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mercoledì 20 maggio 2020

APPUNTI PER UN’ORESTIADE AFRICANA - di Roberto Chiesi

"ERETICO e CORSARO"


APPUNTI PER  UN’ORESTIADE AFRICANA  

di Roberto Chiesi 


Titolo: Appunti per un’Orestiade africana
Regista: Pier Paolo Pasolini.
Anno: 1970 
Durata: 55’ 
Soggetto: Pier Paolo Pasolini.
Musiche: Gato Barbieri.
Fotografia: Giorgio Pelloni.
Produzione: Gian Vittorio Baldi.
Distribuzione: Dae.

(Ringrazio Roberto Chiesi, per il cortese consenso alla pubblicazione)


Nella primavera del 1968, Pier Paolo Pasolini stava progettando un film diviso in cinque episodi, sotto il titolo complessivo di Appunti per un poema sul Terzo mondo, che avrebbe voluto ambientare, rispettivamente, in Africa, India, America Latina, nei Paesi  Arabi  e  nei  quartieri  neri  dell’America  del  Nord.  Per  l’episodio  africano, considerò l’ipotesi di rielaborare la sceneggiatura di un film mai realizzato, Il padre selvaggio, ma alla fine decise di ispirarsi all’Orestiade di Eschilo.   
Erano  trascorsi  quasi  dieci  anni  da  quando  Pasolini  aveva  tradotto  la  trilogia eschilea per uno spettacolo teatrale diretto e interpretato da Vittorio Gassman. Nella Lettera  del  traduttore  (1960),  scriveva:  «Il  momento  più  alto  della  trilogia  è sicuramente  l’acme  delle Eumenidi,  quando  Atena  istituisce  la  prima  assemblea democratica  della  storia.  Nessuna  vicenda,  nessuna morte,  nessuna  angoscia  delle tragedie dà una commozione più profonda e assoluta di questa pagina. Le Maledizioni si  trasformano  in  Benedizioni.  L’incertezza  esistenziale  della  società  primitiva permane  come  categoria  dell’angoscia  esistenziale  o  della  fantasia  nella  società evoluta».  
Nell’immaginazione pasoliniana, la “società primitiva” venne ad identificarsi con l’Africa  tribale  e  arcaica.  Mentre  il  progetto  di Appunti  per  un  poema  sul  Terzo mondo si arenava per ostacoli produttivi, nel dicembre 1968, si concretizzò invece la possibilità di realizzare l’Orestiade sotto forma di “appunti per un film da farsi”, in Kenia e Tanzania.  

«Il tema profondo dell’Orestiade, almeno per noi lettori moderni, è il passaggio tra un  periodo  storico  “medievale”  e  un  periodo  storico  “democratico”:  indi  della trasformazione delle Menadi (dee medievali del terrore esistenziale) in Eumenidi (dee dell’irrazionalità  in  un  mondo  razionale).  Se  oggi,  nell’Africa,  accade  qualcosa  di simile,  è  indubbio  che  Atene  (modello  di  forme  democratiche)  è  il  mondo  bianco 73progressivo: e Atena, la Dea che ha insegnato a Oreste la democrazia, istituendo il primo tribunale umano e l’istituzione  della votazione, è una dea bianca. Il progetto di un  film  dall’Orestiade  di  Eschilo  ambientato  nell’Africa  nera  moderna,  potrebbe essere intanto un perfetto filo conduttore per un documentario, appunto sull’Africa nera moderna» (da L’Atena  bianca, 1968).  

