La religione del mio tempo - 1961

Eretico e Corsaro



..ecco.... la Casilina,
su cui tristemente si aprono
le porte della citta' di Rossellini...
ecco l'epico paesaggio neorealista,
coi fili del telegrafo, i selciati, i pini,
i muretti scrostati, la mistica
folla perduta nel daffare quotidiano
le tetre forme della dominazione nazista...
Quasi emblema, ormai, l'urlo della Magnani,
sotto le ciocche disordinatamente assolute,
risuona nelle disperate panoramiche,
e nelle sue occhiate vive e mute
si addensa il senso della tragedia.
E' li' che si dissolve e si mutila
il presente, e assorda il canto degli aedi".



La religione del mio tempo - 1961

La religione del mio tempo è una raccolta poetica di Pier Paolo Pasolini che prende il titolo da un sonetto di Gioachino Belli (La riliggione der nostro tempo), uscita presso la Garzanti di Milano nel 1961 con una dedica all'amica Elsa Morante.

Il volume contiene poesie scritte tra il 1955 e il 1960, ed è diviso in tre parti:

I°  
La ricchezza (1955-59)
A un ragazzo (1956-57) 
La religione del mio tempo (1957-59)
Appendice alla «Religione»: Una luce (1959). 

II°
Umiliato e offeso

Epigrammi (1958)
Nuovi epigrammi (1958-59)
In morte del realismo (1960)

III°
Poesie incivili (aprile 1960). 


Cosi' Pasolini ai lettori di Vie Nuove:

"I fascisti rimproverano per esempio a una mia poesia (epigramma intitolato Alla mia nazione) di essere offensiva alla patria, fino a sfiorare il reato di vilipendio. Salvo poi a perdonarmi - nei casi migliori - perche' sono un poeta, cioe' un matto. Come Pound: che e' stato fascista, traditore della patria, ma lo si perdona in nome della poesia-pazzia... Ecco cosa succede a fare discriminazione tra ideologia e poesia: leggendo quel mio epigramma solo ideologicamente i fascisti ne desumono il solo significato letterale, logico, che si configura come un insulto alla patria. Ma poi, rileggendolo esteticamente, ne desumono un significato puramente irrazionale, cioe' insignificante. In realta' il momento logico e il momento poetico, in quel mio epigramma coesistono, intimamente e indissolubilmente fusi. La lettera dice, si': la mia patria e' indegna di stima e merita di sprofondare nel suo mare: ma il vero significato e' che, a essere indegna di stima, a meritare di sprofondare nel mare, e' la borghesia reazionaria della mia patria, cioe' la mia patria intesa come sede di una classe dominante benpensante, ipocrita e disumana.
[......]
Per esempio, un epigramma intitolato Alla bandiera rossa. In esso delineo una tragica situazione di regresso nel sud (come si sa, coincidente con il progresso economico, almeno apparente, del nord) e concludo augurandomi che la bandiera rossa ridiventi un povero straccio sventolato dal piu' povero dei contadini meridionali. Forse per questo Salinari mi chiamò, senza mezzi termini, senza appello, 'populista'"

 
Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo - Prefazione di Franco Marcoaldi.Vita e Opere di Pier Paolo Pasolini

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