Pasolini e la rivista "Il Setaccio"

Pasolini e la rivista "Il Setaccio"



"ERETICO  e  CORSARO"

Menabò autografo parzialmente inedito del numero 1, anno III, novembre 1942, della rivista “Il Setaccio”,  interamente realizzato da Pasolini e Italo Cinti.

Pasolini e la rivista "ISetaccio"

Me lo portò a casa mio fratello  Fabio, sedicenne, cioè di quattro anni più giovane di Pier Paolo e di me, avendolo conosciuto nella redazione di una rivista giovanile “ilSetaccio”.(...)Mi parve bellissimo con la sua faccia dove i tratti slavi, romagnoli, ebrei, avevano composto linee uniche,  una maschera irripetibile. Il corpo fin troppo  espressivo, da Mantegna e anche da povero, medioevale, così forte e virile che se  ti afferrava i polsi per comunicare affetto, te li stringeva tra due tenaglie. Dal suo atteggiamento timido, di riserbo e sobrietà settentrionali, così diversi dalla mia traboccante estroversione di ragazza del centro-sud, uscivano discorsi lenti, esitanti, con quell’accento acerbo, spoglio, rugiadoso, acre, dei veneti del Friuli(...) 
Silvana Mauri.

Bozzetto per Il Setaccio di  Fabio Mauri
Anno III, numero 2, dicembre 1942
(...)La sua vocazione di ragazzo non intendeva apparire drammatica, né tragica. Lo scenario di Casarsa, profilato in un materiale, è noto, delicatamente arcaico, venerabilmente classico, era inscritto nelle simbologie renitenti della natura. Le stagioni determinavano la scansione, e a tratti il ritmo delle poesie friulane, che PierPaolo recitava nelle serate in casa della strega, del  genio, la maledetta, l’amica Giovanna Bemporad che leggeva e traduceva a vista greco, latino, tedesco, italiano, quello del Leopardi si intende, al netto delle aspirazioni di maggior aderenza della lingua a tempi più moderni, come il Leopardi auspicava nello Zibaldone. Ma non lo avevamo ancora letto. Questo luogo sicuro, o  referenza certa,  fosse la campagna friulana o la vivida attualità bolognese (la città sembrava essersi fatta un corpo), dove la poesia, tesa come il cielo del senso, accessibile e inattaccabile, era, ripeto, il campo della nostra intimità, fondava l’anima evoluta e assoluta della nostra comune amicizia(...) 
Fabio Mauri.

   La Bemporad, giovanissima, era una sorta di prodigio letterario. Viveva in una casa dai soffitti alti in una stanza dai libri a terra. Vestiva come un uomo, con i calzoni da avanguardista tirati alle ginocchia sotto un impermeabile privo di ogni colore; al braccio Leopardi, disprezzava tutti gli autori moderni, tranne Saba. Mauri e Pasolini erano impietriti dalla soggezione. Pier Paolo le offrì la collaborazione a “IlSetaccio”. I due divennero amici, e si incontrarono anche spesso nella casa bolognese di lei. In uno di questi incontri Giovanna chiese a Pasolini: “Sei fascista? ”E gli parlò dell'antifascismo, e delle tragiche responsabilità del regime.

Giovanna Bemporad, su Il Setaccio si firmava Giovanna Bembo

   Il primo numero, con un disegno di Pasolini sulla copertina, esce nel novembre del 1942.
   Il Setaccio è la rivista ufficiale del Comando Federale di Bologna della Gioventù Italiana del Littorio (GIL), l'istituzione creata nel 1937 assorbendo l'Opera Nazionale Balilla (ONB), con il compito di formare e organizzare la gioventù italiana. 
   Direttore della rivista è Giovanni Falzone, consulente Italo Cinti, vice consulente Pier Paolo Pasolini. I redattori sono Fabio Mauri, Mario Ricci e Luigi Vecchi. Dal n. 5 in poi Cinti è indicato come vice direttore, e Pasolini è tra i redattori, insieme a Ricci e a Vecchi. Il simbolo della rivista è il setaccio, "... cioè il vaglio, attraverso una fittissima rete, delle intelligenze giovanili", come scrive Falzone nel primo numero.
   Pasolini, indicato come vice consulente per i primi quattro numeri de «Il Setaccio», ha un ruolo di primo piano nella redazione, come è testimoniato sia dai ricordi degli altri redattori, in primis Mario Ricci, sia dalle lettere che lo stesso Pasolini invia da Casarsa, in particolare a Fabio Mauri e a Fabio Luca Cavazza, incitandoli a proseguire il lavoro per la preparazione dei numeri della rivista.
   Oltre a 12 disegni, di cui alcuni pubblicati sulla copertina (cfr. i n. 1, 2 e 5), Pasolini pubblica su «Il Setaccio» 17 contributi tra saggi letterari, di critica d'arte, poesie in italiano e in friuliano:


n. 1 novembre 1942


  1. (clicca) I giovani, l'attesa
  2. (clicca) Per una morale pura in Ungaretti
  3. (clicca) Fantasie di mia madre (poesia)


n. 2 dicembre 1942


  1. (clicca) Ragionamento sul dolore civile
  2. (clicca) Fuoco lento. Collezioni letterarie
  3. Dialoghi e figure - tre poesie: 