Come era già avvenuto con il mediometraggio documentario prodotto dalla RAI Tv, Appunti  per  un  film  sull’India  (1968),  anche  il  film  girato  in  Africa,  segue  un itinerario scandito dalla ricerca dei volti e dei luoghi, in questo caso per le figure di Agamennone, Oreste, Clitennestra, Cassandra e Pilade, tra le popolazioni delle tribù e dei  villaggi  della  Tanzania  e  dell’Uganda.  La  voce di  Pasolini  si  sofferma  a commentare le possibili scelte di visi e corpi per i personaggi del suo film, ma sceglie e filma anche una povera capanna sul lago Vittoria, con gli umili utensili del lavoro quotidiano, il villaggio di Kasulu, “ancora vicino alla preistoria”, un mercato e la folla che lo gremisce, i sarti e i loro clienti, un barbiere, un altro mercato della città di Kigoma,  perduto  nella  Savana.  Negli Appunti  per  un’Orestiade  africana,  appaiono anche  le  immagini  della  modernità,  come  una  fabbrica  nelle  vicinanze  di  Dar  es Salaam, una scuola moderna “Livingstone”, nei pressi di Kigoma. Il poeta confronta la sua visione dell’Africa a quella di alcuni studenti africani dell’Università La Sapienza di  Roma,  cui  mostra  alcune  sequenze  girate.    Per  rappresentare  le  Furie, irrappresentabili  sotto  l’aspetto  umano,  Pasolini  ha  una  geniale  intuizione  visiva  e filma le forme degli alberi africani. Nel film si inseriscono anche sequenze di diverso registro: come i brani di repertorio sulla guerra del Biafra, che, nell’immaginazione di Pasolini, diventano una sorta di evocazione contemporanea della guerra di Troia da cui ritorna Agamennone all’inizio dell’Orestiade.
  
Ad un registro diverso appartiene anche la sequenza di un duetto cantato, “nello stile del Jazz” da Yvonne Murray e Archie Savage con la musica di Gato Barbieri. In seguito,  Pasolini  mette  in  scena,  quasi  come  sequenze  di  prova,  l’arrivo  di  Oreste (impersonato  da  un  giovane  africano)  sulla  tomba  del  padre  e  la  sua  fuga,  dopo  il matricidio,  perseguitato  dalle  Furie.  Nell’immaginazione  pasoliniana,  la  città  di Kampala, capitale dell’Uganda, evoca Atene e l’Università di Dar es Salaam il Tempio di  Apollo.  È  nella  libreria  del  college  che  la  mdp.  di  Pasolini  scopre  i  segni  della colonizzazione culturale neocapitalista e anglosassone, nonostante che la costruzione rechi una lapide di ringraziamento alla Repubblica Popolare Cinese.   Le riprese africane di Appunti per un’Orestiade africana avvennero in due tempi: nel dicembre 1968 e nel febbraio 1969. Ai primi mesi del 1970, risalgono, invece, le riprese  effettuate  all’università  di  Roma.  Per  la  prima  volta  nella  sua  attività cinematografica, Pasolini fece anche l’operatore per l’intera durata delle riprese, come per tutti i film realizzati successivamente.  

Appunti  per  un’Orestiade  africana,  prodotto  da  Gian  Vittorio  Baldi  per  la  IDI Cinematografica,  era  destinato  alla  RAI  Tv,  che  lo rifiutò  adducendo  motivi pretestuosi.  Venne  proiettato  per  la  prima  volta,  in  una  versione  non  definitiva (presumibilmente  più  lunga  di  oltre  venti  minuti), al  Mercato  Internazionale  dei programmi televisivi - MIDEM di Cannes, il 16 aprile 1970. Dopo alcuni interventi al montaggio,  Pasolini  stesso  lo  presentò  a  Venezia,  durante  le  Giornate  del  cinema italiano, il 1° settembre 1973. 

Le  prime  proiezioni  regolari  del  film  nelle  sale  della  penisola  avvennero  solo alcune  settimane  dopo  la  morte  di  Pasolini,  il  29  novembre  1975. Appunti  per un’Orestiade  africana  conobbe  una  diffusione  molto  limitata,  quasi  “confidenziale”. Nel  2005,  il  film  è  stato  restaurato  dalla  Cineteca  di  Bologna  presso  il  laboratorio “L’Immagine ritrovata”, grazie ai materiali messi a disposizione dal produttore Baldi. Dai  negativi  16mm  scena  e  colonna,  sono  state  stampate  matrici  di  conservazione 35mm. 

Libero, la rivista del documentario
PIER PAOLO PASOLINI n. 2  settembre-novembre 2005 
© Fondazione Libero Bizzarri Edizioni & Autore






Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi