Salò o le 120 giornate di Sodoma 1975

Salò o le 120 giornate di Sodoma 
1975



L’idea mi è venuta da «Le centoventi giornate di Sodoma», questa specie di sacra rappresentazione mostruosa, al limite della legalità. Mi sono accorto tra l’altro che Sade, scrivendo pensava sicuramente a Dante. Così ho cominciato a ristrutturare il libro in tre bolge dantesche. Quattro nazifascisti fanno dei rastrellamenti; il castello di Sade dove portano i prigionieri, è un piccolo campione di lager. Mi interessava vedere come agisce il potere dissociandosi dall’umanità e trasformandola in oggetto....

  • Chi potrebbe dubitare della mia sincerità quando dico che il messaggio di Salò è la denuncia dell’anarchia del potere e dell’inesistenza della storia? Eppure così enunciato tale messaggio è sclerotico, menzognero, pretestuale, ipocrita, cioè logico della stessa logica che non trova affatto anarchico il potere, e che trova esistente la storia, anzi, pone ciò come un dovere. La parte del messaggio che pertiene al senso del film è immensamente più reale, perché include anche tutto ciò che l’autore non sa, cioè l’illimitatezza della sua stessa restrizione sociale storica. Ma tale parte del messaggio è imparlabile, non può che essere lasciata al silenzio e al testo...
P.P. Pasolini
  • Il sesso in Salò è una rappresentazione, o metafora, di questa situazione: questa che viviamo in questi anni: il sesso come obbligo e bruttezza. Oltre che la metafora del rapporto sessuale (obbligatorio e brutto) che la tolleranza del potere consumistico ci fa vivere in questi anni, tutto il sesso che c’è in Salò (e ce n’è in quantità enorme) è anche la metafora del rapporto del potere con coloro che gli sono sottoposti. In altre parole è la rappresentazione (magari onirica) di quella che Marx chiama la mercificazione dell’uomo: la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento). Dunque il sesso è chiamato a svolgere nel mio film un ruolo metaforico orribile...
P.P. Pasolini, Autointervista, in CORRIERE DELLA SERA, 25 marzo 1975.
  • Le mie Centoventi giornate di Sodoma si svolgono a Salò nel 1944, e a Marzabotto. Ho preso a simbolo di quel potere che trasforma gli individui in oggetti il potere fascista e nella fattispecie il potere repubblichino. Ma, appunto, si tratta di un simbolo. In realtà lascio a tutto il film un ampio margine bianco, che dilata quel potere arcaico, preso a simbolo di tutto il potere, e abbordabili alla immaginazione tutte le sue possibili forme. Nel potere - in qualsiasi potere, legislativo e esecutivo - c’è qualcosa di belluino. Nel suo codice e nella sua prassi, infatti, altro non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli: cioè, diciamolo ancora una volta, degli sfruttatori contro gli sfruttati. I potenti di De Sade non fanno altro che scrivere Regolamenti e regolarmente applicarli...
P.P. Pasolini, Autointervista, in CORRIERE DELLA SERA, 25 marzo 1975
Ho finito per dimenticare com’era l’Italia fino a una decina di anni fa e anche meno, e, poiché non ho altra alternativa, ho finito con l’accettare l’Italia com’è diventata. Una immensa fossa di serpenti, dove, salvo qualche eccezione e alcune misere élites, tutti gli altri sono appunto dei serpenti, stupidi e feroci, indistinguibili, ambigui, sgradevoli... E tutto ciò a causa, a) del loro degradante consumismo coatto, b) della scuola d’obbligo che li ha frustrati rendendoli coscienti della propria ignoranza e nel tempo stesso presuntuosi per quelle quattro sciocchezze moralistiche e pseudo-democratiche che vi hanno imparato; c) della televisione, che mostra loro i modelli di vita e concretizza i valori attraverso il suo linguaggio che, essendo pura rappresentazione, non ammette repliche logiche; d) di un’infinità di altre cause tutte concorrenti e tutte nate dalla stessa matrice che è il mutamento della natura del Potere economico.... Non resta che adattarsi. E poiché l’adattamento è una sconfitta e la sconfitta rende aggressivi e magari anche un po’ crudeli, ecco Salò, o diciamo pure salaud. Questo film va talmente al di là dei limiti che ciò che dicono sempre di me dovranno poi esprimerlo in altri termini. E’ un nuovo scatto. Un nuovo regista. Pronto per il mondo moderno... Dopo Salò farò un film che mi sta molto a cuore e quindi mi isolerò nella mia casa di campagna per scrivere il libro della mia vita... Diciamo che metterò fine alla mia carriera cinematografica con Salò e il prossimo film.
P.P. Pasolini, Autointervista, 
in Le regole di una illusione, Roma, 
Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini, 1991; p. 319

1975 SALO’ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA
Regia di Pier Paolo Pasolini (aiuto regia: Umberto Angelucci) Produzione: Alberto Grimaldi - PEA (Roma) / Les Productions Artistes Associés (Paris) Distribuzione: United Artists Europa Soggetto: «Les cent-vingt journées de Sodome» di D.A.F. de Sade Sceneggiatura: Sergio Citti, Pier Paolo Pasolini, Pupi Avati Fotografia: Tonino Delli Colli Musica: a cura di Ennio Morricone Fra gli interpreti: Uberto Paolo Quintavalle, Elsa De Giorgi PRIMA PROIEZIONE: 22 novembre 1975: I Festival di Parigi USCITA NELLE SALE: 10 gennaio 1976: Milano, Cinema Majestic, Nuovo Arti, Ritz. STORIA: Film girato dal 3 marzo al 9 maggio 1975 nei teatri di posa di Cinecittà. Esterni a Salò, Mantova, Gardelletta. Il 26 agosto 1975 dalla Technicolor di Roma furono rubate pizze di negativi di film in lavorazione di Federico Fellini, Damiano Damiani e Pasolini. Dal positivo di Salò fu stampato un intermediate negativo a contatto. La lunga sequenza girata per i titoli di testa (una festa da ballo di tutta la troupe) non è più rintracciabile. A testimonianza restano solo alcune fotogafie. Proiettato in anteprima al Festival di Parigi il 22 novembre 1975 (Pasolini era morto da tre settimane), il 23 dicembre ottenne il visto per le sale italiane ma tre settimane dopo venne sequestrato e si aprì un procedimento penale contro il produttore Alberto Grimaldi. Fu l’inizio di un’odissea giudiziaria che durò quindici anni: solo nel 1991 venne riconosciuta piena dignità artistica al film, per altro mantenendo il divieto della visione ai minori di 18 anni. Il film è tuttora inedito nelle televisioni in chiaro, mentre per quelle a pagamento, il primo passaggio è avvenuto sul canale Stream il 2 novembre 2000 per i 25 anni della morte di Pasolini. TRAMA: Il film segue la falsariga del romanzo del Marchese de Sade, attraverso la ripetizione infinita del numero magico 4. Quattro “Signori”, rappresentanti di tutti i Poteri, il Duca (quello nobiliare), il Monsignore (quello ecclesiastico), Sua Eccellenza il Presidente della corte d’Appello (quello giudiziario) e il Presidente Durcet (quello economico), si riuniscono in una villa assieme a quattro Megere, ex meretrici, e a una schiera di giovani ragazzi e ragazze, catturati tra i figli dei partigiani, o partigiani essi stessi, in una sontuosa e cadente villa, isolata dal mondo dal presidio dei soldati Repubblichini e delle SS. Le giornate si svolgono attraverso una struttura infernale dantesca, che corrisponde alle quattro parti (un Antinferno e tre Gironi), in cui è diviso il film. Le tre Megere, nella mansione di narratrici, hanno il compito di raccontare le proprie perversioni sessuali nella cosiddetta Sala delle Orge. Le narratrici sono accompagnate al pianoforte da una quarta donna, che ha il compito di estetizzare ulteriormente il loro racconto crudo, pornografico e compiaciuto. L’Antinferno mostra la sottoscrizione delle regole da parte dei quattro Signori, il loro patto di sangue (ognuno sposa la figlia dell’altro), e la cattura dei giovani repubblichini di leva da parte delle SS, e infine la caccia delle vittime da parte dei repubblichini. Le vittime vengono tradotte poi nell’enorme villa, fuori Salò, selezionate e irregimentate dai Signori e dai loro orribili galoppini. I giovani subalterni, maschi e femmine, si dividono così in quattro gruppi: le vittime, i soldati, i collaborazionisti, la servitù. Il primo girone è il Girone delle Manie. In esso, guidati dalla Signora Vaccari, i Signori esercitano una serie di sevizie sui corpi nudi o vestiti degli adolescenti, aiutati e rinforzati dai fedeli repubblichini. Tra le molte sevizie, primeggia quella di farli mangiare a quattro zampe, nudi, latranti come dei cani, degli scampoli di cibo gettati in terra o nelle ciotole, quando alcuni di questi bocconi di cibo sono riempiti, a sorpresa, di chiodi. Il Girone della Merda , sotto la guida della Signora Maggi, si svolge tutto all’insegna dell’analità, o meglio, dell’oroanalità, dal momento in cui alle sempre più fitte chiacchiere erudite dei signori (che citano a memoria Klossowski, Baudelaire, Proust e Nietzsche) si aggiunge la scatofagia, per cui tutti sono letteralmente obbligati a cibarsi della propria merda, appositamente raccolta durante il giorno. Il Girone del Sangue mostra l’apice delle efferatezze del film: qui i Signori, dopo aver costretto ognuno dei ragazzi a trasformarsi in delatore nei confronti delle infrazioni altrui, prescelgono le vittime designate allo strazio e accettano i peggiori come collaborazionisti. In seguito, in un’orgia progressiva di torture, amputazioni, e varie uccisioni rituali, i Signori, aiutati dai loro vecchi e nuovi collaboratori, si prodigano in balletti isterici e atti sessuali necrofili sulle vittime, portando all’apoteosi il loro sentimento di disprezzo reciproco e del mondo. Il film ha poi, non preannunciato, un Epilogo. Nel mezzo dell’immane carneficina, due giovanissimi collaborazionisti, annoiati e assuefatti, cambiano canale alla radio d’epoca che trasmette i Carmina Burana di Orff, e improvvisano maldestramente, sulla canzonetta degli anni Quaranta Son tanto triste, motivo conduttore del film, qualche passo di valzer, pronunciando questo dialogo: “Sai ballare?” “No.” “Dai, proviamo. Proviamo un po’...” “Come si chiama la tua ragazza?” “Margherita”. BIBLIOGRAFIA: - P.P. Pasolini, Preview of Pier Paolo Pasolini’s Salò pr The 120 Days in the City of Sodom, in FILMS AND FILMING Vol. XXI n. 12 - 252, London, Hamsom Books, 1975 (settembre); pp. 43-45. Con nove fotografie di Deborah Beer. - Uberto Paolo Quintavalle, Giornate di Sodoma, Milano, SugarCo Edizioni [stampa: Tipolito Milano-Roma - Milano], 1976 (gennaio). - Stefano Murri, Pier Paolo Pasolini. Salò o le 120 giornate di Sodoma, Torino, Lindau, “Universale Film n. 22”, 2001 (marzo). Analisi delle scene e del montaggio. Fonte: L’ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI Libri fotografie giornali manifesti Filmografia completa EDIZIONI DELL’ARENGARIO

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