......................................................(clicca)Fanciullo e paese; 
.....................................................(clicca)Contrasto della donna e del soldato; 
....................................................(clicca)Consolazione


n. 3 gennaio 1943


  1. (clicca) Cultura italiana e cultura europea a Weimar
  2. (clicca) Lontano dal paese (poesia)
  3. (clicca) Personalità di Gentilini


n. 4, febbraio 1943


  1. (clicca) "Dino" e "Biografia a Ebe"
  2. (clicca) Le piaghe illuminate


n. 5, marzo 1943


  1. (clicca) Ultimo discorso sugli intellettuali
  2. (clicca) Commento a un'antologia di "Lirici nuovi"
  3. (clicca) Giustificazione per De Angelis


n. 6/7 aprile-maggio 1943


  1. (clicca) Commento allo scritto del Bresson
  2. (clicca) Febbraio (poesia)
  3. (clicca) Una mostra a Udine



(clicca) I disegni di Pasolini per la rivista il Setaccio


*****

   Con il n. 6/7 di aprile-maggio 1943, «Il Setaccio» cessa le pubblicazioni.
Sull'ultima copertina compare un ritratto di Mussolini con sullo sfondo un paesaggio africano e la scritta Ritorneremo, con riferimento alla definitiva sconfitta delle forze dell'Asse in Africa del maggio 1943. Si tratta dell'unica copertina propagandistica della rivista, a cui si può contrapporre la copertina del n. 3, con il dipinto Pere diritte e pere rovesce di Giovanni Ciangottini, che fu oggetto di diverse polemiche, come ricorda Ricci: le due copertine in qualche modo simboleggiano due differenti concezioni della rivista, tra loro non concilianti, che furono all'origine di continui dissidi all'interno della redazione.
Oltre che per i problemi legati alla sempre maggiore difficoltà di reperire la carta per la stampa, una merce rara in tempo di guerra, sempre dalle lettere di Pasolini agli amici e ai collaboratori si intuisce che una delle cause principali della fine della rivista fu infatti il dissidio permanente tra il direttore, Giovanni Falzone, e il resto della redazione. Pasolini lo definisce in alcune lettere un attaccaticcio somaro e un capriccioso e prepotente, mentre Mario Ricci, scrivendo di Falzone molti anni dopo la chiusura della rivista, lo descrive come un onesto funzionario e un onesto fascista. Sia Falzone che Pasolini e i suoi amici avevano voluto fortemente la nascita de «Il Setaccio», ma con obiettivi diversi, tra loro non conciliabili.
   Pasolini, Ricci, Vecchi e Mauri erano esclusivamente interessati a una rivista artistico-letteraria, mentre Falzone non poteva accettare che la rivista della GIL non svolgesse attivamente un ruolo politico e di propaganda a sostegno del Fascismo, in un periodo cruciale, anche dal punto di vista militare, per le sorti del Regime.
   Del resto Falzone nel primo numero de «Il Setaccio», nell'articolo introduttivo Il setaccio politico. Rassegna di giovinezza, dove ricostruisce le varie fasi che portarono alla nascita della rivista, scrive minaccioso:

La nostra fede e il nostro intuito ci dicono che l'esperimento val la pena di essere tentato; anche perché noi stessi- Consulente in testa [Italo Cinti]- possiamo essere i Minosse inesorabili, i «correttori» di ogni esuberanza malsana e di ogni espressione non ortodossa.

   La redazione fu costretta a continui compromessi, come ben evidenziato dalla lettera che Pasolini invia a Fabio Luca Cavazza nel febbraio del 1943:

Ho pensato a lungo sul da farsi; e mi son convinto di questo, che non dobbiamo cedere. [...] Ci resta ancora un tentativo da fare, e cioè di scendere al compromesso con nobiltà.

   Ancora nell'agosto del 1943, quando ormai «Il Setaccio» ha cessato le pubblicazioni, Pasolini scrive all'amico Cavazza:

Per il Setaccio. Ho sentito che in seguito a non so che specie di domanda i giornali del Guf e della Gil, possono continuare. Informati bene, ti prego Luca, perché ho intenzione di fare del Setaccio una cosa meravigliosa, e, finalmente nostra.

   Riecheggia in queste parole il progetto sognato nel giugno del 1941 da Pasolini, Serra, Leonetti e Roversi di una rivista dal titolo «Eredi», che non vide mai la luce.
   Ma l'8 settembre e l'occupazione tedesca dell'Italia sono alle porte, e anche il gruppo de «Il Setaccio» verrà disperso dalle vicende della guerra.


Biblioteca Universitaria di Bologna, collocazione 2118/PER. 10220.

Progetto a cura di Maurizio Avanzolini (Biblioteca dell'Archiginnasio).

I documenti digitalizzati appartengono alle raccolte di:
Biblioteca dell'Archiginnasio
Biblioteca Universitaria di Bologna
Centro studi-archivio Pier Paolo Pasolini - Bologna
Archivio storico dell'Università di Bologna
Biblioteca Cantonale di Lugano  

Nessun commento:

Posta un commento