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martedì 11 febbraio 2020

Pasolini, Vivo e Coscienza - Testo per un balletto

"ERETICO e CORSARO"

Vivo e Coscienza di Luca Veggetti

Vivo e Coscienza è un testo incompiuto del 1963, scritto da Pasolini su commissione della Biennale di Venezia (ma non se ne fece niente). Vivo e Coscienza, uno spettacolo-balletto dove la vita combatte con la coscienza attraverso due personaggi antagonisti - probabilmente Betti e Ninetto. Nella bozza pasoliniana troviamo quattro scene che si svolgono in quattro periodi storici: seicento, rivoluzione francese, fascismo, resistenza.

Primo

Vivo. rozzo, adolescente, sta lavorando la terra: a scelta può potare le vigne o falciare l'erba con una grande falce celtica, o fare la raccolta delle mele. o arare; un lavoro antico perché siamo nel 1660. Vivo potrebbe però anche essere un pastore abruzzese o pugliese, o un marinaio, o un pescatore - potrebbe trovarsi su una spiaggia a Terracina, a Napoli, ad Amalfi, ad accomodare le reti. a tirare in secco la barca.
Poiché è pura vita, il suo lavoro è una danza: non ha parole in lingua per esprimersi. La sua esistenza è molto anteriore ancora al XII secolo. perduta nella preistoria, ad altro livello. in altra cultura.
Entra Coscienza. Viene, forse, dal Concilio di Trento. II cambio dei cavalli è una locanda li vicino. Essa è li per caso, ricca, indipendente. vestita pudicamente e baroccamente come una monaca. Osserva Vivo nella sua antica danza di vita, sensualità. lavoro, sole, smemoratezza, fame.

COSCIENZA 

Ah! Sei lì! Monumento della vita,
incancellabile, pura prole di prole
senza padre che guidi, Dio che benedica.
Sei lì, perché solo esserci è i] tuo amore!
O mare, o campi, intorno, e tu,
nero d'ombra. o bruciante di sole,
condanni il mondo con la tua gioventù.
Gotico è il tuo capo, romanico il tuo membro, pagano il tuo sorriso. Non è più la tua storia nel mondo. Eppure sembro io estranea al mondo, io che lo rinnovo !
Io, che ti esprimo e ti comprendo! 

Vivo non l'ha vista, e nella sua mitica indifferenza si è lasciato guardare. Coscienza gli si avvicina. 

COSCIENZA 

Ragazzo, è buona la tua merce?
(Ah la terra è tua, tu ne fai
ciò che ti serve, su essa eserciti
un rozzo potere, che tu sai
dai padri, e non t'inganna mai!) 

Vivo ascolta, viene portando come in un'offerta la merce prodotta dal suo lavoro fisico, «con le sue braccia», Coscienza l'acquista allungandogli le monete d'oro. 

COSCIENZA 

Tieni l'oro che ti piace tanto
(Ah, le antiche gioie misteriose
che t) procura il ballo, il canto
nelle sere, gelide o afose.
profumate di strame

Vivo prende le monete e torna alla sua danza, pieno di rinnovata vitale felicità. 
Un improvviso furore invade Coscienza. Un gesuita lo saprebbe forse spiegare. La tenerezza colpevole si tramuta in severo odio. Il mancato possesso sessuale in una puritana pretesa di possesso ideologico. Lo rimprovera per la sua vitalità così animale e lo invita invece a pregare, ad avere coscienza del dogma ecclesiastico. 
(Controriforma). 

COSCIENZA 

Vieni qui! Inginocchiati! Orrenda
è la bellezza della tua danza muta.
Non c'è nulla in te che non offenda Dio La Chiesa in te rifiuta
l'incoscienza: vieni qui, inginocchiati!
Altro non hai che una vita ricevuta in dono, piccola creatura sciocca:
è il demonio, è il demonio che possiede
il dolce silenzio della tua bocca...

Vivo poveretto, man mano che Coscienza parla, si abbiocca. Un po' alla volta, spaventato. smette di danzare, e, come una bestia al suo domatore, le si avvicina ad ascoltarne la voce piena di divina maestà e di minaccia. 

COSCIENZA 
(vittoriosa, ipocrita)

Così sei degno dei padri e del padre.
Così obbediente China il capo
Usa per pregare le tue labbra ladre 

Lui, buono buono, le obbedisce, le si inginocchia accanto e si appresta a recitare le parole della preghiera imposta per Religiosa Autorità. 


COSCIENZA 
(quasi con un grido)

Un bacio, un bacio di pietà
un bacio della casta Coscienza
a chi non sapeva ed ora sa 

Si china su di lui per baciarlo. Lenta. incerta, come vuole la sensualità vergognosa, prepotente. egoista, come vuole la tentazione rinnegata. E lui, preso da religiosa soggezione, supino, puro indifeso, non si schermisce. 
Si lascerebbe baciare se una musica stupenda non scoppiasse Una musica che solo il popolo canta. Una vecchia melodia che riempie cielo e terra. 
Come portarti da essa, entrano gli amici di Vivo, i compagni di Vivo. i coetanei di Vivo: i giovani vivi. Giovanotti del Seicento, dal molle grembo, dalla gamba elegante, dalle facce gremite di luce e di ombra: con fiori e frutta. come in un quadro del Caravaggio, un racconto del Bandello. Ragazzotti contadini vivi tre secoli fa, che altro non sono che vivi; e lingua non hanno, se non la lingua muta della danza - e danzano. 
Danzano come portati dalla stupenda forza della melodia, semplice, antica e terribile come il mondo. 

Vivo è strappato dalle labbra di Coscienza fatalmente. senza crudeltà. la lascia - le volta le spalle - la dimentica. Con pura, semplice, incolpevole gioia si mette a ballare con i suoi compagni. Ballando l'antico ballo della gioventù. E se ne vanno, Coscienza rimane sola, angosciata

Fine primo episodio 

Vivo e Coscienza di Luca Veggetti


Secondo. 

Vivo e Coscienza di Luca Veggetti
Anni della rivoluzione francese. Musica francese fine Settecento con riecheggiamenti dei canti della rivoluzione francese. 
Prima parte analoga alla precedente con varianti dovute al mutamento dell'epoca. 
Coscienza sarà vestita da sanculotta e rappresenta la coscienza rivoluzionaria. 
Vivo può essere un artigiano cittadino, Si arriva fino quasi al bacio, ma Vivo sarà trascinato via da una giovinetta sua coetanea. 

Terzo. 

Vivo e Coscienza di Luca Veggetti
Anni del capitalismo fascista 
Musica distorta del jazz degli anni 30 possibilmente di origine tedesca. 
Coscienza questa volta è la coscienza della borghesia dominante. 
Vivo potrebbe essere un contadino trasferito in città. disoccupato, [panchina giardinetti pubblici. stazione ferroviaria ecc.), Scena ripetuta con varianti fino al bacia. 
Vivo è portato via dal richiamo della patria (balletto soldati) e parte per la guerra,

Quarto.

Vivo e Coscienza di Luca Veggetti
Anni della resistenza. Musica totalmente di ispirazione con lievissima eco dei canti della resistenza. 
Coscienza è la coscienza democratica della resistenza. Vivo è un partigiano. Balletto della condanna a morte e della fucilazione. 
Adesso che è morto Coscienza spera di poterlo baciare. Finalmente di possederlo. 
Ma mentre si china sulle sue labbra, anche questa volta egli le viene portato via. 
Trascinati dal solito motivo popolare, questa volta sono i morti che vengono a portarglielo via, Tra cui egli. che fu un anonimo vivo. si perde. 
Coscienza per la quarta volta rimane sola e angosciata, ma nella sua angoscia c'è una luce di speranza. 
«Verrà un giorno - ella spera — in cui la Vita sarà Coscienza e la Coscienza Vita». 

Annotazione. 

Il motivo centrale spiegato nella prima parte al momento del bacio, lo si ritroverà sempre negli altri episodi allo stesso momento. 
Gli episodi si ridurranno probabilmente a tre, tagliando la Coscienza rivoluzionaria francese. 

P.P.Pasolini
(Oggi in "Pasolini, Teatro" a cura di Walter Siti)

Vivo e Coscienza di Luca Veggetti


Nel 2015 Vivo e Coscienza viene portato in scena da Luca Veggetti.
Scrive Luca Veggetti che firma coreografia, regia e dispositivo scenico:

“Ripercorrendo lo schema formale di Pasolini, lo spettacolo si articola così in quattro scene e in quattro “danze” di lavoro – rivoluzione – guerra – morte, dove Vivo e Coscienza agiscono in contrappunto a un “coro” che assume in ogni quadro identità diverse.
Data la natura frammentaria del testo di Pasolini, così come il fatto che dei quattro quadri previsti ne completò come dialogo solo il primo, ci è sembrato più interessante lavorare sul materiale delle didascalie, proponendo un rapporto di diegesi tra testo e azione. Questo ha introdotto, grazie all’idea di Marinella Guatterini, un elemento di grande rilievo e interesse nella produzione: la voce di Francesco Leonetti, poeta e amico personale di Pasolini, nonché attore emblematico in alcuni suoi film.
La poetica voce di Leonetti, registrata per l’occasione con l’aiuto di Eleonora Fiorani, è uno straordinario contributo artistico, un documento di valore inestimabile che sembra riportare in vita Pasolini stesso attraverso la toccante presenza vocale del suo amico e collaboratore. Esso serve come tessuto connettivo al materiale musicale. Una partitura di grande spessore e interesse che il compositore Paolo Aralla costruisce in parte elaborando materiali musicali e sonori di epoche diverse, essa si aggancia alla struttura ciclica di Pasolini spaziando dalla ieratica musica del ‘600 sino a materiali popolari del dopoguerra. A questa si aggiunge inoltre un progetto sonoro che, esplorando le possibilità di captazione del movimento, ne sfrutta il loro trattamento in tempo reale. I danzatori grazie a un particolare dispositivo audio inserito nei tavoli scenografici trasformano il movimento in suono”.

Luca Veggetti




Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi