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domenica 12 luglio 2020

Pasolini: il mio voto al PCI - L'Unità, martedi 10 giugno 1975

"ERETICO e CORSARO"

L'Unità, martedi 10 giugno 1975 - pagina 3

 

Pasolini: il mio voto al PCI

L'Unità, martedi 10 giugno 1975
pagina 3

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)

 

Pubblichiamo il testo dell'intervento, pronunciato da Pier Paolo Pasolini all'assemblea di giovani e intellettuali svoltasi domenica scorsa a Roma, con il quale lo scrittore ha motivato la sua decisione di votare per il PCI alle prossime elezioni.

   Voto comunista perché ricordo la primavera del 1945, e poi anche quella del 1946 e del 1947.

   Voto comunista perché ricordo la primavera del 1965, e anche quella del 1965 e anche quella del 1966 e del 1967. Voto comunista , perché nel momento del voto, come in quello della lotta, non voglio ricordare altro.

   La natura ci ha dato la facoltà di ricordare (o sapere) e di dimenticare (o non sapere), volontariamente o involontariamente ciò che vogliamo: qualche volta la natura è giusta. 

   Un’altra volta vi dirò — dirò a voi giovani, soprattutto a quelli di diciotto anni — che cosa, nel momento del voto, come in quello della lotta, non voglio ricordare e sapere. Oggi sono qui per dirvi che cosa voglio ricordare e sapere.

   Ricordo e so che nel ’45, ’46, ’47 si poteva vivere la Resistenza.

   Ricordo e so che nel ’65, ‘66, ’67, quando era ormai ben chiaro che avevamo vissuto la Resistenza ma non la liberazione, si poteva vivere una lotta reale per la pace, per il progresso, per la tolleranza: una Nuova Sinistra in cui confluiva il meglio di tutto.

   Ricordo e so che, anche quando questa illusione necessaria é andata perduta, siete restati solo voi giovani comunisti.

   Ricordo e so che tanto io, giovane comunista della generazione precedente, che voi, giovani comunisti di oggi, se non conoscessimo Marx, Lenin e Gramsci, vivremmo una vita senza forma.

   Ricordo e so che l’unica possibilità di operare, oltre che di pensare, è data non solo dall’alternativa rivoluzionaria offerta dal marxismo, ma anche e soprattutto dalla sua alterità.

   Ma ricordo e so anche altre cose che non abbiamo vissuto nella lotta e nel progetto di una alternativa e di una alterità, ma che abbiamo invece vissuto esistenzialmente, quasi come soggetti passivi, come cittadini, cioè di un paese che non abbiamo scelto e il cui potere – pur ribellandoci ad esso nella coscienza – siamo stati costretti ad accettare nella realtà di ogni giorno.

   Ricordo e so che il potere clericale nel ’45, nel ’46 nel ’47, e poi nel ’65, nel ‘66, nel ’67 è stato il perfetto proseguimento del potere fascista. La magistratura era la stessa, la polizia era la stessa, la polizia era la stessa, i padroni erano gli stessi. Gli uomini al potere erano gli stessi: alla manifesta violenza fascista si aggiungeva ora soltanto l’ipocrisia cattolica. L’ignoranza della Chiesa era la stessa. I preti erano gli stessi.

   Ricordo e so che poi, senza che nemmeno gli uomini al potere se ne accorgessero – tanta era la loro avidità, tanta era la loro stupidità, tanto era il loro servilismo – il potere è quasi colpo cambiato: non è più stato né fascista né clericale. E’ diventato ben peggio che fascista e clericale.

   Ricordo e so che di colpo si è avverato integralmente intorno a noi e su noi, il genocidio che Marx aveva profetato nel Manifesto: un genocidio però non più colonialistico e parziale: e : bensì un genocidio come suicidio di un intero paese.

   Ricordo e so che il quadro umano è cambiato, che le coscienze sono state violate nel profondo.

   Ricordo e so che, a compensare questa strage umana, non ci sono né ospedali né scuole, né verde né asili per i vecchi e i bambini, né cultura né alcuna dignità possibile.

   Ricordo e so, anzi, so, semplicemente perché è cosa di oggi, di questo momento, che gli uomini al potere sono legati alla stessa speranza di sopravvivenza cui sono legati i criminali, consistente nella necessità di compiere altri crimini.

   So dunque che gli uomini al potere continueranno a organizzare altri assassini e altre stragi, e quindi a inventare i sicari fascisti: creando cosi una tensione antifascista per rifarsi una verginità antifascista e per rubare ai ladri i loro voti; ma, nel tempo stesso, mantenendo l’impunità delle bande fasciste che essi, se volessero, liquiderebbero in un giorno.

   So inoltre che l’accumulazione dei crimini degli uomini al potere uniti all’imbecillimento della ideologia edonistica del nuovo potere, tende a rendere il paese inerte,incapace di reazioni e di riflessi, come un corpo morto.

   So che tutto questo e il risultato dello Sviluppo: insostenibile scandalo per chi, per tanti anni, e non retoricamente, ha creduto nel Progresso…

   Ma infine so che in questo paese non nero ma solo orribilmente sporco c’è un altro paese: il paese rosso dei comunisti. In esso è ignorata la corruzione, la volontà d’ignoranza, il servilismo. E’ un’isola dove lo coscienze si sono e disperatamente difese e dove quindi il comportamento umano è riuscito ancora a conservare l’antica dignità. La lotta di classe non sembra più contrapporre rivoluzionari e reazionari, ma ormai, quasi uomini appartenenti razze diverse.

   Voto comunista perché questi uomini diversi che sono i comunisti continuino a lottare per la dignità del lavoratore oltre che per il suo tenore di vita: riescano cioè a trasformare, come vuole la loro tradizione razionale e scientifica, lo Sviluppo in Progresso.

Pier Paolo Pasolini





Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi