui avrebbe potuto razionalmente dominare.

L'Unità, 22 agosto 1964 - pag. 9
(Trascrizione dell'art., 
curata da Bruno Esposito)

22 agosto 1964 - pagina 9

Il testo che segue, è tratto da: 

Pasolini su Pasolini
Conversazioni con Jon Halliday
 Uccellacci e uccellini


H. – Ma prenda la morte di Togliatti, ad esempio, che ha una grossa parte nel film: non ha segnato un grosso cambiamento nella vita italiana, per quanto mi è dato capire.

   P. – No, di per sé no, ma è stata il simbolo di un cambiamento. Un’epoca storica, l’epoca della Resistenza, delle grandi speranze nel comunismo, della lotta di classe, è finita. Quello che abbiamo adesso è il boom economico, lo stato del benessere, e l’industrializzazione, che usa il Sud come riserva di manodopera a buon mercato e incomincia perfino a industrializzarlo. Vi è stato un vero cambiamento che ha coinciso grosso modo con la morte di Togliatti. È stata una semplice coincidenza, da un punto di vista cronologico, ma per me andava bene come simbolo.    

   H. – In quel contesto, tuttavia, la cosa più importante è il distacco fra le generazioni, perché il comunismo della Resistenza e l’antifascismo in particolare sono qualcosa che è stato tenuto in vita artificialmente dalla vecchia generazione del Partito: l’antifascismo è qualcosa che costoro avrebbero dovuto superare.    

   P. – Sono d’accordo con lei: il sentimento della Resistenza e della lotta di classe è alquanto sopravvissuto a se stesso, ma questa è cosa che riguarda il Comitato Centrale e la dirigenza del Partito Comunista, cioè un particolare gruppo; mentre Totò e Ninetto rappresentano la massa di italiani che è estranea a tutto questo: gli italiani ingenui che ci stanno attorno, che non sono coinvolti nella storia, che stanno solo acquisendo un primissimo iota di coscienza; è quello che accade quando i due incontrano il marxismo, sotto le sembianze del corvo.    

   H. – Però subito dopo i funerali di Togliatti incontrano la ragazza lungo la strada: cioè, una volta finito il comunismo (o tramontata quest’epoca), subito loro se ne vanno con una donna.    

   P. – No, non è proprio così. La donna rappresenta la vitalità. Le cose muoiono e noi ne proviamo dolore, ma poi la vitalità ritorna: ecco che cosa rappresenta la donna. In realtà, la storia di Togliatti non finisce qui, perché dopo che loro sono stati via con la donna ricompare il corvo. I due compiono un atto di cannibalismo, quello che i cattolici chiamano comunione: ingoiano il corpo di Togliatti (ossia dei marxisti) e lo assimilano; dopo averlo assimilato proseguono per la loro strada, così che anche se uno non sa dove la strada porta, è ovvio che hanno assimilato il marxismo.

”tanto se non lo mangiamo noi se lo mangia qualcun altro”


Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi

venerdì 19 giugno 2020

Pasolini, breve biografia - Gli anni 50, le borgate romane - di Bruno Esposito

"ERETICO e CORSARO"


Pasolini, breve biografia 
Gli anni 50 
   
Arrivammo a Roma, 
aiutati da un mio dolce zio, 
che mi ha dato un po’ del suo sangue: 
io vivevo come può vivere un condannato a morte 
sempre con quel pensiero come una cosa addosso, 
– disonore, disoccupazione, miseria. 
Mia madre si ridusse per qualche tempo a fare la serva. 
E io non guarirò mai più di questo male. 
Perché io sono un piccolo borghese, e non so sorridere... come Mozart... 
In un film – che ho chiamato «Uccellacci e uccellini» – 
ho tentato è vero l’opera buffa, suprema ambizione di uno scrittore, 
– ma ci sono riuscito solo in parte, 
perché io sono un piccolo borghese 
e tendo a drammatizzare tutto.(10) 
Pier Paolo Pasolini il 28 gennaio 1950, dopo lo scandalo di Ramuscello, insieme alla madre, prende dalla stazione di Casarsa il rapido diretto a Roma.
In quella fredda notte di gennaio,

«sotto la coltre di neve che copriva tutto il Friuli» (11),

«il rapido della decisione più importante della sua vita» lo conduce in una terra «che non è la sua», «sorda ad ogni ingenua attesa».

“Era un periodo tremendo della mia vita. Giunto a Roma dalla lontana campagna friulana: disoccupato per molti anni; ignorato da tutti; divorato dal terrore interno di non essere come la vita voleva; occupato a lavorare accanitamente a studi pesanti e complicati; incapace di scrivere se non ripetendomi in un mondo ch’era cambiato. Non vorrei mai rinascere per non rivivere quei due o tre anni” (12)
"Nei primi mesi del '50 ero a Roma, con mia madre: mio padre sarebbe venuto anche lui, quasi due anni dopo, e da Piazza Costaguti saremmo andati a abitare a Ponte Mammolo; già nel '50 avevo cominciato a scrivere le prime pagine di Ragazzi di vita. Ero disoccupato, ridotto in condizioni di vera disperazione: avrei potuto anche morirne. Poi con l'aiuto del poeta in dialetto abruzzese Vittorio Clemente trovai un posto di insegnante in una scuola privata di Ciampino, a venticinque mila lire al mese".(13)
La Meglio Gioventù, con dedica di Pasolini
Biblioteca centrale Roma

Cerca lavoro come generico a Cinecittà, corregge bozze e vende i suoi libri alle bancarelle rionali. Con l'aiuto del poeta abruzzese Vittorio Clemente trova lavoro come insegnante in una scuola di Ciampino. 
Nel 1952 viene pubblicata "Poesia dialettale del Novecento", un lavoro frutto della collaborazione con Mario Dell'Arco, con una recensione di Eugenio Montale; collabora a "Paragone", 
una rivista di Anna Banti e Roberto Longhi ed entra a far parte della sezione letteraria del giornale radio, accanto a Carlo Emilio Gadda, Leone Piccioni e Giulio Cattaneo. 
Nel 1954 Pasolini abbandona l'insegnamento e trova casa a Monteverde Vecchio. Pubblica il volume di poesie dialettali “La meglio gioventù”, con dedica al critico Gianfranco Contini. L’opera comprende componimenti in friulano, scritti da Pasolini tra 1942 e 1953. 
[...] 
"Núvuli negri tal foghèr 
thàculi blanci in tal thièl 
a eri la pòura e el piathèr 
de amà la falth e el martièl. 
Mi eri un pithu de sèdese ani 
con un cuòr rugio e pothale 
cui vuoj coma rosi rovani 
e i ciavièj coma chej de me mare. 
Scuminthievi a dujà a li bali, 
a ondi i rith, a balà de fiesta. 
Scarpi scuri! ciamesi clari! 
dovenetha, tiara foresta!" 
[...] 
Nuvole nere sul focolare 
macchie bianche nel cielo 
erano la paura e il piacere 
di amare la falce e il martello. 
Io ero un ragazzo di sedici anni 
con un cuore ruvido e disordinato 
con gli occhi come rose roventi 
e i capelli come quelli di mia madre. 
Cominciavo a giocare alle carte 
a ungere i ricci, a ballare di festa. 
Scarpe scure, camicia chiara, 
giovinezza, terra straniera! 
[…] (14)
Officina, numero 1, maggio 1955

Sempre nel 1954, collabora alla sceneggiatura del film di Mario Soldati, La donna del fiume.

Il canto popolare, con dedica di Pasolini a Elsa Morante
Biblioteca centrale Roma

Nel 1955, insieme a Francesco Leonetti e Roberto Roversi, fonda a Bologna la rivista critica «Officina», che vede anche la collaborazione di Gianni Scalia, Angelo Romanò, Franco Fortini; pubblica testi, oltre che dei redattori e collaboratori, anche di tanti altri intellettuali, tra cui: Bertolucci, Gadda, Caproni, Luzi, Bassani, Volponi, Penna, Pagliarani, Erba, Ungaretti, Calvino, Rebora. La rivista bolognese è divisa in quattro sezioni: 
  • “La nostra storia” che ospita saggi su scrittori e movimenti letterari; 
  • “Testi e allegati”, dove vengono pubblicati testi di vari scrittori; 
  • “La cultura italiana” che contiene, in alcuni numeri della rivista, saggi; 
  • “Appendice” con testi in prosa, spesso a puntate.

Sempre nel 1955, partecipa alla sceneggiatura de “Il prigioniero della montagna”, regia di Luis Trenker e pubblica il romanzo “Ragazzi di vita”
Il 21 luglio del 1955 la presidenza del Consiglio dei ministri invia alla procura della repubblica, ufficio stampa di Milano, la seguente segnalazione: 

"Per gli eventuali procedimenti di competenza, si segnala l'acclusa pubblicazione ‘Ragazzi di vita’ di Pier Paolo Pasolini, editore Aldo Garzanti, Milano. Nella pubblicazione si riscontra carattere pornografico. 
Il capo del servizio." 

"Io non ho inteso fare un romanzo nel senso classico della parola, ho voluto soltanto scrivere un libro. Il libro è una testimonianza della vita da me vissuta per due anni in un rione a Roma. Ho voluto fare un documentario. La parlata in dialetto romanesco riportata nel romanzo è stata un'esigenza stilistica. Quando antropomorfizzo la cagna ho voluto dire che molte volte i ragazzi purtroppo conducono la vita come animali. Nel titolo Ragazzi di vita ho inteso dire ragazzi di malavita. Nel descrivere i tre ragazzi che fanno il bisogno materiale ho voluto richiamare quel pretesto che ogni ragazzo sorpreso a rubare negli orti mette in ballo, e cioè era andato solo per un bisogno. Nei dialoghi riportati ragiono con la stessa mentalità dei ragazzi che sono i protagonisti del romanzo; anche nei discorsi indiretti, pur essendo io a parlare, cerco di pensare con la mentalità dei ragazzi e riporto in modo indiretto le battute dei ragazzi. Intendevo proprio presentare con perfetto verismo una delle zone più desolate di Roma."(15)

Vengono assolti ”perchè il fatto non costituisce reato" e il libro, ritirato dalle librerie per un anno, viene dissequestrato. Inizia una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti. Le accuse, tante e al limite del grottesco, vanno da: favoreggiamento, rissa, furto, rapina a mano armata ecc... 
Nel 1956, con la regia di Ermanno Olmi e testo e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, viene prodotto il documentario “Manon finestra 2”. 
Stringe amicizia con Alberto Moravia, Elsa Morante e, successivamente, anche con Laura Betti.

Nel febbraio del 56 esce su “Nuovi Argomenti”, da pagina 72 a pagina 82, in anticipo rispetto alla raccolta poetica che reca lo stesso titolo, il poemetto "Le ceneri di Gramsci 
 
Nel 1957 Pasolini, insieme a Sergio Citti, collabora al film di Fellini, “Le notti di Cabiria”, come consulente ai dialoghi romaneschi. Collabora alla sceneggiatura di “Marisa la civetta” (regia di Mauro Bolognini) e alla sceneggiatura del documentario di Ermanno Olmi, “Grigio”

...non è che le sue poesie mi "piacciano": è che (come nelle “Ceneri di Gramsci”)ci trovo da discutere, magari da smontarle pezzo per pezzo, da dimostrare che è tutto sbagliato. Ma è questa la poesia di cui abbiamo bisogno: una poesia che si possa discutere, che tocchi le contraddizioni del mondo in cui ci muoviamo, che faccia venire preoccupazioni nuove, anche che irriti, che rompa le scatole!...
Italo Calvino


Sempre nel 1957, pubblica la raccolta di poesie “Le ceneri di Gramsci” da Garzanti. 
In molti accusano Pasolini di populismo, tra gli altri, Alberto Asor Rosa: 

"E' da osservare, innanzi tutto, che il populismo pasoliniano fa ora un altro passo innanzi verso una coerente completezza. Se la fase dei primi poemetti aveva rappresentato per lo scrittore il passaggio da un populismo istintivo a un populismo cosciente, ora il populismo comincia a caricarsi di un preciso significato politico. Dietro l'ideologia del populismo si profila la presenza di una cultura, che si fa garante e in un certo senso testimone oggettiva, storica, della visione pasoliniana di popolo. Si fanno i nomi di Croce e Gobetti, quasi a testimoniare la comparsa di una dimensione morale; si fa, soprattutto, il nome di Gramsci, e dietro o in Gramsci s'individua la funzione attiva, rivoluzionaria, di un'ideologia marxista".(16) 

Alle accuse di populismo cosi' Pasolini risponde su Vie Nuove: 

"[....] Salinari mi chiama, senza mezzi termini, senza appello, 'populista'. Ebbene, se egli usa questo termine nel senso in cui lo usa Lenin, in una concreta situazione storica, per definire un concreto movimento storico (quello che vedeva la rivoluzione come un prodotto delle classi contadine, al di fuori della guida delle aristocrazie operaie), rifiuto naturalmente di essere definito 'populista'. Sarei un imbecille se pensassi che la Rivoluzione si puo' fare a Melissa, senza Modena. Ma se Salinari usa il termine populista, nel senso che ormai la parola ha preso correntemente, cioe' nel senso di 'marxista che ama il popolo di un amore preesistente al marxismo, o in parte al di fuori di esso', allora potrei anche accettare tale definizione"(17).
Il treno di Casarsa (1957) fu edito nella rivista “FMR” nel 1984 e poi ripreso, nella rivista L’Espresso del 1985, con il titolo: La vita è un treno.

1958: Partecipa alla sceneggiatura di Giovani mariti (regia di Mauro Bolognini); collabora al cortometraggio Il mago di Mario Gallo, ed anche al cortometraggio Ignoti alla città, di Cecilia Mangini. 
Muore Carlo Alberto Pasolini, malato di cirrosi epatica e pubblica L’usignolo della Chiesa cattolica.

L'usignolo della Chiesa cattolica, con dedica di Pasolini a Elsa Morante
Biblioteca centrale Roma

Il 1959 lo vede impegnato in alcune collaborazioni per il cinema: Morte di un amico, per la regia di Franco Rossi; Le notti dei teddy boys, regia di Leopoldo Savona (non accreditato); La notte brava, Regia di Mauro Bolognini. 
In giugno dello stesso anno si trasferisce in via Giacinto Carini, nell'edificio dove abita anche il poeta Attilio Bertolucci e realizza, per il mensile "Successo, un viaggio- reportage, in tre puntate, La lunga strada di sabbia. Traduce per la compagnia teatrale di Vittorio Gassman, l'Orestiade di Eschilo e pubblica Una vita violenta. 

Qui siamo di fronte a un curioso equivoco (dove beninteso non entra la perizia dell'artista) che probabilmente è legato a una ragione sociale: non è un mondo organizzato, quello che Pasolini vuole restituire, è un mondo senza argini, dove gli uomini sono ridotti alla essenzialità biologica: il loro problema non è quello di esistere, ma di sopravvivere. Per forza di cose è un mondo chiuso, bloccato, senza soluzioni: di qui il meccanismo delle ripetizioni, del linguaggio che lo scrittore fotografa in maniera faticosa al lampo del dialetto, di qui quell'aria di ossessione che .soffoca. Probabilmente Pasolini ha dato in questo senso tutto quello che poteva dare, direi che la sua triste epopea del miserabile (.quell'uomo che in letteratura ha il suo albero genealogico, da Vallès a Rictus, da Valcra a Baroja, da Celine a Pallet) si chiude a questo punto. E, del resto, chissà che anche in quel mondo di ombre, di larve, non ci siano materie diverse, storie più definite, insomma qualcosa che non ci costringa sempre a vergognarci di noi. Pasolini lo sa dal suo Tommaso Puzzilli che butta la vita per salvare una povera donna. 
Carlo Bo (18)

Bruno Esposito 



Note: 

10) Poeta delle Ceneri - Poesie disperse II pubblicata su "Nuovi argomenti", luglio-dicembre 1980, a cura di Enzo Siciliano e ora in: Pier Paolo Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie, vol. I, Garzanti, Milano 1993 

11) Il treno di Casarsa, in «FMR», n. 28, novembre 1984; ora in P. P. PASOLINI, Romanzi e racconti 1946-1961, tomo I, Mondadori, Milano 1998, p. 1437. 

12) “il treno di Casarsa”, da Un paese di temporali e di primule 

13) "Profilo autobiografico" in Ritratti su misura di scrittori italiani, a cura di E.F. Accrocca, Venezia 1960) 

14) El testament Coran, La meglio gioventù (Sansone, 1954) 

15) Deposizione di Pasolini del 4 luglio 1956 - processo a Ragazzi di vita. 

16) Alberto Asor Rosa - Scrittori e popolo - il populismo nella letteratura italiana contemporanea - Einaudi 

17) Pier Paolo Pasolini - da un articolo su Vie Nuove del 9 novembre 1961 intitolato "una polemica su politica e poesia", raccolto in Le belle bandiere - Editori Riuniti 

18)Il "fango" di Pasolini, Recensione di Carlo Bo a "Una vita violenta" - LA STAMPA ,Anno 93, Num. 162 , Giovedì 9 Luglio 1959
  

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Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi